Categoria: history

Consonno

La premessa è che queste cose non succedono solo in Italia. La costatazione è che alla fine dei conti, che si parli di uomini, luoghi o cose, ciò che tira un po’ tutte le file sono gli interessi economici. L’assurdità è che spesso i sogni sono fatti più per far sognare gli altri che perché ci si creda veramente. La storia è quella di Consonno.

Provincia di Lecco, anno 1962 quando Mario Bagno (“Grande Ufficiale Mario Bagno – Conte di Valle dell’Olmo”, sti ca##**#), un imprenditore immobiliare, si decise a compare l’immobiliare Consonno Brianza. E fin qui nulla di strano. Se non che l’immobiliare in questione possedeva tutte (!) le abitazioni di Consonno.

Con il cambio di proprietà ed i “sogni” dell’imprenditore tutte le abitazioni del borgo furono distrutte (in genere la demolizione è la parte più facile) per far posto alla città dei balocchi.

Nella mente dell’imprenditore c’era infatti il progetto di un mega-iper-centro commerciale, non a caso subito definito (sulla carta prima che nei fatti) la Las Vegas della Brianza (che fantasia…). Facile da raggiungere, vicino Milano, tanto spazio a disposizione ed in mano il 100% delle proprietà immobiliari. Tutto poteva andare liscio (… e come no…).

Nel progetto, integrati con il centro commerciale vi erano campetti, parchi zoologici, minigolf, un circuito automobilistico, divertimenti ed attrazioni a pioggia; con una abbondante accozzaglia di reperti e testimonianze che volevano richiamare un po’tutti i luoghi del mondo e della storia…

Il tutto, abbastanza ovviamente, non avvenne. La colpa “formale” è di qualche frana che rese difficoltosa la principale via d’accesso al borgo. La fine dei fondi dell’imprenditore (o, meglio, il loro indirizzamento verso nuovi balocchi) completarono il declino dell’idea.

consonno.png

Oggi la zona è una specie di paese fantasma, monumento all’oblio ed all’incompiuto (una Sacra Famiglia post-industriale ardirei), in balia delle forze della natura e dell’uomo.

Quel po’ ancora in sesto della struttura, infatti, subì un grave danno a seguito del Summer Alliance rave party organizzato nel 2007 proprio nelle strutture di Consonno (non sono contro i rave, ma se gli “ospiti” dell’evento avessero evitato di mettere lo stabile in ulteriore stato di decadimento avrebbero avuto un posto dove tornare… di certo poco interessati alla cosa data l’abbondanza di capannoni industriali in abbandono…). Ma ad ogni modo che siano rave o amministrazioni disinteressate le cose non sono di certo destinate a migliorare.

La cosa più triste, IMHO, è che mi pare il classico monito che nessuno guarderà mai.

WU

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L’albero penta millenario

Per sua natura un albero non vive (…a meno di “delicati” interventi umani) settimane, ne mesi, ne qualche anno. Se questo sia un bene o un male non sono in grado di dirlo e comunque non è affar mio. Non ho mai sentito, se posso essere sincero e leggermente prolisso, “augurio” peggiore di “per cento anni” rivolto ad un essere umano. L’equivalente alberesco sarebbe? “Per un migliaio di anni”?

Ad ogni modo, è stato recentemente scoperto un esemplare californiano di Pinus Longaeva (e già il nome tradisce una certa propensione…) che vanta la bellezza di ben 5067 anni!

5067! L’albero singolo più vecchio al mondo (si, esiste un esemplare di abete rosso svedese di ben 9550 anni, ma è uno sporco clone).

Ha visto praticamente tutto ciò che è successo da prima delle piramidi egizie ad oggi. E direi che è molto fortunato, lui e noi, a non poter parlare e non potersi muovere.

Per motivi di sicurezza (come siamo ridotti…) l’effettiva location del pino millenario è tenuta ben segreta. Si sa solo che si trova in California, oltre i 3000 m, da qualche parte sulle White Mountains, con le radici piantate in una terra dura ed arida e a debita distanza dai suoi simili (scaltrissimo adattamento evolutivo che garantisce una resistenza agli incendi quasi innaturale).

PinusLongaeva.png

Ovviamente non il posto migliore per nascere, ma in virtù di “ciò che non ammazza fortifica” sono state probabilmente proprio le avverse condizioni naturali a far si che il pino abbia dovuto adattarsi (è praticamente un tronco con pochi ramoscelli e pochissime foglie) e tirar fuori i denti per sopravvivere così a lungo.

WU

PS. Ad onor di cronaca va detto che i suoi fratelli più giovani, diciamo di qualche centinaio di anni, sono anch’essi americani.

Di Pinus Longaeva plurimillenari in america ve ne sono almeno 3 (ovvero Matusalemme, il fu Prometeo ed il vecchietto in questione). Gli altri si nascondono molto meglio…

Evento di Carrington

Era il primo del mese di Settembre. Era il 1859. Era giovedì. Una bella mattina, cielo terso, nessuna nube. Una dell’aria frizzante attorno alle 11.00 del mattino attorno all’osservatorio di Red Hill, nel Surrey.

L’immagine del Sole era proiettato su un monitor all’interno di un fresco ufficio. Richard C. stava guardando il monitor sorseggiando il suo caffè senza troppo entusiasmo, senza troppa concentrazione, senza troppa speranza di serendipità.

Come nei migliori film, ad un certo punto, senza preavviso, Richard vide un paio di luci particolarmente accecanti apparire all’interno di una formazione di macchie solari. Richard, avrebbe si voluto guardare un qualche programma televisivo, ma si accontentava di studiare formazioni di macchie solari.

Le formazioni luminose continuavano ad aumentare di luminosità. Richard non era uno sprovveduto, Richard sapeva che non si trattava di astronavi aliene, ma quando le vide addirittura più luminose della nostra stessa stella capì che era testimone di qualcosa di veramente straordinario.

Un testimone, ecco cosa mancava. Non poteva registrare il suo monitor, non poteva fare una foto con un qualche smartphone. Doveva trovare qualcuno, ma la cosa richiedeva che si allontanasse dal suo monitor e dalle luci che su esso brillavano.

Prese il coraggio a quattro mani; iniziò a correre per trovare qualcuno. Il primo andava bene, bastava che avesse altri due occhi che confermassero quanto lui stava vedendo.

Quando tornarono, affannati, le luci si erano notevolmente affievolite. Ovviamente. Erano ancora li, ma non erano più che normali macchie solari. Il giorno successivo sui cieli di Cuba, Giamaica, Hawaii e via dicendo uno splendido spettacolo di aurore boreali era la migliore testimonianza della più grande tempesta geomagnetica (brillamento solare) mai registrata (fin’ora…).

WU

Propulsion principles

During Eighties the modern aerospace principles were set. Before they were still the same defined by the ancient Chinese, since the black powder discovery. All of these principle rely on a single, consolidated, sacrosanct dynamic law: the reactive force..

Based on these principle we arrived, somehow to atmospheric supersonic propulsion and satellites send here and there in our solar system (and beyond).

Still during Eighties, the Russian engineer Tsiolkowsky (which, by the way was the same to define the propulsion principles actually allowing us to fly still today) defined the 15 steps required for the “cosmonaut development program”:

  • Arranged rocket for flight training on it.
  • Subsequent aircraft wings are reduced, speed increase.
  • Penetrate very close atmosphere.
  • Flights above the atmosphere and low-gravity planning.
  • Create satellites that return to Earth after the flight.
  • Satellites are settled around the Earth, but can come back to Earth.
  • Provide breathing and feeding cosmonauts by plants.
  • Landing modules, satellites for broadcasting and connection.
  • Widely used greenhouses to ensure the independence of man from the Earth.
  • Arranging of extensive settlements around the Earth.
  • Use solar energy, not only for a comfortable life, but also to move through the solar system (Solar sails).
  • Founded the colony in the asteroid belt and other places of the solar system.
  • Develop and expand the number of space colonies.
  • The population of the Solar system is multiplied. Settling around the Milky Way starts.
  • Sun is cooling down. Mankind is removed to other Suns.

As usual below my humble, free and lovely useless comments:

  • Done. The concept of flight training is now a sort of video gaming…
  • Done. Two or more wings planes are not common any more and supersonic planes have relatively reduced wings
  • Done. Almost at any altitude and also with or without planes…
  • Done. Should I mention any manned low Earth orbit mission?
  • Done. Should I mention the space shuttle?
  • Done. Should I mention the MIR, Space Station or the Tiangong?
  • Almost done. We are working on it. Astronauts do not yet eat plants, but they cultivated them in space.
  • Done. Done. Done. Extensively.
  • Not done. Actually from now our achievements did’t reach yet the Tsiolkowsky’s targets. We are still far from reaching any of the following points and even working on them, with our current propulsion principles knowledge, it seems unrealistic to target all of them.

Let’s say that we have rather good chances of setting up space colonies and use solar sails, but I’m rather skeptical that we have any other option (at the moment?) than staying around our Sun. The last two points, in particular, do not seem to me (only?) actually feasible within a human being lifetime (… unless we reach such evolution stages).

I can not avoid, however, to note how accurate the Tsiolkowsky predictions were until today (I’m talking about someone which was able to tell these stuffs in a century when noting man-made wasn’t moving above our heads), thus I should at least assume that he can not be completely wrong regarding what will happen in future.

This is the only reason motivating me to leave a glimmer in believing in propulsion systems other than action-reaction (here I should list a rather long list of potential/Iwanttobelieve/flyingsaucer/bullshit/semi-bullshit ideas and technologies).

WU

Century Camp

Facciamo un po’ di complottismo. Ma poi neanche più di tanto; dato il periodo storico in cui viviamo le notizie che seguono non mi sorprendono più di tanto… almeno finché non si inizia a parlare di alieni.

Correva l’anno 1959, piana Guerra Fredda, e mentre gli URSS avevano Cuba per poter lanciare missili balistici nucleari sul territorio americano, gli Americani non avevano nulla. E come sappiamo la cosa non va assolutamente a genio ai nostri compari d’oltreoceano.

Allora c’era la Groenlandia, sufficientemente vicina al territorio russo e sufficientemente deserta da non destare troppe domande. Il fatto che non era territorio americano poteva essere un problema secondario.

2000 m sul livello del mare, nel nord ovest dell’isola, gli USA si decisero ad istallare la loro nuovissima e segretissima base militare con lo scopo ufficiale di

to test various construction techniques under Arctic conditions, explore practical problems with a semi-mobile nuclear reactor, as well as supporting scientific experiments on the icecap.

Il risultato? 3 km di tunnel sotto il ghiaccio, 200 “abitanti” (in realtà il termine è molot appropriato dato che nella base c’erano anche ospedali, negozi, teatri, etc. etc.). Ed ovviamente un reattore nucleare.

Testate nucleari, pare, mai. Il motivo fu che dopo un paio d’anni di ricerche gli americani si accorsero che il movimento del ghiaccio era molto più veloce di quanto si aspettassero ed i tunnel della base erano a rischi crollo. Il progetto terminò nel 1966 con l’evacuazione degli abitanti e la rimozione del generatore nucleare.

CenturyCamp.png

E questa è la storia. Ma la storia continua anche senza l’uomo ad abitare quei tunnel. Nel 1966 la base era coperta da 35 m di ghiaccio e tutti (gli Americani) erano confidenti (o si fecero convincere in virtù di motivazioni economiche che posso facilmente immaginare) che il ghiaccio avrebbe sepolto e nascosto tutto ciò che rimaneva della base. E ciò include, a parte il segreto militare, anche le scorie radioattive, gasolio, acque di scarico ed amenità varie. Beh, c’è da dire che “riscaldamento globale” non era neanche un termine sensato alla fine degli anni ’60.

Bene, oggi i metri di ghiaccio che celano il tutto si sono ridotti da 35 ad 8 e se il trend del riscaldamento climatico globale resta quello attuale, entro il 2090 avremo tutto alla luce del sole. Soprattutto considerando che oggi le abbondanti nevicate riescono a ricomporre un po’ dello strato di ghiaccio, ma la cosa è destinata a non continuare oltre questo secolo.

Retroscena militari a parte la questione sicurezza dell’impianto dismesso è tutt’altro che chiusa. Seppellire il passato, invece che risolverlo, è difficilmente una buona idea. Ed il fatto che i cambiamenti climatici/ambientali generati da una generazione possano essere il problema di un’altra è la cosa che mi inquieta di più.

WU

PS. Ed a completare l’alea di mistero della base e tutti gli occultamenti che sono stati fatti (a scapito dell’ambiente):

Details of the missile base project were secret for decades, but first came to light in January 1995 during an enquiry by the Danish Foreign Policy Institute (DUPI) into the history of the use and storage of nuclear weapons in Greenland.

Le sabbie del tempo

Nabibia meridonale. Deserto, sole e sabbia. Nulla e nulla per km. E Kolmanskop.

Kolmanskop.png

Erano i primi del 1900 e la corsa all’oro muoveva l’economia, le migrazioni e gli insediamenti. Quando un operaio che lavorava in zona (erano anche gli anni in cui mettevano binari per ferrovie che dovevano essere futuro e progresso) trovò un diamante non si pensò di certo ad un caso isolato.

Con brevi e sommarie analisi (e chi sono io per dirlo, ma mi piacere pensare che sia andata così) si dichiarò che il territorio era pieno zipillo di diamanti. In quattro e quattrotto il governo tedesco dichiarò tutta la zona come “ristretta” e ci si mise a sfruttare il “giacimento” di diamanti.

Ovviamente era tutta una questione di tempo. I primi cercatori trovarono effettivamente ricchezze degne di nota e misero su una vera e propria città in stile crucco: ospedale, casinò, centrale elettrica, teatro, bordello (immagino) e via dicendo. La stazione praticamente era a due passi, c’erano i diamanti, Kolmanskop proliferava.

Ed intorno, troneggiava, non curante, il deserto.

Passarono quasi 50 anni e l’unica fonte di sostentamento dell’insediamento iniziò a scarseggiare. In mezzo ci furono anche le due guerre mondiali (e la Germania non stava certo al palo a guardare) e le comunicazioni/commerci con la madre patria si fecero difficili.

Non ci volle poi tanto che Kolmanskop si spopolò. Completamente. Ed il deserto si prese (e si prende da allora) la sua rivincita.

Vecchi baluardi di uno stile assolutamente fuori contesto per il deserto della Nabibia tentano di resistere alle dune di sabbia dando vita ad un’atmosfera spettrale (… ovviamente meta turistica).

Bella storia, come ce ne sono forse tante. L’errore, credo, sia in questi casi investire tutto su un’unica fonte di sostentamento; non ci si ciba mai di un sola pietanza. Cerco di ricordarmelo (e dovremmo farlo forse u po’ tutti) spesso, prima che le sabbie del tempo prendano anche me.

WU

PS. Immagino il fascino del posto, che pare essere ulteriormente aumentato dalla nebbia che si alza dal mare ed arriva fin li, ma mi chiedo: vale davvero un viaggio nel deserto? Beh, se dovessi mai passare di li mi ci fermo di sicuro.

PPSS. Immagini a iosa in rete. Tra cui questo bel servizio fotografico.

Baciato del Sole

… e non su una spiaggia caraibica. Bensì in Egitto.

Ieri, sempre per la serie arrivo in ritardo (anche se devo confessare che in questo caso ieri avevo visto la notizia ma non ero dell’umore giusto per parlarne), non era un giorno qualunque. Almeno non per il faraone Ramses II. Beh, ok, diciamo almeno per la sua effige.

Nel tempio di Abu Simbel, infatti il 22 Febbraio ed il 22 Ottobre non sono giorni qualunque. Un po’ al confine fra scienza, architettura, astronomia, archeologia, magia e culo, nelle due date accade un fenomeno particolare.

I raggi del Sole (maiuscolo perché sto parlando del Dio Sole, non per sano fanatismo stellare) entrano infatti attraverso la piccola porta del tempio scavato nella roccia e ben difeso dalle quattro enormi statue fino a colpire, nelle profondità del tempio proprio la statua del Faraone.

Ramses.png

Riguardo alle due date ci sono (ovviamente) più interpretazioni: il 22.02 era considerata la data di nascita del Faraone (e quindi l’inizio dell’anno egizio) ed il 22.10 la data della sua incoronazione. Oppure il 22.02 era la data della raccolta ed il 22.10 la data della fine della piena del Nilo. Ad ogni modo di motivi ne avevano di certo…

Nei giorni vicini alle due date magiche, inoltre, vengono illuminate un po’ a turno le altre divinità presenti nel tempio con un’unica, notevole eccezione: Seth, il dio delle tenebre, rimane escluso dalla carrellata di luce. E’ forse questo l’aspetto dell’evento per me più suggestivo.

WU

PS. Non metto link, basta googlare per “Miracolo del Sole” o simili e… magia della rete.