Categoria: genetic

Cravatte assassine

… ma che c##**# di notizia è?! Non abbiamo davvero di meglio da “studiare” e “proporre” in tema di salute e benessere?

Molti di noi hanno per obbligo o per abitudine (che è poi un obbligo da pigrizia) la cravatta. Me ne guardo bene, ma a volte mi tocca… Ora, la grande scoperta è che se la cravatta è troppo stretta può far diminuire l’afflusso di sangue al cervello.

Lo rileva addirittura uno studio (con tanto di pubblicazione su Neuroradiology)! E la cosa è acuita dal caldo di questo periodo; urlerei nuovamente alla scoperta! Suggerisco una candidatura ad-honorem per gli IgNobel…

Anche per questo “studio” abbiamo preso un campione di 30 ragazzi di età media 24 anni e li abbiamo divisi in quelli con la cravatta e quelli senza. Sottoposti a risonanza magnetica è risultato evidente che chi aveva indosso la cravatta, con nodo ben stretto e colletto abbottonato, aveva un flusso ematico celebrale più basso del 7.5% dopo che le cravatte sono state strette e che ha continuato a rimanere diminuito in media del 5,7% anche dopo che la cravatta è stata allentata…

A parte i dubbi su come è condotto lo studio (poche persone, solo 3 risonanze, dimensioni del collo ininfluenti, nessuna analisi di lungo periodo, etc.), nutro, per evidente naturale scetticismo, profondi dubbi proprio sul tema dello studio. La genialità che riconosco alla mente umana nel concentrarsi sui temi più disparati tende a confondersi con dubbie “scoperte” (che tra l’altro mi pare abbiano anche un inquietante andamento periodico-stagionale…).

Ah, ditemi anche che fa caldo e devo bere di più… non dimenticatevene!

WU

PS. Ci metterei questa colonna sonora qua.

PPSS. Che poi non era più simpatico questo “studio” qui?

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Niata cattle

Un misto fra un bovino ed un bulldog. Dalle fattezze di una mucca con il muso di un cane. Animale che di erto non poteva passare inosservato… e che non ha di certo vissuto solo nel mondo della fantasia.

Siamo nella Pampa Argentina, attorno al 1840 quando Darwin (si, quello che abbiamo tutti almeno sentito nominare) si imbatteva nello strano incrocio. Anzi, nella strana specie!

Il punto era effettivamente questo: eravamo dinnanzi ad uno scherzo della natura in cui un canide ed un bovinide avevano generato “qualcosa” o era una specie a se stante con strane fattezze? Beh (fortunatamente direi), eravamo nel secondo caso.

Our results show that the Niata was a viable variety of cattle and exhibited anatomical differences to known chondrodysplastic forms. In cranial shape and genetic analysis, the Niata occupies an isolated position clearly separated from other cattle. Computational biomechanical model comparison reveals that the shorter face of the Niata resulted in a restricted distribution and lower magnitude of stress during biting. Morphological and genetic data illustrate the acquisition of novelty in the domestication process and confirm the distinct nature of the Niata cattle, validating Darwin’s view that it was a true breed.

La razza Niata era effettivamente un a razza di bovini molto rara… ed oggi estinta. La cosa più strana e triste è che l’estinzione della rara specie non è affatto legato al suo raro aspetto quanto al suo massivo sfruttamento ad opera dell’uomo (… non ve lo aspettavate, eh?!). In un paese dove l’allevamento fattura miliardi non si può perdere tempo con razze che non siano idonee allo sfruttamento intensivo, indipendentemente dal loro aspetto (… ed il risultato è che oggi vi sono pochissime razze di bovini argentini anche partendo da diverse decine).

niata.png

Tornando alla particolare conformazione del cow-dog, comunque, benché avesse i tratti del muso decisamente simili a quelli di un bulldog, non soffriva (per loro inutile fortuna) di tutti i problemi di alimentazione e respirazione di cui sono vittima questi cani a causa della loro particolare conformazione del volto e del cranio.

But when the scientists examined Niata skeletons, they found that the cows’ legs were not short relative to their body size. Genetic evidence told the researchers that Niata cows were a “true breed”; their shortened skulls were not the result of disease, but a persistent trait that distinguished them from other breeds. And this trait would be retained in a lineage, even if the cows interbred with other types of cattle, according to the study.

Praticamente nonostante madre natura avesse trovato ingegnose soluzioni ad annosi problemi di conformazione, a nulla è servito dinanzi alla arbitraria selezione delle specie dominante (che non ha certo l’estro e la sensibilità di madre natura).

WU

Postille di propositi

2017.png

La mia attuale visione (generica q.b.) del passato e del futuro della mia soddisfazione. Dando una rilevanza speciale a questo anno che ci attende, solo perché, giustamente, sta per incominciare.

WU

PS. auguri per questo nuovo 2017; un embrione, per definizione, migliore di quanto ci lasciamo alle spalle.

Cemento geneticamente modificato

Di per se la notizia mi ricorda molto l’inizio di un qualche film apocalittico in cui un super virus ci trasforma tutti in mangia budella (facciamo un tributo alla Umbrella Corporation?).

Ma non è così, almeno per ora. Anzi, l’idea è potenzialmente molto valida.
Come sempre mi rimangono molti dubbi sulla sua industrializzazione e commercializzazione (insomma sul suo cammino dal laboratorio al consumatore), ma questa è un’altra storia…

Agli eventi sismici di questi giorni si può reagire in diversi modi, fra cui quello di concepire (e qui, nell’idea stessa, che vedo una grande innovatività) un cemento “vivente”.

We are trying to create a responsive material which could have broad architectural applications, for example creating foundations for buildings without needing to dig trenches and fill them with concrete.

Eh!?

Un cemento che si auto ripara a seguito di eventi catastrofici sfruttando la laboriosità di alcuni batteri muratori. Questi batteri, infatti, a seguito di una modifica del loro genoma sarebbero in grado di riparare il cemento di fondazioni, mura, pilastri e simili.

La cosa simpatica è che il batterio “originale” è un banalissimo, comunissimo e dolcissimo (si fa per dire) Escherichia coli. Il DNA del povero batterio è stato modificato per far si che esso reagisca a variazioni di pressione del suolo producendo una specie di colla a base di zuccheri e carbonato di calcio.

E questa l’idea di un gruppo di ricerca dell’università di Newcastle che potrebbe, potenzialmente, portare a case più che sicure oppure alla fine del genere umano… Quantomeno un approccio diverso.

WU

Sinallagma

Dall’unione delle due parole (di origine greche, ma lo devo dire?) “prendere”-“insieme” abbiamo il termine dall’esotico suono e dall’oscuro significato.

Il sinallagma sancisce l’elemento base di un contratto: ogni parte si impegna a fare qualcosa nei confronti dell’altra in un contratto. Praticamente in obbligazioni vicendevolmente assunte ciascuna viene vincolata alle altre così come il loro adempimento.

Nulla di trascendentale: facciamo un contratto/patto/accordo/sputosullamano ed in quel momento stabiliamo un rapporto sinallagmatico con la controparte. Se penso a quante volte l’ho fatto e non ho mai (chi dice beata ignoranza?!) potuto usare questo termine me ne rammarico. Do ut des!

Ovviamente (e questo è pane anche per i giurisperiti più in erba) al primo vizio che si riscontra l’obbligazione viene meno e la base sinallagmatica del contratto cede. E da qui il motto: Inadimplenti non est adimplendum (all’inadempiente non è dovuto l’adempimento) che sancisce il diritto di una parte a non adempiere alle proprie obbligazioni nel momento che anche l’altra viene meno. Su questo sono certo siamo tutti più ferrrati…

Mettiamola così: il senso ci è chiaro dal nostro vivere (civile?) e siamo praticamente obbligati ad adempiere a questo genere di obblighi, ma almeno sapere e poter dire che lo facciamo in virtù di contratti sinallagmatici allevia la pena accarezzando le lettere del termine.

WU (con derive giuridiche)

Skalugsuak

One day, many years ago an old woman washed her hair in urine and as she dried it with a cloth, a gust of wind pulled the cloth from her grasp. The cloth blew into the ocean and in the pot where the Sedna urinates. Transforming the cloth into the great monster Skalugsuak, who tips over kayaks and consuming the people that fall into the water.

Che più o meno si riassume in “una vecchia si lavò i capelli con la propria urina e li asciugò con uno straccio. Da questo straccio, gettato nell’oceano, ebbe origine Skalugsuak”.

La leggenda tratta del (mitico) Somniosus microcephalus aka lo squalo della Groenlandia. Un bestione di 6 metri e 1000 kg (cioè più grande di un’utilitaria…) che abbiamo recentemente scoperto essere una specie di matusalemme dei mari. Ebbene si, dalle datazioni al carbonio 14 si è potuto apprezzare che il bestio può vivere fino 400 anni, con una vita media di 270!

squalogreor.png

Decisamente il vertebrato più longevo del pianeta (cioè ci sono squali che hanno visto le due guerre, l’unità d’Italia, la rivoluzione Francese, etc.)… anche se poi scopro che il margine di incertezza è ben 120 anni. Avrei da ridire su queste dichiarazioni in pompa magna con margini d’incertezza così ampi, ma… un’altra volta.

La maturità sessuale viene raggiunta attorno ai 150 anni, per cui devono sperare che nessuno gli rompa le scatole prima di un secolo e mezzo se vogliamo evitare estinzione della specie. Eppure il mostro non è (ancora) a rischio. Io lo avrei già dato per estinto, ma, come la leggenda ci ricorda, l’essere pieno di urea (ed avere carni piene di l’ossido di trimetilammina… velenosa), lo ha reso un vero e proprio mostro dei mari.

Il segreto della longevità? Soprattutto in un ambiente buio, pericoloso e con relativamente poco cibo come l’oceano artico? Ovviamente… non si sa, ma il loro tasso di crescita molto lento (circa 1 cm/anno) è un ottimo candidato.

Artico, abissale, enorme, longevo, velenoso, inquietante e misterioso. Tutti gli ingredienti per farne il protagonista di miti e leggende.

WU

PS. Al secondo posto dei vertebrati più longevi si piazza, con “soli” 220 anni di vita stimata, nientemeno che… la Balena della Groenlandia. A riprova del fatto che la il ghiaccio è uno dei migliori modi di mettere al sicuro la longevità (per chi la cerca).

Piantana

Quando si dice un nuovo punto di vista. Gli OGM non più come alimento (e non mi dilungherò qui sul tema), ma come illuminazione. Wow.

Almeno sulla carta è quello che propone questo nuovo progetto che ha dalla sua l’essere stato finanziato con kickstarter. Per quanto mi riguarda decisamente un pro. Questa campagna ha raccolto 484,013 $ da 8433 finanziatori.

Glowing Plant è il progetto che prevede di cambiare fin nelle radici (è proprio il caso di dirlo) il concetto di illuminazione ed ingegneria genetica. Con questo (notevole) disclaimer: “The glowing plant inspires hope in a more sustainable future and educates people about this wonderful and mis-understood technology”.

Con i finanziamenti messi insieme hanno sintetizzato in laboratorio un nuovo genoma per crescere piante bioluminescenti da usare come lanterne. Cioè, prendiamo la luciferasi (enzima di lucciole, qualche fungo, etc.), con il Genoma Compiler modifichiamo il genoma di alcune piante. Una volta ottenuta la sequenza giusta con una stampante 3D sintetizziamo il nuovo genoma e con una (a questo punto banalissima) pistola genetica lo iniettiamo nella pianta candidata. Che ci vuole. Effettivamente sempre dal loro sito imparo che la prima pianta biolumiescente con enzima di lucciola fu fatta già nel 1986…

Per il momento hanno provato tutta la procedura su una piccola pianta chiamata Arabidopsis e sono riusciti ad avere tutta una serie di pianta-lanterne che vivono illuminando una stanza buia. Nonostante pare che il dipartimento dell’agricoltura americano non abbia sollevato obiezioni, rimangono (immancabili) i dubbi su questo utilizzo della biogenetica (ma infondo non se ne può fare sempre una questione etica…).

Bello se addirittura altre piante potessero crescere alla luce di queste piante; se state pensando che mi sto spingendo troppo in là allora non avete capito che per molti aspetti con la realtà siamo già oltre l’immaginazione…

WU

PS. Indipendentemente dal successo o meno dell’idea, la più grande conquista che riconosco a questi signori è l’aver affiancato due concetti tipo lampade ed OGM che difficilmente si sentono nella stessa frase ed addirittura stanno cercando di farne un business… Io ordino la mia.