Categoria: daylife

Che caldo fa, ovviamente

Come ogni anno, immancabile. Come fosse Babbo Natale o il compleanno arriva il caldo estivo. E fin qui si potrebbe anche non obiettare nulla, se non fosse che con il caldo arrivano le solite, noiose, ovvie elucubrazioni umane (forse per proteggersi dalla canicola?).

Avevamo già notato qui come il caldo ci porta ad argute riflessioni: non uscire nelle ore calde, evitare cibi pesanti, bere parecchio, consumare frutta, e cose che non ci saremmo mai aspettati.

Ribadisco l’inutilità di tali studi/notizie/allarmismi/etc. , ma non posso non notare la loro assoluta persistenza. Rispuntano ad ogni estate e se ne tornano a dormire ai primi freschi autunnali. Ma sono sempre le stesse arguzie o ogni anno c’è la speranza di sentire qualcosa di meglio (… no, le acque funzionali che sto sentendo quest’anno per me rientrano nella categoria cazzate allo stato puro… anzi, liquido)?

Che so, mi aspetterei quanto meno qualche news di anno in anno. Il suggerimento per un centrifugato di semi? L’invito a passeggiate notturne? Qualche azienda che ha eletto la canotta come divisa estiva?

Ad ogni modo credo che non saremo così fortunati ed anche quest’anno di parlerà solo di caldo, umidità, temperatura percepita e via dicendo.

Ovviamente il concetto non è particolarmente nuovo e può essere espresso in parecchi modi differenti, compresi quelli fatti bene di XKCD qui.

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WU

PS. Ma solo a me guardare (per quel poco che lo faccio) le previsioni del tempo mi fa venire ancora più caldo?

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Il funghetto della motivazione

Mi ero imbattuto già qualche tempo fa (qui, ma di certo se scavo anche altrove…) sul fatto che un po’ come mangiare, dormire, ed altre bestialità tipicamente umane abbiamo un quotidiano bisogno di motivazione.

Lo intendo come un misto fra avere una meta, un po’ di voglia di raggiungerla, un po’ di preparazione alla sconfitta ed un po’ di stanchezza (ovviamente insufficiente per una resa completa).

Cercando la mia motivazione quotidiana mi sono imbattuto in questo fantastico video qui.

A parte la genialità del cartello, del bimbo, dei genitori (?) e via dicendo è ipnotico notare come la mani battano sul funghetto (… icona che tanto ha segnato in ogni caso almeno una generazione). Sono tutti stanchi, sudati, sicuramente in debito di energia e (mi immagino) in uno di quei momenti in cui si chiedono “ma chi me lo ha fatto fare?!”.

Ecco un fulgido esempio di quello che intendo: sono stanco, mi vorrei fermare, ma poi vedo un po’ di soddisfazione in quella lontana meta, faccio qualche altro passo. Ehi, che fa li quel bimbo? Che c’è scritto? Ma dai! Sicuramente non può farmi male! Ecco, ora che ho partecipato “all’evento” ho anche questo sardonico sorrisetto. Penso meno alla stanchezza. Penso un po’ di più alla mia meta. Sai cosa: anche le gambe le sento meno stanche…

Funzionasse sempre…

WU

PS. … ed il tipo che “schifa” il cartello attorno al secondo 13? Devo desumere che ha motivazione a sufficienza senza bisogno di ulteriori aiuti? Arrogante? Timido? Menefreghista? Sicuramente mi pare l’unica figura “perdente” del video.

Take a resume

Non riesco ancora a capire se questa notizia mi lascia un po’ triste o un po’ sorpreso, un po’ felice per il protagonista o un po’ deluso da questa società. Forse un misto di tutte, forse nessuna delle precedenti… forse coltivo ancora un po’ le mie sensazioni e mi attengo a raccontare questa “notizia“.

David Casarez era uno “startupparo”, un figlio di questa new economy in cui micro imprese (soprattutto nel ramo information technology e soprattutto se ti muovi nella Silicon Valley) nascono e muoiono ad una velocità impressionante ed altrettanto velocemente riescono a tirar su fior di milioni (la cui origine ed il cui fine mi lasciano un po’ di dubbi… mi ricorda una potenziale struttura Ponzi, no?!).

Ad ogni modo, il “poveretto” in questione si è ritrovato per strada a seguito del fallimento dells sua startup. Riconoscendogli una certa flessibilità, un pensiero trasversale decisamente sviluppato ed un approccio “nuovo” (beh, più che altro vecchio, ma in una ottica “New Economy” direi decisamente … diverso), David non si è perso d’animo.

Armato di cartello (in una rivisitazione 4.0 degli uomini-sandwitch) che recita più o meno “Vagabondo avido di successo. Prendete pure un mio curriculum” si è piazzato ad uno degli incroci più trafficati di Mountain View (beh… non proprio alla periferia del mondo) in cerca di attenzioni.

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E le attenzioni non sono tardate. Un passante (sicuramente più di uno ardirei) si è fermato a prendere un curriculm e scattare una foto “all’imprenditore”. La foto è rimbalzata su Twitter e da li … la problematica è tornata sotto la gestione-internet (a cui questo post evidentemente partecipa). David è stato infatti sommerso di offerte di lavoro… e non esattamente da aziendine sconosciute.

David stanotte dormirà di nuovo su una panchina, ma è innegabile l’ingegno e l’individuazione di una strategia decisamente perfetta per l’occasione. Da farne tesoro per capire in che mondo viviamo ed in che direzione stiamo (vogliamo?) andando.

WU

Stupide critiche

Rieccoci (… caso mai ce ne fossimo dimenticati possiamo sempre ringraziare questo Dilbert qui) all’annoso problema di come far fronte ad una critica.

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Che poi, vediamo di capire bene cosa vuol dire critica. Realizzare di star sbagliando passa certamente dalla voce di altre, più o meno autorevoli, persone, ma è sostanzialmente una cosa che se non si auto-realizza è impossibile da consapevolizzare. Ecco allora che tutte le voci “dissonanti” che sentiamo sono etichettate come critiche.

Di cose stupide ne facciamo a bizzeffe, cambiare è fra il difficile e l’impossibile. Oltre al fatto che probabilmente una vita senza stupidaggini sarebbe alquanto monotona… ok, da qui a “everything we are doing is stupid” ce ne passa.

La naturale, normale, purtroppo umana reazione è: “non è vero!”. Non accettiamo (quasi?) mai le critiche di buon grado. Fossero anche le più costruttive l’approccio “diffidente” (tanto per essere polite) è intessuto nella natura umana.

E da qui la reazione del demonizzare chi ci sta criticando (che a sua volta ne avrà fatte di stupidaggini…) piuttosto che cambiare marchio alle nostre stupidaggini.

Si instaura così una lose-lose situation in cui i criticoni (ripeto, spesso a nessun titolo) non sono altro che persone delle quali non fidarsi, le cose che dicono non vanno ascoltate e si continua con i soliti vecchi errori.

Chiudere occhi ed orecchie sul prossimo ammettiamo pure sia umanamente sbagliato; da cui la virtù di coloro che sanno farsi ascoltare… anche criticando (e non sempre accondiscendendo).

WU

La corsa verso la felicità

“Sir, sta uscendo per la quotidiana corsa verso la felicità?”
“Esatto, Lloyd. Speriamo solo di non incontrare anche oggi le solite difficoltà”
“Difficoltà, sir?”
“Sì, Lloyd. E credimi, sembrano insuperabili. Vanno così veloce che me le trovo costantemente di fronte”
“Se mi permette, forse sbaglia la tecnica di sorpasso, sir”
“Cioè, Lloyd?”
“Le difficoltà non si superano mai in velocità, ma in resistenza, sir”
“Questione di grandi polmoni, Lloyd?”
“Credo più di profondi respiri, sir”

… ed intanto vorrei stressare la parola corsa. Che poi la felicità sia effettivamente il traguardo o semplicemente la benzina che ci serve per correre, direi che il titolo applica in ogni caso (… o sarebbe meglio “DI corsa verso la felicità”).

Che dobbiamo dirci (di nuovo?!), che ci saranno “le solite difficoltà”? Che ci sembrano sempre insuperabili? Che saremo li li per demordere (lusso di pochi) praticamente ogni giorno? Proviamo a vedere la cosa da un’altra prospettiva, e colgo questa citazione per farlo.

La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice. [A. Merini]

Ora, non che dobbiamo essere felici solo o soprattutto per far ripicca alle persone, ma di certo abbiamo in questa ottica un’ulteriore molla per non mollare ( 🙂 ). E poi mi affascina tantissimo pensare alla felicità come strumento di vendetta; incrementa istantaneamente la mia “resistenza”.

Ed aggiungo anche, se non altro (… e ci sarebbe davvero tanto altro…), che dimostrarsi felici è il primo passo per esserlo veramente. Iniziamo a sorriderci, la felicità arriverà (immancabilmente dopo “profondi respiri”).

WU

PS. Da questo Lloyd.

Pigre conferme

Oggi mi sono perso un po’ nella storia di questo blog (… il che lo ha reso istantaneamente più vecchio di quel che è…) ed ho notato che qualche pazzo si era casualmente messo a rileggere questo vecchio post qui. Non lo ricordavo, ma l’ho trovato quanto mai attuale e mi sono quasi commosso notando che qualcuno lo aveva spulciato.

Ovviamente potete immaginare la mia sorpresa quando ho visto la data. Da me stesso di 2 anni fa…

Possiamo dargli il nome che preferiamo. Possiamo usare inglesismi, ricerche, o versi da pastore, ma il punto è abbastanza semplice.

Tipicamente non tendiamo a cercare informazioni con il puro e sano scopo di documentarci per formarci un’opinione. Di solito cerchiamo informazioni con lo scopo di supportare o smentire un’idea che abbiamo già. Selezioniamo (non sempre inconsciamente) le informazioni in base alle idee che abbiamo già ritenendo solo quelle che ci sembrano coerenti con il nostro “scenario mentale”.

Questo è di per se un problema, nonché una (forse la principale) causa che consente alle bufale di propagarsi a macchia d’olio (anche grazie all’aiuto della rete).

Ciò è tanto più vero in alcuni casi nei quali “avere un’idea” fa la differenza: la politica, l’economia, il paranormale, etc. Vogliamo parlare di un referendum (la Brexit e le bufale ad essa associate che hanno portato all’attuale scenario sociopolitico solo se volgiamo essere attuali, ma ne va bene uno qualunque).

E’ come se ormai le nostre opinioni (che solo i più illusi credono ancora esser personali) fossero assolutamente polarizzate in base “all’autorità” della fonte. Una rivisitazione 3.0 del “quarto potere”.

Se vogliamo andare ancora più a fondo: siamo pigri. Tremendamente, profondamente, incredibilmente pigri. Costa molto meno sforzo cercare una conferma che cambiare un’idea che ci siamo fatti. Anzi, forse fra le cose più dispendiose c’è proprio la formazione di una nuova idea e la documentazione necessaria a tal fine.

Ed in questo la rete è un validissimo aiuto: qual che sia la tua idea, Mr. Internet ti da la possibilità di supportarla. L’eccesso di informazione tende ormai a coincidere con la sua totale assenza (cercare un link a caso in rete o asserire qualche cavolata al bar… che differenza fa?).

WU

PS. “È possibile effettuare molte misure lineari, per esempio, della Piramide di Cheope e vi sono molti modi per combinarle e manipolarle. È quindi quasi inevitabile che delle persone che studiano queste cifre in maniera selettiva troveranno delle corrispondenze apparentemente impressionanti, per esempio con le dimensioni della Terra o con quelle di qualsiasi altra sciocchezza”.

Il mio confirmation bias si rifiuta di accettare che la piramidologia numerologica sia casuale 😀 .

Estendo brevemente il concetto (… con l’esperienza maturata in questi ultimi due anni 🙂 ).

Partirei dal concetto che siamo pigri. In questo non ho cambiato idea, anzi, diciamo pure che l’ho peggiorata. Vedo quotidianamente riciclare cose viste e riviste che sono blandamente adattabili a contesti diversi, ma che evidentemente hanno un impatto minore sullo sforzo (mentale) delle persone.

Diciamo che partire dal foglio bianco (from scratch come si usa dire oggigiorno per mascherarci) è ormai un talento di pochi. Nel farsi un’idea soprattutto. Acquisire informazioni quanto più oggettive possibile e possibilmente da fonti diverse è sempre più considerato come una perdita di tempo.

Andiamo avanti così che la verità verrà a galla… rigorosamente se è quella che cerchiamo.

WU

PS. E faccio anche un mea-culpa quanto mai calzante (i paradosso mi balza all’occhio giusto ora…) sul fatto che questo post è uno dei pochi che non è scritto partendo dal foglio bianco. Il karma non sbaglia.

Ode all’ozio

Facciamo che sto un po’ esagerando (dato che il passo fra la nullafacenza più assoluta e del meritato riposo è brevissimo), ma in questo lunedì che odora di vacanze che tarderanno ad arrivare mi viene da pensare che in qualche modo “oziamo poco”.

Non intendo che stiamo poco sul divano, davanti alla tv, con il nostro amo-diato smartphone in mano; intendo proprio che nella frenesia della nostra quotidianeità ci ritagliamo poco (se non nullo) tempo semplicemente per oziare.

Stare fermi in una posizione, non dormire, non leggere, non distrarci con questo o con quello; semplicemente dei preziosi minuti per… stare. L’ozio in fondo è questo, non è il riposo o il diletto (ammesso che siamo ancora in grado di fare anche queste due attività…).

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E come dice più che giustamente Snoopy qui, l’ozio è spesso la madre di molte idee. Tempo per riflettere non lo troveremo chiedendo a Google, ma lo troviamo chiedendo a noi stessi. Non avremo (forse) l’idea che cambierà il mondo, ma la nostra piccola illuminazione, la nostra piccolissima risposta ai nostri insignificanti problemi, la nostra riflessione sulle nostre azioni e la nostra rotta per il futuro vengono soprattutto (fortunatamente non solo data l’elasticità cella nostra mente) dai momenti di ozio.

Mettiamola così, prendiamoci un po’ di intimità con noi stessi, senza dar agio ai nostri sensi di disturbare le elucubrazioni della nostra mente. Che piova o ci sia il sole se ci fermiamo un attimo ad oziare anche le successive attività ci appariranno fluire con una velocità diversa.

E fatemi chiudere con una citazione di chi sapeva dire le cose molto meglio di me, e soprattutto riconosceva nell’ozio anche un’arte troppo spesso sottovalutata; l’osservare. Stare a guardare significa per l’osservatore attento rubare con gli occhi maestranze. Oziamo anche per chiarirci le idee.

Stare a guardare è un’arte, e anche molto difficile, ed è bene farlo anziché partire in tromba in una direzione o nell’altra. Ma non è meglio fare qualcosa? Nossignore, se non hai le idee chiare è meglio stare a guardare. [R. Feymann]

WU