Sangue blu

… io non ce l’ho, sia ben chiaro. Ma devo confessare che l’espressione mi ha fatto sempre sorridere prima di arrivare (oggi, per puro caso) a chiedermi l’origine di questa espressione.

Sono certo che tutti sappiamo a cosa si riferisce il modo di dire, ma “spulciare” riguardo alla motivazione è certamente meno ovvio. Gooogle propone almeno tre possibili origini dell’espressione, tutte, IMHO abbastanza dubbie; ma infondo lo scopo qui e sentire più campane, non trovare quella “giusta” (ammesso che ci sia).

I nobili erano (sono) ovviamente sollevati dall’obbligo del lavoro (farlo poi per passione o per diletto lo rende intrinsecamente più simile ad un hobby), specialmente quello manuale all’aria aperta. Motivo per cui la colorazione della loro pelle era spesso e volentieri molto chiaro, quasi diafano. In tale situazione le vene, specialmente quelle più superficiali tipo quelle della gola o dei polsi, assumono una colorazione bluastra, da cui, pare, il modo di dire. Mi fa ridere come oggi (beh, da anni in vero) siamo alla ricerca della “tintarella” o dell’abbronzatura che un tempo denotava le classi meno abbienti, costrette, appunto, a lavorare nei campi non potendo esibire delle belle vene blu…

Altra possibile etimologia dell’espressione è da ricercarsi nella argiria, malattia della pelle che induce colorazione (indovina un po…) bluastra. Un’alterazione cutanea causata (come il nome stesso) suggerisce da contatto prolungato, ingestione o comunque ingestione di argento e suoi composti. Il metallo tende a depositarsi sotto pelle e se esposto alla luce solare forma un insolubile e perenne… solfuro di argento. I noBBili dovevano mangiare abbondantemente e per lo più con posate/piatti/calici di argento. Sarebbe da ricercarsi quindi proprio nella loro argenteria la causa del loro epiteto di … sangue blu (evidentemente pelle blu suonava troppo di puffo…). In questo caso sarebbe stata, in qualche modo, proprio la ricchezza di queste persone a diventare un indelebile marchio sulla loro pelle. Letteralmente.

E come non pensare all’emofilia? Malattia molto diffusa fra la nobiltà europea degli scorsi secoli. L’emofilia è una patologia che consiste sostanzialmente in un difetto di coagulazione sanguigna favorendo emorragie e lividi. La colorazione bluastra di queste persone vien da se. I noBBili, ovviamente, tendono ad incrociarsi fra loro (come fosse una strana razza) e ciò favorisce il tramandarsi dell’emofilia, malattia ereditaria recessiva. Gli incroci fra consanguinei favorivano quindi una prole debole, malaticcia e blu… sia nel senso di nobile che di emofiliaca.

Qual che sia l’origine, più o meno certa, ormai celata dalla polvere del tempo, l’espressione “sangue blu” mi continua far sorridere e mi rimanda inconsciamente ad un lignaggio elitario, educato nei modi più che ricco nelle tasche.

WU

PS. Ovviamente:

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