Caffè ustionante

Questo genere di notizie mi lascia almeno due dubbi: l’informazione è parziale/errata o volutamente provocatoria (ipotesi suffragata dalla fonte dello “scoop”) oppure io di questa società non ho capito nulla. Ci sarebbe anche una terza opzione, soprattutto se si trattasse del contesto italiano, che riguarderebbe la fiducia nella magistratura, ma preferisco non annoverarla per non cavalcare nessuna onda pseudo-politica.

Allora pare che nel luglio 2014, un giorno qualunque, una persona qualunque (dubito) avesse voglia di caffè. Ora, avete presente i caffè lunghi all’americana? Esatto, quelli. Da prendere, rigorosamente, nei bicchieroni di cartone con annesso tappo-biberon di plastica salva calore. La signora in questione decise di prendere suddetto drink ad un drivethru di Starbucks a Jacksonville, Florida.

Se vi state chiedendo cosa c’è di strano: niente. Esatto. Quindi procediamo. La signora, dopo l’ordinazione, riceve la sua agoniata bevanda con tutti i crismi e gli ammennicoli direttamente dal finestrino della sua auto (il che non depone, nella mia mentalità retrogrado provinciale, a suo favore).

Ma, quando si accinge a sorseggiare la bevanda… ecco l’irreparabile. Il tappo del bicchiere, forse difettoso o non correttamente posizionato, si apre rovesciando il prezioso liquido su cosce, pantaloni, sedile, maglia, mani, etc. etc. della sventurata.

A me sarà successo un milione di volte; di più e non di meno. In questo caso, tuttavia, pare che la bevanda fosse effettivamente molto calda (90 gradi, si dice, anche se vorrei sapere come facciamo oggi a valutarlo), tanto da causare ustioni di primo e secondo grado alla caffeinomane.

La cosa, ovviamente, non finisce qui: la corte di Jacksonville ha emesso una sentenza che condanna Starbucks a risarcire la signora in questione con la bellezza di 100.000 $ dei quali 15.000 per rimborso delle spese mediche ed i rimanenti 85.000 per “la sofferenza, il danno fisico, la deformità che ne è derivata e la perdita della capacità di godersi la vita”.

Ovviamente mi spiace per la malcapitata ma:

  • porca miseria, se hai fra le mani una bevanda a 90° (cioè vicino all’ebollizione!) è possibile che non te ne accorgi e ti viene voglia addirittura di assaggiarla?
  • mi raccomando, non toccarlo nemmeno il tappo-biberon con le manine, diciamo quel tanto che serve per farlo cadere PRIMA se non è fissato bene…
  • ma la Starbucks quanti caffè identici avrà preparato quel giorno? Tutti a 90°? E le ustioni in bocca a tutti gli altri clienti non le risarciamo?
  • non voglio essere malpensante, ma con la signora sola in macchina chi mi dice che non è stato un suo gesto maldestro a far aprire il caffè?
  • scusate, al momento del fattaccio la responsabilità del caffè non era della “vittima”?

Non voglio difendere colossi (… le mmmmultinazionali cattive) alla stregua di Starbucks, ma l’impressione che la signora abbia voluto, e sia riuscita, a fare un bel po’ di margine sull’accaduto mi rimane…

WU

PS. Già immagino il proliferare di pensieri tipo “ora me lo verso anche io, mi ustiono un po’, e mi sistemo…”. Non sono certo (e spero) funzionerebbe…

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