Categoria: exploration

Asgardia: la nascita della nazione?

Mi ci ero già imbattuto qui. Ma la cosa mi continua ad affascinare molto più di qualunque nazione “con i piedi a terra” (dicitura la cui interpretazione può dipendere molto dalla nazione in questione). Ad ogni modo l’idea della prima nazione spaziale è andata avanti (il che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la potenza dei soldi; non dimentichiamo che l’idea parte dalla mente dello scienziato e miliardario russo Igor Ashurbeyli…).

In data astrale 12.11.17 è stato lanciato il primo satellite della nazione spaziale. E questo, già di per se, è un indubbio successo. Praticamente un cubotto di meno di 3 kg che rappresenta il 100% del territorio asgardiano e la stessa percentuale dei suoi sogni.

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Fuori da qualunque vincolo (e questo è potenzialmente un bene ed un male) con le nazioni terrestri, Asgardia è la terra di tutti (open, libera, pacifica, etc. etc.), ma per il momento, di nessuno.

Il satellite è partito dalla base Nasa, Wallops Flight Facility come compagno della (estremamente più grande e… quella che pagava sostanzialmente il lancio) Cygnus destinata a rifornire la ISS; Asgardia-1 sarà rilasciato prima dell’attracco alla ISS.

Il satellitino contiene praticamente solo dati, circa mezzo tera dato che i primi 100000 abitanti della fanta-spazio-nazione avevano la possibilità di caricare fino a 500 kB ciascuno di foto, testi, immagini, e cose del genere (ai successsivi 400000 lo spazio era ridotto a 200 kB).

Praticamente una bandiera virtuale per mettere un segnaposto, piccolo ma pur sempre spaziale, al nostro sogno di liberà.

 

WU

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AAA: 2014 MU69 cercasi nome

Sappiamo solo che li c’è qualcosa. Nascosto nelle profondità del cosmo, ghiacciato, piccolo, inesplorato (finora) si trova un bel sassone che ha avuto la sola (s)fortuna di trovarsi sul cammino di New Horizon (… proprio lei!)

Scoperto nel 2014, si tratta di un asteroide della fascia di Kupier, a 6.5 miliardi di km da noi. Per puro caso, il masso ha occultato lievissimamente una stella proprio mente una rete terreste di 24 telescopi la stava osservando. Tanto (e parecchia fortuna per quanto riguarda la traiettoria) è bastato per mettere l’asteroide nella tabella di marcia della sonda.

2014 MU69, non decisamente un nome accattivante per il corpo celeste più lontano mai esplorato. Ma in attesa di arrivarci la NASA ha lanciato un sondaggio/concorso: come chiamereste il mondo di ghiaccio?

Nominations can be serious or whimsical, or anything in between.
[…] It’s a good idea to propose two or more names that go together. The reason is that we don’t know how many bodies to name! Some observations suggest that MU69 might be a binary—two objects tied together by their mutual gravity. If the two bodies are touching, a “contact binary”, then we will only need one name. However, if they are separated by empty space, we will need two names. Of course, there may be more bodies—perhaps small moons—orbiting out there as well. That’s what exploration is all about—after all, New Horizons is flying into the unknown.

Ecco sotto lo stato dei nomi proposti e più votati ad oggi.

2014 MU69vote

Ho appena votato per “Tangotango & Tawhaki“; dio della creazione Maori e sua moglie, così se New Horizon trova anche qualche altra piccola luna gli diamo il nome dei figlioletti (se non ne avevano mi lascio la porta aperta sostenendo che qualunque entità del creato possa essere loro figlio).

Data di scadenza 01.12.17; nome “ufficiale” comunicato il 30.01.18.

WU

PS. Tutto bellissimo, ma, spulciando nelle Rules, mi cade l’occhio su:

  • The SETI Institute and NASA’s New Horizons project have the sole right to determine which nominations are added to the ballot.

  • The New Horizons Team and NASA will take into consideration the results of the voting, but those results are not binding.

Fidget Spinner: spaziale

Ovviamente ci siamo già soffermati a sproloquiare sulle trottoline 4.0 (… sono figlie dell’industria 4.0, no?). E non ditemi che non vi siete ancora chiesti: “si, ma in assenza di gravità come funzionerebbero?”. Come se la prima cosa che venisse in mente quando facciamo un giochino è come questo possa reagire ad una situazione in cui difficilmente (mai?) ci troveremo.

Ad ogni modo, se me lo chiedo io, sono un cretino come tanti (anche se non a questi livelli…), se a chiederselo è la NASA, allora le cose stanno diversamente. E soprattutto i fondi per scoprirlo: vai dai cinesi, ne compri una decina, ci metti il logo NASA e le dai ad u po’ di astronauti giocherelloni sulla ISS. Il risultato (quale?) è assicurato.

 

Sostanzialmente girano molto più a lungo, per via dell’attrito ridotto (e lo sarebbe ancor di più se la trottolina fosse usata fuori dalla ISS ove anche “l’atmosfera” è assente. Il moto viene trasmesso anche al “povero” astronauta che si mettere a far parte esso stesso del fidget spinner (sulla tessa l’attrito, figlio della gravità, vi salva dal vorticoso moto) ed al centro della trottolina che dopo un po’ pare ruotare assieme a tutto il resto.

WU

PS. Video perfetto, specialmente se decontestualizzato, per gli avversatori della ricerca spaziale: “tanto li paghiamo per andare a giocare nello spazio!”. … parzialmente, ma solo parzialmente, vero.

288P, the main-belt comet

Un po’ asteroide ed un po’ cometa. Diciamo che dipende dai punti di vista, come se stessimo parlando del principio di indeterminazione della meccanica quantistica. Peccato che si parli di qualcosa che sia ben più grande di noi e non di dimensioni quantistiche

L’ultimo target (beh, in realtà a Settembre 2016) su cui Hubble ha puntato il suo occhio è un oggetto della fascia principale degli asteroidi. Formalmente si tratta di un asteroide binario, ovvero di un sassone attorno al quale ruota un ulteriore sassone; tuttavia a causa della sua orbita quando raggiunge il punto più vicino al sole la sua superficie inizia a sublimare.

E sapete qual’è la conseguenza di tutto ciò? Che all’asteroide si forma una bella coda, proprio come quella di una cometa.

La strana coppia è formata di una coppia di oggetti grossomodo della stessa massa e dimensione che danzano a circa 100 km di distanza relativa. Tuttavia quando Hubble (assieme a tutta un’altra serie di osservazioni da Terra) ha messo gli occhi sulla coppietta ha osservato una strana fibrillazione

We detected strong indications of the sublimation of water ice due to the increased solar heating – similar to how the tail of a comet is created

La peculiarità dell’asteroide-cometa è abbastanza unica, gli altri asteroidi binari, infatti, hanno tipicamente orbita piuttosto circolari e non si avvicinano per parte della loro orbita sufficientemente al Sole da iniziare a sublimare. Oppure, in alternativa, sono già nati così vicini alla nostra stella che ormai hanno finito di sublimare. Ed infatti ciò la dice lunga anche circa la genesi della strana coppia.

Surface ice cannot survive in the asteroid belt for the age of the Solar System but can be protected for billions of years by a refractory dust mantle, only a few meters thick… The most probable formation scenario of 288P is a breakup due to fast rotation. After that, the two fragments may have been moved further apart by sublimation torques.

Praticamente al momento l’idea è che 288P è un sistema binario che si è formato almeno 5000 anni fa e deve aver accumulato ghiaccio che gironzolava nel periodo di formazione del nostro sistema solare. Dato che non se ne sono visti molti in giro finora è ragionevole assumere che il ghiaccio in questione sia merce veramente rara; di certo da osservare ancora e possibilmente anche da andar a vedere da vicino.

In particular, the study of those asteroids that show comet-like activity is crucial to our understanding of how the Solar System formed and evolved. According to contrasting theories of its formation, the Asteroid Belt is either populated by planetesimals that failed to become a planet, or began empty and gradually filled with planetesimals over time.

Se poi vogliamo generalizzare (… e sapete che questa è una passione), studiando la genesi della simil-cometa possiamo anche desumere qual’era la distribuzione dell’acqua, in qualche sua forma, durante la fase di formazione del sistema solare e si sa… dove c’era l’acqua, c’era vita…

WU

Si, ma quant’è alto?

… e la cosa che mi stuzzica di più è che stiamo parlando di qualcosa che è sostanzialmente noto per la sua altezza…

Le misurazioni ufficiali (e Google) sostengono 8.848 m sul livello del mare per la vetta più alta del mondo. Ma le cosa sono (potrebbero) esser cambiate, anche e soprattutto a causa delle forti scosse di terremoto del Maggio 2015 (se non ve le ricordate sono quelle che hanno fatto qualcosa come 8000 vittime in Nepal, ma dato che stiamo parlando di qualcosa sufficientemente lontano da noi ci sta benissimo che il nostro cordoglio abbia avuto un veloce decorso… come natura, ahimè, vuole). Si erosione costante, il subcontinente indiano che preme verso la Cina, e piccoli assestamenti potrebbero aver contribuito, ma a seguito delle scosse di cui sopra si stima (per il momento mediante misurazioni satellitari) che la zona della vetta, a monte della faglia, si sia abbassata di circa 1 metro.

Quindi: altezza stimata Everest 8.847 m. Ma tocca rimisurarlo (e non è proprio come prendere la rullina).

EverestComparison.png

E poi ci si mettono gli aspetti politici. Il monte in questione ha un versante nepalese ed uno cinese. La spedizione del 1954 (l’ultima ufficiale) era di matrice indiana (Survey of India) e la Cina sostiene da decenni che la cima dell’Everest sia “solo” 8.844 m , quindi 4 metri in meno del valore ufficiale. Il Nepal, d’altro canto, vuole dimostrare anche di avere la capacità e la forza di organizzare una spedizione ufficiale a tali quote (cosa non banalissima, con mesi di preparazione e due finestre l’anno “sicure” per avventurarsi in cima).

Ed inoltre, quando siamo su ed iniziamo le misurazioni, lo strato di ghiaccio sotto i nostri piedi e da considerarsi o meno? Beh, allora l’altezza dipenderebbe dal luogo esatto della misurazione, dalla stagione ed anche dall’annata!

Diciamo che il numero preciso potrebbe arrivare, dubito che le controversie a riguardo si potranno placare e comunque la fama della montagna è più che altro legato al suo fascino (ad a tutti i suoi tragici morti); non è un caso che sia chiamata dai tibetani “santa madre dell’universo”.

WU

PS. E le cose si possono ulteriormente complicare. Se misuriamo il tutto dal livello del mare, è questione di metri, ma il primato dell’Everst è ancora ben saldo (in attesa dei futuri sconvolgimenti tellurici), ma se iniziamo a misurare dal centro della Terra?
Beh, il nostro pianeta assomigli ad una sfera, ma non è perfettamente rotondo. Il che pone alcune zone più vicine al centro di altre. L’Equador, in particolare, è significativamente più lontano dal centro della terra del Nepal.
Il che vuol dire che un bel montagnone equadoregno potrebbe essere, dal centro della terra, addirittura più alto dell’Everest. E si da il caso che il monte Chimborazo, montagna a sud di Quinto, misura “solo” 6.248 metri sul livello del mare.

Quindi, il punto più lontano dal centro della Terra è la vetta del monte Chimborazo, 6.384 metri. Everest secondo classificato, con 2 km in meno, 6.382 metri.

Dal fondo dell’oceano, invece, la cosa è ancora diversa ed il primato va al Mauna Kea che misura (pare) ben 10.200 m dal fondale marino…

Man In Black

Attenzione: non è una cazzata (almeno non completamente). I Man In Black sono merce rara, e non solo per Hollywood. Sto parlando di questo annuncio di lavoro della NASA (affisso in una specie di bacheca virtuale ufficiale, USAJobs, dove il governo degli Stati Uniti che offre opportunità di lavoro nelle organizzazioni federali):

[…] Planetary protection is concerned with the avoidance of organic-constituent and biological contamination in human and robotic space exploration. NASA maintains policies for planetary protection applicable to all space flight missions that may intentionally or unintentionally carry Earth organisms and organic constituents to the planets or other solar system bodies, and any mission employing spacecraft, which are intended to return to Earth and its biosphere with samples from extraterrestrial targets of exploration […].

Avete capito perfettamente, si sta parlando di una offerta di lavoro per proteggere il nostro pianeta da organismi viventi. Anzi, esiste un intero ufficio NASA di Planetary Protection, a cui il MIB di noi altri dovrà rispondere. Ora, tralasciando per una ttimo il fatto che come tutte le cose Ammmericane hanno un’aurea di fantascientifico, ma se pensiamo che i viaggi spaziali privati sono alle porte (anzi, alcuni già entrati), la possibilità di raccattare qualcosa lassù oppure di portare e riportare qualcosa avanti ed indietro (con associati possibili mutazioni) è reale. Ad ogni modo, come ogni job description che si rispetti, ha una serie di qualifiche richieste, in particolare:

Must be a recognized subject matter expert possess (1) advanced knowledge of Planetary Protection, its requirements and mission categories. […] (2)demonstrated experience planning, executing, or overseeing elements of space programs of national significance. […] (3) demonstrated skills in diplomacy that resulted in win-win solutions during extremely difficult and complex multilateral discussions.

Beh, che la capacità diplomatica sia fondamentale per il ruolo non stento a crederlo, ma mi aspetto una bella dotazioni di pistoloni laser e sparaflasher nel caso in cui i nostri fidatissimi MIB non riescano con le buone.

WU

PS. E parlaimo un attimo dell’aspetto schifosamente economico: la paga è compresa tra i 124 e i 187mila dollari all’anno (mica male!). Con il primo contratto di 3 anni e 2 anni di possibile estensione. Scadenza domande 14.08.17, sarei veramente curioso di vedere i CV pervenuti…

Armalcolite

Partiamo con la genesi del nome: Arm-al-col-ite. A parte il suffisso -ite le altre tre sillabe non sono altro che le iniziali dei nomi: Armstrong, Aldrin e Collins.

Vi dicono nulla? Sono gli astronauti della missione Apollo 11. Si quella “That’s one small step for a man, but a giant leap for mankind“. Quella che consentì ai primi esseri umani di mettere piede sulla luna. Quella che affascinò, motivò ed ispirò un’intera generazione.

L’armalcolite è un minerale che aveva tutte le caratteristiche per essere considerato alieno; fu infatti scoperto per la prima volta nella parte sudoccidentale del Mare della Tranquillità, sulla Luna! Cioè gli astronauti della suddetta missione inciamparono in alcune rocce che riportate a terra ed analizzate non avevano, all’epoca dei fatti, corrispettivo nel nostro mondo. Ma la storia (ahimè) finisce qui, dato che dal 1969 in poi l’armalcolite è stata scoperta in parecchie località della Terra (US, Germania, Messico, Sud Africa, etc. etc.), oltre ad esser stata sintetizzata in laboratorio.

Armalcolite.png

E’ un minerale a base di Ferro, Magnesio e Titanio. E’ una pietra è abbastanza rara sia sul nostro pianeta che sulla nostra luna e si forma a pressioni relativamente basse associate ad un rapido raffreddamento da circa 1000°C fino a temperatura ambiente (tempra). Condizioni abbastanza tipiche della fase di raffreddamento lunare, anche accoppiate a mancanza di ossigeno, “Titanium-rich basalt” ed abbondanza di materiale ferroso.

E’ grignolina, opaca, composta da cristalli allungati. Insomma esteticamente non particolarmente accattivante, ma decisamente suggestiva per la sua origine e per il fatto di darci una prova di un passato condiviso (e non entrerò qui nella varie teorie di formazione lunare) fra noi e la nostra Luna.

WU

PS. Condivide la sua “origine extraterreste” con altri due minerali: tranquillityite and pyroxferroite. Entrambe successivamente trovate sulla Terra.