The Golden Circle

Girovagando in rete (si, per cercare una motivazione quotidiana) mi sono re-imbattuto in questo “cerchio aureo”. Non nel senso che ha la dote di rendere d’oro le nostre giornate, ma che effettivamente ci dice (graficamente che è sempre meglio) una regoletta abbastanza fondamentale per affrontarle.

L’approccio a “cerchi concentrici”, inoltre, è facilmente generalizzabile anche a contesti lavorativi-politici-dirigenziali. Sono abbastanza certo che il risultato sarebbe lo stesso: why rimane la domanda più difficile a cui rispondere (da cui un sottile invito anche a non farse proprio) e spesso la risposta non è neanche di interesse.

goldencircle

La lettura dei cerchi potrebbe essere:

  • nel marasma di cose che non capiamo, ve ne sono alcune (poche, ma decisamente un sottoinsieme) che proviamo a comprendere. Proviamo nel senso che la prima domanda che ci facciamo è: di che si parla? Cosa faccio?
  • ammesso che sappiamo rispondere a questa domanda, l’ovvio passo successivo è chiedersi come farlo. Come faccio a fare questo o quello? Oppure come ha fatto tizio a farlo? Nel mio piccolo rimane forse la domanda più importante per imparare dall’esperienza.
  • viene poi l’ultimo passo, IMHO il più difficile e spesso il più inutile: perché? Se ci mettiamo a chiederci il perché delle cose, nove volte su dieci siamo spacciati. Perdiamo tempo, mettiamo insieme risposte che non riflettono oggettività ma piuttosto le nostre percezioni del momento e, soprattutto, “why is not about making money” (che nel caso delle nostre vite personali potrebbe essere generalizzato a “why is not about making motivation/progresses”).

Ora, devo ammettere, questa mia lettura dei cerchi è un po’ uno stupro del messaggio originale che invece vorrebbe proprio partire dal why? e metterlo alla base delle successive azioni. Probabilmente i grandi leader fanno proprio così (ammesso che si chiedano cose del genere).

Mettere al centro dell’azione il perché? attiva aree del cervello responsabili del comportamento. In questo modo noi stessi riusciamo a capire meglio le nostre azioni concrete ed anche un eventuale messaggio a terzi viene immediatamente legato ad un comportamento concreto e razionale, quindi trasformato in qualcosa di tangibile e diretto.

It got me thinking: what is my core/ purpose/ belief? Why does my organisation exist? Why do I get out of bed in the morning? Why should anyone care?

A parte che possiamo essere d’accordo o meno con questo Simon Sinek Golden Circle, credo sia facile ammettere che serve una specie di gerarchia nelle domande che dobbiamo porci per fare (o non fare) le cose. Spesso (ed auspicabilmente, almeno per me) queste domande seguono l’inizio di un mio certo interesse/lavoro ed è l’inconscia intersezione fra il dubbio di fare e non fare che mi avvicina al what? Poi da li… tutta discesa, e speranza di fermarmi prima del why? altrimenti abbandono quasi matematicamente la mansione.

In altre parole: sto personalmente ben lontano dalla ricerca del perchè delle cose.

WU

PS. In rete trovate decine di siti semi-seri (ho sempre un po’ di scetticismo quando qualcuno mi vuole insegnare trucchi comportamentali…) sulla comunicazione ed il TED speech di Sinek merita effettivamente di essere visto (… sicuramente più del “famoso” -!!!- uovo di Instagram”…).

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