Sberleffo

… a volte mi sento uno degli ultimi romantici (e dato il soggetto vi posso assicurare che mai parola fu meno calzante) o degli ultimi stupidi (mmmhhh, no forse in questo caso, senza ultimi).

Ora ditemi quante volte (… forse sbaglio frequentazioni) avete, diciamo nell’ultimo decennio, sentito/letto la parola sberleffo. Ovviamente fuori da un qualche palco e fuori da una qualche supercazzola d’autore.

Dicesi sberleffo (come mi sento accademico) un gesto di scherno, una linguaccia, una boccaccia, una qualunque smorfia, insomma, volta a prendere un po’ in giro l’interlocutore.

Un’altra di quelle parole ormai fuori dall’utilizzo comune ed in questo caso non solo per ingerenze “barbariche” (in questo caso mi riferisco alla terminologia), ma anche perché viviamo in una società che si prende troppo sul serio.

Il prendersi in giro richiede una leggerezza che può essere solo frutto di una intelligenza profonda, che oggi (mediamente) non esibiamo più. Guai a fare uno sberleffo a qualcuno, non vorrai mica offenderlo?!

Nella mia personale interpretazione del termine ci vedo poco di derisione volta a far male e molto di leggerezza. Come se un bello sberleffo facesse ridere chi lo fa e chi lo riceve, anziché causare “irreversibili traumi” (non dirò che sono facilmente acuiti dai nuovi media).

Prendiamoci di più in giro, con sberleffo.

WU

PS. etimo incerto; forse deriv. dell’antico tedesco “leffur”: labbro.

 

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