Categoria: opinions

Il funghetto della motivazione

Mi ero imbattuto già qualche tempo fa (qui, ma di certo se scavo anche altrove…) sul fatto che un po’ come mangiare, dormire, ed altre bestialità tipicamente umane abbiamo un quotidiano bisogno di motivazione.

Lo intendo come un misto fra avere una meta, un po’ di voglia di raggiungerla, un po’ di preparazione alla sconfitta ed un po’ di stanchezza (ovviamente insufficiente per una resa completa).

Cercando la mia motivazione quotidiana mi sono imbattuto in questo fantastico video qui.

A parte la genialità del cartello, del bimbo, dei genitori (?) e via dicendo è ipnotico notare come la mani battano sul funghetto (… icona che tanto ha segnato in ogni caso almeno una generazione). Sono tutti stanchi, sudati, sicuramente in debito di energia e (mi immagino) in uno di quei momenti in cui si chiedono “ma chi me lo ha fatto fare?!”.

Ecco un fulgido esempio di quello che intendo: sono stanco, mi vorrei fermare, ma poi vedo un po’ di soddisfazione in quella lontana meta, faccio qualche altro passo. Ehi, che fa li quel bimbo? Che c’è scritto? Ma dai! Sicuramente non può farmi male! Ecco, ora che ho partecipato “all’evento” ho anche questo sardonico sorrisetto. Penso meno alla stanchezza. Penso un po’ di più alla mia meta. Sai cosa: anche le gambe le sento meno stanche…

Funzionasse sempre…

WU

PS. … ed il tipo che “schifa” il cartello attorno al secondo 13? Devo desumere che ha motivazione a sufficienza senza bisogno di ulteriori aiuti? Arrogante? Timido? Menefreghista? Sicuramente mi pare l’unica figura “perdente” del video.

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Secondi al vento

… poi dite che sono io…

ho capito che c’è gente che non ha molto da fare… vogliamo dire che non vuole fare molto? che ha bisogno di ritagliarsi momenti di svago? che spazia con la mente fra cose diverse e disparate? Benissimo, tutto vero, mettetela come più vi piace.

Affianchiamo a questa “umana pulsione” la potenza di uno strumento come Internet ad abbiamo migliaia di posti dove spendere tempo (neanche fosse una moneta…) cazzeggiando.

Non sono personalmente un grande fautore di questo approccio (probabilmente per la scarsa soglia dell’attenzione che mi contraddistingue o perché non sono buono a trovare qualche sito che mi faccia passare ore al cazzeggio… a questo punto preferisco i vedeogames!), ma non posso negarne l’esistenza ed il fascino.

Credo, però, che vi sia un limite. Ovvero va bene cazzeggiare nei modi più disparati; dai quiz alla musica, dai social ai gattini, ma almeno è qualcosa! Ora mi dovete spiegare come diamine si fa a cazzeggiare su un sito come questo.

TheMostSeconds.png

Il concetto (geniale, evidentemente, dal punto di vista dello sviluppatore del sito… se non altro per vendere spazi pubblicitari) è semplicemente stare sul sito. Esatto, niente di più… o io non l’ho capito.

Il sito conta quanti secondi lo lasciate aperto (lo fissate?) e poi fa una bella graduatoria, un tempo cumulativo e cazzate del genere.

Menzione d’onore all’utente “chizz” (nella Top10 in alto a destra) che ha “speso” ben 260.476.503 secondi sul sito (wow! bravissimo! ma come ha fatto! che allenamento!); la medaglia di “black hole” è più che meritata… ed anche i “time water” a seguire hanno conseguito egregi risultati.

Beh, che dire, il concetto di “pointless” credo sia celebrato, il fatto che la gente passi così il proprio tempo mi fa un po’ paura. Sono le cose che mi lasciano un po’ di amaro in bocca ed un piacevole pensiero che aleggia: allora c’è posto proprio per tutti.

L’invito non è (me ne guardo benissimo!) al non cazzeggiare, ma a riconoscere un valore al proprio tempo.

WU

PS. Almeno esiste una tab del sito in cui si possono convertire le unità di tempo ed il tempo da numeri a lettere… ora si che il sito ha un suo significato; non è cge rovinerà quell’area di pointless?

Stupide critiche

Rieccoci (… caso mai ce ne fossimo dimenticati possiamo sempre ringraziare questo Dilbert qui) all’annoso problema di come far fronte ad una critica.

Dilber240718.png

Che poi, vediamo di capire bene cosa vuol dire critica. Realizzare di star sbagliando passa certamente dalla voce di altre, più o meno autorevoli, persone, ma è sostanzialmente una cosa che se non si auto-realizza è impossibile da consapevolizzare. Ecco allora che tutte le voci “dissonanti” che sentiamo sono etichettate come critiche.

Di cose stupide ne facciamo a bizzeffe, cambiare è fra il difficile e l’impossibile. Oltre al fatto che probabilmente una vita senza stupidaggini sarebbe alquanto monotona… ok, da qui a “everything we are doing is stupid” ce ne passa.

La naturale, normale, purtroppo umana reazione è: “non è vero!”. Non accettiamo (quasi?) mai le critiche di buon grado. Fossero anche le più costruttive l’approccio “diffidente” (tanto per essere polite) è intessuto nella natura umana.

E da qui la reazione del demonizzare chi ci sta criticando (che a sua volta ne avrà fatte di stupidaggini…) piuttosto che cambiare marchio alle nostre stupidaggini.

Si instaura così una lose-lose situation in cui i criticoni (ripeto, spesso a nessun titolo) non sono altro che persone delle quali non fidarsi, le cose che dicono non vanno ascoltate e si continua con i soliti vecchi errori.

Chiudere occhi ed orecchie sul prossimo ammettiamo pure sia umanamente sbagliato; da cui la virtù di coloro che sanno farsi ascoltare… anche criticando (e non sempre accondiscendendo).

WU

Blockchain paper review

XKCD190718.png

Fatemi sproloquiare nuovamente, sulla scia di questo XKCD, sull’impeto delle pubblicazioni “scientifiche” e sul publication bias.

Oltre gli evidenti paradossi al quale un sistema di peer-review delle pubblicazioni ci ha portato (che non ripeto per dignità e per mia salvaguardia mentale), oggi stiamo facendo un’ulteriore evoluzione.

Ovvero stiamo (tutti, sia ben chiaro) progressivamente riducendo l’attenzione che dedichiamo alle revisioni (per giocare a Zelda o andare al mare poco importa) tanto da arrivare a non avere prove sufficienti ne per accettare ne per rigettare un articolo. Detto in altri termini, non siamo in grado di approfondire più nulla, ma soltanto di passeggiare su cose che già sappiamo, prossime al nostro seminato, oppure chiedere ad Internet.

Oggi che viviamo nell’epoca delle cryptovalute e stiamo imparando ad esportare il concetto di blockchain ad altri campi, perché non proviamo ad abbandonare l’attuale sistema di revisione per appoggiarci ad un sistema pubblico, immodificabile e distribuito?

La butto li. Qualcosa tipo una serie di “nodi di review” nei quali diversi soggetti contribuiscono alla review in una specie di registro pubblico, in cui ogni contributo sia tracciabile e che non sia modificabile in base … alle occupazioni del weekend?

Sicuramente la cosa va declinata meglio, ma almeno potrebbe essere un’idea…

WU

La corsa verso la felicità

“Sir, sta uscendo per la quotidiana corsa verso la felicità?”
“Esatto, Lloyd. Speriamo solo di non incontrare anche oggi le solite difficoltà”
“Difficoltà, sir?”
“Sì, Lloyd. E credimi, sembrano insuperabili. Vanno così veloce che me le trovo costantemente di fronte”
“Se mi permette, forse sbaglia la tecnica di sorpasso, sir”
“Cioè, Lloyd?”
“Le difficoltà non si superano mai in velocità, ma in resistenza, sir”
“Questione di grandi polmoni, Lloyd?”
“Credo più di profondi respiri, sir”

… ed intanto vorrei stressare la parola corsa. Che poi la felicità sia effettivamente il traguardo o semplicemente la benzina che ci serve per correre, direi che il titolo applica in ogni caso (… o sarebbe meglio “DI corsa verso la felicità”).

Che dobbiamo dirci (di nuovo?!), che ci saranno “le solite difficoltà”? Che ci sembrano sempre insuperabili? Che saremo li li per demordere (lusso di pochi) praticamente ogni giorno? Proviamo a vedere la cosa da un’altra prospettiva, e colgo questa citazione per farlo.

La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice. [A. Merini]

Ora, non che dobbiamo essere felici solo o soprattutto per far ripicca alle persone, ma di certo abbiamo in questa ottica un’ulteriore molla per non mollare ( 🙂 ). E poi mi affascina tantissimo pensare alla felicità come strumento di vendetta; incrementa istantaneamente la mia “resistenza”.

Ed aggiungo anche, se non altro (… e ci sarebbe davvero tanto altro…), che dimostrarsi felici è il primo passo per esserlo veramente. Iniziamo a sorriderci, la felicità arriverà (immancabilmente dopo “profondi respiri”).

WU

PS. Da questo Lloyd.

Pigre conferme

Oggi mi sono perso un po’ nella storia di questo blog (… il che lo ha reso istantaneamente più vecchio di quel che è…) ed ho notato che qualche pazzo si era casualmente messo a rileggere questo vecchio post qui. Non lo ricordavo, ma l’ho trovato quanto mai attuale e mi sono quasi commosso notando che qualcuno lo aveva spulciato.

Ovviamente potete immaginare la mia sorpresa quando ho visto la data. Da me stesso di 2 anni fa…

Possiamo dargli il nome che preferiamo. Possiamo usare inglesismi, ricerche, o versi da pastore, ma il punto è abbastanza semplice.

Tipicamente non tendiamo a cercare informazioni con il puro e sano scopo di documentarci per formarci un’opinione. Di solito cerchiamo informazioni con lo scopo di supportare o smentire un’idea che abbiamo già. Selezioniamo (non sempre inconsciamente) le informazioni in base alle idee che abbiamo già ritenendo solo quelle che ci sembrano coerenti con il nostro “scenario mentale”.

Questo è di per se un problema, nonché una (forse la principale) causa che consente alle bufale di propagarsi a macchia d’olio (anche grazie all’aiuto della rete).

Ciò è tanto più vero in alcuni casi nei quali “avere un’idea” fa la differenza: la politica, l’economia, il paranormale, etc. Vogliamo parlare di un referendum (la Brexit e le bufale ad essa associate che hanno portato all’attuale scenario sociopolitico solo se volgiamo essere attuali, ma ne va bene uno qualunque).

E’ come se ormai le nostre opinioni (che solo i più illusi credono ancora esser personali) fossero assolutamente polarizzate in base “all’autorità” della fonte. Una rivisitazione 3.0 del “quarto potere”.

Se vogliamo andare ancora più a fondo: siamo pigri. Tremendamente, profondamente, incredibilmente pigri. Costa molto meno sforzo cercare una conferma che cambiare un’idea che ci siamo fatti. Anzi, forse fra le cose più dispendiose c’è proprio la formazione di una nuova idea e la documentazione necessaria a tal fine.

Ed in questo la rete è un validissimo aiuto: qual che sia la tua idea, Mr. Internet ti da la possibilità di supportarla. L’eccesso di informazione tende ormai a coincidere con la sua totale assenza (cercare un link a caso in rete o asserire qualche cavolata al bar… che differenza fa?).

WU

PS. “È possibile effettuare molte misure lineari, per esempio, della Piramide di Cheope e vi sono molti modi per combinarle e manipolarle. È quindi quasi inevitabile che delle persone che studiano queste cifre in maniera selettiva troveranno delle corrispondenze apparentemente impressionanti, per esempio con le dimensioni della Terra o con quelle di qualsiasi altra sciocchezza”.

Il mio confirmation bias si rifiuta di accettare che la piramidologia numerologica sia casuale 😀 .

Estendo brevemente il concetto (… con l’esperienza maturata in questi ultimi due anni 🙂 ).

Partirei dal concetto che siamo pigri. In questo non ho cambiato idea, anzi, diciamo pure che l’ho peggiorata. Vedo quotidianamente riciclare cose viste e riviste che sono blandamente adattabili a contesti diversi, ma che evidentemente hanno un impatto minore sullo sforzo (mentale) delle persone.

Diciamo che partire dal foglio bianco (from scratch come si usa dire oggigiorno per mascherarci) è ormai un talento di pochi. Nel farsi un’idea soprattutto. Acquisire informazioni quanto più oggettive possibile e possibilmente da fonti diverse è sempre più considerato come una perdita di tempo.

Andiamo avanti così che la verità verrà a galla… rigorosamente se è quella che cerchiamo.

WU

PS. E faccio anche un mea-culpa quanto mai calzante (i paradosso mi balza all’occhio giusto ora…) sul fatto che questo post è uno dei pochi che non è scritto partendo dal foglio bianco. Il karma non sbaglia.

Cravatte assassine

… ma che c##**# di notizia è?! Non abbiamo davvero di meglio da “studiare” e “proporre” in tema di salute e benessere?

Molti di noi hanno per obbligo o per abitudine (che è poi un obbligo da pigrizia) la cravatta. Me ne guardo bene, ma a volte mi tocca… Ora, la grande scoperta è che se la cravatta è troppo stretta può far diminuire l’afflusso di sangue al cervello.

Lo rileva addirittura uno studio (con tanto di pubblicazione su Neuroradiology)! E la cosa è acuita dal caldo di questo periodo; urlerei nuovamente alla scoperta! Suggerisco una candidatura ad-honorem per gli IgNobel…

Anche per questo “studio” abbiamo preso un campione di 30 ragazzi di età media 24 anni e li abbiamo divisi in quelli con la cravatta e quelli senza. Sottoposti a risonanza magnetica è risultato evidente che chi aveva indosso la cravatta, con nodo ben stretto e colletto abbottonato, aveva un flusso ematico celebrale più basso del 7.5% dopo che le cravatte sono state strette e che ha continuato a rimanere diminuito in media del 5,7% anche dopo che la cravatta è stata allentata…

A parte i dubbi su come è condotto lo studio (poche persone, solo 3 risonanze, dimensioni del collo ininfluenti, nessuna analisi di lungo periodo, etc.), nutro, per evidente naturale scetticismo, profondi dubbi proprio sul tema dello studio. La genialità che riconosco alla mente umana nel concentrarsi sui temi più disparati tende a confondersi con dubbie “scoperte” (che tra l’altro mi pare abbiano anche un inquietante andamento periodico-stagionale…).

Ah, ditemi anche che fa caldo e devo bere di più… non dimenticatevene!

WU

PS. Ci metterei questa colonna sonora qua.

PPSS. Che poi non era più simpatico questo “studio” qui?