Categoria: furycomputations

Il vuoto che ho dentro

Mi capito spesso di sentirmi vuoto, un po’ inutile. Mi capita di guardare le mie giornate scorrere senza davvero capirne il senso o con la netta impressione che non stanno lasciando traccia. Mi capita di vivere per riflesso o addirittura di non cogliere la bellezza di questa vita.

Sicuramente è a causa di una mia scarsa profondità morale, ma forse anche a causa di tutto il vuoto che ho dentro. Incolmabile.

Nel senso che io, e fatemelo dire, anche voi siamo fatti per la maggior parte di nulla, di vuoto, di spazio senza materia. Siamo degli ingombranti volumi fatti di pochissima massa e di moltissimo nulla.

Ora, a parte le irrinunciabili divagazioni metafisiche che questa costatazione mi porta a fare, il punto è che siamo fatti di materia. La materia è fatta di molecole e queste di atomi e gli atomi (ahimè) sono fatti sostanzialmente di… vuoto.

Atomo1.png

Allora, senza fare la solita sbrodolata, gli atomi sono i costituenti della materia a loro volta costituiti da particelle subatomiche (protoni, neutroni ed elettroni) che si sono organizzati in un sistema relativamente semplice (scopiazzando dal nostro sistema solare anche se il paragone non mi piace particolarmente a causa della sostanziale differenza delle forze in gioco). C’è un nucleo centrale formato in genere da neutroni e protoni attorno al quale ruotano gli elettroni. Questi sono disposti in una specie di nuvoletta (gli orbitali) nei quali c’è un’altissima probabilità (e qui entra in gioco la statistica nella meccanica quantistica) di trovarli. La maggior parte della massa dell’atomo è nel nucleo (il nucleo è qualcosa come 1800 volte più pesante degli elettroni), mentre gli orbitali… fanno volume.

Quindi, un atomo è una struttura molto piccola, con quasi tutta la massa nel nucleo ed una piccolissima parte statisticamente a distanze moooolto grandi, in proporzione alle dimensioni del nucleo. Ed ecco fatto il nostro vuoto.

Atomo2.png

Immaginiamo un’arancia che abbia dimensioni pari a quelle del pianeta terra Terra. A questo punto gli atomi dell’arancia sarebbero grandi come ciliegie. Miriadi di ciliegie strettamente impacchettate in un globo delle dimensioni della Terra: ecco un’immagine ingrandita degli atomi di un’arancia.
[Il Tao della Fisica, F. Capra]

Buttiamo due numeri: il raggio medio di un atomo è qualcosa come 10^-11 metri, mentre il raggio medio del nucleo è circa 10^-15 metri; il risultato (considerando che nella formula del volue della sfera ci sono i cubi di questi raggi) ci porta a dire che l’atomo è vuoto (distanza media fra nucleo ed elettroni) al 99.999999999999%!!

Così, a spanne: un uomo medio peserà 70 kg, che considerando una densità unitaria (acqua) corrisponde a 0.07 m3, ovvero circa 70 litri. Saremo qualcosa come 7.000.000.000 di esseri umani su questa faccia di Terra e ciascuno ha una massa che sarebbe condensabile nel 0.000000000001 del suo volume. Risultato: circa mezzo litro.

Ed ora fantastichiamo un po’. Diciamo che riusciamo a togliere (e come?) tutto lo spazio vuoto dali atomi, e quindi rimanere solo con il minimo volume necessario a contenere la nostra massa (si, la nostra densità, che è circa quella dell’acqua, aumenterebbe a dismisura); il risultato sarebbe che tutta l’umanità sarebbe contenuta in una pallina da tennis, o in una zolletta di zucchero o comunque sarebbe qualcosa di meno di un litro di volume.

Affascinante.

Siamo quindi fatti sostanzialmente di nulla. Allora la domanda sorge spontanea: come è possibile che quando due corpi si incontrano riescono a non compenetrarsi (il nostro sedere non passa attraverso la sedia) se sono fatti entrambi di vuoto? Ed è nuovamente la meccanica quantistica a spiegarci l’arcano.

Due elettroni non possono trovarsi contemporaneamente nello stesso stato quantistico, quando due elettroni si avvicinano, superato un certo limite iniziano a respingersi (l’esempio di due calamite è qui molto calzante): principio di esclusione di Pauli.
Quindi le molecole che compongono un corpo non possono arbitrariamente essere spinte le une verso le altre, poiché gli elettroni di ogni molecola non possono entrare nello stesso stato degli elettroni di un’altra molecola.

Quando ci sediamo su una sedia in realtà… non la tocchiamo ma lievitiamo a qualche nanometro di distanza su di essa, respinti dalle forze elettriche degli atomi che compongono la sedia: le forze elettriche ci rendono effettivamente solidi.

Affascinante, nuovamente.

WU

PS. Ovviamente la percentuale di vuoto e tutti i fanta-calcoli che ne derivano sono valori medi essendo gli atomi tutti diversi ed essendo noi (ma in fondo tutta la materia) costituiti da una miriade di elementi.

Altrettanto ovviamente sentendo i ragionamenti di certe persone viene il fondato dubbio che la percentuale di vuoto sia molto molto maggiore del mio male di vivere.

PPSS. Chiedo scusa ai puristi della meccanica quantistica, in quanto il concetto di volume e raggio dell’atomo, a livello microscopico appaiono assolutamente fuori luogo, trattandosi di orbitali quantistici in cui gli elettroni hanno una data probabilità di trovarsi: quello che chiamiamo vuoto non è affatto vuoto, solo non c’è materia…

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MBTI – INFJ

Avete mai pensato se si potesse schematizzare (ed in qualche modo semplificare) l’approccio alla vita di ciascuno di noi? Di tutti noi.

Praticamente qualcosa del tipo: se sei “di classe X” allora ti comporterai cosi nei confronti della diversità, cosi nei confronti della religione, cosi nei confronti dell’amore e via dicendo.

No, non ci ho mai pensato. Ci credo poco, ma due donne, madre e figlia, ricercatrici durante la seconda guerra mondiale hanno effettivamente scelto e portato avanti (notevole soprattutto questa seconda parte) tale approccio.

L’intento era quello di capire in che ruolo ognuno potesse essere più utile a questa o quella mansione (bellicosa dato il periodo), con special attenzione al ruolo delle donne. La ricerca si sostanzio, quindi, nella forma di un questionario che massaggiato e ritoccato vide la sua forma definitiva nel 1962.

L’Indicatore di personalità di Myers-Briggs (l’indicatore di questo tipo più usato nella storia) è, a detta stessa delle due ricercatrici, solo l’implementazione di una teoria psicologica e sociale che si rifà ai tipi psicologici di Jung, opportunamente generalizzati ed attualizzati.

It helps you improve work and personal relationships, increase productivity, and identify leadership and interpersonal communication preferences for your clients.

L’idea alla base è l’esistenza di due coppie dicotomiche di funzioni cognitive (rileggetelo di nuovo, che è un concetto che suona più difficile di quello che è): ragionamento-sentimento; intuizione-sensazione. L’esternazione di queste funzioni può avvenire verso gli altri (estro-versa) o verso se stessi (intro-versa). Si ottengono così gli otto “archetipi” di personalità, secondo Jung.

I came to the conclusion that there must be as many different ways of viewing the world [as there are psychological types]. The aspect of the world is not one, it is many–at least 16, and you can just as well say 360. You can increase the number of principles, but I found the most simple way is the way I told you, the division by four, the simple and natural division of a circle. I didn’t know the symbolism then of this particular classification. Only when I studied the archetypes did I become aware that this is a very important archetypal pattern that plays an enormous role.

MBTI aggiunge un’ulteriore dicotomia che ci dice quel delle due coppie di funzioni cognitive un individuo utilizza preferibilmente nei suoi rapporti con l’esterno.

Ecco quindi quattro dicotomie che generano 16 tipi di personalità (associate entrambe le opzioni delle tre dicotomie restanti a ciascuna voce ed il gioco è fatto; e.g. ESTJ, ESTP, …):

  • Estroversione (E) – (I) Introversione
  • Sensitività (S) – (N) Intuizione
  • Ragionamento (T) – (F) Sentimento
  • Giudizio (J) – (P) Percezione

Ora le combinazioni fatele voi.

In rete è (stra)pieno di siti che vi offrono la possibilità di valutarvi secondo questo test. L’attendibilità dei test, dei risultati e delle risposte che date e da valutare in base a quello che volete leggere nel profilo.

Ovviamente in tutto questo marasma ci deve essere un tipo di personalità più raro ed uno più comune (pura statistica). Pare che INFJ (“il Sostenitore”… con un’alta capacità di organizzarsi e creatività, ed è per questo che molti di loro raggiungono il successo) sia il più raro.

A questo punto è anche semplice capire come mi sono imbattuto in questo indicatore… MBTI dice che appartengo al 1% della popolazione mondiale con tale personalità.
Io?! Onestamente rivedrei il test (…o le mie risposte). Ritento, sarò più fortunato/obiettivo?

WU

PS. Non mi dilungo su questo tipo di personalità, ma none escludo di tornare in futuro su gli altri; mi pare ci sia materiale semi-serio e semi-fuffologico in abbondanza.

Metodo Edge Hotel School

Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Questo potrebbe rientrare in molte categorie, dall’IgNobel al “Premio Sora Lella”, ma a me, come sempre, colpisce l’inventiva della mente umana nel porsi questo genere di problemi.

Soprattutto per l’abuso di temi/programmi/reality/quiz/etc a sfondo culinario che stiamo subendo, sentir parlare di approccio scientifico alla cucina (mia nonna non sapeva neanche cosa fossa il chilogrammo eppure cucinava a meraviglia) mi mette sulle difensive.

Ciononostante, sconfiggendo questo pregiudizio, l’idea di studiare come “sagomare” una patate per fare delle patate al forno perfette non è affatto malvagia.

Io rientro nella categoria “quattro parti e via”, posso arrivare ad otto nel caso di tuberi di ragguardevoli dimensioni. Ed ovviamente, non si fa così. Almeno secondo la formula matematica dei ragazzi (bravi, questa si che è passione in quel che si fa!) dell’università alberghiera Edge Hotel School. Il taglio è tutto per una buona patata al forno. Lo scopo è massimizzare la superficie esposta al calore per rendere la cottura più profonda, uniforme, ed il risultato più croccante.

Con un taglio ad angolo di 30° si aumenterà la superficie della patata esposta alla cottura del 65% e creiamo più angoli. Quindi, proviamo a tagliarle prima la malcapitata patata longitudinalmente e poi dividiamo ogni metà formando un angolo di circa 30° (auguri).

Ora sappiamo come fare; voglio vedere chi si mette in cucina con righello e compasso per “il taglio perfetto”, ma questo è il solito divario fra la teoria e la pratica…

WU

Statistiche

e ci volevo aggiungere “inutili” nel titolo. Mi sono astenuto, ma lo penso.

Inutili, evidentemente non per chi le fa (e per il compenso che riceve) ne per chi da la risposta di rito o di cortesia, ma inutili per chi le legge in prima battuta, ed a seguire per chi spera di leggerci aruspici per il futuro.

Ad ogni modo, queste fantastiche statistiche abbondano, e se ce le hai sotto mano sue ragionamenti a caso ce li puoi fare (il cui valore è evidentemente proporzionale all’inutilità della statistica stessa).

Italia, un po’ tutti, 1309 persone da 15 anni in su, pretese di letture generazionali.

  • A che età una persona è vecchia?
    Ma che ca##*#* di domanda è. Io personalmente a 355.4 anni. Oppure in base alla media degli anni bisestili vissuti moltiplicati per il tempo perso. No, non ce la faccio a prendere queste domande seriamente. Ad ogni modo, secondo la statistica, a 76 anni. Ah, stranamente, chi è già abbastanza vicino a tale età (campione con età maggiore di 72 anni) ha sparato un bel 80…

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  • lei in che misura direbbe di sentirsi solo?
    La risposta va data in unità di misura di peso, lunghezza o tempo? Sono troppo ingegnere? E va bene, allora diamola in percentuale. Ah, beh, allora… Il numero magico in questo caso è 30%. Anche qui, stranamente, chi vive una fase della vita in cui è potenzialmente autosufficiente e con una potenziale famiglia (o assimilabili) avviata dichiara un bel 18% (vuol dire poco soli, no?!), mentre i “millenials” sparano un altissimo 39%. Mi serviva la statistica.

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  • Quanta fiducia prova nei confronti del futuro? E di internet? E nell’Europa? E nella globalizzazione?
    Mia nonna mi avrebbe chiesto di includere anche il Festivàl nel sondaggio. Annovero fra i punti notevoli:

    • se hai più di 72 anni hai meno fiducia nel futuro (un misero 27%), inaspettato
    • se sei un millenials o sei un fruitore accanito di google (dalla rete) la tua fiducia in internet è nettamente maggiore la media. Chissà come mai… Forse perché internet ti ha dato l’opportunità di partecipare a questo sondaggio?
    • la fiducia nell’Europa di tutti coloro che sono in età lavorativa (i.e. si sbattono) è bassissima, fortunatamente la media pesata tiene conto di ciò…
    • ha fiducia nella globalizzazione solo chi la legge come parola su un monitor. Ciò alza, ingiustamente, la media del relativo sondaggio.

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“le passioni tiepide”, bah… le passioni hanno il calore e la forza che ciascuno gli da, non quello che gli attribuiscono valori medi e dispersioni: “stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche (margine di errore 2.7 %)“… no comment.

WU

Graffette assassine

La verità è che abbiamo paura di perdere il titolo di razza egemone di questo pianeta. E la cosa ci darebbe ancor più fastidio se fossimo scalzati da una nostra creatura. A parte scenari futuribili distopici e post-nucleari, la paura che una intelligenza artificiale ci scalzi è per me sostanzialmente legata a questo.

A tal riguardo è particolarmente interessante, ed a tratti paurosa, la “teoria” immaginata dal filosofo svedese Nick Bostrom, nel 2003: moriremo tutti distrutti da un’intelligenza artificiale molto evoluta. Praticamente il rischio esistenziale della sopravvivenza a lungo termine dell’umanità.

E fin qui nulla di particolarmente nuovo (vi sono b-movie con sceneggiature migliori). La cosa interessante della teoria è il come. Moriremo tutti per mezzo di… graffette.

Avete presente quei cosetti di filo di ferro che prendiamo e buttiamo ad un ritmo incessante quotidianamente? Immaginiamo che un bel cervellone di silicio, in grado di imparare e di evolversi, sia stato istruito a produrre graffette. Quante più graffette possibili. E’ un compito perfetto per un robot (industriale, ai giorni nostri) che saprà ottimizzare la produttività e l’utilizzo dei materiali per produrre graffette e graffette. Diventerà così bravo da saper utilizzare qualunque sistema messo a disposizione dalla natura e dall’uomo per portare avanti al meglio il suo compito. Modificherà l’economia globale per guadagnare quanto più possibile e reinvestirlo nell’ulteriore produzione di graffette.

Tutti i vari problemi del mondo, dalla fame alle guerre, sarebbero solo delle inefficienze di sistema da dover risolvere per incrementare ulteriormente la produzione, per evitare distrazioni. La produzione si fermerà solo quando non vi saranno più risorse (compresi noi esseri umani) a disposizione. Il mondo, e noi stessi, perirà sotto una montagna di graffette.

A parte gli aspetti esasperati (davvero?) della teoria, il concetto è chiaro: un’intelligenza artificiale ha uno scopo molto chiaro e non ha (o potrebbe non avere) la nostra flessibilità nello stimare costi e benefici. Farà di tutto per raggiungerlo al meglio e se noi stessi siamo lenti/inutili/inefficienti (… cosa praticamente inevitabile) non esiterà a toglierci davanti.

Lo scopo è chiaro, magari c’è da lavorare sui macchiavelli metodi. L’unica cosa che mi lascia ben sperare è che confido molto nella nostra resilienza.

WU

PS. … e come non segnare questo “giochino”?

http://www.decisionproblem.com/paperclips/index2.html

Praticamente “la mente superiore” deve gestire un po’ di soldini ed un rocchetto di fil di ferro. Dando qualche semplice istruzione deve vedere quante graffette riesce a produrre… e come (e se) riesce a sterminare l’umanità.

Il mio risultato (ovviamente lascerò la pagina aperta per tutta la giornata 😀 ): 1,000 clips created in 4 minutes 49 seconds. L’umanità è ancora salva.

PPSS @ 23.10.17… ed ovviamente non potevo non arrivare in fondo… 😀 . Il giochino, confermo, è veramente ben fatto. Lavora in background (la tab del browser aperta ed in primo piano), si evolve (come si confà ad una AI), ti spinge a scoprire regole e meccanismi, ti porta a colonizzare l’universo (dopo la “full autonomy” nella produzione delle graffette ed il completamento dello sfruttamento delle risorse della terra, ovviamente…) e quindi a decidere se continuare a maciullare graffette su graffette o ricominciare in un nuovo universo.

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… praticamente una droga da ufficio.

Emi-pangramma

Mi sono intrippato in un giochino stupido stupido. Tanto per cambiare.

Per una serie di motivi ho comprato un alfabeto. Non che io, come nessuno, possa mai possedere un alfabeto nel senso di proprietà, ma ho acquistato delle simpatiche letterine che mimano tutte e 26 le lettere a me note.

E da li… il dramma 🙂

Allora, le regole che mi sono dato sono relativamente semplici: usare il maggior numero di lettere in parole di senso compiuto. E’ un po’ una cosa diversa da i soliti giochini linguistici di trovare parole con più doppie, più vocali, più lunghe, palindrome, etc. etc.

Una specie di ricerca dell’emi-pangramma (poi dei pangrammi parliamo a parte) italiano più lungo.

In pratica ho a disposizione le 26 lettere e cerco di dare un senso ad il maggior numero possibile di esse. Dato che il concetto di “senso” è sostanzialmente legato, oltre che alla lingua italiana, anche alla mia conoscenza di essa, il giochino mi ha spinto a scoprire parole, come dire… inusitate.

Vi risparmio le ore perse su questa faccenda ed elenco sotto i miei tre risultati più notevoli (ed è tutto dire):

  • spugna chi feltro; tre parole per un totale di 15 lettere
  • feldspato brughi; due parole (eh, si, esistono entrambe) per un totale di 15 lettere
  • compravenduti; singola parola dalla bellezza di 13 lettere.

Ogni vostro tentativo è più che benvenuto.

Conclusione: ho ordinato un secondo alfabeto. Se mi ritrovate a fare questi discorsi con ben 52 lettere allora sono decisamente fottuto.

WU

Innovating Countries

Fra i vari modi che abbiamo di raffigurarci il mondo c’è anche un non meglio definito Bloomberg Innovation Index che:

scores economies using factors including research and development spending and the concentration of high-tech public companies

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In base a come si pesano i vari fattori, a cosa si considera high-tech e a ciò che si dichiara parte di R&D mi immagino (non ci vuole poi molto) che si può dimostrare una cosa o il suo contrario abbastanza agilmente.

Ad ogni modo (ovvero seguendo le note in calce alla classifica), attenendoci all’indice scopriamo dove si innova di più, e dove di meno, nel mondo in questo 2017.

BlInIn_1.pngAllora, vediamo un po’:

  • se volete innovare davvero (parlo di brevetti e ricerca, non di carrozzoni che devono far muovere un po’ di soldi pubblici) allora il place to be è, esattamente come lo scorso anno, la Corea del Sud (… volevo vedere se era quella del Nord).

South Korea remained the big winner, topping the international charts in R&D intensity, value-added manufacturing and patent activity and with top-five rankings in high-tech density, higher education and researcher concentration. Scant progress in improving its productivity score — now No. 32 in the world — helps explain why South Korea’s lead narrowed in the past year.

  • I paesi del nord Europa si confermano (con un po’ di variazioni “fra loro”) l’incubatore di Europa: Svezia seconda (diciamocelo che è molto aiutata da una moneta debole che favorisce le esportazioni…), Germania terza, Finlandia quinta.

Silver medal winner Sweden owes most of its rise to improvement in the manufacturing value-added metric, while Nordic neighbor Finland jumped two spots in large part because of the rise of high-tech firms in the country. Norway held its No. 14 spot from last year. […] Fresh ideas tend to pay off big in Sweden, even as the current government is less business-friendly and has imposed labor taxes that could crimp business investment […]

  • Israele è l’unico paese mediorientale ad entrare nell top 10
  • Il Giappone, che conserva comunque una ragguardevole 7ma posizione, subisce un balzo indientro di ben tre posti rispetto al quarto posto dello scorso anno, ora detenuto da una Svizzera (stranamente) in crescita, che va a fare concorrenza ai vichinghi.
  • The biggest loser in this year’s Bloomberg Innovation Index was Russia, plunging 14 spots to No. 26, almost five times the size of the next-largest drop in the rankings. Battered by sanctions and the after-effects of a couple years of subdued energy prices, Russia’s solid scores last year in manufacturing and productivity were destroyed in this year’s tally.

L’ Italia, proprio perché dobbiamo dirlo, è una squadra di mezza classifica (onestamente pensavo peggio), addirittura con un +2 rispetto al 2016. Favorisca chi vuole riempirsi la bocca con la “ripresa”.

WU