Categoria: furycomputations

Statistiche

e ci volevo aggiungere “inutili” nel titolo. Mi sono astenuto, ma lo penso.

Inutili, evidentemente non per chi le fa (e per il compenso che riceve) ne per chi da la risposta di rito o di cortesia, ma inutili per chi le legge in prima battuta, ed a seguire per chi spera di leggerci aruspici per il futuro.

Ad ogni modo, queste fantastiche statistiche abbondano, e se ce le hai sotto mano sue ragionamenti a caso ce li puoi fare (il cui valore è evidentemente proporzionale all’inutilità della statistica stessa).

Italia, un po’ tutti, 1309 persone da 15 anni in su, pretese di letture generazionali.

  • A che età una persona è vecchia?
    Ma che ca##*#* di domanda è. Io personalmente a 355.4 anni. Oppure in base alla media degli anni bisestili vissuti moltiplicati per il tempo perso. No, non ce la faccio a prendere queste domande seriamente. Ad ogni modo, secondo la statistica, a 76 anni. Ah, stranamente, chi è già abbastanza vicino a tale età (campione con età maggiore di 72 anni) ha sparato un bel 80…

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  • lei in che misura direbbe di sentirsi solo?
    La risposta va data in unità di misura di peso, lunghezza o tempo? Sono troppo ingegnere? E va bene, allora diamola in percentuale. Ah, beh, allora… Il numero magico in questo caso è 30%. Anche qui, stranamente, chi vive una fase della vita in cui è potenzialmente autosufficiente e con una potenziale famiglia (o assimilabili) avviata dichiara un bel 18% (vuol dire poco soli, no?!), mentre i “millenials” sparano un altissimo 39%. Mi serviva la statistica.

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  • Quanta fiducia prova nei confronti del futuro? E di internet? E nell’Europa? E nella globalizzazione?
    Mia nonna mi avrebbe chiesto di includere anche il Festivàl nel sondaggio. Annovero fra i punti notevoli:

    • se hai più di 72 anni hai meno fiducia nel futuro (un misero 27%), inaspettato
    • se sei un millenials o sei un fruitore accanito di google (dalla rete) la tua fiducia in internet è nettamente maggiore la media. Chissà come mai… Forse perché internet ti ha dato l’opportunità di partecipare a questo sondaggio?
    • la fiducia nell’Europa di tutti coloro che sono in età lavorativa (i.e. si sbattono) è bassissima, fortunatamente la media pesata tiene conto di ciò…
    • ha fiducia nella globalizzazione solo chi la legge come parola su un monitor. Ciò alza, ingiustamente, la media del relativo sondaggio.

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“le passioni tiepide”, bah… le passioni hanno il calore e la forza che ciascuno gli da, non quello che gli attribuiscono valori medi e dispersioni: “stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche (margine di errore 2.7 %)“… no comment.

WU

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Graffette assassine

La verità è che abbiamo paura di perdere il titolo di razza egemone di questo pianeta. E la cosa ci darebbe ancor più fastidio se fossimo scalzati da una nostra creatura. A parte scenari futuribili distopici e post-nucleari, la paura che una intelligenza artificiale ci scalzi è per me sostanzialmente legata a questo.

A tal riguardo è particolarmente interessante, ed a tratti paurosa, la “teoria” immaginata dal filosofo svedese Nick Bostrom, nel 2003: moriremo tutti distrutti da un’intelligenza artificiale molto evoluta. Praticamente il rischio esistenziale della sopravvivenza a lungo termine dell’umanità.

E fin qui nulla di particolarmente nuovo (vi sono b-movie con sceneggiature migliori). La cosa interessante della teoria è il come. Moriremo tutti per mezzo di… graffette.

Avete presente quei cosetti di filo di ferro che prendiamo e buttiamo ad un ritmo incessante quotidianamente? Immaginiamo che un bel cervellone di silicio, in grado di imparare e di evolversi, sia stato istruito a produrre graffette. Quante più graffette possibili. E’ un compito perfetto per un robot (industriale, ai giorni nostri) che saprà ottimizzare la produttività e l’utilizzo dei materiali per produrre graffette e graffette. Diventerà così bravo da saper utilizzare qualunque sistema messo a disposizione dalla natura e dall’uomo per portare avanti al meglio il suo compito. Modificherà l’economia globale per guadagnare quanto più possibile e reinvestirlo nell’ulteriore produzione di graffette.

Tutti i vari problemi del mondo, dalla fame alle guerre, sarebbero solo delle inefficienze di sistema da dover risolvere per incrementare ulteriormente la produzione, per evitare distrazioni. La produzione si fermerà solo quando non vi saranno più risorse (compresi noi esseri umani) a disposizione. Il mondo, e noi stessi, perirà sotto una montagna di graffette.

A parte gli aspetti esasperati (davvero?) della teoria, il concetto è chiaro: un’intelligenza artificiale ha uno scopo molto chiaro e non ha (o potrebbe non avere) la nostra flessibilità nello stimare costi e benefici. Farà di tutto per raggiungerlo al meglio e se noi stessi siamo lenti/inutili/inefficienti (… cosa praticamente inevitabile) non esiterà a toglierci davanti.

Lo scopo è chiaro, magari c’è da lavorare sui macchiavelli metodi. L’unica cosa che mi lascia ben sperare è che confido molto nella nostra resilienza.

WU

PS. … e come non segnare questo “giochino”?

http://www.decisionproblem.com/paperclips/index2.html

Praticamente “la mente superiore” deve gestire un po’ di soldini ed un rocchetto di fil di ferro. Dando qualche semplice istruzione deve vedere quante graffette riesce a produrre… e come (e se) riesce a sterminare l’umanità.

Il mio risultato (ovviamente lascerò la pagina aperta per tutta la giornata 😀 ): 1,000 clips created in 4 minutes 49 seconds. L’umanità è ancora salva.

PPSS @ 23.10.17… ed ovviamente non potevo non arrivare in fondo… 😀 . Il giochino, confermo, è veramente ben fatto. Lavora in background (la tab del browser aperta ed in primo piano), si evolve (come si confà ad una AI), ti spinge a scoprire regole e meccanismi, ti porta a colonizzare l’universo (dopo la “full autonomy” nella produzione delle graffette ed il completamento dello sfruttamento delle risorse della terra, ovviamente…) e quindi a decidere se continuare a maciullare graffette su graffette o ricominciare in un nuovo universo.

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… praticamente una droga da ufficio.

Emi-pangramma

Mi sono intrippato in un giochino stupido stupido. Tanto per cambiare.

Per una serie di motivi ho comprato un alfabeto. Non che io, come nessuno, possa mai possedere un alfabeto nel senso di proprietà, ma ho acquistato delle simpatiche letterine che mimano tutte e 26 le lettere a me note.

E da li… il dramma 🙂

Allora, le regole che mi sono dato sono relativamente semplici: usare il maggior numero di lettere in parole di senso compiuto. E’ un po’ una cosa diversa da i soliti giochini linguistici di trovare parole con più doppie, più vocali, più lunghe, palindrome, etc. etc.

Una specie di ricerca dell’emi-pangramma (poi dei pangrammi parliamo a parte) italiano più lungo.

In pratica ho a disposizione le 26 lettere e cerco di dare un senso ad il maggior numero possibile di esse. Dato che il concetto di “senso” è sostanzialmente legato, oltre che alla lingua italiana, anche alla mia conoscenza di essa, il giochino mi ha spinto a scoprire parole, come dire… inusitate.

Vi risparmio le ore perse su questa faccenda ed elenco sotto i miei tre risultati più notevoli (ed è tutto dire):

  • spugna chi feltro; tre parole per un totale di 15 lettere
  • feldspato brughi; due parole (eh, si, esistono entrambe) per un totale di 15 lettere
  • compravenduti; singola parola dalla bellezza di 13 lettere.

Ogni vostro tentativo è più che benvenuto.

Conclusione: ho ordinato un secondo alfabeto. Se mi ritrovate a fare questi discorsi con ben 52 lettere allora sono decisamente fottuto.

WU

Innovating Countries

Fra i vari modi che abbiamo di raffigurarci il mondo c’è anche un non meglio definito Bloomberg Innovation Index che:

scores economies using factors including research and development spending and the concentration of high-tech public companies

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In base a come si pesano i vari fattori, a cosa si considera high-tech e a ciò che si dichiara parte di R&D mi immagino (non ci vuole poi molto) che si può dimostrare una cosa o il suo contrario abbastanza agilmente.

Ad ogni modo (ovvero seguendo le note in calce alla classifica), attenendoci all’indice scopriamo dove si innova di più, e dove di meno, nel mondo in questo 2017.

BlInIn_1.pngAllora, vediamo un po’:

  • se volete innovare davvero (parlo di brevetti e ricerca, non di carrozzoni che devono far muovere un po’ di soldi pubblici) allora il place to be è, esattamente come lo scorso anno, la Corea del Sud (… volevo vedere se era quella del Nord).

South Korea remained the big winner, topping the international charts in R&D intensity, value-added manufacturing and patent activity and with top-five rankings in high-tech density, higher education and researcher concentration. Scant progress in improving its productivity score — now No. 32 in the world — helps explain why South Korea’s lead narrowed in the past year.

  • I paesi del nord Europa si confermano (con un po’ di variazioni “fra loro”) l’incubatore di Europa: Svezia seconda (diciamocelo che è molto aiutata da una moneta debole che favorisce le esportazioni…), Germania terza, Finlandia quinta.

Silver medal winner Sweden owes most of its rise to improvement in the manufacturing value-added metric, while Nordic neighbor Finland jumped two spots in large part because of the rise of high-tech firms in the country. Norway held its No. 14 spot from last year. […] Fresh ideas tend to pay off big in Sweden, even as the current government is less business-friendly and has imposed labor taxes that could crimp business investment […]

  • Israele è l’unico paese mediorientale ad entrare nell top 10
  • Il Giappone, che conserva comunque una ragguardevole 7ma posizione, subisce un balzo indientro di ben tre posti rispetto al quarto posto dello scorso anno, ora detenuto da una Svizzera (stranamente) in crescita, che va a fare concorrenza ai vichinghi.
  • The biggest loser in this year’s Bloomberg Innovation Index was Russia, plunging 14 spots to No. 26, almost five times the size of the next-largest drop in the rankings. Battered by sanctions and the after-effects of a couple years of subdued energy prices, Russia’s solid scores last year in manufacturing and productivity were destroyed in this year’s tally.

L’ Italia, proprio perché dobbiamo dirlo, è una squadra di mezza classifica (onestamente pensavo peggio), addirittura con un +2 rispetto al 2016. Favorisca chi vuole riempirsi la bocca con la “ripresa”.

WU

Spazio-tempo natalizio

Un po’ di fantafisica natalizia (di certo non particolarmente nuova).

Tutti sappiamo (noi bimbi alla lettura) che Babbo Natale consegna i regali a tutti i bimbi buoni la notte di Natale.

Appunto: tutti i regali in una notte. E quindi, l’annosa domanda (tramandata da padre in figlio), come fa Babbo Natale a fare tutto in una notte?

No, Amazon non centra. Ma la relatività si. Potenzialmente.

E’ almeno questo il conto che hanno provato a fare al dipartimento di fisica dell’università dell’Exeter. 700.000 di regali in una notte su e giù per il globo in 31 ore (considerando i fusi orari della notte natalizia).

Da due conti veloci si scopre che… le sue renne viaggiano alla moderata velocità di circa 10 milioni di chilometri l’ora. Una bazzecola per ogni buona renna di Babbo Natale.  Ovvio che non lo vediamo mai. Ed inoltre a queste velocità la relatività ci spiega che in tempo rallenta e quindi… Babbo Natale non invecchia.

Per una buona spiegazione su come fa a sollevare il suo giga-sacco invoco la teoria delle stringhe. Alcune cose bisogna crederci (o non crederci) e basta. Ah?!…

WU

PS. Sul sito della suddetta università scopro anche che la faccenda Santa Clause attanaglia anche altri rami di studio (qui un estratto del saggio con una conclusione di indubbio valore):

Might it be the case that the harshness of real life requires the creation of something better, something to believe in, something to hope for in the future or to return to a long-lost childhood a long time ago in a galaxy far far away?

 

 

Generatore lineare congruenziale

La matematica è per sua natura abbastanza ordinata, abbastanza ripetitiva ed abbastanza prevedibile. Certo, abbastanza.

In un mondo come questo è quindi non proprio banalissimo avere la generazione di numeri che siano veramente, ma veramente casuali. Ci si accontenta spesso di numeri pseudo-casuali (ovvero numeri generati da un algoritmo che pur essendo deterministico produce una sequenza che ha circa le stesse proprietà statistiche di una sequenza casuale) tipicamente perché il vero caso non serve poi a molto ed è computazionalmente difficile da ottenere.

In altre parole esiste un’equazione “semplice” per ottenere una sequenza di numeri che sembra prodotta dal caso. L’algoritmo LCG (Linear Congruential Generator) è uno dei più vecchi, semplici e conosciuti algoritmi che ci danno l’impressione del caso.

L’algoritmo si basa su un modulo (m), un moltiplicatore (A) ed un incremento (C); uno dei valori della successione, il cui periodo è al più m, è quindi definito da:

Xn+1 = (A Xn + C) mod m

Inutile dire che la semplicità dell’equazione (ed il conseguente largo uso anche in algoritmi numerici) si paga in termini di bontà dei risultati; la scelta dei tre coefficienti diventa fondamentale (e potrebbe essere a sua volta il frutto di un generatore di numeri casuali 🙂 ).

Ed ora facciamo qualche prova:

LCG.png

Cose simpatiche:

  • il penultimo caso è l’algoritmo della Borland C/C++
  • se A ed m sono molto maggiori di C, i valori della successione si schiacciano su C
  • nel primo e secondo caso (ed in generale per ogni combinazione di fattori abbastanza semplice e lineare) la successione è tutt’altro che casuale
  • ovviamente più grandi sono (numericamente) i tre fattori e più l’aspetto casuale della faccenda viene fuori.

… pensateci la prossima volta che vi viene chiesto di dire un numero a caso.

WU

Amanti e bottoni

… il genere di correlazioni assurde (tanto meglio se suffragate da dati sperimentali o modelli che dovrebbero dare spessore scientifico alla cosa ) che mi fa veramente impazzire.

Passerei ore a mettere insieme cose che non c’entrano nulla e vedere che legame potrebbero avere in comune . A volte lo faccio (e di certo non mi pagano), molti altri lo fanno (spesso sono anche pagati) con egregi risultati.

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TruthFacts qui si esibisce in una discutibile legge.

Discutibile (IMHO) non tanto per le due variabili che mette assieme, ne per la correlazione lineare che stima, ma solo per il fatto che parta da 0. Giorni incravattati e derive psicopatiche a parte trovo decisamente impossibile serrarmi nella camicia (di forza, come dovrebbe effettivamente essere) da cima a fondo.

Quindi ora devo solo scoprire chi è la mia amante…

WU

PS. Effettivamente anche il fatto che una camicia ha bottoni limitati potrebbe essere una sorta di limite superiore … per qualcuno.