Categoria: books

Micromega part#2

Micromega, dopo aver ben girato, arrivò sul globo di Saturno. Per quanto fosse
abituato a veder cose strane, alla prima non poté far a meno, vedendo la piccolezza di quel globo e dei suoi abitanti, di abbozzare quel sorriso di superiorità che sfugge
talvolta anche ai più saggi.
[…]
Ma siccome questo Siriano aveva buon senso, capì ben presto che un essere pensante può benissimo non essere ridicolo solo per il fatto che non ha che seimila piedi d’altezza.
[…]
«Non voglio che mi si faccia piacere,» rispose il viaggiatore, «voglio essere
istruito; cominciate prima di tutto col dirmi quanti sensi possiedono gli uomini del
vostro globo.» «Ne abbiamo settantadue,» disse l’accademico, «e ci lamentiamo ogni
giorno perché ci sembrano pochi. La nostra immaginazione va al di là dei nostri bisogni; troviamo che con i nostri settantadue sensi, il nostro anello, le nostre cinque lune, siamo troppo limitati; e nonostante tutta la nostra curiosità e il numero abbastanza grande di passioni che ci derivano dai nostri settantadue sensi, ci annoiamo di continuo.» «Lo credo bene,» disse Micromega, «perché nel nostro globo abbiamo quasi mille sensi, e tuttavia ci resta non so che vago desiderio, che inquietudine, che ci avverte senza posa che siamo cosa da poco, che ci sono esseri molto più perfetti. Ho viaggiato un poco; ho visto mortali molto inferiori a noi; ne ho visti alcuni che ci sovrastano molto; ma non ne ho visti mai che non abbiano più desideri che veri bisogni, e più bisogni che soddisfazioni. Forse un giorno arriverò nel paese dove non manca nulla; ma fino ad oggi nessuno mi ha dato notizie positive di un tal paese.»
[…]
«Se non foste filosofo avrei paura di farvi soffrire dicendovi che la nostra vita è settecento volte più lunga della vostra; ma voi sapete bene che quando bisogna rendere il proprio corpo agli elementi, e rianimare la natura sotto altra forma, cioè morire; quando questo momento di metamorfosi è venuto, avere vissuto un’eternità o avere vissuto un giorno solo è precisamente la stessa cosa. Sono stato in certi paesi in cui si vive mille volte più a lungo che nel mio, e ho trovato che anche lì la gente si lamentava. Ma ci sono dappertutto persone di buon senso che sanno accettare la propria sorte e ringraziano l’autore della natura. Egli ha sparso su questo universo una profusione di varietà con una sorta di uniformità ammirevole. Per esempio, tutti gli esseri pensanti sono differenti, eppure tutti si somigliano in fondo per il dono del pensiero e dei desideri.

Anche i “saggi”, qualunque cosa significhi sia per noi mortali che per Micromega, cadono nella facile tentazione di un sorrisetto di superiorità. Non sempre, anzi quasi mai, calzante, motivato principalmente da una concezione di se che va ben oltre le nostre reali possibilità. Ed è qui forse che si vede “il saggio”, nel buon senso e nell’umiltà di ammettere l’involontario errore e realizzare prontamente che non essere 6000 piedi non vuol dire essere inferiore.

E poi che dire della perenne insoddisfazione (intesa come quella molla che motiva la continua crescita personale), giustamente non legata la numero di senso ed alle capacità? Crogiolarsi nella propria presunta onnipotenza appaga gli stolti, non certo esseri ad un migliaio di sensi quali i siriani…

E ritorna il tema del viaggio, come unico vero strumento che ci consente di gioire di ciò che abbiamo ed imparare ciò che non sappiamo. Attraverso il viaggio Micomega si accorge che (per me apice di questo passo): “non ne ho visti mai che non abbiano più desideri che veri bisogni, e più bisogni che soddisfazioni”.

No, non credo arriverà mai nel paese in cui non manca nulla, neanche dove la vita dura quanto vorremmo, non sapendo poi che farcene. Ringraziami piuttosto a gran voce “l’autore della natura”.

WU

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Micromega part#1

Inizio, con questo post, un breve ciclo che voglio dedicare al pamphlet Micromega di Voltaire. Si tratta di un breve testo di filosofica-fantasticheria che da tanti, tantissimi, di certo più di quanto sono in gradi di coglierne, spunti di riflessione. Come sempre ancora più “agghiacciante” se pensiamo che sono il frutto di una penna che ha vergato pochi fogli 266 anni fa.

Questo (e credo i successivi, ma non mi fate fare promesse) post si organizza con un breve estratto del libercolo che mi ha particolarmente colpito per qualche motivo, “inquinato” da qualche (pochi, prometto, per non rovinare la bellezza dei passi) mio pensiero a riguardo.

Come brevissimissima introduzione, raccontiamo di Micromega, un gigantesco ed intelligentissimo alieno Siriano, che intraprende un viaggio assieme al suo “piccolo” amico di Saturno che lo porterà a scoprire una minutissima, ma sorprendentemente arguta (…per alcuni aspetti) razza: l’uomo. Qui trovate un pdf da leggere tutto d’un fiato.

Quanto alla sua mente, è una delle più dotte che si conoscano. Sa molte cose. Ne ha
anche inventate alcune: quando non aveva ancora duecentocinquant’anni e studiava,
com’è l’uso, nel collegio dei Gesuiti del suo pianeta, indovinò, solo per la sua
intelligenza, più di cinquanta teoremi di Euclide. Son diciotto più di quelli di Biagio
Pascal, il quale, dopo averne indovinati trentadue senza fatica, a quanto dice sua sorella, divenne poi un geometra abbastanza mediocre e un pessimo filosofo. Verso i quattrocentocinquant’anni, al finir dell’infanzia, studiò l’anatomia di molti di quei piccoli insetti che non hanno nemmeno cento piedi di diametro e quindi sfuggono ai microscopi ordinari: su di ciò, scrisse un libro molto interessante ma che gli recò alcune noie. Il muftì del suo paese, persona molto sofistica e molto ignorante, trovò nel suo libro affermazioni sospette, pericolose, temerarie, eretiche, infette d’eresia, e lo perseguitò accanitamente: si trattava di stabilire se la forma sostanziale delle pulci di Sirio fosse della stessa natura di quella delle lumache. Micromega si difese con abilità, riuscì ad avere l’appoggio delle signore. Il processo durò duecentovent’anni; finalmente, il muftì fece condannare il libro da giureconsulti che non l’avevano letto, e l’autore ebbe l’ordine di non farsi vedere alla Corte per ottocento anni.
Non fu molto afflitto di venir bandito da una corte che era piena soltanto di seccature e di piccinerie. Fece una canzonetta molto divertente contro il muftì, che non se ne curò affatto; e si mise a viaggiare da pianeta a pianeta, per finir di educarsi «lo spirito e il cuore», come si dice.

Oltre notare facilmente i richiami alla censura dell’epoca, mi piace particolarmente la durata del processo (… in questo caso breve se rapportata alla vita di Micromega, ma non tanto breve ed assolutamente realistica se rapportata alla nostra umana esistenza), il fatto che la condanna del libro è fatta da chi non lo avesse letto (… come nelle migliori tradizioni direi) e la chiosa sul valore universale del viaggiare come strumento di educazione.

WU

Cotone fulminante

Mettiamo insieme cellulosa, acido nitrico ed acido solforico (ovviamente tutte cose abbiamo sotto mano in questo momento), quello che otteniamo è un composto esplosivo ben noto come trinitrocellulosa (nitrocellulosa ad alto contenuto di azoto).

Precursore della dinamite l’esplosivo è in giro del 1845 ed ha dato vita ad una pletora di derivati più o meno stabili e quindi di successo.

E’ un esplosivo in qualche modo controllabile e versatile ed il suo essere noto, fabbricabile, gestibile da lungo tempo negli usi più disparati (flash delle prime macchine fotografiche, propellente delle cartucce nelle armi da fuoco, trucchi di magia, etc.) ha anche consentito il sedimentarsi nella lingua (beh, non proprio quella di tutti i giorni) della contrazione delle due parole; cotone fulminante è quello che chiamiamo in gergo (??) fulmicotone.

Espressione decisamente dal sapore retrò, di non largo uso, di non facile contesto, ma ovviamente (IMHO) bellissima. Qualcosa al fulmicotone è qualcosa di brillante, velocissimo, esplosivo, impetuoso, dotato di grande potenza.

I soci del Gun Club, associazione americana di artiglieri con sede a Baltimora, annunciano di aver inventato un cannone capace di sparare un proiettile in grado di raggiungere la Luna. Il progetto prevede che il proiettile sia di forma sferica, costruito in alluminio, e che il dispositivo di lancio, un’enorme bocca in ghisa scavata nel terreno, utilizzi come detonatore il Fulmicotone (o Nitrocellulosa). Mentre i più illustri scienziati discutono la questione, da tutto il mondo piovono sottoscrizioni per finanziare l’impresa.
[Jules Verne, Dalla terra alla luna, 1865]

Affascinato; giusto il tempo di incantarmi in un’altra giornata al fulmicotone (ma, purtroppo, solo nel senso di oberata da impegni, non di brillante).

WU

Dis-uguali

Le masse saranno sempre al di sotto della media.

La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.

Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo ed il delinquente di correggersi.

Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.

L’adorazione delle apparenze si paga.

[Henri-Frédéric Amiel, Frammenti di diario intimo, 1871]

WU

PS. Per il ciclo “profezie distopiche non difficili da realizzarsi”, anzi, per molti aspetti le stiamo già vivendo. Si, si può calare il concetto nella sfera della politica (fin troppo facile in questi giorni), del femminicidio, dei finti percorsi di carriera, degli scolari irrispettosi dei docenti, del tranto/troppo arrivismo lavorativo, della ormai consolidata assenza di gavetta e dell’ignoranza nel senso più lato del termine; ma la verità è che non abbiamo davvero più rispetto per la dis-uguaglianza.

Essere diversi non è un male (senza che ciò sfoci nel classismo), è la fonte da cui possiamo imparare e crescere. No, forse non sempre siamo tutti uguali. Ricordiamocene.

PPSS. Ed è agghiacciante il fatto che il trafiletto sopra dati 1871!

Durlindana

Dal latino, forse ( e già l’etimo incerto mi motiva nel continuare a bighellonare a riguardo), durus=duro.

Per il ciclo parole che non sappiamo neanche più pronunciare. Eppure Durlindana ha, ovviamente IMHO, un suono bellissimo proprio come parola, oltre ad una storia affascinante e misteriosa.

Dobbiamo pescare fra le tradizioni del ciclo carolingio per cercare l’origine del termine ed il suo significato.

La spada più affilata mai esistita

La Durindana, Durindarda, Durendala, Durandal è quella spada mitica forgiata da Weland il fabbro; leggendario mastro fabbro (un po’ malvagio e un po’ stregone) che compare nelle leggende e nelle tradizioni di diversi paesi nordici.

Welund tasted misery among snakes.
The stout-hearted hero endured troubles
had sorrow and longing as his companions
cruelty cold as winter – he often found woe
Once Nithad laid restraints on him,
supple sinew-bonds on the better man.
That went by; so can this.

Leggende alternative (nella Chanson de Roland) narrano invece che la spada, non a caso detta anche spada di Orlando, sia stata donata a Orlando proprio da Carlo Magno, che l’avrebbe a sua volta ricevuta in dono da un angelo (storie alternative parlano di Ettore di Troia anche se nell’Iliade non c’è cenno alla spada). E qui la faccenda si complica e si fa ancora più interessante; lo stesso poema vuole che nell’elsa della spada fosse contenuto un dente di san Pietro, del sangue di san Basilio, alcuni capelli di san Dionigi e un lembo di veste di Maria (basta?).

E’ la spada con cui Orlando combatté a Roncisvalle e sterminò pletore di Baschi prima di morire egli stesso e nel disperato tentativo di distruggere la spada per evitare che cadesse in mani nemiche generò la breccia di Orlando (una gigantesca spaccatura naturale, larga 40 e alta 100 metri nei Pirenei) all’impatto con la roccia.

E come le migliori leggende, la storia della Durlindana non ha fine. Ai giorni nostri la spada esisterebbe ancora e sarebbe conservata (praticamente in bella vista) a Rocamadour (… e dove se non in Francia), incastrata in una parete rocciosa.

Durlindana.png

Tornando ad una più prosaica quotidianità, se oggi usassimo (seppur per gioco) questo termine sarei molto meno combattuto nell’usare l’equivalante inglesismo dilagante.

WU

Sogno Matrioska

Ho analizzato altri tipi di sogni. Dopo il Trisogno ho studiato il Quadrisogno e il Polisogno. E’ stata una ricerca deludente. Se più di tre persone fanno lo stesso sogno, nasce un partito politico, o una setta satanica, o un’associazione di Psichiatri Canoisti, ma non ne deriva nulla di profetico.

Ho trovato molto più interessanti altri tipi di sogni, ad esempio il sogno erotico Pink e quello Blue. In quello Pink si hanno polluzioni notturne, respirazione affannosa, e rimpianto quando ci si sveglia. Invece nel sogno erotico Blue si resta per tutta la vita innamorati della persona sognata. La persona può anche essere un volto sconosciuto e che non incontreremo mai, ma spesso è una persona che non c’è più, che rivediamo e ribaciamo et cetera. Il risveglio è assai doloroso.

Ma ultimamente le mie ricerche sono rivolte al sogno Matrioska, in cui si incastrano una dentro l’altra diverse fasi oniriche. Cioè si sogna il risveglio poi ci si accorge che siamo ancora dentro al sogno poi ci si risveglia credendo di tornare alla realtà invece siamo ancora nel sogno et cetera.

Se questo meccanismo si ripete più di centouno volte, allora vuol dire che siamo morti.

[…]

Capita di svegliarsi e non sapere dove si è. La morte è tutta qui,

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

WU

PS. Sempre spulciando fra le pagine di Prendiluna e facendo seguito a notti insonni e labirinti onirici.

PPSS. Molto romantico un sogno Blue per “festeggiare San Valentino” (mi scuso in anticipo per questa locuzione). Chissà quali postumi lascerebbe.

PPPSSS. Fin troppo facile la trasposizione cinematografice del Sogno Matrioska in Inception e quella musicale (segnalataci qui) in Abate Cruento.

Quanti grattacapi che non merito ora. Quanti milioni di milardi di problemi in un sogno.

 

 

 

Onirospi

Dopo lunghi studi, posso dire che esistono diversi tipi di sogni profetici.

Il primo, il Prosogno, è quando una persona cara ti viene in aiuto per darti i numeri del lotto, o consigliarti sulla tinta dei capelli, o per segnalarti il nome di qualcuno che è innamorato di te. Ma non sempre è infallibile, ci sono interferenze degli Onirospi, spiriti dispettosi che inquinano i sogni, e allora i numeri non escono, la tinta fa schifo e la persona che dovrebbe essere innammorata dice “Io e te insieme? Ma te lo sogni!”

Il secondo (Bis-ogno) è quando due persone si sognano l’un l’altra, ma con trame diverse. Ad esempio il marito sogna che la moglie lo tradisce col suo miglior amico, mentre la moglie sogna che il marito la tradisce col suo miglio amico. Non ha significato profetico, ma allarmistico, e genera quasi sempre litigi.

Poi c’è il Trisogno. Tre persone fanno un sogno al novanta per cento identico. In questi casi il sogno contiene senz’altro un’indicazione e una proefzia.

Poi esistono i Polisogni, i Pan-sogni Silberer e il sogno Matrioska. Ma ancora li sto studiando, e sogno di decifrarli appena sarò uscito dal manicomio.

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

WU

PS.

Di tutti i sogni che ho studiato, il più affascinante e misterioso è senz’altro il sogno Matrioska, attenti a voi se ci cascate dentro.

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

PPSS. Stanotte non ho chiuso occhio e stamente mi sono imbattuto in questo pezzo (citato in Prendiluna di Benni; tranquilli, ci ritorno). Chissà che sogno avrei potuto fare, la prossima volta starò più attento a tener lontani la peggior specie di Onirospi, quelli che il sogno te lo rovinano a monte, prima di fartelo fare; anzi prima proprio di farti addormentare.

PS.