Categoria: flowcharts

How to sell anything (?)

Da un certo punto di vista credo che siamo un po’ tutti obbligati a farci venire l’animo del venditore. C’è chi è più portato e chi meno, c’è chi è più bravo e chi meno (io, personalmente sono “e chi meno”), ma ad ogni modo non abbiamo poi tanta scelta.
Per aspetti diversi ed in contesti diversi dobbiamo vendere e venderci.

Il cappello per giustificare questa infografica in cui sono inciampato (beh, che dire, uno dei propositi del nuovo anno è quello di essere più lavorativamente-social).

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Fermo restando che vorrei pormi nell’ottica di chi ha da imparare (per necessità più che per volontà), passiamo alle domande:

  • come diavolo faccio a convincere qualcuno a fidarsi di me? Mi pare il passo più difficile (e non a caso è correttamente indicato come il primo); soprattutto se devo lasciare il 90% del tempo di discussione all’interlocutore…
  • è chiaro che il ghiaccio non serve sull’Himalaya, ma nella vita reale difficilmente trattiamo con gli Sherpa. Un passo che trovo tutt’altro che banale è identificare le necessità dell’interlocutore (spesso non chiare neanche a lui)
  • troppo ottimismo non porta a fallimento sicuro? Una via di mezzo (fosse facile) credo sarebbe più calzante
  • ma davvero basta un si per “cancellare” tanti no?! Sono un po’ scettico, mi pare un approccio un po’ facilone, soprattutto se ci sono uscite mensili fisse da onorare…

In breve, di sicuro l’approccio mi alletta e mi offre dei solidi spunti di riflessione, ma diciamo che non credo che riuscirei a vendere ogni cosa seguendolo (ed, in fondo, anche non seguendolo ho il mio bel da fare).

WU

Postille di propositi

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La mia attuale visione (generica q.b.) del passato e del futuro della mia soddisfazione. Dando una rilevanza speciale a questo anno che ci attende, solo perché, giustamente, sta per incominciare.

WU

PS. auguri per questo nuovo 2017; un embrione, per definizione, migliore di quanto ci lasciamo alle spalle.

Tanto tanto lavoro

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In questo adirpocomitico XKCD di qualche giorno fa vedo (attraverso gli occhiali della mia ragione distorti da questa routine) il sunto del moderno (parola che racchiude almeno gli ultimi due decenni) mondo del lavoro.

E’ davvero cosi! Ore ed ore di riunioni, discussioni, ed amenità di tal sorta per prendere “decisioni” spesso marginali o, meglio per non prenderle ed additare i (ir)responsabili.

Ora, senza voler fare il solito catastrofista, il punto è che tutta questa forza lavoro, tutte queste ore (tutto questo manpower se volete usare una parola roboante che fa gongolare i Manager) potrebbe essere speso per fini molto più proficui…

Non che tutto ciò che ci circonda non sia il frutto di sapiente lavoro di cesello modellato sulle richieste del cliente (spesso fraintese), sulle modifiche degli stili di vita (spesso indotti), reperibilità delle materie prime (spesso prescindenti la nostra volontà) e via dicendo, solo che ho spesso l’impressione, più come dipendente che come fruitore, che molto dell’effort (parola che fa il paio con manpower) serva solo a saziare l’ego di rampanti animi carrieristi (che nei casi peggiori della sindrome manifestano anche derive di megalomania e controllismo).

Meno male che XKCD mi fa riflettere sulle stesse cose senza fare il pesantone come me.

WU

Scala di Kardašëv

Avete presente la super arma di starwarsiana memoria che prende l’energia dal nucleo di un pianeta per distruggere altra robaccia? Oppure il supercattivissimo padrone di Silver Sufer che non vede l’ora di degustare qualche pianetino? E si potrebbe andare avanti con esempi, più o meno a caso, presi da libri e film fantascientifici inside.

Arriviamo, quindi, ad un’altra cosa che non sapevo. Le civiltà (si, è il caso di usare il plurale anche se oltre la nostra non ne consociamo nessuna si stima che nella sola Via Lattea ci sarebbero ben 4.590 civiltà in grado di comunicare con noi…) del cosmo possono essere anche classificate in base al livello di energia di cui dispongono.

L’astronomo russo N. Kardašëv nel 1964, molto probabilmente prima di vedere qualunque filmetto apocalittico, propose nel suo “Transmission of Information by Extraterrestrial Civilizations” una scala esponenziale di catalogazione del livello tecnologico delle civiltà basata sulla quantità di energia di cui queste possono disporre. L’astronomo desunse la sua scala, che in origine prevedeva “solo” tre classi, notando che il livello del consumo energetico sulla Terra seguiva da secoli un aumento costante.

  • Tipo I: civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia disponibile sul suo pianeta d’origine (più o meno… 4e12 Watt)
  • Tipo II: civiltà in grado di raccogliere tutta l’energia della stella del proprio sistema solare (più o meno… 4e26 watt)
  • Tipo III: civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia della propria galassia (più o meno… 4e37 watt)

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E già fin qui la strada è lunga (oppure è nuovamente fantascienza in base ai punti di vista). Ma si può andare anche oltre arrivando a (i passaggi intermedi sono già da poveri essere mezzo evoluti…):

  • Tipo IX: divinità estremamente superiore capace di creare oggetti non-cosmici che utilizza come fonte primaria di energia
  • Tipo X: esseri che hanno raggiunto una capacità tecnologica tale d’aver abbandonato il mondo cosmico come lo conosciamo per continuare a vivere ed evolversi in “universi” non-cosmici creati da loro stessi, al di fuori delle nostre leggi fisiche e quantistiche, ipoteticamente parlando questi esseri possono essere realmente considerati degli Dei nel senso stretto della parola

E l’umanità? Livello 0, neanche a dirlo. Siamo in grado di usare solo una porzione dell’energia del nostro pianeta e già facciamo danni. Meglio se stessimo fermi. Invece si stima che saremo (saranno) una civiltà di tipo I intorno al 2200. Intorno al 5200 raggiungeremo il tipo II e solo nel 7800 il tipo III. Per ora siamo, secondo il “criterio Sagan” 0.7.

WU

PS. E la scala è intrinsecamente legata alla teoria di L. White che si propone di spiegare la storia dell’uomo sulla base degli sviluppi tecnologici. In pratica la teoria propone che:

P = E x T

P sta per progresso, E per energia consumata e T un coefficiente determinato in base all’efficacia delle tecniche che utilizzano questa energia.

PPSS. Vi sarebbe poi il problema di come raccogliere tale energia… Voi come fareste, ad esempio, a raccogliete interamente l’energia di una stella? Semplice, con una sfera di Dyson… una specie di pokeball planetaria.

 

Favole vs fiabe

Vi racconto una favola. Anzi, no. Vi racconto una fiaba. Ve le racconterei entrambe… se solo sapessi la differenza.

In realtà i due termini non sono sinonimi, anche se il linguaggio comune (di noi ignoranti sgrammaticati, ovviamente) tende spesso a confonderli. La differenza fondamentale è che la favola contiene un messaggio sociale che invece non è presente nella fiaba. I due racconti sono comunque (ed ovviamente!) molto affini. Ovviamente ce ne sono tante altre che un blog serio dovrebbe elencare… oppure mettere l’immagine sotto che si trova liberamente in rete.

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Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Il Gatto con gli Stivali, Cenerentola, Pollicino, etc. sono fiabe, non favole (anche se forse fino ad oggi le avete chiamate tali). Perchè? Beh sono tutte ambientate in scenari fantastici, hanno personaggi “incantati” (che si parli di elfi, nani, re o regine) e tendono a trasmettere una visione abbastanza conservatrice della società. Soprattutto hanno sempre, e dico sempre, un lieto fine.

Di origine assiro/sumero/babilonese/diquellepartliinsomma, invece, le favole sono quelle di Esopo, Fedro, La Fontaine, Trilussa, Clavino e via dicendo. In cui abbiamo figure umane sostanzialmente assenti, ma piuttosto una pletora di animali umanizzati che si muovo in luoghi piuttosto reali e non incantati come quelli delle fiabe. Nelle favole abbiamo sempre, e dico sempre, una morale, un insegnamento, non per forza un lieto fine, ma di certo un messaggio da portare a casa.

Qualcosa su cui riflettere, indipendentemente dalla nostra età. Ammonimenti ed insegnamenti sono i veri protagonisti e le “denunce sociali” avvengono appunto attraverso personaggi che non consentono una facile identificazione dell’equivalente umano. La società conservatrice è attaccata fra le righe e le denunce sono mascherate con un gergo infantile che evita (sperabilmente) calunnie (o anche peggio).

Raccontate favole, piuttosto che fiabe, tanto la vita non è giusta come quella delle fiabe. Ed i bambini devono saperlo quanto prima. E la mia uva è ancora acerba.

WU

Trucchi per far carriera

M&Lorigin

Personalissima rivisitazione schematica (proprio da ing!) delle origini della non-meritocrazia che ci circonda e nella quale sguazziamo, a vari livelli e con varie convinzioni di “a me non riguarda” un po tutti. E non venitemela a raccontare!

Le Putt’s law arbitrariamente riadattate fanno da base per i principi di Peter e Dilbert; Secondo me due capisaldi per affrontare la quotidianità più che due principi i quali, benché in contrapposizione, portano in fondo allo stesso risultato: più sali e peggio sei (qual che sia la motivazione). Disimparare per far carriera, e stai attento a chi ne sa meno, molto meno, di te! When you are competent even a dummy can see your output: assolutamente da evitare (e la cosa perfettamente descrive anche le migliaia di incomprensibili mail/teleconf/riunioni (si è capito che le odio, vero?) che mi trovo a fare più o meno quotidianamente.

Stavo cercando di collocarmi nel flusso, sicuramente bloccato da qualche parte nel mezzo ben privo sia di competenze che di leadership/management capabilities, ma in fondo preferisco pensarmi come errante tra i due blocchi “capisco perfettamente ciò che non devo gestire” ed appena mi viene data la possibilità di gestirlo (cosa non sempre vera, non sempre facile, che richiede sforzo, sudore e gastroprotettori) magicamente divento quello che “gestisce cose che non capisce”.

Il tutto andrebbe anche condito con qualche principio in salsa Gamesmanship: “Pushing the rules to the limit without getting caught, using whatever dubious methods possible to achieve the desired end”. Ovviamente da cucinare in chiave manageriale; se non sei manager/responsible/head of… allora chi sei?

WU

PS. Bellissimo che qui si dica che il principio di Peter è practically inevitable. Ora sono piu tranquillo! Anche se poi trovo qui che in fondo qualcosa si può fare (e mi piace anche l’idea “scontro diretto per promozione”).