Categoria: comics

I’m human

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quando si dice “dopo tutto sono umano” (ed ogni riferimento a fatti, persone o canzoni è puramente casuale).

Fatto sta che io ci credo e sono assolutamente d’accordo. Le cose attorno a noi ci possono piacere o non piacere, ma già il fatto di darne un giudizio equivale ad ammettere la nostra natura umana ed il fatto che cerchiamo (che quantomeno cerchiamo) ciò che ci può piacere in questa vita.

Non abbiamo certo scelto noi di essere qui, ma visto che dobbiamo sporcare un po’ la faccia di questa terra ci viene istintivo farlo cercando (ripeto, almeno cercando) ciò che può farci sentire bene.

Non credo sia una questione di uomo o di donna (certo, le donne forse curano più il loro lato umano… o forse no?!), ma proprio di essere umano. Prendersela con l’altro (… maschio?) è per noi una valvola di sfogo, in alcuni casi ci alleggerisce, ma di certo non cambia la nostra natura.

Evolutivamente dobbiamo ringraziare che non ricerchiamo il brutto e ciò che ci fa stare male.

WU

PS. Facendo un piccolo passo di fantasia ulteriore mi viene anche da dire che non mi sembra un comportamento troppo difficile da replicare in un automa o in una intelligenza artificiale. Fatto salvo la definizione di bello/piacere/bene che questa potrebbe avere.

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All’aria

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Tanto parto dall’idea che almeno una volta a chiunque di noi è venuta voglia di buttare tutto all’aria. Personalmente almeno una volta al giorno, indipendentemente se ho le scatole propriamente montate o di traverso.

Diciamo che l’idea di dover ricominciare mi disturba, ma anche vedere le cose statiche, definite non mi entusiasma proprio. La totipotenza che si ha quando si inizia qualcosa si perde abbastanza velocemente una volta che le situazioni prendono una qualsivoglia piega.

Non credo sia un male di per se (… che poi è un po’ come prendere la nostra strada nella vita), ma diciamo che è facile che non appaghi. E’ facile che qualunque cosa siamo diventati, magari ciclicamente, ci disturbi.

Sfasciare tutto non è facile e ci vuole coraggio, oppure incoscienza. Fatto sta che se ci si mette in difficoltà difficilmente ci cimentiamo nelle soluzioni. Ora, vediamo di non esagerare: non sto suggerendo a nessuno (e sto cercando di fermare me stesso a mia volta) di mandare a donninne la propria vita solo per vedere che effetto fa ricominciare (… salvo poi essere nuovamente delusi dalla prossima destinazione che raggiungiamo), ma direi che è almeno un invito a coltivare un po’ di possibilità diverse e collaterali, per quanto sia difficile, anche quando la strada sembra irrimediabilmente segnata.

Mettiamola così: possiamo cercare di modificare una qualunque situazione senza dover aprire la finestra e buttare tutto giù. Ripeto il “possiamo cercare”, non credo che la soluzione sia facile da trovare ne ovvia da ottenere; credo costi molto più sacrificio una modifica che un nuovo inizio. Ci da qualche certezza in più (che vuol dire anche meno stimoli allo sforzo ed al sacrificio), ma ci tarpa tanto anche le ali.

Non so bene da dove incominciare, ma aprire la finestra e selezionare cosa buttare giù è una possibile strada (intermedia, come da classico italiano) per identificare sentieri pieni di possibilità scostandoci dalla strada maestra senza doverla completamente cancellare. E poi chissà, da cosa nasce cosa…

WU

PS. Da questo egregio Lloyd che guardo sul mio desktop almeno da un paio di settimane.

Unlisted life

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…tanto per esserci ci sono comunque. Se li listiamo, elenchiamo, cataloghiamo,

tabuliamo o meno può darsi che ci convinciamo siano di più facile soluzione, ma di certo non abbiamo fatto ancora nulla per risolverli. Aggiungiamo anche che se ce ne lamentiamo (con il “Doctor” di turno) di certo non siamo più vicini alla meta… e neanche alla metà della soluzione.

Una “unlisted life” (… e se gooooglate con queste due parole viene fuori un inaspettato mondo, spesso e volentieri non inerente a questo concetto il che rende queste l’accoppiata di queste due parole ancora più affascinate) di certo aiuta.

E’ un po’ un’ode alla disorganizzazione. E’ forse uno degli errori della civiltà moderna quello di voler sempre tutto sotto controllo, tutto elencabile in una qualche forma che ne consenta una facile (e soprattutto veloce) consultazione.

Mi viene in mente la possibilità di avere una unlisted life semplicemente abbassando un po’ la soglia tecnologica quotidiana, rivedendo molte delle PPProcedure ormai consolidate nel tram tram lavorativo e riscoprendo un po’ di sano “porca miseria, me ne sono completamente scordato”. Ho l’impressione che mettano un po’ di sale sulla coda e ci spingano a risolvere i problemi più che organizzarli.

Sproloqui da un mercoledì giustamente non scevro da problemi quotidiani. Lungi dal lamentarmene (… in fondo mi ricorda che sono vivo e sono troppo razionale per trarne giovamento), ho cercato supporto in questo Charlie Brown.

WU

PS. Che un po’ mi ricorda questo post… come organizzare i problemi in excel 🙂

Tempo (in)efficiente

Ricollegandomi al modo di gestire il tempo… ci siamo lasciati venerdì, qui, con ingiusti sproloqui a riguardo ed è rimasto comunque il filo conduttore di tutto il mio finesettimana.

Una regola aurea, da ricordare e considerare come vera sia se applicata a noi stessi che ad altri, è che dato un tempo X a disposizione per fare una qualunque cosa tenderemo a riempirlo tutto (se non superarlo).

In altri termini, l’essere umano difficilmente tende a svolgere un compito in un tempo minore del previsto. Si potrebbe aprire un ulteriore capitolo sulla bontà e veridicità delle previsioni, sulla volontà di fare qualcosa prima del tempo per farsi notare, sul mordente diverso che ci spingere a completare dei compiti se ci interessano o meno direttamente e via dicendo, ma facciamo che mi fermo qui.

In questa fase di tempo-da-occupare-per-il-compito-assegnatoci, rientra anche il nostro processo decisionale su come affrontare la questione. Molto, molto, ma dico molto (lo dico io ed XKCD qui lo conferma sapientemente) del nostro tempo viene speso sull’analisi di potenziali strategie.

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Non dico che sia sbagliato, dico solo che è una (la?) causa di tante inefficienze. Se il tempo per un compito viene ridotto all’estremo (non meno…) siamo portati a saltare tutta questa fase decisionale e ci lanciamo solo in scenari che più o meno conosciamo. Altrimenti diamo (e ripeto, non dico sia un errore) in analisi strategiche… spesso e volentieri anche improponibili.

Mettiamola così: mi piace fantasticare per cui non disdegno analisi strategiche alla Star Trek, ma se volete che sia io sia efficiente non datemi tempo di pensare.

WU

Time Management

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Non posso dire, ed un po’ me ne vergogno, di non essermene mai occupato. Il modo di gestire il proprio tempo in fondo non è tema trascurabile.

Tralasciando i pigri, i cinici ed i codardi (parole non casuali) per tutti noi mortali vi sono giorni/periodi/fasi della vita in cui le 24 ore sembrano non bastare. Ci stanchiamo, certo, e questo in un certo senso ci porta alla resa.

Questo è il dato di fatto. L’interpretazione, tutta umana, è che qualcuno ci deve dire come gestire il nostro tempo. E qui si spreca più tempo di quanto se ne possa mai pensare di risparmiare e/o guadagnare e/o non vanificare ulteriormente.

Ad ogni modo, fuori dalla mia giurisdizione e dalla mia comprensione (ma, purtroppo, non dal mio passato) c’è qualcuno che ha deciso che sa dirci come gestire il nostro tempo. Fai prima questo e poi quello. Lascia spazio per una crescita a lungo termine. Il primo impegno che arriva è il primo da processare o l’ultimo che arriva è il primo da evadere (sono personalmente un fan dell’approccio LIFO)? Ritaglia tempo per riflettere? Non trascurare di parlare con le persone?

Ovviamente servirebbe tempo per tutto. Ovviamente servirebbe saper gestire il proprio tempo. Ovviamente è la classica cosa che si può imparare solo con l’esperienza e gli errori.

Si, concordo, con questo Dilbert: il libro più utile sul time management può essere solo quello bianco; almeno non ti fa perdere altro tempo.

WU

Credere

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Credere, credere ancora.

Magari ne fossimo tutti capaci. E non è solo una questione di fede (forse è anche questo), ma è soprattutto una questione di infantilità. Non farsi troppo corazzare dalla vita è una abilità, quasi una dote.

Vuoi o non vuoi quella naturalezza e spontaneità infantile tendiamo a perderla. E con essa la nostra (parte?) capacità di credere. Credere alle sciocchezze, alle assurdità, ai sogni, ai progetti, nelle persone e via dicendo.

Ci possiamo esercitare. Al momento non mi vengono in mente altre brillanti soluzioni. Ecco tutto. Possiamo lasciare andare il nostro (quello di linus è sicuramente meglio) palloncino e sperare che ritorni (chissà, un colpo di vento – e tale ipotesi denota già la difficoltà che faccio io stesso a credere – ci può aiutare), possiamo coltivare un sogno a vita o possiamo provare a metterlo in pratica.

Credere è ciò che fa la differenza.

La fede è ciò che viene dopo, il coronamento della nostra capacità di credere. Non è una di quelle cose che possiamo imporci, non le possiamo imparare dagli altri (anche se osservare i bambini ci aiuta). Possiamo solo esercitarci. Anzi, forse possiamo almeno cercare di non fare perdere la capacità di credere a chi da noi in qualche modo dipende.

Penso ad un genitore che deve (?) dire ad un figlio che non riuscirà in qualcosa oppure ad un allenatore che ferma un ragazzo scoraggiandolo nella sua impresa. Il fatto che sia ardua oppure palesemente contro qualche regola naturale o sociale è solo qualcosa che sappiamo noi, noi che abbiamo difficoltà a credere.

Mi alleno. Credo. Oggi stesso, almeno a stare zitto.

WU

PS. … credo in questa data che è il trionfo dell’otto.

Che caldo fa, ovviamente

Come ogni anno, immancabile. Come fosse Babbo Natale o il compleanno arriva il caldo estivo. E fin qui si potrebbe anche non obiettare nulla, se non fosse che con il caldo arrivano le solite, noiose, ovvie elucubrazioni umane (forse per proteggersi dalla canicola?).

Avevamo già notato qui come il caldo ci porta ad argute riflessioni: non uscire nelle ore calde, evitare cibi pesanti, bere parecchio, consumare frutta, e cose che non ci saremmo mai aspettati.

Ribadisco l’inutilità di tali studi/notizie/allarmismi/etc. , ma non posso non notare la loro assoluta persistenza. Rispuntano ad ogni estate e se ne tornano a dormire ai primi freschi autunnali. Ma sono sempre le stesse arguzie o ogni anno c’è la speranza di sentire qualcosa di meglio (… no, le acque funzionali che sto sentendo quest’anno per me rientrano nella categoria cazzate allo stato puro… anzi, liquido)?

Che so, mi aspetterei quanto meno qualche news di anno in anno. Il suggerimento per un centrifugato di semi? L’invito a passeggiate notturne? Qualche azienda che ha eletto la canotta come divisa estiva?

Ad ogni modo credo che non saremo così fortunati ed anche quest’anno di parlerà solo di caldo, umidità, temperatura percepita e via dicendo.

Ovviamente il concetto non è particolarmente nuovo e può essere espresso in parecchi modi differenti, compresi quelli fatti bene di XKCD qui.

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WU

PS. Ma solo a me guardare (per quel poco che lo faccio) le previsioni del tempo mi fa venire ancora più caldo?