Categoria: history

Carceri d’invenzione

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Sempre sottolineando l’intento di non voler insegnare niente a nessuno. Mi sono imbattuto (in quanto une delle principali fonti di ispirazione di Escher) in Giovanni Battista Piranesi. Fin’ora un emerito sconosciuto, un genio invece. Architetto, teorico, incisore che visse fra il 1720 ed il 1778.

Fra le sue opere “carceri d’Invenzione” è una vera chicca. Troneggiano architetture magnificenti, grandiose e maledettamente complesse. Enormi sotterranei, volte e catene, macchinari possenti, ponti ed una sofferenza un po’ diffusa.

Le carceri sono un insieme di sedici tavole, in due edizioni, rese via via più cupe e tetre (più che altro per motivi teatrali e scenici).

L’intento era (doveva essere) quello di dimostrare l’impossibilità di un’ordine nello spazio, la divisione dei vari elementi architettonici, magari la loro interconnessione (con le varie scalinate e ponti), ma sostanzialmente una distanza degli oggetti che non sono fra loro interconnettibili.

E poi, a me, mi da una generale idea di “porte dell’inferno”: il punto in cui ci si prepara, si accantonano i materiali e le persone, lo sgabuzzino prima di entrare dove non si fa più ritorno.

Selvaggio come Salvator Rosa, fiero come Michelangelo, esuberante come Rubens, ha immaginato scene… impensabili perfino nelle Indie. Costruisce palazzi sopra ponti, templi sui palazzi, scala il cielo con montagne di edifici [H. Walpole]

Scoperta piacevolmente inquietante.

WU

PS. E poi, volgiamo valutare l’elettricità di questo “artista” che parte da meri elementi architettonici in un’epoca in cui tutto era rococò, romanico, neoclassico… Ci credo che Escher lo abbia eletto a suo maestro d’adozione.

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Lale Sokolov

Raccontiamoci questa storia, ma non tanto per “non dimenticare” (slogan per me alquanto abusato… come se una storia e non le tombe mi aiutassero a non dimenticare una cosa come l’olocausto) quanto per rivivere in poche righe una di quelle vite degne di essere vissute e raccontate (… raccontate a fatica ad incominciare proprio dagli stessi attori).

Correva l’anno 1916 ed in Slovacchia, da genitori ebrei, nasceva Ludwig «Lale» Eisenberg. Tutto filò fra il liscio ed il banale fino al 1942 quando nel suo paese arrivarono i nazisti. Lale si offri volontario come “giovane forte e robusto” per prestare servizio nei campi di concentramento per salvare la sua famiglia.

32407 il numero che gli venne tatuato sul braccio.

Costruì baracche e latrine e presto si ammalò di tifo. Un tal Pepan lo accudì, lo stesso che gli aveva indelebilmente marchiato l’avambraccio sinistro. Pepan non solo lo salvò dal tifo, ma gli insegnò a tenere la testa bassa, la bocca chiusa e soprattutto a tatuare. Alla scomparsa (o forse liberazione?) del suo mentore, Lale divenne il “tatuatore di Auschwitz“. Razioni di cibo extra, una “stanza” singola e qualche ora libera.

Lale

Ma il cuore di Lele diceva altro. Non si sentiva un eletto e non si sentiva (o non voleva sentirsi) un collaborazionista. Lui era quello che toglieva l’identità alle persone; che trasformava il loro nome e cognome in cinque cifre sul loro avambraccio; marchiava indelebilmente essere umani snaturandoli a schiavi o deportati.

Cercò, per quanto nelle sue possibilità, di aiutare gli altri prigionieri. Si innamorò e sposò Gita, numero 34902 da lui stesso tatuata, cecoslovacca deportata, nel 1945. Si trasferì alla fine della guerra nella Cecoslovacchia controllata dai sovietici e cambiò il suo cognome in Sokolov. Aprì un negozio di tessuti a Bratislava e con i proventi finanziò la nascita dello stato d’Israele finché, scoperto dal governo, fu prima arrestato e poi dovette espatriare. Fuggì fra Vienna, Parigi e Sydney con la sua consorte ed alla fine approdarono in Canada dove nacque loro figlio e dove la coppia finì i propri giorni. Lale morì nel 2006 senza mai far ritorno in Europa.

Se Lale fosse da annoverarsi nella lista “dei buoni” o quella “dei cattivi” non saprei dirlo e non mi interessa particolarmente; che il tatuatore di Auschwitz deve aver vissuto per decenni con questo fardello sulla coscienza (condiviso con qualcuno solo nella sua vecchiaia) ne sono certo; che parlare di lui mi dà una misura di una vita intensa, dettata dal caso/destino e da scelte coraggiose è la mia sensazione.

WU

Il progresso elettrico

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E’ un posto che mi accoglie quando sono in qualche modo triste e pensieroso. E’ un posto che non chiede; forse non da, ma non fa domande e non vuole spiegazioni.
Basta arrivare li, parcheggiare, ed in base all’umore avvicinarsi più o meno alla sua facciata, recinzioni o tettoia.

E’ ciò che resta di una ferrovia elettrica che congiungeva il primo entroterra con il litorale Italiano durante la seconda guerra mondiale. E’ una specie di vecchio baluardo del progresso; di quando la “tranvia a vapore” faceva posto ad una moderna linea elettrificata (complice, anzi, artefice, l’impennata del turismo della costa) .

E tutto celebrava questo progresso; il binario singolo, l’alto voltaggio, lo stesso edificio (come le altre stazioni, d’altra parte) portavano proprio il marchio del progresso portato dall’elettricità.

La storia è fra il travagliato, il bellico ed il burocratico. Il finale ve lo risparmio per rispetto all’edifico stesso che, nonostante il declino, continua a portare con estrema dignità l’aurea di quello che fu il suo ruolo nello sviluppo del nostro paese. Così come “sembrava il treno stesso, un mito di progresso”, anche tutta l’infrastruttura ferroviaria ha avuto questo ruolo pratico e “morale” nel progresso dell’età moderna; e posti come questo conservano splendidamente il loro ruolo “motivante” noncuranti dell’abbandono incalzante.

Oggi ci ritorno

WU

PS. Ogni riferimento geografico è volutamente evitato, ma rintracciare la linea ferroviaria e l’Edificio non è affatto difficile.

Datazione religiosa

Come se cambiasse qualcosa. Evidentemente per qualcuno si. Per qualcuno per cui il luogo ha un interesse storico più che simbolico. Per qualcuno per cui un questo caso il numero, l’anno, vale più della fede.

Non che sia un credente particolarmente fervente, ma sapere dove è stato seppellito Gesù è comunque un punto di riferimento ed un simbolo indipendentemente dalla veridicità dell’ “apparato” simbolico costruito.

Ad ogni modo, 2000 anni fa Gesù fu seppellito a Gerusalemme. E’ questo almeno quello che vorremmo o non vorremo leggere. Ma dubito che vorremo aprire un dibattito su quanti anni data la tomba di Gerusalemme. Ed, ovviamente, mi sbaglio.

Il luogo sacro (che IMHO non sarà da oggi meno sacro o meno meta di pellegrinaggio) pare sia più recente dei 2000 (circa) anni che la tradizione religiosa vorrebbe. Secondo il Politecnico di Atene il sito non data più di 1700 anni. 300 anni che fanno la differenza, a meno di non supporre che le spoglie mortali di Gesù siano state spostate. E da dove? E da chi? Lasciamo stare questo vaso di Pandora.

Correva l’anno 345 d.c.quando la basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme fu costruita. Almeno secondo la datazione dei campioni di malta estratti dalla basilica. In quell’anno regnava (ma a questo punto, sarà poi vero?) Costantino, il primo imperatore cristiano.

Ad ogni modo la storia (e la datazione) non è così semplice. La grotta ove Cristo venne “sepolto” fu consacrato (pare) attorno al 326 d.c. (data stranamente vicina al 345 d.c.); ma in quel punto sorgeva già un antico tempio romanico di 200 anni prima. Prontamente distrutto. La stessa sorte, tuttavia, toccò a diverse delle basiliche costruite in quel luogo dato che a seguito dei volenti attacchi da parte di questa o quella “fazione religiosa” la basilica del Santo Sepolcro fu rasa a sua volta al suolo nel 1009.

Il sepolcro, quindi, era stimato avere circa 1000 anni, ma le sue parti più antiche (probabilmente e sperabilmente salvate dall’ennesima devastazione) avrebbero dovuto datare circa 2000 anni per essere “una conferma” (qualunque cosa questa parola voglia dire in un contesto di fedi religiose) del luogo di sepoltura di Cristo. L’apertura della “tomba”, che mi ricorda un po’ la resurrezione di quanto mai religiosa memoria, ha però fornito una datazione differente. Ma anche un contesto differente, fatto di letto funerario e rivestimenti marmorei (probabilmente posteriori) che indicano solo una sepoltura “tipica” di un ebreo benestante, che poi fosse Cristo…

Fede o non fede; di certo un concetto slegato da qualunque indagine archeologica. Che l’oggetto dell’interesse delle due “discipline” sia lo stesso è una s-fortuita coincidenza ed una conferma del fatto che alcuni luoghi (ma in generale alcune icone) hanno molto da dire indipendentemente dalle orecchie che stanno ad ascoltare.

WU

Project 259 – Reloaded

Torniamo un po’ a cibarci (nel vero senso del termine) di… zucchero.

Avevamo già affrontato qui la questione della “lobby dello zucchero” ovvero di come la “ricerca” anni ’60 sul rapporto fra assunzione di zucchero e problemi cardiovascolari fosse finanziata dalla SRF che trae(va) a sua volta i profitti proprio dalla vendita di zucchero.

Throughout its history, the Sugar Association has embraced scientific research and innovation in an attempt to learn as much as possible about sugar, diet and health. We know that sugar consumed in moderation is part of a balanced lifestyle,1,2,3 and we remain committed to supporting research to further understand the role sugar plays in consumers’ evolving eating habits. The bottom line: the Sugar Association will always advocate for and respect any comprehensive, peer-reviewed scientific research that provides insights and aids in our understanding of the role food and nutrition serve in our lives.

Oggi ci svegliamo di nuovo provando a smuovere una pesante coperta lunga decenni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha tagliato le dosi consigliate di assunzione di zucchero portandole al 5-10% delle calorie giornaliere.

A new WHO guideline recommends adults and children reduce their daily intake of free sugars to less than 10% of their total energy intake. A further reduction to below 5% or roughly 25 grams (6 teaspoons) per day would provide additional health benefits.

Il “famoso” (abbonderò di virgolette in questo post) Progetto 259, era appunto un trial clinico per studiare sui topi il legame fra zucchero e trigliceridi; quando i risultati furono più che negativi, i fondi furono tagliati e nessun risultato fu pubblicato. Al progetto seguirono gli abbondanti fondi dati al ricercatore Pover per continuare gli stessi studi, quando anche qui venne fuori l’addirittura più inquietante possibilità che mangiare troppo zucchero potesse provocare cancro alla vescica, anche qui vennero tagliati i fondi nulla più si seppe dei risultati ottenuti. Furono inoltre “finanziati” dei “ricercatori” di Harvard per pubblicare “risultati” che minimizzassero i rischi sulla salute del cuore causati dallo zucchero spostando la colpa sui grassi.

The objective of this study was to examine the planning, funding, and internal evaluation of an SRF-funded research project titled “Project 259: Dietary Carbohydrate and Blood Lipids in Germ-Free Rats,” led by Dr. W.F.R. Pover at the University of Birmingham, Birmingham, United Kingdom, between 1967 and 1971. A narrative case study method was used to assess SRF Project 259 from 1967 to 1971 based on sugar industry internal documents. Project 259 found a statistically significant decrease in serum triglycerides in germ-free rats fed a high sugar diet compared to conventional rats fed a basic PRM diet (a pelleted diet containing cereal meals, soybean meals, whitefish meal, and dried yeast, fortified with a balanced vitamin supplement and trace element mixture). The results suggested to SRF that gut microbiota have a causal role in carbohydrate-induced hypertriglyceridemia. A study comparing conventional rats fed a high-sugar diet to those fed a high-starch diet suggested that sucrose consumption might be associated with elevated levels of beta-glucuronidase, an enzyme previously associated with bladder cancer in humans. SRF terminated Project 259 without publishing the results. The sugar industry did not disclose evidence of harm from animal studies that would have (1) strengthened the case that the CHD risk of sucrose is greater than starch and (2) caused sucrose to be scrutinized as a potential carcinogen. The influence of the gut microbiota in the differential effects of sucrose and starch on blood lipids, as well as the influence of carbohydrate quality on beta-glucuronidase and cancer activity, deserve further scrutiny.

We have solid evidence that keeping intake of free sugars to less than 10% of total energy intake reduces the risk of overweight, obesity and tooth decay.”. Non posso escludere ulteriori “finanziamenti” da parte di altre “fonti” a monte di queste affermazioni e delle “ricerche” che le hanno generate.

E parliamo (solo) di zucchero! Possiamo solo immaginare di come vengano “aiutate” le “ricerche” su tabacco, farmaci, cambiamenti climatici, etc. etc. E’ tutto molto dolce…

WU

Ru-106: attenzione, le prime luci

Allarme, allarme. Non ancora rientrato, anche se pare fosse abbastanza limitato più nel tempo che nello spazio.

Abbiamo già dato aria alla bocca sull’ “allarmissimo radiattivissimo” causato da una misteriosa nube di Ru-106.

Nonostante le continue smentite in queste settimane da parte dell’ente nucleare russo (avevamo già detto, che l’origine della nube era stima da qualche parte negli Urali meridionali?), Rosatom, ora anche le autorità russe sono dovute “capitolare” confermando i dati francesi di concentrazione anomala dell’elemento.

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Una stazione di monitoraggio presso il sito di Mayak (… Urali meridionali, al confine con il Kazakhistan, guarda caso…) ha rilevato concentrazioni di Ru-106 fino a 988 volte maggiori di quella naturale. A questo punto il dato è evidente e confermato, oltre che dalle misurazioni in mezza Europa, anche da altre centrali di monitoraggio russe.

C’è da ricordare che la centrale nucleare di Mayak fu costruita nel 1949 per produrre (… non lo direste mai) plutonio per gli armamenti nucleari russi. Le procedure di sicurezza e smaltimento dei rifiuti sono sempre state quantomeno discutibili. Milioni di metri cubi di cesio e stronzio sono stati riversati nel fiume Techa, un serbatoio di rifiuti radioattivi esplose nel 1957 generando una immensa nube radioattiva su tutta l’Europa (incidente di Kyštym), il vicino lago Karachay fu per annui usato per smaltire rifiuti nucleari che la siccità del 1967 portò alla luce e disperse in forma di polvere radioattiva nell’atmosfera.

Ci sarebbe anche da aggiungere che la Russia (e forse non solo) non “pubblicizza” i propri incidenti nucleari, almeno fino a quando Chernobyl non l’ha costretta.Per cui l’ipotesi che una qualche fuoriuscita di RU-106 da parte del sito di Mayak è altamente probabile anche se non essendo stati rilevati tutti gli altri elementi radioattivi tipicamente associati ad una esplosione, ci sarebbe da escludere gravi incidenti.

Il Ru-106 (il più stabile degli isotopi di Rutenio con tempo di dimezzamento di circa un anno) è usato nell’industria spaziale (sorgente di energia) ed in medicina (tumori all’occhio e brachiterapia). E’ probabile che la fuoriuscita non dichiarata sia avvenuta proprio durante la lavorazione del metallo per scopi medici.

Ribadiamo, con buona pace dei complottisti, che i livelli di Ru-106 rilevati in Europa (ed in Italia) sono ben al di sotto dei valori di guardia. Al limite ci potrebbero essere problemi di contaminazione per i soli prodotti alimentari per un anno ed entro 10-20 km dalla sorgente, che comunque trattandosi con gran probabilità di uno dei siti più radioattivamente inquinati la mondo ha già familiarità con questo genere di problematiche.

Il mistero rimane, ed averlo infarcito di un po’ di top-secret/esplosioni nucleari/cortina di ferro lo rende ancora più affascinante.

WU

LAGEOS, the time capsule

Laser Geodynamics Satellites (LAGEOS) is a couple of (artificial… of course) satellites orbiting around our Earth. Their original aim was to provide an orbiting laser ranging benchmark for Earth geodynamical studies. It was back in the 1976 when LAGEOS-1 was launched by NASA followed in 1992 by LAGEOS-2 (NASA and ASI…). Two launches without too much claim and advertising for one of the most long-lasting missions ever conceived.

Both satellites are actually two balls (looking like golf balls) made of high-density passive laser reflectors. More in detail, they are brass spheres covered with aluminium of 60 cm diameter and 400-410 kg mass. Spread over they surfaces there are 426 reflectors made of glass and germanium. Measurements can be made by transmitting from Earth ground stations pulsed lasers toward the satellites that reflect the pulses and measuring the travel times. In addition the shape, attitude-independent measurements and the orbit allows for using the satellites also for determine the geoid shape, the tectonic plate movements, and the distortion predicted by the general relativity caused by a rotating mass.

In the end the two satellites are completely passive, without any attitude control means and without any electronic on board. In order to provide a stable reference for geodynamical studies (which means an extremely high accuracy in determining the positions of points on the Earth), the golf balls have been placed in very stable medium altitude orbits at about 5900 km altitude.

As a consequence of the orbital altitude, shape and mass of the satellites, LAGEOS-1 (LAGEOS-2 has very similar features…) is doomed to reentry on Earth in … 8.400.000 years! At some point in more than 8 millions years some of our descendant (…or any other species enough intelligent to survive to us) will see a ball coming from the past.

A real time capsule.

This was luckily clear already at the time of launch. LAGEOS-1 indeed carries a plaque, made by C. Sagan (of course…) indicating the future of the humanity expected at the time of satellite launch.

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The plaque includes the numbers 1 to 10 in binary. In the upper right is the earth with an arrow pointing to the right, indicating the future. It shows a #1 indicating 1 revolution, equaling 1 year. It then shows 268435456 (in binary; 228) years in the past, indicated by a left arrow and the arrangement of the Earth’s continents at that time. The present is indicated with a 0 and both forward and backward arrows. Then the estimated arrangement of the continents in 8.4 million years with a right facing arrow and 8388608 in binary (223). LAGEOS itself is shown at launch on the 0 year, and falling to the Earth in the 8.4 million year diagram.

I’ll never see the satellites with my own eyes (well… I guess), and I can imagine the astonishment of anyone seeing that plate in millions of years (it si much more than a fossil we can discover nowadays!) .

My hope, as per today, is that the satellites will be still checked (even form time to time) for the millenniums to come, to avoid that far from eyes the satellites will be forget while they can still be considered as alive.

WU