Lb-1 grosso, nero e sbagliato

Ha una massa 70 volte maggiore quella del nostro Sole, è situato a circa 15 mila anni luce dalla Terra… e non dovrebbe esistere. E’ un errore, della natura, ovviamente.

Stiamo parlando di un mostro cosmico spettacolare, un buco nero stellare (tecnicamente stelle massicce che collassano sotto la loro stessa gravità) dal peso record. Una sorta di eccezione, o meglio una rivoluzione delle nostre teorie riguardanti questi corpi celesti. Infatti secondo i “nostri calcoli” Lb-1 semplicemente non dovrebbe esistere (eppure è enormemente li!).

La nostra sola Via Lattea dovrebbe (sempre secondo i modelli che stiamo, in parte, mettendo in discussione con la scoperta di Lb-1) contenere 100.000.000 di buchi neri con una massa massima di una ventina di volte quella del nostro sole.

Un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio astronomico nazionale cinese ha invece notato Lb-1… ed è nella nostra galassia! Secondo i nostri modelli solitamente una stella a fine vita espelle gran parte della sua massa come parte dei potenti venti stellari. Quello che rimane indietro e che eventualmente collassa in un buco nero non potrebbe essere quindi così massiccio come Lb-1… E non di poco: il mostro nero in questione è circa il doppio del massimo teorico che ci aspettavamo di trovare. Ora si che ci deve (lui, ovviamente) delle spiegazioni!

La scoperta, inoltre, è di per se sconcertante: buchi neri di enormi dimensioni esistono anche nella nostra galassia! (no, non ci stanno per fagocitare) Cosa fin’ora non scontata (e che, divago, assieme alla conferma delle onde gravitazionali -che per essere generate in entità da noi individuabile devono aver richiesto il collasso di buchi neri ben più grandi di quelli che sappiamo teorizzare- contribuirà a farci capire passato, presente e futuro del nostro universo). Finora, inoltre, buchi nero stellari (che non emettono, ovviamente, luce) potevano essere scoperti solo mediante l’emissione a raggi X dei gas che fagocitavano, tipicamente cannibalizzando qualche stella compagna.

Non tutti i buchi neri però sono così impegnati a banchettare (e quindi ad emettere raggi X che li rendono visibili dai nostri “occhi”) anzi, la stragrande maggioranza dei buchi neri stellari rimane nascosta e taciturna. Il team di ricerca, per superare questo “problemino” si è affidato ad una tecnica assolutamente diversa: Lamost è un telescopio spettroscopico a fibre ottiche in grado di osservare stelle in orbita intorno a un oggetto invisibile, semplicemente attirate dalla sua gravità. L’unico aspetto che un buco nero non sa nascondere. La tecnica usata ha una percentuale di successo molto ristretta, solo una stella su un milione può essere tipicamente scovata nella sua orbita intorno a un buco nero. Nella scoperta di Lb-1 c’è stata anche una bella dose di “fortuna” (serendipity, magari).

Dopo Lamost gli altri grandi telescopi mondiali sono stati puntati sulla stalla in questione: una stella otto volte più pesante del Sole in orbita attorno a “qualcosa” … la massa stimata di questo “qualcosa” è appunto 70 volte quella del nostro Sole.

Ecco a voi Lb-1, sufficientemente grossa da mettere in crisi il nostro ego.

WU

Si bemolle, la nota dell’universo

La nota più profonda mai registrata nell’Universo: Si bemolle, costante. Le sirene che la emettono sono … semplicemente dei buchi neri.

Prendiamo ad esempio quello che si trova all’interno della costellazione del Perseo, 250.000.000 di anni luce da noi. La sirena è stata guardata per un po’ da Chandra (telescopio a raggi X della NASA) che si è accorto di una specie di “increspatura” nella nube di gas che circonda il buco.

A tali increspature è associata una vibrazione acustica che ha percorso tutti gli anni luce per arrivare fino alle nostre “orecchie”. Il SI è già di per se una nota bassa, bemolle è mezzo tono ancora più bassa: inascoltabile. 57 ottave più bassa di un tipico DO (un pianoforte ne contiene a mala pena 7…). Praticamente la nota più bassa mai “ascoltata” ed almeno un milione di miliardi di volte più bassa di quello che le nostre orecchie possano ascoltare.

Il profondissimo si bemolle è il vagito che ascoltiamo del gas fagocitato (in un prodigioso ammasso di luce e calore) dal buco nero. E quello di Perseo non l’unico… anzi, un po’ tutti quelli attivi che si fanno ascoltare emettono tale nota.

A parte l’aspetto musicale, queste onde sonore sono un valido strumento a capire l’evoluzione delle grandi strutture del cosmo. Perché, ci chiediamo da anni, c’è così tanto gas caldo nelle galassie e così poco gas freddo?

I gas caldi, che si mischiano con i raggi X, dovrebbero piuttosto raffreddarsi considerando l’energia dispersa dai raggi X. I gas più densi, inoltre, sono quelli più vicini ai nuclei galattici (tipicamente buchi neri) e sono anche dove l’emissione di raggi X è maggiore; ci si aspetterebbe quindi che tali gas si raffreddino più velocemente. Se così fosse il raffreddamento causerebbe anche un calo della pressione in tali gas facendoli sprofondare verso i buchi neri ed accelerando la formazione stellare.

Tutto questo non accade, o almeno non al rateo che vorremmo. Vi è scarsa evidenza di questo raffreddamento dei gas e quindi di formazione stellare in base a questo modello. Nessun modello teorico sviluppato è stato finora pienamente soddisfacente ne supportato da osservazioni (ottiche o audio, è il caso di dire), a meno di non considerare anche la nota dell’universo.

Per capire come un si bemolle possa aiutarci torniamo un attimo a Perseo. Chandra ci ha fatto “vedere” sue super-bolle al centro della costellazione che si estendono dal centro del buco nero verso la periferia della galassia. In tali cavità sembra vi sia qualcosa che in qualche modo “respinge” il gas della galassia rendendole quindi “vuote”.

Vi sono quindi dei flussi “antri intrusione” che contrastano la voglia del buco nero di fagocitare qualunque cosa. Per generare tali cavità serve evidentemente una grande quantità di energia che potrebbe… essere trasportata da un si bemolle. Le onde acustiche potrebbero effettivamente essere le artefici di queste cavità dissipando nei gas galattici energia che li manterrebbe caldi prevenendo un flusso di raffreddamento durante il loro destino verso il buco nero.

Ma se fosse veramente così significherebbe che la nota delle onde acustiche sarebbe costante per tutta l’estensione delle cavità, qualcosa come 2.5 miliardi di anni! Le onde acustiche, propagandosi dal buco nero verso l’esterno, potrebbero essere (la parla fine non è ancora stata messa) alla base del meccanismo che limita la formazione stellare e l’accrescimento sfrenato di materia da parte dei buchi neri in un modello “a gas freddo”.

Perseo è semplicemente la costellazione più brillante osservata da CHANDRA, ma guardando meglio anche in altre galassie alla ricerca di gas caldi, la conformazione “a due cavità” sembra ripetersi ed anche l’ascolto del Si bemolle, profondo e costante, si ripete.

Quando si dice “ascoltare l’universo”.

WU

PS. Curioso e sommario come si conviene.

Ikigai: il motivo per alzarsi al mattino

sono un profondo sostenitore del fatto che la filosofia aiuti a vivere. Non importa quale essa sia nello specifico è una di quelle cose (forse LA cosa) più personali in assoluto. Credere, confidare, illudersi, usate il termine che preferite in qualcosa è quello che ci fa scendere dal letto il mattino senza pentimenti o magoni.

Per i giapponesi la filosofia maestra per affrontare il day-by-day è lo Ikigai: la soluzione a tutti i problemi della vita e ragione per andare avanti. Detto così sembrerebbe la panacea di tutti i mali, ma come sempre succede in questi casi (oltre a capire un po’ meglio di cosa si tratta) è sicuramente il caso di capire come la filosofia in questione si possa applicare al singolo (cosa tutt’altro che facile).

Ikigai: lo stress diminuisce e la vita migliora (e daje con queste dichiarazioni…). Sostanzialmente la filosofia in questione è un costrutto che parte da quattro ipotesi basilari:

  • quello che amiamo
  • quello che gli altri amano di noi
  • quello che sappiamo fare
  • quello che possiamo fare (magari per il mondo)

Trovare un buon equilibrio fra questi quattro aspetti significa aver trovato il nostro, personalissimo Ikigai.

Ikigai.png

Come fare coltivare il nostro Ikigai? Beh, più facile a dirsi che a farsi, anche se ci sono alcune cose che certamente aiutano: avere delle passioni, coltivarle; avere un impegno quotidiano (lavoro?), possibilmente redditizio; avere delle capacità tecniche/pratiche/manuali/mentali, riconosciute. In pratica, partendo dai quattro pilastri di cui sopra, le quattro strade (da percorrere tutte assieme) per raggiungere lo Ikigai sono:

  • Passione
  • Missione
  • Professione
  • Vocazione

Certamente non è come una ricetta di cucina che ci dice cosa dobbiamo mescolare ed in che dosi per scendere motivati dal letto, ma è un ottimo spunto per pensare (al mattino o durante il giorno) se una data azione/comportamento è effettivamente funzionale alla nostra soddisfazione oppure predilige uno specifico pilastro.

Lo vedo come un breviario per avere un obiettivo e conseguentemente stare meglio.

WU

PS. Mi torna in mente questa citazione (non sono riuscito a ripescarne la fonte) che faceva, più o meno, così:

The secret to happiness is freedom. The secret to freedom is courage. The secret of courage is the pursuit of happiness. Repeat.

Lettura artificiale

Siamo nell’era in cui la locuzione “intelligenza artificiale” sembra riassumere il futuro. In realtà è una cosa solo parzialmente nuova (e non solo per B-movies catastrofici) che come tutto sta velocemente progredendo. Parliamo di algoritmi che imparano da se stessi. Che “studiano” quello che gli diamo da studiare e raggiungono (affinando una serie di parametri su un codice scritto, finora, da mano umana) una livello di “conoscenza” nella loro mansione da far impallidire i Leonardo-Da-Vinci-che-non-ci-sono-più.

Una volta che il giochino funziona lo si mette alla prova negli ambiti più disparati. Lungi da me una lezione sul machine learning e sui campi di applicazione, mi ha incuriosito questo “esperimento“.

Sono stati fatti leggere ad una intelligenza artificiale (paziente, che non fa i capricci, ma che non ne trae neanche piacere) 3.5 milioni di libri (!). Tutti questi testi e tutte queste informazioni sono state fatte processare all’intelligenza con uno scopo ben preciso: scoprire se c’è una differenza tra i tipi di parole usati per descrivere uomini e donne. Avrei da ridire sullo scopo “riduttivo” dopo tutte le info (parliamo di qualcosa come più di 11.000.000.000 di parole…) che l’intelligenza ha evidentemente acquisito.

Il risultato che definirei inatteso, grottesco, un luogo comune, e-c’era-bisogno-di-un-computer, frutto non solo dei nostri tempi, un retaggio dei nostri tempi è più o meno che le parole usate per le donne si riferiscono molto più alla loro apparenza rispetto alle parole usate per descrivere gli uomini.

UominiDonne_aggettivi.png

Abbiamo dato valenza statistica ad un sentimento (maschilista!) abbastanza diffuso. Abbiamo “confermato” una sorta di pregiudizi di genere anche nel linguaggio letterario. Devo però dire che la cosa mi puzza un po’ di “bias di conferma”; in fondo descrivere una donna anche per il suo aspetto estetico non vuol dire per forza sessismo… Ma la statistica questo aspetto non lo coglie (e non deve!). Gli algoritmi sono un insieme di istruzioni fisse che identificano, in questo caso, aggettivi maschili o femminili; se la fonte utilizza questi termini in maniera corretta o distorta l’algoritmo non lo coglie; i sistemi di intelligenza artificiale di adattano alle info date loro in pasto, non vanno oltre.

Ad oggi l’algoritmo (i ricercatori sono al lavoro per un upgrade) non distingue di certo i vari generi letterari, gli autori e le loro inclinazioni personali ed artistiche, non tiene conto del periodo storico in cui è stato scritto il libro ed in generale non contestualizza nulla dei milioni di libri che “legge”.

Per ottenere analisi più raffinate (come quelle che necessarie quando si chiede ad una macchina di entrare “nelle faccende umane”) bisogna sviluppare algoritmi più raffinati in grado di interpretare o ignorare il contesto delle parole ed allora si che si potrà avere conferma dei nostri stereotipi di genere e pregiudizi… che sono pronto a scommettere emergeranno.

WU

PS. Non so se in odore di ignobel.

Europa + Africa = Atlantropa

Correva l’anno 1927. La grande depressione del ’29 era alle porte (si, qualche segnale c’era), la Prima Guerra Mondiale era alle spalle e vi era rinnovata fiducia soprattutto nelle idee ingegneristiche. Un ottimismo tecnico che faceva da volano ad una economia vacillante, direi.

In questo contesto viveva Herman Sörgel, architetto e filosofo, una fantastica ed inusitata crasi, anche per quei tempi. Fra le varie idee che coltivava Sörgel ve n’era una che ha lasciato una traccia nella storia e, per fortuna, non sul nostro pianeta.

Arrestare l’afflusso di acqua al mar Mediterraneo ed abbassare il livello delle acque  (beh, tecnicamente… di nuovo, dato che vi sono prove geologiche a supporto del fatto che in passato, e non parlo di secoli ma di millenni, di anni fa il “nostro mare” era effettivamente asciutto, ma questa è un’altra storia).

Una cosetta da nulla che avrebbe unito l’Africa e l’Europa in un solo continente. Sarebbe stato sufficiente chiudere lo Stretto di Gibilterra in maniera che l’evaporazione naturale del mare lo avrebbe fatto prosciugare. Nel giro di circa 60 anni, secondo i conti di Sörgel, le acque del Mediterraneo si sarebbero abbassate di circa 150 metri e sarebbero di conseguenza emersi circa 600.000 chilometri quadrati di nuove terre.

Genova, Messina e Napoli sarebbero divenute cittadine dell’entroterra, la Sicilia sarebbe divenuta ovviamente parte del continente, Sardegna e Corsica si sarebbero fuse in una sola grande isola e Venezia sarebbe stata automaticamente messa al riparo dai pericoli del Mediterraneo (se volevamo preservarne la bellezza, pensava sempre Sörgel, saremmo stati sempre in tempo a fare una laguna artificiale ad-hoc… semplice, no?).

Per chiudere lo stretto sarebbe stato necessario abbattere una catena montuosa in Spagna (beh, si avrebbe distrutto anche qualche città e qualche villaggio, ma si sa… in nome del progresso…), trasportare le rocce in un punto preciso dello stretto ed utilizzarle come base per una mega-diga di 35 km. Questa era la diga principale, ma per realizzare il progetto erano necessarie anche altre dighe “minori” tra la Sicilia e la Tunisia, nel canale di Suez e nel Bosforo (ah, questo Mediterraneo che non se ne sta bello gingillato…).

Atlantropa.png

Un progetto del genere avrebbe creato milioni di posti di lavoro (rilanciando l’economia di tutta l’Europa!) per qualcosa come 150 anni (10 anni solo per la diga di Gibilterra) ed avrebbe avuto un ulteriore incredibile vantaggio.

Sörgel, infatti, teorizzo e “calcolò” che tutto questo sistema di dighe poteva essere sfruttato come delle colossali centrali idroelettriche; tramite gradini, dislivelli e cascate d’acqua vi sarebbe stata energia abbondante per tutto il nuovo continente (50.000 MW che avrebbe dovuto produrre la sola centrale sullo stretto di Gibilterra). In teoria centrali idroelettriche del genere sarebbero state fattibili con le conoscenze tecnologiche dell’epoca, anche se richiedevano opere titaniche.

L’economia Europea avrebbe avuto solo benefici ed anche l’Africa (il continente dei neGri da colonizzare dal Bianco invasore!) sarebbe stata forzatamente industrializzata. Ah, un ponte fra Sicilia e nord Africa completava la visione… il ponte sullo stretto è solo un piccolo cavalcavia a confronto.

Qualche aspetto negativo lo stesso Sörgel lo aveva identificato: il ritiro del mare avrebbe portato alla luce ingenti quantità di sale… un problemino per qualsiasi tipo di coltivazione; il prosciugamento di un mare avrebbe accelerato la desertificazione e generato catastrofi mondiali… al limite addirittura una nuova era glaciale nel nord Europa.

Ma il progresso doveva andare avanti (vi ricorda, seppure in maniera più plateale, qualcosa che stiamo vivendo?). Sörgel sperava che tutta l’Europa (lo si potrebbe definire un europeista ante litteram… in un epoca in cui ancora comandava il Fuhrer che non gradiva troppo la cosa) potesse finalmente collaborare e che il progresso generato da questo mega-fanta-progetto potesse in qualche modo far digerire all’umanità intera gli effetti collaterali dell’opera. Avrebbe creato ricchezza, occupazione, futuro, progresso, cosa potevano volere di più!

Il tutto finì (meno male) con un nulla di fatto; Sörgel venne investito da un’auto pirata, mai identificata, su un rettilineo nel Natale del 1952 ed il suo istituto (fondato alla fine della WWII con il compito di diffondere le idee del suo ideatore) venne chiuso 8 anni dopo la sua morte, nel 1960.

Amen, almeno per ora.

WU

PS. Mi ricorda tanto quest’altro delirio qua.

PPSS. Ho sempre ammirato i visionari (o i matti, se preferite) di qualunque epoca. Indipendentemente dal genere di idee che partoriscono…

Sirio e l’enigma dei Dogon

Mali, Africa orientale. Da qualche parte nel bel mezzo del nulla, fra polvere e capanne vive il popolo dei Dogon.

Cane Maggiore, sopra le nostre teste nell’immensità cosmica. La costellazione ospita la stella più brillante del cielo notturno: Sirio, ovvero Alfa Canis Majoris.

Fra i due scenari c’è un legame quantomeno insolito, e che ci piace considerare misterioso. Enigmatico.

Partiamo da Sirio. La stella non è una stella, nel senso che non è una sola. Sirio è infatti un sistema stellare multiplo. Di certo è binario e potrebbe esserci in giro anche una terza compagniuccia… anche se la cosa non è mai stata confermata.

Sirio

Sirio è stata dalla notte dei tempi un riferimento nel cielo notturno (…cosa che evidentemente anche i Dogon dovevano apprezzare), ma del fatto che fosse un sistema stellare doppio si è avuto contezza solo nel 1862 quando i telescopi diventarono abbastanza potenti per confermare le supposizioni fatte non più di vent’anni prima circa il moto proprio della stella.

La stella più luminosa del sistema è Sirio A (Senza troppa fantasia) ed attorno ad essa orbita (questa è la parte “nota”, sia chiaro) una nana bianca. Chiamata, indovinate un po’, Sirio B (una stella grossa più o meno come la terra, ma estremamente più densa, pesa infatti circa il 98% del nostro Sole!). La rivoluzione di Sirio B attorno alla primaria ha un periodo di circa 50 anni e la porta ad una distanza fra compresa fra 8,1 e 31,5 UA. Ulteriori osservazioni con telescopi terrestri e spaziali hanno notato ulteriori anomalie nel moto delle due stelle, ma una terza stella a completare il sistema non è stata mai effettivamente osservata.

Ora dovrebbe essere chiaro che l’osservazione di Sirio e del suo sistema stellare non può prescindere dall’utilizzo del telescopio e dagli sviluppi tecnologici, cosa che evidentemente non rientra fra le priorità nazionali del Mali e men che meno fra quelle dei Dogon.

Eppure i Dogon hanno la paternità di un graffito che rappresenta esattamente Sirio A e la sua compagna Sirio B con tanto di orbita. Ah, ed è vecchio di almeno 400 anni. Tanto per non farci mancare nulla, “pare” che anche loro sostengano la presenza di una terza stella a completare il sistema.

SirioDogon.png

Il tutto è trattato in articoli e libri che hanno poi attribuito ai Dogon (e quanto ci piace…) anche ulteriori, impossibili conoscenze astronomiche. Cose (onestamente ben più vicine e potenzialmente più semplici di osservare anche anzi tempo) tipo i satelliti galileiani o gli anelli di Saturno non sarebbero stati per loro un mistero…

Ci piace credere, mi piace credere (quando la cosa non sfocia in bufale o complottismo). Nel caso specifico, tuttavia, credo che vogliamo vedere quello che cerchiamo (un bias cognitivo, si dice così?) notando qualcosa di “magico” in quello che probabilmente è un graffito qualunque dei Dogon. Al secondo livello di probabilità sono portato a pensare che si tratti di un caso di contaminazione culturale (ci sarà pure un Dogon, su una popolazione di 240.000 anime, che è venuto a contatto con qualche forma di bibliografia scientifica…). E come ultima spiegazione che i Dogon abbiano un fantastico telescopio nascosto nel Mali, chissà, magari fatto di vibranio… No, i contatti passati con civiltà aliene non li prendo neanche in considerazione, sorry.

WU

PS. Visto che ci siamo. Sapete da dove trae origine la parola canicola? Il cane maggiore, e Sirio in particolare, sorgevano ai tempi dei Greci poco prima del sorgere del sole (sorgere eliaco) nella parte più calda dell’estate. I giorni del cane, di un caldo da cani, della canicola.

PPSS. Non so bene il perché, dato che c’entra solo in parte e soprattutto fa riferimento all’emisfero sbagliato, ma ho canticchiato questa canzone per tutto il tempo della stesura del post…

42

(-80538738812075974)^3 + (80435758145817515)^3 +(12602123297335631)^3 = 42

Per risolvere questa equazione ci sono voluti circa 65 anni.

Ok, ok, diciamo le cose come stanno.

Quali sono i tre numeri interi (quindi non decimali, quindi senza le virgole) che elevati al cubo e sommati fra loro danno come risultato un numero preciso? Ovvero, matematicamente quali sono x, y e z tali che

x^3 + y^3 + z^3 = k

con K un numero noto?

Quella sopra è una particolare forma dell’equazione diofantea. Nel caso x^n + y^n = z^n (n è un parametro) sappiamo (il che vuol dire abbiamo dimostrato matematicamente e non trovato solamente soluzioni numeriche) che ha infinite soluzioni per n=2 mentre non ne ha nessuna per n>2. Nella sua versione esponenziale x^a – y^b = 1, in cui le variabili sono agli esponenti, sappiamo che esiste un’unica soluzione per x=b=3 e y=a=2 (mi affascina sempre vedere che in fondo le soluzioni “misurabili” per queste equazioni vedano tutti numeri piccoli, semplici, quotidiani, come attori…).

Ad ogni modo, tornando a noi, la domanda di cui sopra può sembrare banale (e quindi fa incaponire ancora di più appassionati, esperti e professionisti) ed in effetti per alcuni valori di k lo è.

La “sfida” fu posta in tale forma nel 1954 e furono trovate “velocemente” (diciamo nel giro di una trentina di anni) le risposte per tutti i valori di k fra 0 e 100 con due notevoli eccezioni: 33 e 42.

Per la soluzione dell’equazione per questi due valori (ma che avranno poi di così strano?) abbiamo dovuto aspettare il 2019. Ad inizio anno il 33 è capitolato ed a settembre dello stesso anno è stata la volta del 42.

Il metodo utilizzato per la soluzione è più che altro numerico (… diciamo pure che il “vero problema” è che equazioni in questa forma sono difficilmente invertibili ed è facile incappare in soluzioni decimali…): si butta l’equazione in pasto ad un super-mega-computer e gli si fanno provare tutte le combinazioni possibili (beh… più o meno) fino ad avere come risultato… 42.

Il computer utilizzato per risolvere l’equazione ha sfruttato il calcolo parallelo avvalendosi dei processori di un equivalente di 500.000 pc domestici (una sorta di pc-globale direi…) e dopo qualche milioncino di ore di lavoro… ecco la risposta. Ed è stata anche una botta di fortuna! In fondo il risultato è arrivato in “breve tempo”; il programma avrebbe potuto girare per centinaia di anni…

Ah, e non è tutto. Ci siamo limitati per ora a completare le soluzioni fino a k=100. Considerando k che va da 100 a 1000, mancano ancora molte soluzioni: 114, 165, 390, 579, 627, 633, 732, 906, 921 e 975

La sfida è ancora aperta (calcolatrice alla mano vi posso assicurare che per quanto semplice sia la domanda è sostanzialmente impossibile rispondere…)

WU

PS. Ovviamente come non pensare immediatamente (ed anche prima) a questo:

Ci aveva sicuramente preso!

PPSS. Nella smorfia, per la cronaca (non so perché mi sia venuta in mente questa domanda non appena ho letto la notizia e non sono certo solito consultare la smorfia…), il 42 è il numero del caffè. Pensateci, domattina.

Mesmerismo – il magnetismo animale

Il nostro corpo funziona basandosi anche sui diversi fluidi che in esso scorrono (e fin qui anche un WU qualunque non avrebbe da obiettare). Fra questi ve ne è uno (…attenzione attenzione) in particolare che ne regola il corretto funzionamento.

Il fluido in questione è una sorta di fluido magnetico (maccheccazzo, si può dire?!) il cui blocco o in generale difficoltà di scorrimento genera malattie e disfunzioni. Tale fluido deve essere sempre in armonia con quello universale (ora sparo col mitra allo schermo…) ed ha caratteristiche molto affini a quelle delle calamite.

Stiamo parlando di quello che è a tutti gli effetti (la cazzata del) “magnetismo animale“. Ma attenzione, il parallelismo con le calamite serve solo come paragone per chiarire la natura magnetica di questo fluido; il fluido in questione è una cosa completamente diversa. Ah, ora si…

La natura magnetica del (fanta)-fluido può comunque esser sfruttata per curarlo e liberarlo. Mediante l’applicazione di una serie di calamite in parti chiave del corpo, infatti, il fluido poteva essere sbloccato e fluidificato. Questo almeno nelle prime rudimentali cure del magnetismo animale; in seguito si realizzò (embbè…) che il fluido era molto più condizionato dallo stesso fluido presente negli altri corpi umani… da cui una ulteriore conferma della “natura animale” del fluido e del suo magnetismo.

Stiamo parlando di una pseudoteoria, in realtà molto diffusa, che prese piede alla fine del settecento grazie al “medico” tedesco Franz Anton Mesmer. Inutile dire che non appena un comitato scientifico si fece carico di verificare/smentire queste teorie le basi “scientifiche” si vaporizzarono all’istante e le teorie stesse furono accantonate. Ma (e non poteva non esserci un ma…) gettarono le basi per l’ipnosi, la pranoterapia, il sonno magnetico e tutte quelle pseudo-scienze (e pratiche della cultura popolare, oltre che trame per racconti fantastici) che faranno pure bene (non lo metto assolutamente in dubbio, se non altro ci rilassano…), ma non le definirei assolutamente come curative.

WU

PS. Questo lo metterei nella serie: “se oggi siamo così potevamo aspettarcelo”. L’uomo ha da sempre (ed oserei un per sempre) avuto una innata, insana, passione per le bufale (o come le volete chiamare). Niente, ci aiutano a sognare, a stare meglio, in qualche strano modo.

PPSS. Ci starebbe bene una “audio-citazione” di Raf, ma sinceramente mi rifiuto…

The Ocean Dam

Correva l’anno 1956, si pensava in grande. In tutto il mondo. E l’Unione Sovietica pensava veramente in grande (non che ora non lo faccia, sia chiaro), tanto lo spazio sembrava lontano…

Il piano super segreto del URSS di quell’anno era qualcosa che oggi stiamo vedendo. E non per mano loro (questa volta mi sento di placare subito gli spiriti complottisti).

Sciogliamo i ghiacciai. Riscaldiamo i mari.

Il progetto originario era appunto quello di… accelerare il riscaldamento globale per sciogliere il ghiaccio dell’artico fino a liberare gran parte dell’acqua contenuta nelle calotte polari. Come? Beh, semplicissimo, costruendo una diga nell’oceano, ovvio no?!

Il mega-progetto, infatti, prevedeva la costruzione di una iper-diga sullo stretto di Bering. 88 km di diga (alla faccia! come dire una diga che va da Bologna a Parma!). I flussi di ghiaccio e tutte le correnti fredde dell’artico sarebbero state intrappolate a nord della diga consentendo alle correnti calde di portare l’acqua calda più a nord.

OceanDam.png

Praticamente un muro fra Siberia ed Alaska avrebbe permesso ai russi di avere le loro coste ben più miti (mi immagino il pullulare di stabilimenti balneari sulle coste della Siberia…). Come se non bastasse una mega centrale nucleare da due milioni di kilowatt sarebbe stata installata per pompare acqua calda oltre la diga creando una sorta di corrente del golfo artificiale riscaldando un po’ tutto l’artico. Praticamente si trattava del primo progetto di cambiamento climatico globale che doveva modificare definitivamente il clima di nord America, nord Asia e nord-est Europa… rendendo il tutto un immenso prato verde.

Il mare del Giappone si sarebbe dovuto riscaldare attorno ai 35 gradi fino alle coste della Korea. La diga sarebbe stata profonda massimo 30 piedi ed ovviamente progettata per resistere sia all’acqua che agli iceberg.

Il piano era pazzesco (e, secondo me e con un po’ di senno di poi, fatto più che altro per propaganda che perché vi si credesse davvero), ok. Ma c’è di peggio. Gli Americani lo giudicarono fattibile. Il governo degli Stati Uniti, infatti, considerò seriamente la proposta investendo risorse e tempo nel capire i rischi ed i costi. Alla fine si convinsero (loro e prima di loro i Russi) che il costo del progetto sarebbe stato smisurato ed il tutto fu accantonato (…e meno male, una volta tanto, che esiste il Dio Denaro!).

Ringrazio, in questo caso, la storica mancanza di collaborazione fra Russi ed Americani.

WU

RGB 255,188,144

Secondo voi che colore è? Basta andare su un programma di disegno (o al limite anche su Office…) per scoprirlo. Stiamo parlando di una specie di beigino smorto tendente al salmone che vedrei bene come colore per una casa in un porticciolo in riva al mare.

Ora vediamo l’immagine sotto. La domanda “di rito” è di che colore sono le sfere? Beh, piuttosto semplice (e quindi piuttosto sbagliato, altrimenti di che stiamo parlando?): rosse, verdi, viola (o forse blu?).

SfereIllusione

Come “prevedibile” le sfere sono tutte dello stesso RGB 255, 188, 144 e sono poi le linee orizzontali a darci l’illusione che siano di colori diversi. In particolare ogni sfera ci appare del colore delle linee che gli passano sopra, le altre tonalità fanno da sfondo (per confonderci un po’ meglio…).

E’ l’ennesima illusione ottica del genere (credo solo la più recente in ordine temporale, ma in questo Google è certamente più affidabile di me) che si basa sul fatto che noi non percepiamo “colori assoluti”, ma li paragoniamo con l’ambiente circostante (avete mai provato a guardare una foto e giudicare i bianchi salvo poi accorgervi che erano tonalità gialline se messe accanto a qualcosa di veramente bianco?).

Così, passatempo da ombrellone (sotto il quale non sono).

WU

PS. Per i più scettici potete semplicemente usare MS Paint: strumento “preleva colore” su ciascuna sfera e tracciate delle linee accanto al disegno. Magia delle magie… tutte del solito RGB 255, 188, 144.