C’era una volta la Caveasphaera

Le uniche cose certe sono che è esistita e che ne abbiamo ritrovato dei fossili. Poi di cosa si tratti è una questione tutt’altro che chiusa.

Sono passati circa 19 anni dal primo ritrovamento di fossili di Caveasphaera, ma non ci è ancora chiaro con cosa abbiamo a che fare ed in particolare se abbiamo davanti una scoperta epocale oppure un qualunque abbaglio (parola forse mistificatoria per quei preziosissimi “esperimenti falliti” con cui si gettano le basi per le “grandi scoperte”).

Stiamo parlando di qualcosa che ad occhio nudo è praticamente un minuscolo granello di sabbia. Mezzo millimetro di diametro (ma che abbiamo avuto la bravura non calpestare, ma di identificare quantomeno come oggetto pieno di interesse) che solo osservato ai raggi X rivela la sua vera natura: un groviglio di migliaia e migliaia di cellule. Ah, la datazione lo colloca a circa 609 milioni di anni fa.

Il punto dolente è capire se abbiamo davanti il fossile di un animale o meno. Se confermato potrebbe essere il più antico fossile mai trovato, collocando la nascita degli animali ben prima di quella comunemente riconosciuta come “esplosione del cambriano” che è finora identificata come l’epoca in cui Madre Natura ha deciso di partorire gli animali (“solo” 30 milioni di anni fa…).

L’alternativa è che abbiamo davanti una banalissima e sporadica colonia di batteri. Il divario è enorme e con esso le nostre capacità di capire (riscrivere?) la nostra preistoria.

Quando per la prima volta la Caveasphaera fu osservata in dettaglio ai raggi X quello che si notò fu una specie di stadi evolutivi di un embrione animale. E da qui il sogno della scoperta…

Caveasphaera.png

The organism is notable due to the study of related embryonic fossils (measuring about a half-millimeter in diameter) which display different stages of its development: from early single-cell stages to later multicellular stages. Such fossil studies present the earliest evidence of an essential step in animal evolution – the ability to develop distinct tissue layers and organs

Ma quindi: la Caveasphaera è un animale? Beh, si, forse, o forse no… E quando si è effettivamente verificata la transizione da organismi unicellulari a pluricellulari? Beh, o 600 milioni di anni fa o qualche centinaio di milioni di anni dopo…

La risposta è in un granello di sabbia. Intrigante, indipendentemente dalla risposta (anche se ho come la sensazione che vorremmo chiamare quel granello papà, che lo sia o meno).

WU

Ejiao: sulla pelle degli asini

Non sono uno di quelli che tende a credere a tutto quello che legge o che sente. Ed anche con fonti che considero più o meno serie (o autorevoli come si dice in questi casi) ho spesso un approccio, ingiustamente, scettico. Devo però anche ammettere che non sempre approfondisco, verifico, comparo tanto quanto vorrei sia per tempo che per voglia (ora non voglio fare il solito pippone sulla facilità di accesso alle informazioni dei nostri giorni, ma diciamoci la verità, se non fosse così gli sproloqui stessi di questo blog non esisterebbero…).

Ok, ok, dopo il cappellone di cui sopra, mi sono imbattuto nella storia dello ejiao. Una specie di sancta sanctorum contro tutti i mali, la pozione magica. Ottima contro un po’ tutto: dal raffreddore all’invecchiamento, dalla circolazione del sangue al mal di testa, insonnia, vertigini, emorragie, tosse e chi più ne ha più ne metta.

Stiamo, ovviamente, parlando di alchimie non riconosciute dalla “medicina ufficiale”, ma che affondano le loro origini nella medicina tradizionale cinese: gelatina di pelle di asino.

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Fin qui nulla di poi così strano, se non fosse che l’ingrediente base dell’ejiao è… la pelle di asino. I malcapitati quadrupedi hanno così visto crescere la richiesta della loro pellaccia ed ovviamente la cosa non è stata accompagnata ne da alternative “vegetali” ne tanto meno da allevamenti sostenibili allo scopo.

La vera nota dolente è che la richiesta di ejiao è cresciuta di circa il 20% l’anno dal 2013 al 2016 e non accenna a fermarsi (anche se oggi cresce con ratei un po’ più bassi). Pare che la conseguenza sia stata il crollo della popolazione asinina, che in in Cina è calata del 76% dal 1992 (!), e l’incremento dell’importazione di pelle di asino da altri paesi (prevalentemente Sudamerica).

Non sono chiare, invece, significativi miglioramenti nella salute, a tutto tondo, dei cinesi.

Senza voler dare un giudizio di merito sull’intruglio, sulla sua efficacia o su chi vi crede (o non crede), è chiaro che un tempo era un prodotto riservato a pochi (sostanzialmente le famiglie imperiali cinesi e pochi altri), scalarlo in produzione di massa lo rende facilmente non più sostenibile e richiede, anche anche i “santoni locali” si adeguino ai tempi che corrono.

Questa notizia mi ha colpito forse per il folklore (snobbismo? propaganda?) dell’ejiao associato al massacro di un animale “comune” (l’asino, intendiamoci, non è a rischio estinzione… lo stanno solo massacrando, ah, beh…), ma è solo un fulgido esempio di come il concetto di sostenibilità dipende sostanzialmente dal mercato di riferimento, dalla disponibilità di materia prima e soprattutto dalle condizioni (economiche, ambientali, degli allevamenti, etc.) a cui questa viene procurata. Parlare di sostenibilità guardando solo una parte del ciclo di vita di un qualsivoglia prodotto potrebbe non voler dir nulla.

WU

PS. Oggi su Alibaba a circa 200.00 dollari al chilo (per un ordine minimo di 100 kg…).

PPSS. Ero sicuro che prima o poi sarebbe successo. Subito dopo aver completato il delirio di cui sopra mi è sovvenuto un flebilie ricordo. Era il 27/09/2016 quando mi sono imbattuto per la prima volta nella notizia e mi ci sono messo a blaterare su.

 

Sono già arrivati i minolli?

Non che ne sia chiarissima la conformazione: bipede, lungo naso, orecchie tipo un foglio di giornale accartocciato e, soprattutto, tanta tanta tanta immaginazione (cosa che evidentemente a Troisi non mancava).

Il minollo è il travestimento (dopo aver provato con il gufo, cerbiatto, coniglio, tigre, etc.) con cui Troisi cerca di salvarsi dal diluvio universale salendo sull’Arca assieme al Patriarca (“leggermente” miope…) e suo figlio Cam.

Partendo dall’intuizione comica (e sono contro qualunque attribuzione filosofica a riguardo: no, non credo che lo scopo fosse creare un animale che impersonasse quello che siamo ma non vogliamo essere, la parte peggiore di noi stessi, imprecisi, superficiali, pasticcioni… troppe sovrastrutture. Una gag, ben riuscita, e basta… ma d’altra parte se lo sketch dell’Annunciazione aveva fatto indignare la Sacra Chiesa… basta, ora chiudo questa parentesi) il minollo è diventato un animale del nostro (almeno dell’Italia meridionale) immaginario collettivo.

“Fare minolli” o “cacciare minolli” sono comicamente-ricercati modi per dire perder tempo o fare un buco nell’acqua. Eppure il minollo, un tempo, esisteva veramente. Solo che non era un’animale (ma solo una parola che suona già ridicola) bensì si trattava dei lavoratori che, in ambito portuale, erano incaricati di provvedere allo zavorramento delle navi. La cosa avveniva, ad opera dei minolli, tramite il trasporto di materiali sabbiosi che venivano collocati sul fondo della chiglia quando la nave era scarica, in maniera da poter garantire stabilità durante la navigazione.

Inseguo minolli, almeno da stamane. Almeno la prendo a ridere.

WU

PS. Troisi, accorgendosi che l’Arca ospitava già minolli (allora ci sono! si sono salvati! voglio vederli!) tenta di cambiare imitazione menzionando i “famosi” Rostocchi…

Ora passo a cercare Rostocchi.

Lo spaturno

Si era nella notte dei tempi e Dio era ancora immensamente piccolo. Quella sera i suoi genitori, il Signore e la Signora Padreterno erano stati invitati ad una festa in maschera da Manitù. Per animare un poco la serata si erano vestiti da cowboy, perché a quelle feste ci si annoiava molto: ogni due valzer c’era una danza della pioggia.

Il piccolo Dio doveva restare da solo a casa
<<Ho paura>>aveva detto.
<<Alla tua età?!>>aveva risposto il papà<<Oramai hai quasi un miliardo di anni…Sei un uomo ormai!>>
<<Che cos’è un uomo??>> chiese Dio
Boh?? avevano risposto i genitori ed erano usciti.

Ora il piccolo Dio era nel suo lettino con gli occhi sbarrati. Nel buio perché la luce non c’era, e col triangolo sul comodino, non perché aveva forato, ma perché a dormire col triangolo in testa si bucava tutto il cuscino.
Dopo 3 millenni che tentava di dormire si alzò per andare in cucina, ma la cucina non c’era, il frigo non c’era, la televisione non c’era, il Lego non c’era..non c’era nulla, ma proprio nulla…infatti era il nulla assoluto.

Allora il piccolo Dio prese le formine e andò in giardino a creare. Tutti in famiglia erano molto creativi.Ed ecco che il piccolo Dio creò la luce.La fece dodici ore si..e dodici ore no perché il papà gli aveva detto: Poi la corrente la pago io!!
Poi dopo la luce creò acqua gas e telefono.

Poi creò delle p###e e le appese immobili nel cielo, poi le fece girare e subito fu un gran giramento di p###e. Poi passò agli animali. Col pongo fece il maiale, e non gli avanzò nulla, non dovette buttare neanche un pezzetto di pongo. E allora disse : col maiale non si butta nulla. Poi Dio creò il cane e la sua famiglia…iene coyoti e lupi. E subito il più fetente di questi , lo sciacallo, andò dal maiale e gli disse: Sei un p###o
Eh già, ha parlato l’ermellino! Rispose il maiale.

E Dio li guardò soddisfatti e disse: Ora ho creato cani e porci!
Ma era solo all’inizio.

Allora Dio creò un animale che stava sempre zitto…e disse: QUesto è muto come un pesce…e lo chiamò pesce..poi ci cadde sopra e fece la sogliola. Poi creò il Panda…ma solo per la città..per i viaggi lunghi creò la Stilo diesel!

Poi creò lo spaturno, ma vide che era inutile e lo disintegrò…però ci rimase male per aver creato e distrutto un animale inutile, e di pessimo umore se ne andò in un angolino. E tutti gli dissero…ma dai…non fare l’orso.

Ma lui..per ripicca fece proprio l’orso! Poi creò la cicala e la formica. La formica lavorava lavorava come un asino…e la cicala cantava cantava come un grillo.E la formica s’incazzò come una pecora(a quel tempo le pecore erano incazzose) e disse: Ma come, quello canta sempre e io mi faccio il cu..ore così?? Ma io faccio un macello!!!

Poi creò il coccodrillo, e subito dopo la maglietta. Così mise il coccodrillo sulla maglietta e fu un grande successo. Poi Dio mise un coccodrillo da una parte e una iena dall’altra. E una piangeva..piangeva…come un coccodrillo…e l’altra rideva rideva rideva…come una iena.E allora ci mise di mezzo un gufo che stava serio serio!
Dio poi fece la piovra…che subito gli chiese l’appalto per il dromedario…perché con quelli con la gobba la piovra ci andava d’accordo fin da allora.

Poi fece il toro…ma si sbagliò e gli fece le corna…e disse: p###a v###a!!! Marchiò in questo modo la povera v###a per sempre!

Quando tornarono i genitori dopo un milione di anni Papà padreterno disse:
Mamma mia che finimondo….ma benedetto Dio!! E Dio disse: Oui..c’est moi!!

E la mamma: Vabbè…lasciamo stare e andiamo a dormire..che domani ci penso io a pulire tutto!

E noi siamo ancora qui che aspettiamo che suoni la sveglia!

[La Genesi, Parola di Giobbe, Giobbe Covatta, 1991]

WU

PS. Dubito spesso dell’esistenza di alieni, bigfoot, fate e slenderman a caso, ma lo spaturno, secondo me, non è stato distrutto. Si aggira fra noi nascondendosi sotto forme umane. La sua natura, però viene fuori alla prima occasione… E se fossimo tutti un po’ discendendo di un misto fra esseri umani e spaturni?

Mesmerismo – il magnetismo animale

Il nostro corpo funziona basandosi anche sui diversi fluidi che in esso scorrono (e fin qui anche un WU qualunque non avrebbe da obiettare). Fra questi ve ne è uno (…attenzione attenzione) in particolare che ne regola il corretto funzionamento.

Il fluido in questione è una sorta di fluido magnetico (maccheccazzo, si può dire?!) il cui blocco o in generale difficoltà di scorrimento genera malattie e disfunzioni. Tale fluido deve essere sempre in armonia con quello universale (ora sparo col mitra allo schermo…) ed ha caratteristiche molto affini a quelle delle calamite.

Stiamo parlando di quello che è a tutti gli effetti (la cazzata del) “magnetismo animale“. Ma attenzione, il parallelismo con le calamite serve solo come paragone per chiarire la natura magnetica di questo fluido; il fluido in questione è una cosa completamente diversa. Ah, ora si…

La natura magnetica del (fanta)-fluido può comunque esser sfruttata per curarlo e liberarlo. Mediante l’applicazione di una serie di calamite in parti chiave del corpo, infatti, il fluido poteva essere sbloccato e fluidificato. Questo almeno nelle prime rudimentali cure del magnetismo animale; in seguito si realizzò (embbè…) che il fluido era molto più condizionato dallo stesso fluido presente negli altri corpi umani… da cui una ulteriore conferma della “natura animale” del fluido e del suo magnetismo.

Stiamo parlando di una pseudoteoria, in realtà molto diffusa, che prese piede alla fine del settecento grazie al “medico” tedesco Franz Anton Mesmer. Inutile dire che non appena un comitato scientifico si fece carico di verificare/smentire queste teorie le basi “scientifiche” si vaporizzarono all’istante e le teorie stesse furono accantonate. Ma (e non poteva non esserci un ma…) gettarono le basi per l’ipnosi, la pranoterapia, il sonno magnetico e tutte quelle pseudo-scienze (e pratiche della cultura popolare, oltre che trame per racconti fantastici) che faranno pure bene (non lo metto assolutamente in dubbio, se non altro ci rilassano…), ma non le definirei assolutamente come curative.

WU

PS. Questo lo metterei nella serie: “se oggi siamo così potevamo aspettarcelo”. L’uomo ha da sempre (ed oserei un per sempre) avuto una innata, insana, passione per le bufale (o come le volete chiamare). Niente, ci aiutano a sognare, a stare meglio, in qualche strano modo.

PPSS. Ci starebbe bene una “audio-citazione” di Raf, ma sinceramente mi rifiuto…

Le mucche, il latte, il foraggio

Due bovari avevano ereditato due pascoli adiacenti. Il primo lo recintò, andò a comprare una magnifica vacca olandese; ve la rinchiuse e si sdraiò sull’erba, aspettando ogni giorno il momento di mungerla. Il secondo invece dissodò il terreno, scavò un pozzo; seminò l’erba e irrigò, finché il suo pascolo somigliò a un campo di calcio. Allora, con i pochi soldi rimastigli, comperò due magre vacchette. Da principio la vacca olandese produceva 50 litri di latte al giorno, mentre le due vacchette meno della metà. Ma, in seguito, il pascolo del primo bovaro si inaridì; la sua vacca iniziò a deperire e a produrre meno latte. Le vacchette del vicino, invece, prosperavano e arrivarono a produrre più di 60 litri di latte al giorno. Il primo bovaro propose al vicino di scambiarsi gli animali. Quello acconsentì; ma, dopo poco tempo, la situazione tornò uguale. Infatti le due vacchette si smagrirono e divennero improduttive; invece la frisona, sempre più florida, vinse addirittura un premio internazionale. A quel punto il primo bovaro vendette per pochi soldi pascolo e bestie al vicino e se ne andò in città, in cerca di fortuna. L’altro, invece, prosperò con i suoi animali per molti anni.

Questa storiella (non chiedetemi citazioni, credo si tratti di saggezza popolare olandese…) si offre a molteplici “morali”, molte scontate, qualcuna banale, tutte parimenti vere (e, IMHO, piuttosto tristi):

  • nessuna vacca è in grado di farci neanche una goccia di latte senza foraggio. Hai voglia tu a prendere le mucche migliori, hai voglia a fargli le coccole, dirgli le parole dolci o fargli sentire musica da camera: per fare il latte (risultato) ci vuole in foraggio (investimento? lavoro?).
  • non saremo mai in grado di distinguere una vacca produttiva da una improduttiva fintantoché queste non mangiano dallo stesso pascolo. In altri termini, per fare un paragone fra il rendimento di soggetti diversi è necessario che le condizioni di partenza siano le stesse (è facile fare più latte se abbiamo più latte se abbiamo più erba a disposizione, anche se valiamo poco).
  • non facciamo i bovari ignoranti: se guardiamo solo alla quantità di latte prodotto facilmente ci troveremo a scartare le vacche migliori! La valutazione di un soggetto è ANCHE il risultato, ovviamente. L’efficienza come unità di misura della meritocrazia è molto rischiosa.

Il foraggio può essere a vostra scelta un investimento, un rischio, dei fondi, la fiducia, ma anche la collaborazione, il supporto e via dicendo.

Il latte può essere un buon voto a scuola, i risultati di una ricerca scientifica, l’acquisizione di un buon contratto, un qualunque risultato atteso (e sudato), il livello di sicurezza di una città e via dicendo.

Le vacche siamo noi.

I bovari no.

WU

Joe

Eccoli li che mi fissano. Loro che hanno già preso le distanze da questa gente tutta luccicante che si illude in questa domenica di celebrare qualcosa e di inventarsi la felicità, magari guardano quelle amabili anatre. Li guardo dall’altro, loro e gli altri, capisco chi maledice la mia diversità; io che sono l’oscurità in questa assolata domenica mattina.

Li, nel parco, io ci abito. E’ un po’ la mia vita. Gli alberi mi consolano e mi proteggono. So di essere simbolo di paura, di morte; di certo per via delle tenebre che mi fanno da abiti. Lo capisco, non mi ci rivedo, ma lo capisco. Che tenerezza questi bimbi che, ancora ignari, mi additano come una bestiaccia, ma a loro non faccio paura (ancora), loro mi sorridono. Non le loro mamme.

Apro le ali e resto immobile.

Gli studenti li evito, più che altro per rispetto. Mi fanno gola le vecchie vedove con i loro anelli di platino. Mi definisco un ladro gentiluomo, ma più che altro faccio spavento. E mi crogiolo in questo. State attenti. Lasciatemi stare.

Solo certi Poeti del Male mi sanno cantare.

Continuo ad osservare questa umanità varia nel mio parco. I barboni che aspettano che finisca la messa, i borghesi che non hanno nulla di meglio da fare che leggere il giornale, i ragazzi che passano la loro gioventù fra i primi baci. Li osservo ma mi sento distante; mi avvicino senza grazia, di proposito, gracchiando. Ah, se fossi libero di parlare gli farei capire velocemente chi fa paura a chi.

Solo sassi sapete lanciare. Meritate di andare per me nell’eterno dolore.

Ma vi perdono, non sapete quel che fate. Portate in fondo nel vostro cuore solo un po’ di sangue destinato a seccare. Vivete finché siete vivi.

Io sono il Corvo Joe. Faccio paura

WU

PS. Questa è per me una poesia (come tante di quelle a cui si rifà; il richiamo a l’ albatross di Baudelaire mi pare quasi scontato).

Mio caro pangolino

Ecco a voi un piccolo, dolce, squamoso… pangolino. Sulla scia dell’ennesima notizia di questi giorni circa il bestio di turno minacciato dall’uomo mi sono imbattuto in questo simpatico animaletto. Già il nome lo rende abbastanza simpatico, ma anche guardandolo “in faccia” l’impressione (mia) perdura.

Pangolino.png

Una specie di incrocio fra un armadillo ed un formichiere, il pangolino è l’unico mammifero vivente coperto da scaglie. Una vera e propria corazza degna di un dinosauro: scaglie belle grosse sul dorso che vanno via via assottigliandosi per arti e muso per consentire la mobilità necessaria senza precludere la protezione (beh, l’uomo fa ovviamente eccezione).

Allora, ricapitoliamo: squamosi, piccolini (fra i 30 ed i 100 cm), territoriali, si cibano soprattutto di formiche, solitari, dalle abitudini per lo più notturne, (dell’ordine dei Folidoti, di cui sono anche gli unici rappresentati, se volete saperlo), circa otto specie, diffuso dell’Asia meridionale al Sud Est e dell’Africa subsahariana.

Fra gli animali meno pericolosi al mondo e (poveri loro) oggetti di tanto tanto tanto interesse da parte del predatore uomo. Le sue squame sono usate nella medicina tradizionale cinese e vietnamita (fonti di poteri taumaturgici e magici), la sua carne è ottima (soprattutto se servita in zuppa… pare). Ah, e poi come non mettere a rischio la specie aggiungendo il piacere di adottare un pangolino come animale domestico? Un bel pet-pangolino (da catturare, allevare in cattività, se sopravvive, abbandonare all’uopo e comunque sottrarre al suo ambiente naturale)! Il Pangolin Specialist Group vorrebbe proprio preservare questi animali, anche se le stime di esemplari catturati ed uccisi (1.000.000 !) non è certo confortante… uno stato di conservazione della specie tra vulnerabile e fortemente a rischio di estinzione completa lo scenario.

WU

PS. E due parole sul nome? Da “pang-goling” o “peng-goling” o “peng-gulung“: colui che si arrotola. Soprannominato anche carciofo a quattro zampe, il nome rende subito merito alla strategia difensiva del pangolino: mi arrotolo e lascio che il predatore non veda altro che le mie squame. Non funzione, evidentemente, con l’uomo.

Turritopsis dohrnii, un ossimoro vivente

C’è che dice di voler vivere per sempre, chi non ci pensa neanche (il sottoscritto) e chi lo fa e non lo pubblicizza più di tanto.

Sto farneticando sulla Turritopsis dohrnii, un piccolo bestio marino (Hydrozoa, per i puristi) che non misura più di pochi cm eppure è in grado di fare qualcosa che fa gola a tanti, tantissimi (che di Hydrozoa non hanno nulla): ringiovanire.

Turritopsis dohrnii.png

Sono tecnicamente una sorta di meduse in grado di ringiovanire riportandosi ad uno stato di maturità sessuale antecedente al loro stato attuale. Il che biologicamente vuol dire… ringiovanire. La medusa, inoltre, è anche l’unico essere vivente (noto finora) che è in grado di invertire il proprio sviluppo anche allo stadio maturo adulto… eccezione più unica che rara dato che anche altri medusini sono in grado di invertire la propria maturità sessuale ma solo fintanto che le gonadi non sono pienamente sviluppate (ovvero fintanto che non sono proprio completamente sessualmente maturi).

Alla base del meccanismo di inversione sembra possa esserci quella che si chiama “in gergo” transdifferenziazione cellulare; ovvero un fenomeno in cui le cellule, sottoposte a determinati stimoli ambientali (stress nel caso della Turritopsis dohrnii), riacquistano una sorta di totipotenza (tipo staminali) propria dell’età giovanile. La medusina inizia a non esser più trasparente, a riassorbire i tentacoli e ad assumere una forma a quadrifoglio tornando a sembrare, comportarsi, essere biologicamente in tutto e per tutto simile ad un polipo di quelli presenti in un uovo appena fecondato. Magia.

La storia di questa “scoperta” è un chiaro esempio di serendipity. Un giovane biologo marino in una sorta di routinaria esplorazione (delle acque antistanti Rapallo, per la cronaca) stava catalogando Hydrozoa. La medusa fu trasportata, come tanti altri campioni della sua specie, in un acquario per studiarla. Le condizioni dell’acquario non erano, però, ottimali. La medusina fu sottoposta ad un inaspettato stress che la fece “invecchiare” precocemente, tant’è che il giorno successivo quando il biologo l’andò a prelevare per studiarla vi trovò un piccolo polipo (stadio procedente del suo sviluppo sessuale).

Il ciclo di ringiovanimento potrebbe essere effettivamente infinito (ma davvero allora la morte non tocca a tutti?). Il fatto che le medusa tenda a ringiovanire non significa, ovviamente, che è immortale. In particolare in cattività sopravvive poco e male (il record è qualcosa attorno ai due anni) ed è vittima di parecchi predatori. La troviamo un po’ ovunque, e soprattutto, nel mediterraneo e la ignoriamo regolarmente… almeno in questo la medusa non ci smentisce. Chissà se ci comporteremmo, e come percepiremmo il futuro, se ci fosse data questa possibilità. Questo parallelismo è fin troppo facile…

WU

Carne di unicorno in scatola

Per la serie cazzate clamorose oppure ode all’inventiva umana?

Con tanto di immagine che sembra uno spezzatino e formato della confezione stile scatoletta di latta da legumi da discount, è in vendita (?)… carne di unicorno.

No, non stiamo spezzettando animali mitologici per farne carne da macello (letteralmente), ma ci stiamo un po’ prendendo in giro, un po’ ironizzando sull’esistenza o meno del bestio, un po’ caldeggiando la causa animalista, un po’ sondando il mercato dei prodotti strani ed un po’ semplicemente giocando.

La scatoletta contiene semplicemente pezzi di un peluche di unicorno smembrato da mettere assieme. A parte forse un po’ di pubblicità ingannevole tecnicamente la scatoletta non mente: stiamo veramente acquistando carne di unicorno in scatola… solo che non si mangia ed è una rappresentazione di qualcosa in cui vogliamo credere (che ha anche personalmente un indubbio fascino).

UnicornMeat.png

Chissà se la ha un gusto delicato o molto forte. Oppure chissà se fa effetto multicolor sul nostro apparato digestivo. Oppure se va condita con una grattatina di corno o meno? Beh, domande lecite… qualora prima o poi decidessimo di macellare unicorni e venderli su Amazon

Veniamo un attimo agli aspetti più prosaici dell’idea: lo spezzatino è in vendita su Amazon alla modica cifra di 50€ circa. Non poco considerando che stiamo comprendo un peluche che vale forse un decimo di questo importo, ma d’altra parte bisogna pur riconoscere un valore “materiale” al genio, no?!

WU

PS. Decisamente divertenti le domande-risposte dei clienti

Domanda: Divento immortale come Voldemort?
Risposta: Purtroppo no, c’è la carne ma non il sangue

Domanda: Come digerisco il corno?
Risposta: In effetti non è facile, risulta un po’ indigesto . Prova con le lacrime di coccodrillo, dovrebbero venderne ancora

Domanda: Ma con questo gioco rovino l’infanzia di mia sorella di 7 anni?
Risposta: Credo proprio di si, peendiglielo subito.

Domanda: Contiene olio di palma?
Risposta: No solo olio di elfo