Categoria: exploration

Hunga Tonga-Hunga Ha’apa

Un tempo doveva essere una cosa abbastanza usuale. Un tempo intendo quando noi essere umani non eravamo ancora a zonzo. Un tempo quando il nostro pianeta stava decidendo come disegnarsi e che livrea presentarci.

Oggi di nuove isole che si formano a seguito di qualche guizzo della Terra ne esistono, ma che perdurano per più di qualche anno, a quanto ne sappiamo, no.

Ovviamente (altrimenti non stari qui a sbrodolare) Hunga Tonga-Hunga Ha’apa fa eccezione. Incastonata nell’arcipelago di Tonga, la nuova isola si è formata in seguito all’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Ha’apai nel 2014 e dalle prime analisi (o forse impressioni) doveva rimanere li per solo qualche mese. Ovviamente così non è stato.

L’eruzione ha riempito il cielo ed il mare di polvere e detriti che quando si sono finalmente depositati e stabilizzati hanno schiuso agli occhi del mondo (beh… più che altro dei satelliti) un bel isolotto con una sommità di ben 120 m. Ora, di solito le isole vulcaniche non sono particolarmente resistenti, dato che sono una catasta di detriti facilmente erosi da vento ed acqua. In questo caso, però, sembra che le acque tiepide dell’oceano, interagendo con la calda polvere vulcanica, abbiano formato uno strato roccioso decisamente resistente.

Siamo, invece, davanti alla prima isola “nuova” che possiamo vedere nell’era dei satelliti e nell’osservazione della Terra dallo spazio. La possiamo vedere dalla sua formazione e durante la sua evoluzione. Oggi stimiamo che dovrebbe sopravvivere almeno per una trentina d’anni, ma direi che le variabili in gioco sono troppe per credere a queste stime…

Il team della Nasa ha calcolato due potenziali scenari che ne potrebbero influenzare la durata. Il primo è un caso di erosione accelerata da abrasione delle onde che, in 6 o 7 anni, piano piano distruggerebbe il cono di tufo lasciando solo un ponte di terra tra le due isole più grandi adiacenti. Il secondo scenario presume un tasso di erosione più lento che lascerebbe intatto il cono di tufo per circa 25-30 anni.

E con l’isola si è creata una sua flora ed una sua fauna, insomma, un ecosistema completo. Completamente nuovo ed intonso; “lasciamolo stare” lo devo dire?

WU

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Juno – artista planetario

Quel limite sottile che divide la scienza dall’arte è spesso valicato involontariamente dalla natura e delle osservazioni che facciamo di essa. Il fascino di ciò che ci circonda non ha tempo e non chiede di esser visto. Esiste e se noi volgiamo coglierlo (o, meglio, osservarlo senza disturbarlo o rovinarlo) è li pronto a riempirci il cuore e la mente. Se poi siamo distratti/frettolosi/ingenui osservatori, poveri noi. Al creato poco importa.

Tutto questo cappello un po’ fintamente poetico, un po’ fintamente religioso per sottolineare l’aspetto artistico di uno degli apici dei derivati della “sterile” tecnologia. La sonda Juno è un ammasso di acciaio, cavi, sondi, telecamere, pannelli solari, motori e propellente che vaga nelle profondità del nostro sistema solare dal 2011. E’ poco più di un anno che ha raggiunto la sua destinazione, Giove, e da allora si è messa a fare l’ennesimo osservatore silenzioso. Il nostro occhio remoto in un affascinante e maestoso angolo del sistema solare.

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Le ultime immagini che ci ha spedito questo ammasso di tecnologia sono si dati e bit da “decifrare”, ma sono anche arte. Ciò che una tempesta, si gioviana in questo caso, può dire sono tante sull’atmosfera ed il clima del pianeta, ma sono tante anche su come la natura può creare (e sa creare) il bello.

La cosa che mi intriga di più è che non credo avremo mai l’obiettività e l’ingenuità necessaria per valutare il fascino di ciò che vediamo attorno a noi quotidianamente e certe cose ci folgorano solo perché extra qualcosa.

WU

PS. Queste sono solo le ultime in ordine cronologico, ma la missione ci sta effettivamente regalando una galleria d’arte (e la rete ne è effettivamente piena, e.g.), per me uno di quei risultati che allargano la mente anche per i “non addetti ai lavori”.

Interferometria

interferometria.png

Non è proprio così semplice (come qui ci illumina XKCD), ma effettivamente è così affascinante. E’ praticamente un’applicazione del principio di sovrapposizione. Un’onda elettromagnetica risultante dalla combinazione di onde separate ha proprietà che sono legare alle onde originarie.

Ora, se le due onde hanno la stessa frequenza può accadere che l’interferenza sia costruttiva, quando le due onde sono in fase, o distruttiva, quando sono fuori fase.

Operativamente, le onde sono spesso radio o laser e la variazione di intensità dell’onda risultante su un rilevatore da una misura dell’entità e del tipo di interferenza fra le due onde originarie. Il metodo ha un incredibile risoluzione e consente di non dover realizzare telescopi/radiotelescopi/rilevatori in generale con estensioni immani, ma semplicemente due o più sorgenti a metri/chilometri/milioni di chilometri di distanza. Il “telescopio” virtuale risultante ha uno specchi di diametro equivalente alla distanza fra le sorgenti (ed è, quasi, indipendente dalla dimensione della singola sorgente)… wow!

Si, abbiamo scoperto così le onde gravitazioni (e non quelle di gravità). E’ così che osserviamo la Terra nei più piccoli dettagli, che determiniamo il moto di stelle binarie o di pianeti extrasolari. Il contro? Una mole non indifferente di dati da post-processare e combinare via software, di certo molto più economico ed affidabile di uno specchio da centinaia di km.

Se solo funzionasse anche con gli esseri animati. E perché fermarsi ai cani? Due menti “in sintonia” che agiscono come un’unica enorme mente a km di distanza? Troppo panteismo? Un po’ di antiche reminiscenze di Gaia? Olismo esasperato? Di sicuro tutti o anche una combinazione di essi, ma da qualche parte al mondo un’altro fesso che sproloquia come me su queste cose, in questo momento, ci deve pur essere (almeno per tranquillizzare l’omino del mio cervello). Che poi non (s)ragioniamo come un’unica mente è assolutamente ovvio ed assolutamente un bene.

WU

Datazione religiosa

Come se cambiasse qualcosa. Evidentemente per qualcuno si. Per qualcuno per cui il luogo ha un interesse storico più che simbolico. Per qualcuno per cui un questo caso il numero, l’anno, vale più della fede.

Non che sia un credente particolarmente fervente, ma sapere dove è stato seppellito Gesù è comunque un punto di riferimento ed un simbolo indipendentemente dalla veridicità dell’ “apparato” simbolico costruito.

Ad ogni modo, 2000 anni fa Gesù fu seppellito a Gerusalemme. E’ questo almeno quello che vorremmo o non vorremo leggere. Ma dubito che vorremo aprire un dibattito su quanti anni data la tomba di Gerusalemme. Ed, ovviamente, mi sbaglio.

Il luogo sacro (che IMHO non sarà da oggi meno sacro o meno meta di pellegrinaggio) pare sia più recente dei 2000 (circa) anni che la tradizione religiosa vorrebbe. Secondo il Politecnico di Atene il sito non data più di 1700 anni. 300 anni che fanno la differenza, a meno di non supporre che le spoglie mortali di Gesù siano state spostate. E da dove? E da chi? Lasciamo stare questo vaso di Pandora.

Correva l’anno 345 d.c.quando la basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme fu costruita. Almeno secondo la datazione dei campioni di malta estratti dalla basilica. In quell’anno regnava (ma a questo punto, sarà poi vero?) Costantino, il primo imperatore cristiano.

Ad ogni modo la storia (e la datazione) non è così semplice. La grotta ove Cristo venne “sepolto” fu consacrato (pare) attorno al 326 d.c. (data stranamente vicina al 345 d.c.); ma in quel punto sorgeva già un antico tempio romanico di 200 anni prima. Prontamente distrutto. La stessa sorte, tuttavia, toccò a diverse delle basiliche costruite in quel luogo dato che a seguito dei volenti attacchi da parte di questa o quella “fazione religiosa” la basilica del Santo Sepolcro fu rasa a sua volta al suolo nel 1009.

Il sepolcro, quindi, era stimato avere circa 1000 anni, ma le sue parti più antiche (probabilmente e sperabilmente salvate dall’ennesima devastazione) avrebbero dovuto datare circa 2000 anni per essere “una conferma” (qualunque cosa questa parola voglia dire in un contesto di fedi religiose) del luogo di sepoltura di Cristo. L’apertura della “tomba”, che mi ricorda un po’ la resurrezione di quanto mai religiosa memoria, ha però fornito una datazione differente. Ma anche un contesto differente, fatto di letto funerario e rivestimenti marmorei (probabilmente posteriori) che indicano solo una sepoltura “tipica” di un ebreo benestante, che poi fosse Cristo…

Fede o non fede; di certo un concetto slegato da qualunque indagine archeologica. Che l’oggetto dell’interesse delle due “discipline” sia lo stesso è una s-fortuita coincidenza ed una conferma del fatto che alcuni luoghi (ma in generale alcune icone) hanno molto da dire indipendentemente dalle orecchie che stanno ad ascoltare.

WU

Asgardia: la nascita della nazione?

Mi ci ero già imbattuto qui. Ma la cosa mi continua ad affascinare molto più di qualunque nazione “con i piedi a terra” (dicitura la cui interpretazione può dipendere molto dalla nazione in questione). Ad ogni modo l’idea della prima nazione spaziale è andata avanti (il che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la potenza dei soldi; non dimentichiamo che l’idea parte dalla mente dello scienziato e miliardario russo Igor Ashurbeyli…).

In data astrale 12.11.17 è stato lanciato il primo satellite della nazione spaziale. E questo, già di per se, è un indubbio successo. Praticamente un cubotto di meno di 3 kg che rappresenta il 100% del territorio asgardiano e la stessa percentuale dei suoi sogni.

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Fuori da qualunque vincolo (e questo è potenzialmente un bene ed un male) con le nazioni terrestri, Asgardia è la terra di tutti (open, libera, pacifica, etc. etc.), ma per il momento, di nessuno.

Il satellite è partito dalla base Nasa, Wallops Flight Facility come compagno della (estremamente più grande e… quella che pagava sostanzialmente il lancio) Cygnus destinata a rifornire la ISS; Asgardia-1 sarà rilasciato prima dell’attracco alla ISS.

Il satellitino contiene praticamente solo dati, circa mezzo tera dato che i primi 100000 abitanti della fanta-spazio-nazione avevano la possibilità di caricare fino a 500 kB ciascuno di foto, testi, immagini, e cose del genere (ai successsivi 400000 lo spazio era ridotto a 200 kB).

Praticamente una bandiera virtuale per mettere un segnaposto, piccolo ma pur sempre spaziale, al nostro sogno di liberà.

 

WU

AAA: 2014 MU69 cercasi nome

Sappiamo solo che li c’è qualcosa. Nascosto nelle profondità del cosmo, ghiacciato, piccolo, inesplorato (finora) si trova un bel sassone che ha avuto la sola (s)fortuna di trovarsi sul cammino di New Horizon (… proprio lei!)

Scoperto nel 2014, si tratta di un asteroide della fascia di Kupier, a 6.5 miliardi di km da noi. Per puro caso, il masso ha occultato lievissimamente una stella proprio mente una rete terreste di 24 telescopi la stava osservando. Tanto (e parecchia fortuna per quanto riguarda la traiettoria) è bastato per mettere l’asteroide nella tabella di marcia della sonda.

2014 MU69, non decisamente un nome accattivante per il corpo celeste più lontano mai esplorato. Ma in attesa di arrivarci la NASA ha lanciato un sondaggio/concorso: come chiamereste il mondo di ghiaccio?

Nominations can be serious or whimsical, or anything in between.
[…] It’s a good idea to propose two or more names that go together. The reason is that we don’t know how many bodies to name! Some observations suggest that MU69 might be a binary—two objects tied together by their mutual gravity. If the two bodies are touching, a “contact binary”, then we will only need one name. However, if they are separated by empty space, we will need two names. Of course, there may be more bodies—perhaps small moons—orbiting out there as well. That’s what exploration is all about—after all, New Horizons is flying into the unknown.

Ecco sotto lo stato dei nomi proposti e più votati ad oggi.

2014 MU69vote

Ho appena votato per “Tangotango & Tawhaki“; dio della creazione Maori e sua moglie, così se New Horizon trova anche qualche altra piccola luna gli diamo il nome dei figlioletti (se non ne avevano mi lascio la porta aperta sostenendo che qualunque entità del creato possa essere loro figlio).

Data di scadenza 01.12.17; nome “ufficiale” comunicato il 30.01.18.

WU

PS. Tutto bellissimo, ma, spulciando nelle Rules, mi cade l’occhio su:

  • The SETI Institute and NASA’s New Horizons project have the sole right to determine which nominations are added to the ballot.

  • The New Horizons Team and NASA will take into consideration the results of the voting, but those results are not binding.

Fidget Spinner: spaziale

Ovviamente ci siamo già soffermati a sproloquiare sulle trottoline 4.0 (… sono figlie dell’industria 4.0, no?). E non ditemi che non vi siete ancora chiesti: “si, ma in assenza di gravità come funzionerebbero?”. Come se la prima cosa che venisse in mente quando facciamo un giochino è come questo possa reagire ad una situazione in cui difficilmente (mai?) ci troveremo.

Ad ogni modo, se me lo chiedo io, sono un cretino come tanti (anche se non a questi livelli…), se a chiederselo è la NASA, allora le cose stanno diversamente. E soprattutto i fondi per scoprirlo: vai dai cinesi, ne compri una decina, ci metti il logo NASA e le dai ad u po’ di astronauti giocherelloni sulla ISS. Il risultato (quale?) è assicurato.

 

Sostanzialmente girano molto più a lungo, per via dell’attrito ridotto (e lo sarebbe ancor di più se la trottolina fosse usata fuori dalla ISS ove anche “l’atmosfera” è assente. Il moto viene trasmesso anche al “povero” astronauta che si mettere a far parte esso stesso del fidget spinner (sulla tessa l’attrito, figlio della gravità, vi salva dal vorticoso moto) ed al centro della trottolina che dopo un po’ pare ruotare assieme a tutto il resto.

WU

PS. Video perfetto, specialmente se decontestualizzato, per gli avversatori della ricerca spaziale: “tanto li paghiamo per andare a giocare nello spazio!”. … parzialmente, ma solo parzialmente, vero.