Categoria: comics

La nostra lotta quotidiana

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Questa per la serie “la vita è una lotta” o per quella “bisogna arrendesi all’evidenza”? Fatto sta che il conflitto, dalla mattina quando ci alziamo alla sera quandoci abbandoniamo a Morfeo, c’è. Ce lo creiamo noi stessi con la realtà che ci circonda e con le nostre aspettative.

Lo combattiamo (non tutti, fortunatamente, con baionetta ed elmetto) con i nostri gesti, le nostre azioni, i nostri contatti, il nostro lavoro, la nostra routine e via dicendo.

C’è chi si arrende prima, chi più tardi. Quasi nessuno molla a priori. Mollare, in qualunque senso questo termine lo vogliamo intendere, non è una sconfitta. Il “limitare le perdite” di questo Lloyd altro non è che accettare il punto in cui siamo arrivati.

In base all’interesse di una data situazione ai nostri occhi tale “resa” potrebbe non essere affatto facile e ci verrebbe molto più naturale continuare strenuamente a perseguire un’obiettivo palesamene irrealizzabile.

Non voglio (io?!) inneggiare alla resa (… ma neanche alla cieca speranza e lungi da me usare la parola “realismo”… praticamente oscillo a caso fra i vari estremismi) e confesso che sulle prime il Lloyd in questione mi ha quasi urtato, ma pensandoci con un po’ (quel po’ di cui sono capace) di razionalità in fondo ci sta dicendo: combatti finché puoi la tua lotta, la vittoria finale passa anche della resa in qualche battaglia.

WU

PS. E come non pensare (praticamente inevitabile) a:

“o forse non c’incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
ognuno col suo viaggio
ognuno diverso
e ognuno in fondo perso
dentro i fatti suoi”

[Vita Spericolata, V. Rossi]

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Gli immancabili auguri

Quest’anno mi sono deliberatamente astenuto dal disturbare pigre e sonnolente digerite con discutibili post di auguri (come se gli anni scorsi lo avessi fatto… anche se qualche vezzo confesso di essermelo tolto). Ad ogni modo, in questa ripresa di attiva routine (che almeno il primo lunedì lavorativo dell’anno non vorrei definire tale e pertanto la affianco ad uno speranzoso “attiva”) non mi posso (no, proprio non ce la faccio… come non ce la faccio a non fare parentesi, neanche mentre penso) astenere almeno da un generico augurio di buon anno. Soprattutto considerando che il 100% della telefonate/mail/chiacchiere di stamane sono iniziate con queste due parole (non sempre sentite, confesso, ma spesso solo di circostanza).
Per limitare l’aria che circola nella mia bocca, sperabilmente dare il buon esempio e non dare neanche adito a fraintendimenti di auguri non sentiti lascio la parola ad una cinica, tagliente, razionalmente obiettiva Lucy (ed al suo doppio, immancabile Charlie).
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Se qualcuno stamane avesse risposto cosi ai miei auguri di certo sarei rimasto come uno stoccafisso, ma lo avrei veramente apprezzato come il più vero e sentito degli auguri.
Felice buon anno, tardivo, come da WU consuetudine.
WU
PS. E come non far presente il fascino della data palindroma odierna: 8.1.18; qualcosa deve succedere…

Letterina di Natale

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Questa striscia mi ricorda tantissimo un poco natalizio e molto “da writer” motto:
sempre e comunque contro chiunque.

Ora, a parte essere d’accordo o meno con il principio dei “saldi dell’inferno”, l’idea che la striscia mi trasmette è quella di una psicosi da homo-homini-lupus che ci ha ormai pervaso a tutti i livelli.

La trasposizione infantile delle nostre psicosi a cui Sally da voce non risparmia neanche il tanto caro Babbo Natale.

Chissà come si dovrebbe sentire il caro vecchietto (così come l’immaginario collettivo ce lo raffigura) ricevendo una lettere del genere. Lo vedo già con il suo barbone ed il suo pancione che fra un “oh-oh” e l’altro, leggendo l’ennesima letterina (a meno che non sia filtrata dalla sua fidata Cupido) esclama “ed io che c’entro?!”. Esattamente come faccio io leggendo il motto di cui sopra.

Ma forse, in fondo in fondo, se qualcuno (ed io stesso, in base alla giornata ed agli eventi, a testimonianza della lama di rasoio su cui mi/ci muoviamo) ce l’ha con tutti un po’ colpa anche mia deve essere.

Se poi vale la pena dirlo a Santa, proprio nei giorni del suo trionfo, e proprio definendolo “amabilmente” wishy washy… beh, se sei Sally puoi farlo.

WU

Di pungolature e di cavalcate

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Si, possiamo anche fare i conti, ma pungolare un po’ la vita è una di quelle (pochissime) cose che ti consentono di non piangerti addosso quando sei con te stesso a tirare le somme della vita.

Credo che a “cavalcare” si impari solo quando ci si provi e stare sul divano delle nostre certezze di certo non ci porterà a montare in sella.

Credo che, in base al livello “di pungolatura” ci voglia una buona dose di coraggio, irrazionalità, paura, frustrazione, e cose del genere per farlo deliberatamente.
Credo che farlo se non si ha altra scelta o si hanno le spalle coperte non sia sinonimo di “pungolatura”.

Credo che un vero amico, un familiare, chiunque ti voglia veramente bene dovrebbe farlo se ti vede “in difficoltà”, senza paura di metterti in ulteriore difficoltà dato che è il cambiamento che poi porta alla soddisfazione, se non altro per averci provato. Chiunque avalli il tuo/mio/nostro crogiolarsi nello status quo non può definirsi come un vero amico.

Credo che finire a terra faccia parte del gioco. Invoco “l’aiuto da casa” per spingermi a cadere; a rialzarmi ci posso pensare io, a decidere di cadere è molto più difficile.

WU

PS. Detto molto meglio qui da Lloyd

 

Life is very hard

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Un bel casco, nella vita, non farebbe male. Non è detto che se ne trovino, non è detto che siano sufficienti, non è detto praticamente nulla. Con tutti questi dubbi potrebbe essere anche meglio non trovarne.

Tanto un casco ti mette al riparo per quel che può, non risolve di certo i problemi. Credo sia l’antitesi della strategia “la miglior difesa è l’attacco” (a meno di non pensare di usarlo come oggetto contundente per l’aggressione delle problematiche).

E l’idea di Lucy (o meglio, del Dottore) non è poi così balzana. Il casco è uno di quei suggerimenti che ti vengono dati de default; una semplificazione di tutte quelle cautele che siamo portati (e ci viene caldamente suggerito) a prenderci quando abbiamo a che fare con … la vita.

Non ci aiuta più di tanto, non abbiamo niente di meglio. Anzi, per avere qualcosa di meglio dobbiamo essere molto più lungimiranti di quanto sia facile fare oppure rischiare molto di più. Teniamoci il nostro casco.

WU

Interferometria

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Non è proprio così semplice (come qui ci illumina XKCD), ma effettivamente è così affascinante. E’ praticamente un’applicazione del principio di sovrapposizione. Un’onda elettromagnetica risultante dalla combinazione di onde separate ha proprietà che sono legare alle onde originarie.

Ora, se le due onde hanno la stessa frequenza può accadere che l’interferenza sia costruttiva, quando le due onde sono in fase, o distruttiva, quando sono fuori fase.

Operativamente, le onde sono spesso radio o laser e la variazione di intensità dell’onda risultante su un rilevatore da una misura dell’entità e del tipo di interferenza fra le due onde originarie. Il metodo ha un incredibile risoluzione e consente di non dover realizzare telescopi/radiotelescopi/rilevatori in generale con estensioni immani, ma semplicemente due o più sorgenti a metri/chilometri/milioni di chilometri di distanza. Il “telescopio” virtuale risultante ha uno specchi di diametro equivalente alla distanza fra le sorgenti (ed è, quasi, indipendente dalla dimensione della singola sorgente)… wow!

Si, abbiamo scoperto così le onde gravitazioni (e non quelle di gravità). E’ così che osserviamo la Terra nei più piccoli dettagli, che determiniamo il moto di stelle binarie o di pianeti extrasolari. Il contro? Una mole non indifferente di dati da post-processare e combinare via software, di certo molto più economico ed affidabile di uno specchio da centinaia di km.

Se solo funzionasse anche con gli esseri animati. E perché fermarsi ai cani? Due menti “in sintonia” che agiscono come un’unica enorme mente a km di distanza? Troppo panteismo? Un po’ di antiche reminiscenze di Gaia? Olismo esasperato? Di sicuro tutti o anche una combinazione di essi, ma da qualche parte al mondo un’altro fesso che sproloquia come me su queste cose, in questo momento, ci deve pur essere (almeno per tranquillizzare l’omino del mio cervello). Che poi non (s)ragioniamo come un’unica mente è assolutamente ovvio ed assolutamente un bene.

WU

Scadenze

In questo rush di fine anno (partito con indegno anticipo) mi viene in mente questo Lloyd datato (come da tradizione).

“Lloyd, allora per l’appuntamento con le scadenze…”
“Sì, sir?”
“Io mi farei venire a prendere dal panico come al solito”
“Sir, le ricordo che tutte le volte il panico arriva sempre all’ultimo minuto”
“Dici che mi conviene partire prima con l’ansia da prestazione?”
“Buona scelta, sir”
“Ma non è che il panico poi si offende?”
“Non si preoccupi, sir. Sono sicuro farete l’ultimo tratto di viaggio insieme”
“Grazie del consiglio, Lloyd”
“Non c’è di che, sir”

Di scadenze sono (e siamo) oberato, non solo in chiusura d’anno. Molte sono scadenze perché ce le auto-imponiamo, molte perché non vediamo l’ora di togliercele d’avanti, altre ancora sono solo doveri o promesse, poche sono obiettivi ed ancor meno sono soddisfazioni.

Ciò nonostante con la scadenza ci dobbiamo convivere (e tanta invidia per chi può non essere a conoscenza di questa parola): dalla bolletta, all’appuntamento con il dentista.
Che l’ansia non aiuti non sarò certo il primo a dirlo e che una buona dose di organizzazione (quella sana, non usiamo parole tipo “management” per favore) sia pura utopia è altra cosa ben nota.

Un approccio “alla giornata” ha i suoi pro (soprattutto nel breve periodo), ma porta altri grattacapi. Fulgido esempio di come una via di mezzo gioverebbe ad evitare inutili panici ed inutili affanni. Arrivare in ritardo è un’altra lecita (e spesso non completamente deliberata) soluzione; personalmente mi da solo l’idea di spostare una scadenza, così da una te ne ritrovi due.

WU (fuori tempo massimo)

PS. Non è che se le chiamiamo deadline la pillola mi pare troppo addolcita…