Categoria: comics

Well, I…

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E’ quel genere di cose per cui potrei ridere per ore (si, si, anche e soprattutto solo…) . Nell’ottica del rapporto uomo-donna, da uomo (ma, mi sbilancio, anche se fossi donna) il livello di onestà in certi discorsi è sempre molto ambiguo.

Inoltre si aggiunge l’aspetto intimo di queste “discussioni”; molto spesso non si afferma una propria “convinzione” se non che per sentirsi dire che non è così, che ci stiamo sbagliando, etc. Per sentirsi un po’ coccolati, insomma.

Non che uno/a non voglia dire un qualcosa di specifico, è che a volte tacere è meglio, anzi, ancora meglio è agire. Un bel bacio (o equivalenti) sono meglio di si/no biascicati. Una bella azione è meglio di tante parole, in generale e con l’altro sesso in particolare.

In pratica, sia che siamo di fronte all’altro sesso “in difficoltà” sia che siamo “in difficoltà” davanti all’altro sesso, la cosa migliore è prendere in mano la situazione (beh, ammettiamo che non tutti hanno lo charme del Barone Rosso…) ed evitare qualunque parola. Seppure con i migliori intenti è il contesto giusto per fraintendere e/o essere fraintesi. “E’ un fatto di clima e non di voglia”…

WU

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Progresso

Randall (ovviamente), qui.

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Quando si dice sparare con un cannone ad una zanzara, che è poi un po’ quello che facciamo quotidianamente con tutta la tecnologia che abbiamo in dotazione…

Del nostro computer useremo (un utente medio, ovviamente) un 20% delle capacità; forse arriviamo al 50% per il nostro smartphone e, secondo me, siamo ad una percentuale irrisoria dei nuovi smarthwatch.

Ma ad ogni modo ce l’abbiamo ed oggi anche se vogliamo memorizzare un contatto sul telefono abbiamo la possibilità di fare una foto ad un biglietto da visita. Non è uno scherzo e forse sorprende solo chi come me cerca ancora i tasti meccanici.

E riallacciarsi a tutto ciò che usiamo anche se potenzialmente superato (oltre ricorda naturalmente, questo cimitero). Ovviamente non è che ogni progresso automaticamente causa un superamento di ciò che si usava prima; a parte la polvere pirica anche se abbiamo armi nucleari, usiamo ancora auto con motore a scoppio anche se abbiamo i primi tentativi elettrici, usiamo ancora (poco a dire il vero) il fax anche se ormai abbiamo milioni di modi per comunicare, usiamo ancora gli emulatori dei videogiochi delle sale giochi anni 80… ma questa è un’altra storia (vuoi mettere che figata!).

Ad ogni modo, lo spunto di riflessione è: ma davvero abbiamo bisogno di tutto ciò che ci portiamo dietro o sarebbe meglio lasciare alcune cose (…”cmd” bye bye) come erano? Forse solo un po’ di nostalgia.

WU

Comando io

Questi due Dilbert (non freschissimi, come da tradizione) li trovo particolarmente notevoli ed ispiratori.

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Facendo un po’ seguito alle ultime news sulle “preoccupazioni” dei “grandi della terra” circa i pericoli della AI (e tralasciano i capolavori fantascientifici-distopici della letteratura), siamo messi di fronte al fine ultimo della natura.

Non solo della natura umana, ovviamente. E’ nella natura degli esseri senzienti. D’altronde anche gli animali fanno così: sono il più grosso e comando io altrimenti ti mangio. Ineccepibile.

Senza fasciarci troppo la testa circa gli step intermedi i robottoni intelligenti (no, penso a quelli delle fabbriche più che a Pacific Rim) arriveranno al solito punto: sono grosso e forte e comando io.

Come dire che il fine ultimo dell’evoluzione è far lavorare qualcuno per noi sotto minaccia. Un po’ triste, ma vicino alla verità.

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E comunque meglio così che la stessa cosa mascherata da “micro-managing” o chiacchierate falsamente friendly. Piuttosto che essere sotto un egida dettata da pura forza mascherata da qualche edulcorante, meglio guardare in faccia la dura (è il caso di dirlo) verità.

WU

Soul-killing tasks

Assolutamente geniale (qui).

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Altro che il lavoro nobilita l’uomo. Negli intenti certamente, nella pratica neanche per sogno (temo ciò, ahimè, in una spirale profondamente scettica della quale incolpo, di certo ingiustamente, la fine del periodo estivo).

Il punto è che il dipendente, razza evolutasi nelle società dedite ad inutili scalate sociali ed economiche come ci ricorda finemente il Lloyd nel PS) non si prevede faccia una cosa che gli piace. Se poi a qualcuno accade, buon per lui, ma per l’ipermegaditta non è una direttiva che rientra in nessun circuito di welfare (tanto per usare inglesismi tanto cari ad HR e tanto inutili per noi mortali).

Nel dubbio fra fare la cosa che per qualche arcano motivo è nella mente dei superiori (si, purtroppo anche di quei generaletti inutili che si arrogano, complice qualche (dis)organigramma abborracciato, capacità decisionali che in realtà non hanno ed ai quali nessuno ha il coraggio di dirglielo) e ciò che potrebbe, ovviamente sempre in un contesto lavorativo, motivarci un po’ di più, la scelta è semplice.

Non credo dipenda tanto da deliberate scelte negative, quanto dalla convinzione che il dipendente deve eseguire e che la capacità di comando possa essere anche semplicemente compromessa dal veder una faccia sorridente.

Ed il passo successivo l’abbiamo già fatto: noi stessi non siamo più in grado di rispondere (reagire…) al motivo per cui dovremmo avere il sorriso sulle labbra dopo aver timbrato. Auguri.

WU

PS.

“Lloyd, dove sta andando quella gente?”
“Credo che stia cercando di salire la scala sociale, sir”
“Ah, e dove porta?”
“A un’altra rampa di scale”
“E poi?”
“A un’altra rampa e a un’altra ancora, sir”
“Tutto qui?”
“Certo, sir. La gente continua a salire finché ce la fa, poi invecchia e alla fine si accampa dove è arrivata. Su un gradino, appoggiata alla ringhiera. I più fortunati riescono, a volte, a ritagliarsi un pianerottolo tutto per sé”
“E noi dove stiamo, Lloyd?”
“Noi, sir, siamo a livello del mare”
“Nel senso del basso, Lloyd?”
“Nel senso del bello, sir”

Random guess

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Io mi ritrovo spesso, neanche a dirlo, in una posizione intermedia ai due Adamsiani personaggi (qui).

Non ho “motivazioni” sufficienti ad indurre chicchessia a farmi una stima (ovviamente alla cieca) di tempi/costi ed ho qualcuno a cui doverla riportare.
Estorcere un numero “alla Dilbert” non è opera da poco e fornirlo ancora di più. E’ forse uno di quei momenti in cui il vero gap fra chi fa e chi deve gestire/organizzare/vendere è più evidente.

Ovviamente se mi trovassi (… e quando mi ci trovo è proprio così) dalla parte tecnica prima di dare un numero vorrei anche io capire di cosa sto parlando. Dato che la cosa è spesso (understatemnet) impossibile, mi ritrovo a lanciare il mio dado mentale, diciamo da una ventina di facce, per tirar fuori un numero a caso che poi “abilmente” raddoppio per prendermi cautele che forse non mi servono. E così che non si va avanti… d’altronde lo stato delle attività è sotto gli occhi di tutti.

L’approccio giusto (e per questo impossibile… by definition direi) sarebbe quello di anticipare la richiesta di una stima di tempi/costi; lasciare qualche (numero da riempire solo da un bravo coordinatore) ore/giorni per poterla fare e poi considerarne la risposta come un punto fisso. Come una stima tutt’altro che random. A questo punto, non tollererei, neanche da me stesso, sforamenti importanti rispetto ad una stima data con il lume della ragione e non con il lume spento.

WU

A good leader

Di certo lo avrò già detto (e qui Dilbert lo fa a mestiere, molto meglio di me). Per quanto mi riguarda esistono due tipi di leadership: quella etero-imposta e quella naturale. Sono cosciente (anzi… credo) che il vero leader sia quello che ha naturalmente il dono della motivazione, mentre è il “boss”, o qualunque equivalente vogliate usare, è quello che la pretende (anzi, che pretenderebbe devozione).

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Ovviamente imbattersi in leader nati è cosa rara ed alquanto piacevole, mentre nella maggior parte dei casi quello che possiamo fare è provare a digerire ciò che la sorte ci ha messo di fronte.

Una strada è fargli la guerra senza troppi giri di parole (… carriera assicurata…), un’altra è una accettazione passiva del suo ruolo e dei suoi ordini(… carriera assicurata… e questa volta non in senso ironico). La maggior parte dei casi è un grigiolino che sta nel mezzo di questi due estremi che condisce di ulcere e sparlottate al caffè le nostre giornate. Nulla di nuovo.

L’unica cosa che sconsiglio vivamente (per esperienza personale, qualora ve lo stesse chiedendo) di fare è quella di far notare i limiti e le inefficienze direttamente a chi si arroga (quindi non ai leader naturali, anche se con questi confesso di non averci mai provato) il diritto di “comandare”. Non guadagnerete nulla dicendo “… ed allora perché tu non fai questo o quello?” oppure “… ma perché non lo fai tu?!”. Anche il boss non avrà molti altri strumenti per non sentirsi attaccato frontalmente ed uscire dall’impasse se non che dire “I’ll fire you” (o equivalenti più o meno polite).

WU

03:00:00

Vero, vero, vero e tremendamente vero.

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Nottate e nottate e nottate passate ad arrovellarmi il cervello su questo e su quello (tipicamente cazzate), ma con il sole che splende (e magari con la pancia piena) le risposte sono diverse.

E poi chissà perché l’orario preferito per queste elucubrazioni sono le 03:00 o giù di li. Ci deve essere una ragione.

Se ti accade prima; o sei ancora troppo sveglio per divagare sui peggiori aspetti di ogni pensiero che ti passa per la mente o sei nel pieno del “primo sonno”. Se invece ti sposti vero le 05:00 del mattino, inizi ad agitarti in procinto dell’imminente (beh, effettivamente… dipende) sveglia oppure ti giri e ti rigiri cercando il sonno del mattino (quello più bello, inutile dirlo).

Ma alle 03:00 è tutta un’ altra storia. Che tu dorma solo, in compagnia, in dolce compagnia; che tu sia insonne, che cerchi programmi “fuori orario” alla tv; che tu sia un maniaco della tecnologia o della lettura anche in piena notte il consiglio è sempre lo stesso: se sono le 03:00 non pensare a nulla che ti rovini il sonno che ti resta e la giornata che verrà.

Prenditi al più una nota (tipo questa…) e ci rifletti il giorno dopo. Appuntamento a mezzogiorno.

WU