Categoria: mywriting

Suona, suona, suona per me

Suonami una canzone. Forse mi aprirà gli occhi. Non c’è un posto dove andare, suonami una canzone. Forse lo troverò, ma comunque non mi farà male.

Ti seguirò nel mattino tintinnante anche se so che l’imero di ieri sera è ormai sabbia.
Resto cieco, insonne, stanco, svanito, fermo. Nessuno da incontrare, disilluso dalla vecchia strada e “troppo morta per sognare”.

Suonami una canzone, suonami una canzone. Ti seguirò, non ho sonno ed un posto dove andare. Suonami una canzone e ti seguirò.

Portami con te nel tuo viaggio, spogliami dai miei sensi, ridai sensibilità alle mie mani ed i miei piedi. Voglio vagabondare, hai degli stivali? Sono pronto per andare ovunque ed in nessun posto. Svanire “nella mia parata personale”.

Sei tu che senti ridere e suonare nel sole, dondolare follemente. Tutto ciò non è per nessuno, tutto ciò sta scappando. Tutto scappa via, tutto tranne il cielo. Il tuo tamburrino ci tiene legati, ci tiene il tempo, ci da la misura di ciò che ci insegue: solo un’ombra.

Suona, suona, suona per me. Ti seguirò. In questo tintinnante mattino. Ti seguirò.

Fammi scomparire fra gli anelli di fumo della mia mente, lontano da foglie gelate e spiagge tempestose, lontano da alberi terrificanti, leggero sulle rovine del tempo.

Solo sulle tue note potrò danzare leggero, fra il mare e la sabbia, annegando fra le onde ricordi e destino.

Lasciami scordare l’oggi fino a domani. Mr Tamburino.

WU

PS. Ovviamente liberi farneticamenti su:

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Evento di Carrington

Era il primo del mese di Settembre. Era il 1859. Era giovedì. Una bella mattina, cielo terso, nessuna nube. Una dell’aria frizzante attorno alle 11.00 del mattino attorno all’osservatorio di Red Hill, nel Surrey.

L’immagine del Sole era proiettato su un monitor all’interno di un fresco ufficio. Richard C. stava guardando il monitor sorseggiando il suo caffè senza troppo entusiasmo, senza troppa concentrazione, senza troppa speranza di serendipità.

Come nei migliori film, ad un certo punto, senza preavviso, Richard vide un paio di luci particolarmente accecanti apparire all’interno di una formazione di macchie solari. Richard, avrebbe si voluto guardare un qualche programma televisivo, ma si accontentava di studiare formazioni di macchie solari.

Le formazioni luminose continuavano ad aumentare di luminosità. Richard non era uno sprovveduto, Richard sapeva che non si trattava di astronavi aliene, ma quando le vide addirittura più luminose della nostra stessa stella capì che era testimone di qualcosa di veramente straordinario.

Un testimone, ecco cosa mancava. Non poteva registrare il suo monitor, non poteva fare una foto con un qualche smartphone. Doveva trovare qualcuno, ma la cosa richiedeva che si allontanasse dal suo monitor e dalle luci che su esso brillavano.

Prese il coraggio a quattro mani; iniziò a correre per trovare qualcuno. Il primo andava bene, bastava che avesse altri due occhi che confermassero quanto lui stava vedendo.

Quando tornarono, affannati, le luci si erano notevolmente affievolite. Ovviamente. Erano ancora li, ma non erano più che normali macchie solari. Il giorno successivo sui cieli di Cuba, Giamaica, Hawaii e via dicendo uno splendido spettacolo di aurore boreali era la migliore testimonianza della più grande tempesta geomagnetica (brillamento solare) mai registrata (fin’ora…).

WU

The flying eagle

Ciao a tutti. Sono una stella. Sono un’aquila. Sono il vostro immaginario storico che prende forma.

Se mi guardate attraverso la lente di un qualche telescopio vi ricordo che sono la ventesima stella più brillante del cielo, che sono uno dei vertici del triangolo estivo e sono altresì la stella più brillante della costellazione dell’aquila.

Si, sono io stessa un’aquila volante.

Sono una stella di tipo A della sequenza principale, pesante 1.8 volte il vostro Sole ed 11 volte più luminosa. Ruoto su me stessa alla mirabolante velocità di 286 km/s… quasi quasi mi rompo. In 9 ore completo il mio balletto su me stessa, il vostro sole è un pachiderma che ci mette 25 giorni!

Se mi guardate, invece, attraverso gli occhi della vostra mente potete partire dai Babilonesi, passare per gli Arabi, gli Indiani, i Cinesi, i Maori ed un po’ tutte le culture del vostro mondo. Popolo i vostri sogni ed i vostri miti da millenni, praticamente da quando avete iniziato a guardarmi.

Ho prestato il mio nome a vostri film (n.d.t. e non vogliamo ricordare “the forbidden planet”?) aerei, satelliti, computer, navi, personaggi, videogames, alberghi, associazioni, e chi più ne ha più ne metta.

In fondo vi guardo, ma senza troppa comprensione e senza troppa compassione.

By Altair

WU

Philadelphia

Mi sentivo perso, ferito, malinconico. Meglio ancora, non sapevo neanche come mi sentivo. Mi guardavo in un riflesso. Ma chi ero? Dove andavo? Fratello è così che vuoi lasciarmi perire?

Continuavo, camminavo. Potevo fare solo quello. Sapevo fare solo quello. Fratello, lasciami perire.

Camminavo. Ho sentito voci di amici e parenti. Ho sentito il mio sangue scorrermi nelle vene. Ho sentito la nera notte scendere sulla città. Camminando ho guardato dentro di me. Fratello, non lasciarmi perire.

So che nessun angelo verrà a salvarmi. So che vorrei e so che non lo vorrei allo stesso tempo. So che siamo soli, fratello, io e te. A camminare. In reatà sono solo, e ti cerco fratello. Fratello, ricevimi con il tuo bacio, infedele.

Camminavo e camminavo. Mille miglia per sfuggire alla mia stessa pelle, mille miglia per ritrovarmi. Mille miglia per dissolvermi lentamente lungo le strade di questa città. Ci lasceremo così, fratello.

WU

PS. Ovviamente liberi farneticamenti sul tema (accuratamente evitando qualunque cenno al dramma della malattia oggetto del funereo, melodico lento).

La casa del sole nascente

Il sole nascente. Una casa che nasconde la rovina di molte povere ragazze. Io so di essere una di loro, so che per me non ci sarà nessun sole che nasce. Un bel nome per un futuro radioso, una casa da cui stare lontani.

Si, li a New Orleans, in quella casa non ci sarei mai andata se avessi dato retta a mia madre. Mia madre era una sarta, mia padre un giocatore d’azzardo, contento solo quando era ubriaco. Solo un sole nascente poteva illuminarmi il cammino.

Sarei a casa mia. Ero folle, ero giovane, speravo in un sole nascente e sono finita fuori strada, seguendo un vagabondo, a New Orleans.

Che almeno le mie sorelle possano non seguire le mie orme, che non sperino che nasca davvero un sole in quella casa di New Orleans. Vivere nel peccato, vivere nell’infelicità, mascerata da sole nascente.

Ho già un piede sul treno e sto tornando li a New Orleans per passare il resto della mia vita, sotto quel sole nascente, con una palla di ferro ed una catena.

WU

PS. Liberamente tratto da, ovviamente, the House or rising Sun, che scopro solo ora essere al femminile (ed effettivamente mi torna di più) nella versione originale!

Ed il video mi pare ancora più alla moda della canzone stessa, e parliamo di quasi 55 anni fa…

Il germoglio verde

Il potassio aveva un fratello cattivo. Erano fratelli per via del loro raggio atomico che era molto simile. Ciò portava il fratellaccio a poter prendere abbastanza facilmente il ruolo del (fortunatamente più comune) potassio.

Era incolore, inodore, insapore e flirtava parecchio con l’acqua. E fin qui non sembrerebbe affatto malaccio. Se non che, a differenza del potassio, il fratello non andava molto a genio agli esseri umani. E sapeva dissimulare bene!

Circa una settimana dopo la sua ingestione, infatti, i bipedi si trovavano con una pletora di sintomatologie riportabili alle più disparate malattie. Data anche la non spiccata intelligenza delle vittime, ricostruire l’assunzione del metallo del III Sottogruppo B non era affatto banale. E se non diagnosticata per tempo li metteva proprio fuori gioco!

E’ stato protagonista di libri gialli, di omicidi di stato, di sabotaggi e dispute legali. Diciamo pure che il semplice fatto di arrivare a concepire che poteva esser stato lui vi potrebbe mettere in pessima luce in un’aula di tribunale.

Eccolo li, ben sciolto in un innocuo bicchiere d’acqua (o in qualche topicida che i bipedi non disprezzano in caso di suicidio), che non aspetta altro che essere ingerito per andare a sostituire al fratello. I bipedi pare usino una specie di enzimi per le loro funzioni celebrali e muscolari se in questi il potassio viene rimpiazzato… beh, il gioco è fatto.

In realtà, dopo un po’ anche il loro organismo si accorge che qualcosa non va (almeno quando non si ritrovano senza più un pelo o un capello), ma quando cerca di cacciar via la soluzione incriminata… ecco che le sembianze del potassio tornano ancora in aiuto e la soluzione viene riassorbita dall’impianto digerente dei mammiferi, causando ulteriori danni e potenziali malattie. Non era lui in realtà ad essere letale, quanto le malattie che ingenera e la sua difficile, se non impossibile, identificazione.

Questa storia ci ricorda che si può essere tanto più letali (eventualmente inteso nel senso macchiavellico del termine) quanto più anonimi si è in grado si apparire.

WU

PS. Numero atomico: 81.