Lo spaturno

Si era nella notte dei tempi e Dio era ancora immensamente piccolo. Quella sera i suoi genitori, il Signore e la Signora Padreterno erano stati invitati ad una festa in maschera da Manitù. Per animare un poco la serata si erano vestiti da cowboy, perché a quelle feste ci si annoiava molto: ogni due valzer c’era una danza della pioggia.

Il piccolo Dio doveva restare da solo a casa
<<Ho paura>>aveva detto.
<<Alla tua età?!>>aveva risposto il papà<<Oramai hai quasi un miliardo di anni…Sei un uomo ormai!>>
<<Che cos’è un uomo??>> chiese Dio
Boh?? avevano risposto i genitori ed erano usciti.

Ora il piccolo Dio era nel suo lettino con gli occhi sbarrati. Nel buio perché la luce non c’era, e col triangolo sul comodino, non perché aveva forato, ma perché a dormire col triangolo in testa si bucava tutto il cuscino.
Dopo 3 millenni che tentava di dormire si alzò per andare in cucina, ma la cucina non c’era, il frigo non c’era, la televisione non c’era, il Lego non c’era..non c’era nulla, ma proprio nulla…infatti era il nulla assoluto.

Allora il piccolo Dio prese le formine e andò in giardino a creare. Tutti in famiglia erano molto creativi.Ed ecco che il piccolo Dio creò la luce.La fece dodici ore si..e dodici ore no perché il papà gli aveva detto: Poi la corrente la pago io!!
Poi dopo la luce creò acqua gas e telefono.

Poi creò delle p###e e le appese immobili nel cielo, poi le fece girare e subito fu un gran giramento di p###e. Poi passò agli animali. Col pongo fece il maiale, e non gli avanzò nulla, non dovette buttare neanche un pezzetto di pongo. E allora disse : col maiale non si butta nulla. Poi Dio creò il cane e la sua famiglia…iene coyoti e lupi. E subito il più fetente di questi , lo sciacallo, andò dal maiale e gli disse: Sei un p###o
Eh già, ha parlato l’ermellino! Rispose il maiale.

E Dio li guardò soddisfatti e disse: Ora ho creato cani e porci!
Ma era solo all’inizio.

Allora Dio creò un animale che stava sempre zitto…e disse: QUesto è muto come un pesce…e lo chiamò pesce..poi ci cadde sopra e fece la sogliola. Poi creò il Panda…ma solo per la città..per i viaggi lunghi creò la Stilo diesel!

Poi creò lo spaturno, ma vide che era inutile e lo disintegrò…però ci rimase male per aver creato e distrutto un animale inutile, e di pessimo umore se ne andò in un angolino. E tutti gli dissero…ma dai…non fare l’orso.

Ma lui..per ripicca fece proprio l’orso! Poi creò la cicala e la formica. La formica lavorava lavorava come un asino…e la cicala cantava cantava come un grillo.E la formica s’incazzò come una pecora(a quel tempo le pecore erano incazzose) e disse: Ma come, quello canta sempre e io mi faccio il cu..ore così?? Ma io faccio un macello!!!

Poi creò il coccodrillo, e subito dopo la maglietta. Così mise il coccodrillo sulla maglietta e fu un grande successo. Poi Dio mise un coccodrillo da una parte e una iena dall’altra. E una piangeva..piangeva…come un coccodrillo…e l’altra rideva rideva rideva…come una iena.E allora ci mise di mezzo un gufo che stava serio serio!
Dio poi fece la piovra…che subito gli chiese l’appalto per il dromedario…perché con quelli con la gobba la piovra ci andava d’accordo fin da allora.

Poi fece il toro…ma si sbagliò e gli fece le corna…e disse: p###a v###a!!! Marchiò in questo modo la povera v###a per sempre!

Quando tornarono i genitori dopo un milione di anni Papà padreterno disse:
Mamma mia che finimondo….ma benedetto Dio!! E Dio disse: Oui..c’est moi!!

E la mamma: Vabbè…lasciamo stare e andiamo a dormire..che domani ci penso io a pulire tutto!

E noi siamo ancora qui che aspettiamo che suoni la sveglia!

[La Genesi, Parola di Giobbe, Giobbe Covatta, 1991]

WU

PS. Dubito spesso dell’esistenza di alieni, bigfoot, fate e slenderman a caso, ma lo spaturno, secondo me, non è stato distrutto. Si aggira fra noi nascondendosi sotto forme umane. La sua natura, però viene fuori alla prima occasione… E se fossimo tutti un po’ discendendo di un misto fra esseri umani e spaturni?

Annunci

Mesmerismo – il magnetismo animale

Il nostro corpo funziona basandosi anche sui diversi fluidi che in esso scorrono (e fin qui anche un WU qualunque non avrebbe da obiettare). Fra questi ve ne è uno (…attenzione attenzione) in particolare che ne regola il corretto funzionamento.

Il fluido in questione è una sorta di fluido magnetico (maccheccazzo, si può dire?!) il cui blocco o in generale difficoltà di scorrimento genera malattie e disfunzioni. Tale fluido deve essere sempre in armonia con quello universale (ora sparo col mitra allo schermo…) ed ha caratteristiche molto affini a quelle delle calamite.

Stiamo parlando di quello che è a tutti gli effetti (la cazzata del) “magnetismo animale“. Ma attenzione, il parallelismo con le calamite serve solo come paragone per chiarire la natura magnetica di questo fluido; il fluido in questione è una cosa completamente diversa. Ah, ora si…

La natura magnetica del (fanta)-fluido può comunque esser sfruttata per curarlo e liberarlo. Mediante l’applicazione di una serie di calamite in parti chiave del corpo, infatti, il fluido poteva essere sbloccato e fluidificato. Questo almeno nelle prime rudimentali cure del magnetismo animale; in seguito si realizzò (embbè…) che il fluido era molto più condizionato dallo stesso fluido presente negli altri corpi umani… da cui una ulteriore conferma della “natura animale” del fluido e del suo magnetismo.

Stiamo parlando di una pseudoteoria, in realtà molto diffusa, che prese piede alla fine del settecento grazie al “medico” tedesco Franz Anton Mesmer. Inutile dire che non appena un comitato scientifico si fece carico di verificare/smentire queste teorie le basi “scientifiche” si vaporizzarono all’istante e le teorie stesse furono accantonate. Ma (e non poteva non esserci un ma…) gettarono le basi per l’ipnosi, la pranoterapia, il sonno magnetico e tutte quelle pseudo-scienze (e pratiche della cultura popolare, oltre che trame per racconti fantastici) che faranno pure bene (non lo metto assolutamente in dubbio, se non altro ci rilassano…), ma non le definirei assolutamente come curative.

WU

PS. Questo lo metterei nella serie: “se oggi siamo così potevamo aspettarcelo”. L’uomo ha da sempre (ed oserei un per sempre) avuto una innata, insana, passione per le bufale (o come le volete chiamare). Niente, ci aiutano a sognare, a stare meglio, in qualche strano modo.

PPSS. Ci starebbe bene una “audio-citazione” di Raf, ma sinceramente mi rifiuto…

Le mucche, il latte, il foraggio

Due bovari avevano ereditato due pascoli adiacenti. Il primo lo recintò, andò a comprare una magnifica vacca olandese; ve la rinchiuse e si sdraiò sull’erba, aspettando ogni giorno il momento di mungerla. Il secondo invece dissodò il terreno, scavò un pozzo; seminò l’erba e irrigò, finché il suo pascolo somigliò a un campo di calcio. Allora, con i pochi soldi rimastigli, comperò due magre vacchette. Da principio la vacca olandese produceva 50 litri di latte al giorno, mentre le due vacchette meno della metà. Ma, in seguito, il pascolo del primo bovaro si inaridì; la sua vacca iniziò a deperire e a produrre meno latte. Le vacchette del vicino, invece, prosperavano e arrivarono a produrre più di 60 litri di latte al giorno. Il primo bovaro propose al vicino di scambiarsi gli animali. Quello acconsentì; ma, dopo poco tempo, la situazione tornò uguale. Infatti le due vacchette si smagrirono e divennero improduttive; invece la frisona, sempre più florida, vinse addirittura un premio internazionale. A quel punto il primo bovaro vendette per pochi soldi pascolo e bestie al vicino e se ne andò in città, in cerca di fortuna. L’altro, invece, prosperò con i suoi animali per molti anni.

Questa storiella (non chiedetemi citazioni, credo si tratti di saggezza popolare olandese…) si offre a molteplici “morali”, molte scontate, qualcuna banale, tutte parimenti vere (e, IMHO, piuttosto tristi):

  • nessuna vacca è in grado di farci neanche una goccia di latte senza foraggio. Hai voglia tu a prendere le mucche migliori, hai voglia a fargli le coccole, dirgli le parole dolci o fargli sentire musica da camera: per fare il latte (risultato) ci vuole in foraggio (investimento? lavoro?).
  • non saremo mai in grado di distinguere una vacca produttiva da una improduttiva fintantoché queste non mangiano dallo stesso pascolo. In altri termini, per fare un paragone fra il rendimento di soggetti diversi è necessario che le condizioni di partenza siano le stesse (è facile fare più latte se abbiamo più latte se abbiamo più erba a disposizione, anche se valiamo poco).
  • non facciamo i bovari ignoranti: se guardiamo solo alla quantità di latte prodotto facilmente ci troveremo a scartare le vacche migliori! La valutazione di un soggetto è ANCHE il risultato, ovviamente. L’efficienza come unità di misura della meritocrazia è molto rischiosa.

Il foraggio può essere a vostra scelta un investimento, un rischio, dei fondi, la fiducia, ma anche la collaborazione, il supporto e via dicendo.

Il latte può essere un buon voto a scuola, i risultati di una ricerca scientifica, l’acquisizione di un buon contratto, un qualunque risultato atteso (e sudato), il livello di sicurezza di una città e via dicendo.

Le vacche siamo noi.

I bovari no.

WU

Joe

Eccoli li che mi fissano. Loro che hanno già preso le distanze da questa gente tutta luccicante che si illude in questa domenica di celebrare qualcosa e di inventarsi la felicità, magari guardano quelle amabili anatre. Li guardo dall’altro, loro e gli altri, capisco chi maledice la mia diversità; io che sono l’oscurità in questa assolata domenica mattina.

Li, nel parco, io ci abito. E’ un po’ la mia vita. Gli alberi mi consolano e mi proteggono. So di essere simbolo di paura, di morte; di certo per via delle tenebre che mi fanno da abiti. Lo capisco, non mi ci rivedo, ma lo capisco. Che tenerezza questi bimbi che, ancora ignari, mi additano come una bestiaccia, ma a loro non faccio paura (ancora), loro mi sorridono. Non le loro mamme.

Apro le ali e resto immobile.

Gli studenti li evito, più che altro per rispetto. Mi fanno gola le vecchie vedove con i loro anelli di platino. Mi definisco un ladro gentiluomo, ma più che altro faccio spavento. E mi crogiolo in questo. State attenti. Lasciatemi stare.

Solo certi Poeti del Male mi sanno cantare.

Continuo ad osservare questa umanità varia nel mio parco. I barboni che aspettano che finisca la messa, i borghesi che non hanno nulla di meglio da fare che leggere il giornale, i ragazzi che passano la loro gioventù fra i primi baci. Li osservo ma mi sento distante; mi avvicino senza grazia, di proposito, gracchiando. Ah, se fossi libero di parlare gli farei capire velocemente chi fa paura a chi.

Solo sassi sapete lanciare. Meritate di andare per me nell’eterno dolore.

Ma vi perdono, non sapete quel che fate. Portate in fondo nel vostro cuore solo un po’ di sangue destinato a seccare. Vivete finché siete vivi.

Io sono il Corvo Joe. Faccio paura

WU

PS. Questa è per me una poesia (come tante di quelle a cui si rifà; il richiamo a l’ albatross di Baudelaire mi pare quasi scontato).

Mio caro pangolino

Ecco a voi un piccolo, dolce, squamoso… pangolino. Sulla scia dell’ennesima notizia di questi giorni circa il bestio di turno minacciato dall’uomo mi sono imbattuto in questo simpatico animaletto. Già il nome lo rende abbastanza simpatico, ma anche guardandolo “in faccia” l’impressione (mia) perdura.

Pangolino.png

Una specie di incrocio fra un armadillo ed un formichiere, il pangolino è l’unico mammifero vivente coperto da scaglie. Una vera e propria corazza degna di un dinosauro: scaglie belle grosse sul dorso che vanno via via assottigliandosi per arti e muso per consentire la mobilità necessaria senza precludere la protezione (beh, l’uomo fa ovviamente eccezione).

Allora, ricapitoliamo: squamosi, piccolini (fra i 30 ed i 100 cm), territoriali, si cibano soprattutto di formiche, solitari, dalle abitudini per lo più notturne, (dell’ordine dei Folidoti, di cui sono anche gli unici rappresentati, se volete saperlo), circa otto specie, diffuso dell’Asia meridionale al Sud Est e dell’Africa subsahariana.

Fra gli animali meno pericolosi al mondo e (poveri loro) oggetti di tanto tanto tanto interesse da parte del predatore uomo. Le sue squame sono usate nella medicina tradizionale cinese e vietnamita (fonti di poteri taumaturgici e magici), la sua carne è ottima (soprattutto se servita in zuppa… pare). Ah, e poi come non mettere a rischio la specie aggiungendo il piacere di adottare un pangolino come animale domestico? Un bel pet-pangolino (da catturare, allevare in cattività, se sopravvive, abbandonare all’uopo e comunque sottrarre al suo ambiente naturale)! Il Pangolin Specialist Group vorrebbe proprio preservare questi animali, anche se le stime di esemplari catturati ed uccisi (1.000.000 !) non è certo confortante… uno stato di conservazione della specie tra vulnerabile e fortemente a rischio di estinzione completa lo scenario.

WU

PS. E due parole sul nome? Da “pang-goling” o “peng-goling” o “peng-gulung“: colui che si arrotola. Soprannominato anche carciofo a quattro zampe, il nome rende subito merito alla strategia difensiva del pangolino: mi arrotolo e lascio che il predatore non veda altro che le mie squame. Non funzione, evidentemente, con l’uomo.

Turritopsis dohrnii, un ossimoro vivente

C’è che dice di voler vivere per sempre, chi non ci pensa neanche (il sottoscritto) e chi lo fa e non lo pubblicizza più di tanto.

Sto farneticando sulla Turritopsis dohrnii, un piccolo bestio marino (Hydrozoa, per i puristi) che non misura più di pochi cm eppure è in grado di fare qualcosa che fa gola a tanti, tantissimi (che di Hydrozoa non hanno nulla): ringiovanire.

Turritopsis dohrnii.png

Sono tecnicamente una sorta di meduse in grado di ringiovanire riportandosi ad uno stato di maturità sessuale antecedente al loro stato attuale. Il che biologicamente vuol dire… ringiovanire. La medusa, inoltre, è anche l’unico essere vivente (noto finora) che è in grado di invertire il proprio sviluppo anche allo stadio maturo adulto… eccezione più unica che rara dato che anche altri medusini sono in grado di invertire la propria maturità sessuale ma solo fintanto che le gonadi non sono pienamente sviluppate (ovvero fintanto che non sono proprio completamente sessualmente maturi).

Alla base del meccanismo di inversione sembra possa esserci quella che si chiama “in gergo” transdifferenziazione cellulare; ovvero un fenomeno in cui le cellule, sottoposte a determinati stimoli ambientali (stress nel caso della Turritopsis dohrnii), riacquistano una sorta di totipotenza (tipo staminali) propria dell’età giovanile. La medusina inizia a non esser più trasparente, a riassorbire i tentacoli e ad assumere una forma a quadrifoglio tornando a sembrare, comportarsi, essere biologicamente in tutto e per tutto simile ad un polipo di quelli presenti in un uovo appena fecondato. Magia.

La storia di questa “scoperta” è un chiaro esempio di serendipity. Un giovane biologo marino in una sorta di routinaria esplorazione (delle acque antistanti Rapallo, per la cronaca) stava catalogando Hydrozoa. La medusa fu trasportata, come tanti altri campioni della sua specie, in un acquario per studiarla. Le condizioni dell’acquario non erano, però, ottimali. La medusina fu sottoposta ad un inaspettato stress che la fece “invecchiare” precocemente, tant’è che il giorno successivo quando il biologo l’andò a prelevare per studiarla vi trovò un piccolo polipo (stadio procedente del suo sviluppo sessuale).

Il ciclo di ringiovanimento potrebbe essere effettivamente infinito (ma davvero allora la morte non tocca a tutti?). Il fatto che le medusa tenda a ringiovanire non significa, ovviamente, che è immortale. In particolare in cattività sopravvive poco e male (il record è qualcosa attorno ai due anni) ed è vittima di parecchi predatori. La troviamo un po’ ovunque, e soprattutto, nel mediterraneo e la ignoriamo regolarmente… almeno in questo la medusa non ci smentisce. Chissà se ci comporteremmo, e come percepiremmo il futuro, se ci fosse data questa possibilità. Questo parallelismo è fin troppo facile…

WU

Carne di unicorno in scatola

Per la serie cazzate clamorose oppure ode all’inventiva umana?

Con tanto di immagine che sembra uno spezzatino e formato della confezione stile scatoletta di latta da legumi da discount, è in vendita (?)… carne di unicorno.

No, non stiamo spezzettando animali mitologici per farne carne da macello (letteralmente), ma ci stiamo un po’ prendendo in giro, un po’ ironizzando sull’esistenza o meno del bestio, un po’ caldeggiando la causa animalista, un po’ sondando il mercato dei prodotti strani ed un po’ semplicemente giocando.

La scatoletta contiene semplicemente pezzi di un peluche di unicorno smembrato da mettere assieme. A parte forse un po’ di pubblicità ingannevole tecnicamente la scatoletta non mente: stiamo veramente acquistando carne di unicorno in scatola… solo che non si mangia ed è una rappresentazione di qualcosa in cui vogliamo credere (che ha anche personalmente un indubbio fascino).

UnicornMeat.png

Chissà se la ha un gusto delicato o molto forte. Oppure chissà se fa effetto multicolor sul nostro apparato digestivo. Oppure se va condita con una grattatina di corno o meno? Beh, domande lecite… qualora prima o poi decidessimo di macellare unicorni e venderli su Amazon

Veniamo un attimo agli aspetti più prosaici dell’idea: lo spezzatino è in vendita su Amazon alla modica cifra di 50€ circa. Non poco considerando che stiamo comprendo un peluche che vale forse un decimo di questo importo, ma d’altra parte bisogna pur riconoscere un valore “materiale” al genio, no?!

WU

PS. Decisamente divertenti le domande-risposte dei clienti

Domanda: Divento immortale come Voldemort?
Risposta: Purtroppo no, c’è la carne ma non il sangue

Domanda: Come digerisco il corno?
Risposta: In effetti non è facile, risulta un po’ indigesto . Prova con le lacrime di coccodrillo, dovrebbero venderne ancora

Domanda: Ma con questo gioco rovino l’infanzia di mia sorella di 7 anni?
Risposta: Credo proprio di si, peendiglielo subito.

Domanda: Contiene olio di palma?
Risposta: No solo olio di elfo

Dickinsonia, cosa sei tu?

Potrebbe trattarsi del primo animale mai comparso sulla terra, ma a parte avergli dato un nome abbastanza poco evocativo ed aver trovato qualche incomprensibile e misterioso fossile non ne sappiamo effettivamente un granché.

Stiamo parlando di qualcosa come 600 milioni di anni fa, quando la terra di certo non si aspettava di vederci passeggiare come ne fossimo i padroni. La Dickinsonia, invece, era già comparsa. In realtà, dato che resti dell’organismo sono stati effettivamente rinvenuti (principalmente in Australia, ma non mancano tracce italiane), il punto non è tanto il quando, ma il cosa.

Stiamo effettivamente parlando di un animale estinto o di qualcos’altro (no, gli alieni non centrano… ancora)? Pare che all’interno dei fossili di Dickinsonia siano state trovate tracce di colesterolo il che lo renderebbe (assieme ad altre prove e tante supposizioni) a tutti gli effetti un membro del regno animale, ma i dati sono ancora pochi e frammentari e molti sono ancora orientati a considerare l’organismo un rappresentate (l’ultimo?) di un regno ormai estinto ben diverso da quello animale.

Un bestio (?) che poteva andare da qualche millimetro ad un metro e quaranta (!). Una specie di vermone piatto composto da una serie di segmenti tipo costole che emanavano da una sorta di cresta centrale. Una membrana univa le costole dando poi la forma all’organismo. Non aveva una chiara distinzione fra testa e coda e molto probabilmente all’interno della membrana si trovava una specie di liquido in pressione che rendeva la Dickinsonia una specie di cuscinetto (organismi “a trapunta”).

Dickinsonia.png

Il regno a cui la Dickinsonia potrebbe appartenere è quello dei Vendozoa (fauna di Ediacara) che sono organismi pluricellulari comparsi prima dei “moderni” phyla da cui poi noi tutti discendiamo. Senza entrare (per ovvia mancanza di competenze e non di interesse) nei dettagli della classificazione, la cosa che mi colpisce è che siamo davanti ad un organismo che potrebbe rappresentare il padre di noi tutti oppure l’ultimo rappresentate di un gruppo estintosi poco prima della fine del Proterozoico (beh, non esattamente ieri…).

Il modello “pneumatico” del Dickinsonia (e di molti Vendozoa) potrebbe essere una specie di prova evolutiva fallita, dato che non sembra molto adeguato ad un mondo in cui avrebbero poi dominato i predatori. Eppure vi sono effettivamente alcune affinità fra questo genere di organismi e gli antenati di molti degli organismi che troviamo dopo nella scala evolutiva; la simmetria bilaterale (che condividiamo anche noi, oggi) potrebbe effettivamente essersi evoluta da primitive simmetrie radiale attraverso forme intermedie come, appunto, la Dickinsonia. Le tracce di colesterolo, inoltre, aprono un’ulteriore spiraglio al fatto di avere davanti un nostro progenitore.

Insomma, più che altro siamo nel campo della ricerca, prove, ritrovamenti e soprattutto supposizioni. Che sia un nostro avo o l’ultimo rappresentate di una prova della natura, siamo davanti ad un organismo che a modo suo a fatto la storia, molto più di tante prove evolutive (mi piace chiamarle così) che vediamo ancora oggi attorno a noi (si, alludo a nostri simili) che lasceranno pure più tracce e meglio documentate, ma in un modo o nell’altro sono meno utili alla nostra evoluzione.

WU

PS. Ammetto, mi piace anche l’idea che ci sia gente che ancora studia questo genere di organismi. Studi e classificazioni che potrebbero sembrare di “lana caprina”, ma che evidentemente sono la motivazione di brillanti menti. Ed il tutto con buona pace del Dickinsonia es assoluta indifferenza di gran parte di noi.

L’attacco sonico (dell’ignaro grillo)

Correva l’anno 2017 ed a Cuba successe una cosa strana. Diciamo pure che secondo me l’evento ha subito assunto le proporzioni di “stranezza” (leggi pure: allarme, attentato!!) perché è successa a Cuba ed ha interessato personale diplomatico americano, ma lasciamo correre…

Metà del personale diplomatico USA all’Havana accusò misteriosi malesseri (… e non volevi gridare all’attentato?!) e sapete in quale circostanza? Beh, dopo aver udito un misterioso (non potevamo certo dire che era chiaramente identificabile, vero?!) ronzio acuto e penetrante.

Una presunta arma sonora è la prima cosa a cui bisogna pensare. Poi magari le possibili alternative vengono in mente (e/o a galla), ma la prima idea deve andare a qualche forma di complotto (ah, teoria ovviamente sapientemente mai smentita, anzi anche ventilata in qualche modo, dal FBI..-)!

Beh, pare che il suono ad alta frequenza, certamente penetrante e fastidioso, fosse udibile in un’ampia zona dell’Havana e sia stato sia di intensità così elevata che di durata così lunga da arrivare a causare nausea, vertigini, giramenti di testa e simili. Il (fantomatico) attacco acustico sarebbe stato messo a segno c on armi soniche (una specie di test, prima di usarle per uccidere, evidentemente…).

Sembra la trama di un film di spionaggio anche e sopratutto perché non vi sono troppe evidenze della capacità del suono di uccidere esseri umani (e comunque si parla di 150-200 decibel che dovrebbero essere puntati direttamente sull’orecchio!). Strumenti in grado di danneggiare l’udito umano, ovviamente esistono e non sono neanche troppo difficili da congegnare. Possono produrre ultrasuoni, onde sonore con frequenze molto alte, al limite dell’udibilità dall’orecchio umano, che provocherebbero un riscaldamento delle strutture interne dell’orecchio con conseguenti danni. Oppure potrebbero sfruttare infrasuoni, onde sonore a frequenza più bassa di quella udibile dall’orecchio umano, in grado di causare perdita dell’udito, stato confusionale, nausea e apatia. Ah, beh, in entrambi i casi il “cannone sonico” per essere efficace dovrebbe essere sparato direttamente contro la testa del malcapitato più che diffuso “a pioggia” (che so, magari via radio?).

Dopo un paio d’anni di complotti, teorie e (ahimè per i compottisti) studi scientifici è venuta fuori una possibile spiegazione… molto meno da spy movie.

L’Anurogryllus celerinictus è un piccolo grillo che come tanti grilli emette un sibilo come richiamo amoroso per il gentil sesso. Nel caso specifico il grillo canticchia a circa 7 kHz ed a tutto volume. Se poi considerate che di solito il periodo dell’accoppiamento coincide per tanti, tantissimi grilli… ecco a voi il vostro suono continuo, penetrate ed ad alta frequenza.

Ovviamente il canto del grillo è stato identificato, isolato e poi sovrapposto alla traccia sonora in mano alle agenzie investigative per certificare l’esatta sovrapponibilità dei due suoni. La coincidenza è stata quasi perfetta con l’unica differenza che il suono registrato all’Havana soffriva di uno strano “effetto eco”, spiegabile (come d’altra parte il fatto che il fastidio non abbia colpito tutta la popolazione cittadina) assumendo che il suono avvertito dai diplomatici provenisse dall’interno delle loro abitazioni e che quindi fossero mobili e pareti a farne “eco”.

Ovviamente il fatto di aver trovato un colpevole non vuol dire che abbiamo trovato il colpevole. Non possiamo escludere che i diplomatici sono stati anche vittima di un qualche attacco sonoro e non è comunque chiaro il perché tale suono abbia causato malessere in alcune persone.

I want to believe è salvo, ma voglio tranquillizzare tutti coloro che verificheranno le “tracce” in rete (abbondano e volutamente le ometto): ascoltare la registrazione non vi ucciderà ed a me non ha neanche causato più fastidio di tante chiacchiere che si sentono nei corridoi.

WU

PS. Mi torna in mente questo.

Pigeon Ranking

… esisteva il PageRank di Google, perché fermarci? Per di più quando la cosa parte da uno scherzo (ebbene si, un pesce d’Aprile…), si trova sotto i nostri occhi tutti i giorni e motiva un bel team di ricerca che fa le cose che gli piacciono e viene anche pagato per farlo?

“When a search query is submitted to Google, it is routed to a data coop where monitors flash result pages at blazing speeds,” the copy said. “When a relevant result is observed by one of the pigeons in the cluster, it strikes a rubber-coated steel bar with its beak, which assigns the page a PigeonRank value of one. For each peck, the PigeonRank increases. Those pages receiving the most pecks, are returned at the top of the user’s results page with the other results displayed in pecking order.”

Correva il primo Aprile 2002 quando Google in una comunicazione “ufficiale” rivelò l’algoritmo alla base del proprio, super-segreto, da tanti emulato, sistema di indicizzazione delle pagine web. Il PageRank non era frutto, si disse, di Intelligenza Artificiale, bensì di Intelligenza Animale (il fatto che l’acronimo sarebbe lo stesso nei due casi quasi mi fa rabbrividire…). In particolare il sistema di ranking era affidato all’innata capacità di identificare la differenza di immagini e nel riconoscere pagine con contenuti più informativi del… piccione domestico. Le pagine con il maggior numero di beccate erano quelle che finivano ai primi posti nei criteri di ricerca, semplice no!?

Ovviamente (ovviamente) la cosa era un pesce d’Aprile ben architettato, ma anche quando si seppe la verità la cosa non morì li. Esperimenti sulle capacità di identificare e distinguere immagini da parte dei piccioni risalgono ai primi del novecento e, già all’epoca i risultati non erano affatto malvagi…

Partendo dallo scherzo per quasi un decennio un team di ricerca ha veramente provato a studiare più in dettaglio le capacità di condizionamento del Columba livia. Le abilità cognitive e visive dei piccioni sono state testate presso l’Università della California Davis nel campo della medicina diagnostica.

Quattro esemplari, in particolare, sono stati addestrati a distinguere fra le immagini di tumori al seno quelle benigne da quelle di tumori maligni. I piccioni dovevano beccare due pulsanti di differente colore in base al tipo di tumore. La ricompensa, nel caso di identificazione corretta, era ovviamente un po’ di cibo.

PigeonRank.png

Beh, già nel giro di un paio di settimane i piccioni categorizzavano correttamente l85-90% delle immagini. E c’è anche di più: sottoposti al test con un differente set di immagini tumorali (non legati al seno) gli uccelli si sono dimostrati in grado di generalizzare quanto appreso arrivando a catalogare correttamente circa 80% dei tumori.

[…] The birds proved to have a remarkable ability to distinguish benign from malignant human breast histopathology after training with differential food reinforcement; even more importantly, the pigeons were able to generalize what they had learned when confronted with novel image sets. The birds’ histological accuracy, like that of humans, was modestly affected by the presence or absence of color as well as by degrees of image compression, but these impacts could be ameliorated with further training. Turning to radiology, the birds proved to be similarly capable of detecting cancer-relevant microcalcifications on mammogram images […]

Si è quindi passati a studiare “l’effetto gruppo”, ovvero capire se ad un maggior numero di beccate di un dato bottone corrispondesse effettivamente una maggiore affidabilità nella catalogazione. La risposta è stata ancora una volta affermativa: la “saggezza dello stormo” nella catalogazione era mediamente superiore a quella dei singoli pennuti arrivando a sfiorare il 93% di accuratezza.

Se non altro è stata la conferma che la regola della “saggezza delle folle” applica benissimo anche agli stormi: ovvero quando una massa di individui (o piccioni) inesperti è capace di fornire comunque una risposta adeguata a un problema (ah, e questa teoria è effettivamente una delle componenti alla base dell’intelligenza artificiale del PageRank di Google che tende a dare più importanza alle pagine “linkate” da più fonti esterne…).

WU

PS. Google Pigeon è un’altra cosa ancora (vera)…