Categoria: opinions

Problemi di prospettiva

Dare la colpa a qualcosa, meglio se fuori dalla nostra giurisdizione, è lo strumento della natura umana per illudersi di mettersi al riparo dall’incertezza del futuro.

Le prospettive, ad esempio. E’ assolutamente certo (ne ho sproloquiato già a caso più e più volte, e.g. qui e qui) che le cose cambiano dal punto di vista dal quale si guardano. Cerchiamo di fare un passo ulteriore.

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Una prospettiva “dal basso”, come stando stesi su questo pavimento di Lloyd, certamente esalta la difficoltà delle cose; altro che montagne di impegni, stando sufficientemente bassi è come non veder mai la fine neanche di uno spillo. Una prospettiva “dall’alto”, d’altro canto, sembra schiacciare tutte le basi e le fondamenta su cui una certa soluzione (ottimisticamente intesa come la cima “della montagna”) si erge.

In fin dei conti in entrambi i casi non si percepisce la vera “altezza” del problema, ed in assenza di questa mal si valuta il piano di azione; indipendentemente “dall’ampiezza dell’orizzonte delle possibilità”.

Guardare il cielo, ad esempio, lo si può fare da diverse prospettive, dal prato all’aereo, ma solo guardando le nuvole in faccia si capisce quanto sono pesanti/leggere (… e foriere di pioggia).

Forse stare in piedi (spalle dritte solo per i più coraggiosi) è la prospettiva migliore. Difficile.

WU

PS. “Guarda le cose da un’altra prospettiva”, “Cerca di cambiare prospettiva”, “Allarga le tue prospettive”, etc. etc. Tutto giustissimo, tutte parole. Non mi spiacerebbe alzarmi dal pavimento in cui Lloyd mi relega per dare una profondità alle cose e per cogliere gli aspetti nascosti delle situazioni. Provarci, in questo caso, è una magra consolazione che non da alcun risultato.

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Statistiche

e ci volevo aggiungere “inutili” nel titolo. Mi sono astenuto, ma lo penso.

Inutili, evidentemente non per chi le fa (e per il compenso che riceve) ne per chi da la risposta di rito o di cortesia, ma inutili per chi le legge in prima battuta, ed a seguire per chi spera di leggerci aruspici per il futuro.

Ad ogni modo, queste fantastiche statistiche abbondano, e se ce le hai sotto mano sue ragionamenti a caso ce li puoi fare (il cui valore è evidentemente proporzionale all’inutilità della statistica stessa).

Italia, un po’ tutti, 1309 persone da 15 anni in su, pretese di letture generazionali.

  • A che età una persona è vecchia?
    Ma che ca##*#* di domanda è. Io personalmente a 355.4 anni. Oppure in base alla media degli anni bisestili vissuti moltiplicati per il tempo perso. No, non ce la faccio a prendere queste domande seriamente. Ad ogni modo, secondo la statistica, a 76 anni. Ah, stranamente, chi è già abbastanza vicino a tale età (campione con età maggiore di 72 anni) ha sparato un bel 80…

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  • lei in che misura direbbe di sentirsi solo?
    La risposta va data in unità di misura di peso, lunghezza o tempo? Sono troppo ingegnere? E va bene, allora diamola in percentuale. Ah, beh, allora… Il numero magico in questo caso è 30%. Anche qui, stranamente, chi vive una fase della vita in cui è potenzialmente autosufficiente e con una potenziale famiglia (o assimilabili) avviata dichiara un bel 18% (vuol dire poco soli, no?!), mentre i “millenials” sparano un altissimo 39%. Mi serviva la statistica.

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  • Quanta fiducia prova nei confronti del futuro? E di internet? E nell’Europa? E nella globalizzazione?
    Mia nonna mi avrebbe chiesto di includere anche il Festivàl nel sondaggio. Annovero fra i punti notevoli:

    • se hai più di 72 anni hai meno fiducia nel futuro (un misero 27%), inaspettato
    • se sei un millenials o sei un fruitore accanito di google (dalla rete) la tua fiducia in internet è nettamente maggiore la media. Chissà come mai… Forse perché internet ti ha dato l’opportunità di partecipare a questo sondaggio?
    • la fiducia nell’Europa di tutti coloro che sono in età lavorativa (i.e. si sbattono) è bassissima, fortunatamente la media pesata tiene conto di ciò…
    • ha fiducia nella globalizzazione solo chi la legge come parola su un monitor. Ciò alza, ingiustamente, la media del relativo sondaggio.

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“le passioni tiepide”, bah… le passioni hanno il calore e la forza che ciascuno gli da, non quello che gli attribuiscono valori medi e dispersioni: “stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche (margine di errore 2.7 %)“… no comment.

WU

(in)-comprensione da legalese

Ho iniziato la giornata e la settimana con uno shock da legalese e mi è subito tornato alla mente questo Dilbert di qualche giorno fa (beh, abbastanza recente, dai).

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Mi consola sapere che non sono l’unico che desume (non oso dire capisce) una percentuale minima delle cose tipo contratti/atti. Non mi consolerebbe firmare senza aver capito almeno una metà di quello che sto sottoscrivendo (dire 100% sarebbe tanto bello quanto utopico).

Ovviamente molto spesso (praticamente contiamo le eccezioni sulle dita di una mano) NON ho potere di firma per cui il mio approccio è molto Dilbert-style se non che per amore di conoscenza… nonostante scoraggianti risultati nella comprensione.

Trovo tuttavia quasi agghiacciante che chi deve poi effettivamente firmare (che per me “vecchio stampo” è sinonimo di “prendersi la responsabilità”) non abbia chiaro tutto il testo e/o chieda opinioni, pareri, verifiche a terzi, spesso neanche qualificati a tradurre dal legalese.

Potrei dire che “non è affar mio”, ma sono abituato a vedere un po’ tutti gli eventi legati fra loro e mi aspetto ripercussioni personali a cascata, seppur indiretta, da qualunque efficienza dei “firmatari” (specialmente, inutile dirlo, in ambito lavorativo).

Ad ogni modo, la domanda che poi mi faccio sempre a valle di questi miei infruttuosi tentativi in legalese (ma non solo, ammetto) è: ma a che serve un documento che non fa capire ciò che chi l’ha scritto voleva dire? Se solo un super esperto lo può leggere, vale davvero la pena distribuirlo (e chiedere di firmarlo) a comuni mortali? E’ come se Podolsky (e.g.) mi chiedesse di firmare le sue equazioni sulla relatività.

WU

PS. Trovo particolarmente illuminante l’affermazione “my inability to identify a problem is not proof of no problems“. Ah, come vorrei che questo messaggio fosse a calce di qualunque “non lo so”…

Problemi formato excel

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L’unico punto fermo è che inizio la giornata “with lots of problems”. Frase che si applica benissimo praticamente a tutte le mie mattine, fine settimana inclusi. Possiamo dire che io mi fascio la testa inutilmente (potenzialmente vero), possiamo dire che è una fase della vita (potenzialmente vero), ma dobbiamo dire che un modo per risolversi, a maggior ragione “in blocco”, non l’ho ancora trovato.

Non mi sto lamentando, sto constatando, grazie a questo XKCD, che non sono un patologico caso isolato.

Che siano problemi logistici, familiari, lavorativi, organizzarli e catalogarli è una cosa che aiuta. Lo capisco, non lo faccio (… men che meno con uno spreadsheet con cui già devo combattere quotidianamente). Diciamo che non so farlo. Non sono in grado di fare una scaletta “di priorità dei problemi”, diciamo che mi limito a (cercare di) risolvere o i più facili o i più urgenti.

Praticamente quando sono di spalle al muro (uno spreadsheet mi aiuterebbe a rendermene conto?) mi rimbocco le maniche; tanto quotidianamente uno scoglio da superare lo trovo (tutto sommato credo mi potrebbe mancare se non lo trovassi), che poi ci riesca o che ci riesca bene è tutto da vedere. Direi che qui è più una questione statistica: dati n problemi, provate n soluzioni, una decente potrebbe anche venir fuori.

Uno spreadsheet te lo farebbe vedere sicuramente meglio…

WU

PS. E notevolissimo anche l’alt-text: “I started off with countless problems. But now I know, thanks to COUNT(), that I have “#REF!ERROR: Circular dependency detected” problem“.

Praticamente l’apoteosi dello strumento sul contenuto.

Eroina WWII

Non è difficile immaginare, tanto da non prendermi neanche la briga di ricercare fra i vecchi post se ho già sproloquiato a riguardo, cosa penso dell’imminente “festa” di Halloween. Diciamo che sono un po’ vecchio stile e che se proprio (e di questo, invece, ne sono un fautore) dobbiamo/vogliamo trovare un motivo per fare festa ve ne sono decisamente di migliori: dalla festa del Sole a quella del vino mi va bene tutto, ma dobbiamo festeggiare con i morti?

E va bene che aiuta ad esorcizzare paure ataviche ed alleggerire il nostro esser fatti di carne, ma mi sembra poso rispettoso ed un po’ tirato per i capelli, tanto che poi a notizie tipo questa non mi scompongo più di tanto.

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Abitino blu, un basco verde e una borsa a tracolla marrone, che sa di Halloween solo perché vuole richiamare Anna Frank. Esatto, colei che ha pianto notti e notti sul suo diario chiusa in una specie di controsoffitto ora è una candidata “eroina” di Halloween?!

Fin troppo facile schierarsi, ma tralasciando i facili aspetti morali della trovata (che dal mio punto di vista una volta vista una singola volta su un singolo sito di e-commerce è sufficiente a rafforzare la mia idea dell’essere umano qualunque cosa faccia d’ora in avanti, compreso rimuoverlo dal commercio e bruciarne tutti gli esemplari prodotti) mi chiedo: ma a chi pensano di venderlo?

Voi ce la vedete vostra figlia che per Halloween vi chiede “mamma, mamma, voglio il vestito da Anna Frank?”, “ma no, cara, magari una classica mummia? E’ più paurosa e non ci ricorda l’olocausto…”. Il compromesso potrebbe essere Stalin?

WU

Graffette assassine

La verità è che abbiamo paura di perdere il titolo di razza egemone di questo pianeta. E la cosa ci darebbe ancor più fastidio se fossimo scalzati da una nostra creatura. A parte scenari futuribili distopici e post-nucleari, la paura che una intelligenza artificiale ci scalzi è per me sostanzialmente legata a questo.

A tal riguardo è particolarmente interessante, ed a tratti paurosa, la “teoria” immaginata dal filosofo svedese Nick Bostrom, nel 2003: moriremo tutti distrutti da un’intelligenza artificiale molto evoluta. Praticamente il rischio esistenziale della sopravvivenza a lungo termine dell’umanità.

E fin qui nulla di particolarmente nuovo (vi sono b-movie con sceneggiature migliori). La cosa interessante della teoria è il come. Moriremo tutti per mezzo di… graffette.

Avete presente quei cosetti di filo di ferro che prendiamo e buttiamo ad un ritmo incessante quotidianamente? Immaginiamo che un bel cervellone di silicio, in grado di imparare e di evolversi, sia stato istruito a produrre graffette. Quante più graffette possibili. E’ un compito perfetto per un robot (industriale, ai giorni nostri) che saprà ottimizzare la produttività e l’utilizzo dei materiali per produrre graffette e graffette. Diventerà così bravo da saper utilizzare qualunque sistema messo a disposizione dalla natura e dall’uomo per portare avanti al meglio il suo compito. Modificherà l’economia globale per guadagnare quanto più possibile e reinvestirlo nell’ulteriore produzione di graffette.

Tutti i vari problemi del mondo, dalla fame alle guerre, sarebbero solo delle inefficienze di sistema da dover risolvere per incrementare ulteriormente la produzione, per evitare distrazioni. La produzione si fermerà solo quando non vi saranno più risorse (compresi noi esseri umani) a disposizione. Il mondo, e noi stessi, perirà sotto una montagna di graffette.

A parte gli aspetti esasperati (davvero?) della teoria, il concetto è chiaro: un’intelligenza artificiale ha uno scopo molto chiaro e non ha (o potrebbe non avere) la nostra flessibilità nello stimare costi e benefici. Farà di tutto per raggiungerlo al meglio e se noi stessi siamo lenti/inutili/inefficienti (… cosa praticamente inevitabile) non esiterà a toglierci davanti.

Lo scopo è chiaro, magari c’è da lavorare sui macchiavelli metodi. L’unica cosa che mi lascia ben sperare è che confido molto nella nostra resilienza.

WU

PS. … e come non segnare questo “giochino”?

http://www.decisionproblem.com/paperclips/index2.html

Praticamente “la mente superiore” deve gestire un po’ di soldini ed un rocchetto di fil di ferro. Dando qualche semplice istruzione deve vedere quante graffette riesce a produrre… e come (e se) riesce a sterminare l’umanità.

Il mio risultato (ovviamente lascerò la pagina aperta per tutta la giornata 😀 ): 1,000 clips created in 4 minutes 49 seconds. L’umanità è ancora salva.

PPSS @ 23.10.17… ed ovviamente non potevo non arrivare in fondo… 😀 . Il giochino, confermo, è veramente ben fatto. Lavora in background (la tab del browser aperta ed in primo piano), si evolve (come si confà ad una AI), ti spinge a scoprire regole e meccanismi, ti porta a colonizzare l’universo (dopo la “full autonomy” nella produzione delle graffette ed il completamento dello sfruttamento delle risorse della terra, ovviamente…) e quindi a decidere se continuare a maciullare graffette su graffette o ricominciare in un nuovo universo.

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… praticamente una droga da ufficio.

Come scegliere un film

E’ un po’ che mancavo da Truth Facts, ed è stato effettivamente difficile scegliere su cosa concentrare la mia (poca) attenzione. Gli spunti di riflessione, e di profondi sorrisi (dell’anima, mi raccomando) sono tanti. Questo mi è piaciuto particolarmente.

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Prima (… e come mi sento vecchio…) si entrava in un Blockbuster, si faceva un giro fra gli scaffali, e si sceglieva il film con la copertina che più ci attraeva. Banale ed efficiente e poi dava anche un senso a ciò che ci portavamo a casa. Un po’ come tenere in mano un libro ed un e-book.

Oggi si spippola su questo o quel sito, si paragona, si controllano opinioni di gente sconosciuta, si scarica per il piacere di scaricare ancora prima che di guardare (welcome, millenals). Abbiamo tera e tera di film (tanto per rimanere generico) che forse non guarderemo mai fino in fondo… 10 min, tanto per avere un idea, assolutamente in linea con l’approccio mordi e fuggi che contraddistingue i nostri tempi.

Non sono contro il progresso, certo un po’ mi spiace per “le sofferenza del mondo reale”, ma soprattutto in questo caso credo che l’esito fosse abbastanza inevitabile ed in fondo è uno dei rami in cui questa “digitalizzazione” ha più senso. Sono onestamente più preoccupato di quando dovrò scegliere con questo criterio la melanzana da mangiare…

Solo una domanda: ma oggi le “copertine” servono ancora?

WU

PS. E che tristezza entrare oggi in un negozio di noleggio film. Sembrano usciti da un’altra epoca. Sembrano dei dinosauri che sopravvivono cibandosi dei propri resti. Diciamo che la cosa si percepisce a partire dalle facce dietro al bancone.