Categoria: comics

03:00:00

Vero, vero, vero e tremendamente vero.

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Nottate e nottate e nottate passate ad arrovellarmi il cervello su questo e su quello (tipicamente cazzate), ma con il sole che splende (e magari con la pancia piena) le risposte sono diverse.

E poi chissà perché l’orario preferito per queste elucubrazioni sono le 03:00 o giù di li. Ci deve essere una ragione.

Se ti accade prima; o sei ancora troppo sveglio per divagare sui peggiori aspetti di ogni pensiero che ti passa per la mente o sei nel pieno del “primo sonno”. Se invece ti sposti vero le 05:00 del mattino, inizi ad agitarti in procinto dell’imminente (beh, effettivamente… dipende) sveglia oppure ti giri e ti rigiri cercando il sonno del mattino (quello più bello, inutile dirlo).

Ma alle 03:00 è tutta un’ altra storia. Che tu dorma solo, in compagnia, in dolce compagnia; che tu sia insonne, che cerchi programmi “fuori orario” alla tv; che tu sia un maniaco della tecnologia o della lettura anche in piena notte il consiglio è sempre lo stesso: se sono le 03:00 non pensare a nulla che ti rovini il sonno che ti resta e la giornata che verrà.

Prenditi al più una nota (tipo questa…) e ci rifletti il giorno dopo. Appuntamento a mezzogiorno.

WU

Ci sarà un giorno…

Avete presente tutte quelle massime/detti/tacitipensieri in cui chiediamo al tempo di cancellare un po’ tutto. Si, sia le cose che in fondo ci sono piaciute, sia quelle che sono invece effettivamente da dimenticare.

Beh, di certo il tempo non sta a sentire a noi, ma in fondo il suo dovere (ove più ed ove meno) lo fa. Io stesso (non certo celebre per una memoria da elefante) benedico e maledico la cortina di nebbia che il passare dei giorni butta su tante cose del mio passato.

Ora io sproloquio a caso, e con la solita limitatezza del mio scibile. Qui XKCD mi illumina, invece, sulla sua sequenza prevista di cancellazione di eventi storici.

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Notevole il 2027 per Lorena Bobbit, il 2032 per la principessa Diana e tutta la sequenza 2040-2046 (eventi a me più “familiari”il che colloca il mio “orizzonte di cancellazione” a circa 26 anni da oggi).

Devo però dire che a volte anche il tempo fa brutti scherzi. Vi capita mai quando, praticamente dal nulla vi balza in mente, prepotente, un qualche ricordo del quale avevate perso ogni traccia? Uno di quei momenti (no, non sempre brutti) di cui eravate certi di aver perso ogni traccia ed invece… eccolo li!

WU

PS. La chisura del 2047 “ogni cosa che ti imbarazza oggi” è deliziosa.

Sempre la stessa zuppa

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Questo Peanuts di annata (18.09.99, pare; un o’ come un vecchio vinello ben invecchiato) mi è tornato in mente dopo che stamane mi hanno detto, forse a ragione, “tanto è sempre la stessa cosa”.

Effettivamente la frase mi lascia un po’ l’amaro in bocca, ma non posso negare che in molti casi effettivamente è così. Cambiare per cambiare, ma in fondo.. è la stessa cosa (e come qualcuno avrà, forse, notato i miei tentativi di restyling del blog in questi giorni calzano benissimo con questa affermazione).

Ad ogni modo, la cosa che mi lascia però decisamente “disturbato” è quel “sempre” che si usa mettere prima. Dire “è la stessa zuppa” non è come dire “è sempre la stessa zuppa”. La seconda interpretazione mi toglie qualunque speranza e moto di proattività, ovviamente. La prima mi lascia un po’ disilluso, ma in fondo non mette una pietra tombale.

E poi, dulcis in fundo, proprio come diceva… chi? Siamo educati su scarti di saggezza che molto spesso chi ci da non si accorge di darci e chi li dovrebbe raccogliere non ne fa tesoro. Questa si che è sempre la stessa zuppa.

WU

Perdersi

… che è poi un po’ come entrare in galleria. Guardarsi attorno e vedere solo nero. Perdere l’orientamento e rimanere piacevolmente sorpresi (e rassicurati) all’uscita dal tunnel. La luce che ci fa sentire padroni di ciò che ci circonda, semplicemente perché non ci smarriamo in noi stessi.

Cappello un po’ finto-filosofico che trasposto nella routine del 2017 significa poi alienarsi in gesti/azioni/pensieri abbastanza ripetitivi che da un lato ci ingenerano panico da alienazione (“attraverso le nostre montagne di impegni”) e dall’altro ci salvano dal doverci confrontare con noi stessi. La calma sicuramente un mezzo per raggiungere l’uscita; un uscita forse non tanto luminosa come vorremmo.

Detto qui molto meglio, ovviamente, da Lloyd

“Lloyd, ma dove siamo finiti?”
“Credo che sia entrato nel panico, sir”
“A me sembra più una galleria, Lloyd”
“Per l’appunto, sir. Il panico è un passaggio che attraversa le montagne di impegni”
“E come ne usciamo?”
“Ritrovando la calma, sir”
“Intendi dire l’uscita, Lloyd?”
“Intendo il mezzo con cui raggiungerla, sir”
“Accendi i fanali, Lloyd”
“Con piacere, sir”

WU

PS.

Chiudo con una ctazione, forse solo parzialmente calzante

Quando una porta della felicità si chiude, se ne apre un’altra;
ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa,
che non vediamo quella che è stata aperta per noi. [Paulo Coelho]

Less is more

Ovviamente (… voglio solo continuare a sperarlo) Dilbert (qui) non mi spia. Ma ci prende benissimo. Sia per esperienze indirette sia, ahimè, per quelle più dirette.

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Mi trovo nella incresciosa situazione di dover giustificare delle situazioni che io stesso trovo assolutamente ingiustificabili. E (ahimè, l’ho già detto?) l’unica azione che vedo attorno a me è … facciamo una riunione. Chiama una riunione. Manda un invito. E simili.

Come se il mondo (ed il lavoro) funzionassero in base alle ore ed ore ed ore di riunione. Un esempio a caso (del rapporto inutilità/tempo speso): un’ora di riunione alla quale partecipano quattro persone è mezza giornata lavorativa (e mi sono mantenuto veramente basso). Si arrivasse almeno a qualcosa…

Ok, questo è comunque lo stato delle cose. Spesso alle riunioni non si partecipa in maniera assolutamente proattiva. Non dico di arrivare già con qualche proposta, idea, ma almeno aver letto i documenti… Ci sono, poi, dei riunionisti professionali, che sono in gradi di partecipare a riunioni a raffica dicendo tre sillabe ciascuna che danno agli altri l’idea di aver capito almeno di cosa si parla e che servono, invece, solo a creare un poi’ di rumore sufficiente a far proseguire la riunione di qualche ora…

Ok, comunque, riunioni a parte, il metodo lavorativo spesso ha tante, troppe pecche e ci si trova in quelle incresciose situazioni che sono assolutamente incomprensibili ed ingiustificabili (appunto…). Per primo a chi le vive da vicino, figuriamoci a terzi (clienti, men che meno). Praticamente siamo al paradosso dei paradossi: statevi fermi, che è meglio.

Ma no, dai… recovery actions (tipo panacea di tutti i mali) che è poi un modo per dire: sei in ritardo (un esempio a caso di una tipica situazione incresciosa da dover giustificare)? Penalizziamo il prodotto da un punto di di vista di costi e qualità e si risolve tutto. Ovvero, straordinari, doppi turni, e simili (ci sono anche soluzione decisamente meno professionali che forse conosciamo bene tutti, ma che voglio evitare di scrivere esplicitamente…).

La soluzione sarebbe, invece, una sola: statevi fermi! Non siamo capaci. Mandiamo l’oggetto fuori. Ci rimettiamo, ma almeno sappiamo di che morte morire. Less in more. Appunto.

WU

The national academy of proceedings

Il fatto che qualcun altro (e parliamo di Randall qui, non proprio un WU a caso…) condivida una mia idea anche senza che ne abbiamo mai parlato è sempre affascinate. Vuol dire che la cosa è troppo palese o che l’umanità è in fondo abbastanza allineata su alcuni temi. Ci sono anche altre opzioni che onestamente considero ancora meno probabili.

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Ad ogni modo il fatto che la “peer-review” sia un metodo ormai controproducente è un dato di fatto. Senza arrivare agli eccessi di plagio, di ricerche falsate, di reviewer conniventi e/o ostili per motivi tutt’altro che scientifici; il metodo ha ormai troppe lacune per essere ancora fonte di garanzia sulla qualità di ciò che si pubblica. E parlo, ahimè, sia come autore che come revisore.

Il “journal” pullulano (quelli “open” poi non ne parliamo). Tutti noi autori abbiamo una idea geniale e “disruptive” che di solito preferiamo eviscerare tecnicamente piuttosto che perdere troppo tempo ad esprimere, a far capire, a rappresentare con esempi. Tutti noi revisori abbiamo decine di articoli da rivedere, poco tempo da dedicare alla cosa (che almeno nella maggior parte dei casi è gratis et amore dei) e spesso anche poche competenze specifiche sull’argomento.

Il tutto condito da una formattazione grafica semi-seria (Che è poi un po’ la traslitterazione dell’abito che fa il monaco; mica c’era un “non” nel mezzo?), pagine di un qualche social che pubblicizzano articoli random, nomi di journal accattivanti, periodicità sufficiente a far dimenticare qualunque strafalcione e globale voglia di studiare ed approfondire che diminuisce esponenzialmente con il tempo che scorre.

In pratica, IMHO: dubitate di tutto ciò che leggete (vi ricordate qui o qui?).

WU

Il pazzo nella stanza

Un omino alla guida della sua brava utilitaria in una autostrada sente alla radio: “Attenzione, attenzione, c’è un pazzo che sta guidando contromano in autostrada!” e lui, mentre scansa macchina in continuazione, pensa fra se e se “Uno solo? A me paiono tutti!”

Ovviamente la barzelletta non è farina del mio sacco…

A parte convincerci ed ammettere che quell’omino, almeno (e sono buono) una volta nella vita, lo siamo stati tutti è lo spunto per riflettere su come ci vedo gli altri.

Ed il tutto, calato come sempre in un contesto ingegneristico-aziendale-demotivato-rassegnato-cinico-attuale, è qui ribadito in questo fantastico Dilbert.

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Un idiota per team, once evitare che facciano gruppo. Il che assume che vi siano almeno tanti idioti quanti team. E spesso la proporzione è almeno di 5 ad 1 (numeri a caso, ma voglio vedere chi riesce a fare una stima più precisa).

Aggiungiamo un ulteriore nota di pessi-realismo. Capita spesso (e lo dico da idiota del team) che sia proprio l’idiota a pensare che tutti gli altri membri del team siano idioti (e spesso, ahimè, lo sono almeno quanto lui).

If I had an idiot on my team I would know it. Unless…

Il che ci riporta, in una deliziosa ad idiotica circolarità , alla barzelletta iniziale.

WU