Categoria: chimica

Parole in fumo

Tanto per divagare su qualche altra cazzata.

Avete mai notato che candele/fiammiferi fanno fumo più che altro quando li spegnete? Non che se li spengo io non facciano o non facessero fumo, ma ieri sera mi sono flashato su questo “fenomeno misterioso” (ci scommetto che vi sarebbe la coda di programmi pseudo-scientifici pronti a risolvere l’arcano).

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La mia spiegazione è abbastanza semplice e forse corretta. Il fenomeno in questione è ovviamente la combustione, ovvero una reazione in cui ossigeno (dell’aria) ed il carbonio (della cera o del legno) si combinano formando una serie di schifezze fra cui acqua ed anidride carbonica. Come è ben noto la combustione porta il sistema ad una temperatura decisamente alta (ma dai!) per cui i prodotti della combustione sono particelle ad elevata temperatura che, come tutte le cose incandescenti, emettono luce: vediamo la fiamma (ma dai!).

Quando andiamo a spegnere la fiammella con il nostro dolcissimo soffio quello che succede è che rompiamo le scatole a questo bel sistema. Ci troviamo quindi in una situazione in cui il fiammifero/candela sono ancora molto caldi, ma non abbastanza per emettere luce. Vi sono particelle non completamente combuste e grumi di composti del carbonio. Questi sono caldi (e pertanto più leggeri dell’aria, motivo per il quale il fumo tende a salire), ma non abbastanza da emettere luce. Si producono quindi corpuscoli non luminosi, ma nerastri: il fumo. Magia (della fisica chimica).

Abbiamo quindi il fumo in tutte quelle condizioni di combustione incompleta o mal riuscita (vogliamo parlare di un barbecue?) finché la “sorgente del carbonio” che sia candela, fiammifero o carbone non si raffredda fermando del tutto la combinazione con l’ossigeno dell’aria.

Il tutto per dire che una candela è bella da fissare e coadiuva la riflessione (ci certo molto più profonda di quella qui esposta) sia da accesa che mentre sta per spegnersi. Generalizzo?

WU

PS. Mi torna alla mente quest’altra divagazione da divulgatore.

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Ru-106: attenzione, le prime luci

Allarme, allarme. Non ancora rientrato, anche se pare fosse abbastanza limitato più nel tempo che nello spazio.

Abbiamo già dato aria alla bocca sull’ “allarmissimo radiattivissimo” causato da una misteriosa nube di Ru-106.

Nonostante le continue smentite in queste settimane da parte dell’ente nucleare russo (avevamo già detto, che l’origine della nube era stima da qualche parte negli Urali meridionali?), Rosatom, ora anche le autorità russe sono dovute “capitolare” confermando i dati francesi di concentrazione anomala dell’elemento.

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Una stazione di monitoraggio presso il sito di Mayak (… Urali meridionali, al confine con il Kazakhistan, guarda caso…) ha rilevato concentrazioni di Ru-106 fino a 988 volte maggiori di quella naturale. A questo punto il dato è evidente e confermato, oltre che dalle misurazioni in mezza Europa, anche da altre centrali di monitoraggio russe.

C’è da ricordare che la centrale nucleare di Mayak fu costruita nel 1949 per produrre (… non lo direste mai) plutonio per gli armamenti nucleari russi. Le procedure di sicurezza e smaltimento dei rifiuti sono sempre state quantomeno discutibili. Milioni di metri cubi di cesio e stronzio sono stati riversati nel fiume Techa, un serbatoio di rifiuti radioattivi esplose nel 1957 generando una immensa nube radioattiva su tutta l’Europa (incidente di Kyštym), il vicino lago Karachay fu per annui usato per smaltire rifiuti nucleari che la siccità del 1967 portò alla luce e disperse in forma di polvere radioattiva nell’atmosfera.

Ci sarebbe anche da aggiungere che la Russia (e forse non solo) non “pubblicizza” i propri incidenti nucleari, almeno fino a quando Chernobyl non l’ha costretta.Per cui l’ipotesi che una qualche fuoriuscita di RU-106 da parte del sito di Mayak è altamente probabile anche se non essendo stati rilevati tutti gli altri elementi radioattivi tipicamente associati ad una esplosione, ci sarebbe da escludere gravi incidenti.

Il Ru-106 (il più stabile degli isotopi di Rutenio con tempo di dimezzamento di circa un anno) è usato nell’industria spaziale (sorgente di energia) ed in medicina (tumori all’occhio e brachiterapia). E’ probabile che la fuoriuscita non dichiarata sia avvenuta proprio durante la lavorazione del metallo per scopi medici.

Ribadiamo, con buona pace dei complottisti, che i livelli di Ru-106 rilevati in Europa (ed in Italia) sono ben al di sotto dei valori di guardia. Al limite ci potrebbero essere problemi di contaminazione per i soli prodotti alimentari per un anno ed entro 10-20 km dalla sorgente, che comunque trattandosi con gran probabilità di uno dei siti più radioattivamente inquinati la mondo ha già familiarità con questo genere di problematiche.

Il mistero rimane, ed averlo infarcito di un po’ di top-secret/esplosioni nucleari/cortina di ferro lo rende ancora più affascinante.

WU

Ru-106: attenzione, attenzione

Dai che qui diamo un po’ di nuova benzina al fuocherello del complottismo…

Il Rutenio-106 è radioattivo. E detta così effettivamente è un problema. A meno di non essere Homer e giocherellarci, magari infilandocelo nella maglietta, non è consigliabile tenerlo in mano, respirarlo, mangiarlo, etc.

Il simpatico elemento in questione è di recente protagonista di una MODESTA, ma rilevabile contaminazione atmosferica (fatemi scrivere “scie chimiche” anche solo per il piacere di farlo) nel nord Italia, in Austria, nella Repubblica Ceca, in Svizzera, Polonia, Norvegia e Svezia.

In Svizzera le concentrazioni nell’aria si sono rivelate più basse rispetto ad altri Paesi colpiti dalla contaminazione. Il valore massimo, misurato tra il 2 e il 3 ottobre in Ticino, è ammontato a 1’900 micro-Becquerel/m3.

Il livelli di concentrazione dell’elemento nell’atmosfera sono saliti in maniera non allarmante (…con poca gioia dei complottisti, che comunque non si sono sottratti a titoli … accattivanti ), ma rilevabile; rilevato dall’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra).

Si conferma che i valori di concentrazione di radioattività misurati non hanno rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.

Ad aumentare l’alea di mistero del fenomeno si aggiunge che la fonte e la causa di tale contaminazione non è affatto nota. Si sa solo che la durata è stata limitata alla settimana fra il 29.09 ed il 10.05 di questo anno.
Ci sono tutti gli estremi per parlare di alieni, esperimenti segreti, cospirazioni, ed ovviamente per accendere un dibattito geo-politico almeno europeo.

Altra chicca non trascurabile: il Rutenio-106 NON esiste in natura. E’ solo di origine artificiale ed è, fra i vari isotopi di rutenio, il più stabile (tempo di dimezzamento 373 giorni).

Viene prodotto, principalmente per scopi medici, scientifici e come combustibile nucleare, in diversi paesi dell’est extra-europeo. Il Rutenio-106 è anche uno degli elementi delle scorie radioattive esaurite; serve almeno un trentennio prima di consideralo sicuro.

Il mistero rimane (e meno male), ma l’ “emergenza” è passata. Sicuramente complice anche l’incremento della circolazione delle masse d’aria ed un po’ di pioggia (che pulisce l’aria ed inquina il suolo e le faglie). Sarebbero da escludere (e non stento a crederci) esplosioni nucleari, incidenti e/o test segreti, se non altro per la presenza nell’aria di un solo elemento radioattivo (e non di tutta la pletora di radionuclidi artificiali che di solito accompagna questi eventi). Una probabile fuga dell’elemento da qualche centro (orientativamente nell’est europeo) medico/scientifico potrebbe essere la causa più verosimile, ma decisamente poco interessante per del sano allarmismo.

WU

Argyle Everglow

Diamante da 2.11 carati. Non pochi, non tanti, sicuramente non tantissimi, ma tutto sommato non sufficienti a fare notizia.

… se non fosse per il suo colore. Siamo davanti, infatti ad un rarissimissimo diamante rosso, il più raro dei rari. Circa una ventina rinvenuti in più di trenta anni.

The colour of pink and red diamonds is the result of an atomic deformity which affects the way light is refracted through the stone. Just 0.03 per cent of the diamonds mined every year across the globe are pink, and an even tinier proportion of these are red.

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E non è ancora tutto, il primato della rara gemma rossa va al Moussaieff Red. 5.11 carati di puro rossume diamantato rinvenuto in Brasile nel 1990.

The largest known red diamond is the 5.11-carat Moussaieff Red, which was discovered in the 1990s by a Brazilian farmer, cut into a triangular shape and sold to the Moussaieff jewellery house. Another red diamond belonging to Moussaieff, a heart-shaped 2.09-carat stone, sold in 2014 for £3.4 million: over £1.6 million per carat.

Ovviamente a braccetto con la rarità va il prezzo. In questo caso si parla di asta: partenza 10 000 000$.

Ma

The record auction price for a fancy red diamond is $5 million, paid three years ago in Hong Kong, according to materials distributed by Rio Tinto. That transaction also set the record for the per-carat price, $2.4 million.

Ed il prezzo è destinato a salire dato che:

Rio Tinto’s Argyle mine – which produces 90 percent of all naturally colored pink diamonds – is scheduled to close in 2021

WU

PS. Io comunque preferisco decisamente quelli bianchi.

Armalcolite

Partiamo con la genesi del nome: Arm-al-col-ite. A parte il suffisso -ite le altre tre sillabe non sono altro che le iniziali dei nomi: Armstrong, Aldrin e Collins.

Vi dicono nulla? Sono gli astronauti della missione Apollo 11. Si quella “That’s one small step for a man, but a giant leap for mankind“. Quella che consentì ai primi esseri umani di mettere piede sulla luna. Quella che affascinò, motivò ed ispirò un’intera generazione.

L’armalcolite è un minerale che aveva tutte le caratteristiche per essere considerato alieno; fu infatti scoperto per la prima volta nella parte sudoccidentale del Mare della Tranquillità, sulla Luna! Cioè gli astronauti della suddetta missione inciamparono in alcune rocce che riportate a terra ed analizzate non avevano, all’epoca dei fatti, corrispettivo nel nostro mondo. Ma la storia (ahimè) finisce qui, dato che dal 1969 in poi l’armalcolite è stata scoperta in parecchie località della Terra (US, Germania, Messico, Sud Africa, etc. etc.), oltre ad esser stata sintetizzata in laboratorio.

Armalcolite.png

E’ un minerale a base di Ferro, Magnesio e Titanio. E’ una pietra è abbastanza rara sia sul nostro pianeta che sulla nostra luna e si forma a pressioni relativamente basse associate ad un rapido raffreddamento da circa 1000°C fino a temperatura ambiente (tempra). Condizioni abbastanza tipiche della fase di raffreddamento lunare, anche accoppiate a mancanza di ossigeno, “Titanium-rich basalt” ed abbondanza di materiale ferroso.

E’ grignolina, opaca, composta da cristalli allungati. Insomma esteticamente non particolarmente accattivante, ma decisamente suggestiva per la sua origine e per il fatto di darci una prova di un passato condiviso (e non entrerò qui nella varie teorie di formazione lunare) fra noi e la nostra Luna.

WU

PS. Condivide la sua “origine extraterreste” con altri due minerali: tranquillityite and pyroxferroite. Entrambe successivamente trovate sulla Terra.

Colorare le nuvole

Dai, dai, dai che qui ci si sguazza alla grande fra bufale, complottismo, e fanta-verità.

The early morning skies along the mid-Atlantic coast will light up with luminescent clouds as NASA tests a new system that supports science studies of the ionosphere and aurora with a sounding rocket launch May 31 from the Wallops Flight Facility on the eastern shore of Virginia. Backup launch days are June 1 through 6.

Al via in questi giorni l’ultimo esperimento (pubblico) NASA: coloriamo le nuvole. Che potrebbe sembrare anche la frase di una qualche maestra di asilo. Mentre nasconde invece uno scomodo segreto di manipolazione climatica mondiale (… ah ah ah ah ah …).

Allora, dicevamo. E’ in previsione per oggi (e questo mio tempismo quasi mi infastidisce) un test NASA per un sistema di eiezione di vapori nella ionosfera. I vapori saranno immessi nei cieli sopra le coste atlantiche per studiare i movimenti delle nuvole ed il fenomeno delle aurore boreali (certo non visto poeticamente come qui…).
Praticamente verrà lanciato un razzo (dalla Wallops Facility) che colorerà le nubi di blu e verde. Le strane formazioni saranno visibili in gran parte degli USA ed, ovviamente sono state dichiarate come “innocue per l’uomo”.

Si, è molto probabile (anzi ne sono abbastanza sicuro) che sia così, ma vuoi mettere la bellezza di pensare che stiano modificando artificialmente il clima sopra l’Atlantico grazie a chissà quale sostanza e con chissà quale scopo recondito per il quale la perdita di vite umane è solo un problema collaterale? Qui ci sta bene la trama di un Mission Impossible.

10 lattine di birra contenenti vapori di bario, stronzio e ossido di rame (che così, ad occhio, proprio innocui non mi paiono) saranno rilasciati a circa 150-200 chilometri da Terra. I contenitori rilasceranno nel giro di una decina di minuti i “preziosi” vapori che coloreranno le varie formazioni nuvolose permettendo di seguire visivamente il movimento delle particelle negli strati alti dell’atmosfera. “rocket launch that will create artificial glowing clouds” … appunto.

Affascinante, colorato e sufficientemente border line per alimentare sogni complottistici.

WU

PS. Direttamente dalla NASA, stamane:

UPDATE 11 a.m., Tuesday, June 27: The launch is on schedule for Thursday, June 29, of the NASA Terrier-Improved Malemute suborbital sounding rocket for the vapor release mission. However, the launch time has been refined to 4:25 – 4:48 a.m. The backup launch day is June 30. The launch window is determined by sun angles and also moon down conditions. Thus, this launch window is early morning compared to the previous evening launch window for this mission.
The rocket is to test a new multi-canister ejection system for deploying vapors in ionosphere or aurora sounding rocket missions. The vapors will form artificial clouds that may be seen from New York to North Carolina.

Messaggio di Arecibo

Correva l’anno 1974. Il 16 Novembre per la precisione. Era un giorno qualunque, mediamente uggioso (assumo) nei cieli sopra Porto Rico.

Il direttore del radiotelescopio di Arecibo (una struttura decisamente affascinante, devo ricordarmi di dedicargli un post) si preparava alla trasmissione. Frank Drake, con la collaborazione di Carl Sagan. Neanche fosse una prima televisiva mondiale. Si trattava di spedire 1679 cifre binarie (1 e 0 in una qualche sequenza) in un punto un po’ a caso del cosmo. Per la precisione verso l’ammasso globulare Ercole M13, a 25000 anni luce da noi.

Tutto era pronto. Tre minuti di trasmissione. Il nostro segnale WOW (e simili) era stato mandato. Poi il silenzio, esattamente come prima, con la coscienza di dover aspettare (in teoria) almeno 50 millenni. Tornò il silenzio.

Il messaggio era un qualcosa che doveva dire in 23 x 73 (si, so che ve lo state chiedendo e ve lo confermo: sono numeri primi e sono stati scelti per evitare che l’ipotetico ascoltatore erri nell’ordinare il messaggio) cifre chi siamo, dove siamo e come siamo fatti (il cosa vogliamo fare non è ancora noto a noi ed è tutt’oggi altamente improbabile possa essere comunicato a terzi).

Il messaggio contiene:

  • i numeri da 1 a 10 appaiono in formato binario
  • i numeri 1, 6, 7, 8 e 15 che rappresentano rispettivamente il numero atomico dell’idrogeno, del carbonio, dell’azoto, dell’ossigeno e del fosforo; ovvero gli elementi costitutivi del nostro DNA
  • le molecole che compongono il DNA specificandone il numero degli elementi nell’ordine elencato al punto di sopra (Deossiribosio, Adenina, Timina, Fosfato; Deossiribosio, Citosina, Guanina, Fosfato)
  • rappresentazione grafica della struttura a doppia elica del DNA
  • una rappresentazione di un “essere umano medio” (veramente interessante come dicitura…). C’è la forma di un omino con il numero 14 scritto a sinistra (numero che moltiplicato per la lunghezza d’onda del messaggio (126 mm) dà 1764 mm, ovvero un’altezza media; sono l’unico a pensare che non è proprio immediato?) ed il numero 4292853750 (codificato in esadecimale) che è la stima della popolazione mondiale nel 1974 (altra cosa, dal mio punto di vista non proprio comprensibile)
  • rappresentazione dei pianeti del nostro sistema solare con indicazione (un quadratino un po’ rialzato) della nostra Terra
  • rappresentazione grafica del radiotelescopio di Arecibo dal quale il messaggio è partito con sotto riportato il numero 2430 che, ancora moltiplicato per la lunghezza d’onda del messaggio) restituisce 308,14 m ovvero il diametro del radiotelescopio trasmettente.

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Che poi questa sequenza di numeri ed immagini sia veramente efficace allo scopo è tutto da vedere; chissà, potremo chiederlo fra poco meno di 50000 di anni al nostro interlocutore (e vi immaginate una risposta tipo “scusa, non ho capito, puoi ripetere?”).

WU

PS. Per dovere di cronaca e con il chiaro intento di tenere le due cose ben separate devo spendere qualche parola anche sul crittogramma di Chilbolton. Si tratta di un posto, evidentemente pieno di campi di grano, nei pressi di un radiotelescopio governativo nell’Hampshire.

Ora, cercando di limitare le derive complottistiche, mi limito al caso di interesse (di cerchi del grano in questi campi se ne sono visti a bizzeffe ed effettivamente di ottima fattura).

Ad un certo punto, dopo una serie di avvisaglie, compare nel 2001 un messaggio che poteva essere interpretato come una specie di risposta al messaggio di Arecibo.

Secondo l’ipotetica risposta extraterrestre, abbiamo lo stesso sistema numerico (il che rende automaticamente le risposte in codice binario universali) e gli stessi atomi base della vita con l’aggiunta, nel loro caso, del silicio. Avrebbero un DNA a tripla elica e vivrebbero in un sistema planetario simile al nostro con nove pianeti, ma nel quale i pianeti dal numero 3 al numero 5 sono spostati (è il nostro sistema solare è c’è vita anche su altri pianeti? si tratta di Giove e delle sue lune?). La figura umana è sostituita da un umanoide macrocefalo ed il telescopio è invece (o almeno sembra) una sonda con tanto di pannelli solari dispiegati (che è, casualmente, uguale ad un altro cerchio nel grano comparso negli stessi campi l’anno precedente).

AreciboReply.png

Allora, qualche mia considerazione:

  • gli alieni hanno ricevuto il segnale radio. Quindi sanno ricevere, ed è lecito assumere anche trasmettere, segnali radio e sanno che noi sappiamo fare lo stesso, ma… ci rispondono con un disegno in u campo di grano
  • gli alieni ci assomigliano sempre. Come nei film. Non importa se sulla terra ci siamo evoluti a fianco di ogni specie di animali, gli essere senzienti degli altri pianeti sono sempre omini con graaandi testoni
  • il messaggio di Arecibo è un segnale molto stretto (circa 1/15 del diametro della luna piena) diretto molto lontano che dovrebbe viaggiare per non meno di 25000 anni. Il fatto che qualcuno lo abbia intercettato ed abbia anche risposto dopo 27 anni limita di molto il range della posizione del possibile ascoltatore. Par quanto è stretto il segnale la probabilità che abbia accidentalmente colpito qualche altro pianeta è assolutamente… nulla
  • il silicio va molto di moda, soprattutto nell’immaginario di forme di vita aliene. Ma benché pare sia parte della loro biochimica non è poi usato in nessuna delle basi di amminoacidi del loro DNA…

Ah, anche l’opinione del SETI (che guarda un po’ di “lavoro” fa proprio questo) è: una ben orchestrata e molto pittorica bufala.

PPSS: Ma lo sapevate che circa il 70% di tutti i cerchi di grano al mondo compaiono in Inghilterra, anche se la nazione di certo non possiede il 70% dei campi di grano mondiali? Chiaro indizio di veridicità…

PPPSSS: Il post non contiene volutamente nessun link per cercare di sembrare il più neutro possibile e lasciare al lettore di scegliere le fonti che gli paiono più consone per giustificare la sua posizione. Auguri.