Synlight per tutti

Alla follia umana non c’è mai fine, e la definizione di follia è tanto aleatoria quando la nostra voglia di farla finire. In altre parole: sognare, anche follemente, ci spinge oltre; magari non dove volevamo arrivare, ma un po’ più in la di dove ci eravamo piantati.

A parte questa (dovuta) divagazione, una delle cose che ci spinge, almeno come ricerca (poi all’atto pratico… decisamente meno) a pensare e provare soluzioni incredibili/folli/innovative è l’ecologia. Ci accorgiamo sempre che stiamo facendo casino e spesso per cercare di limitare i danni… fantastichiamo (non sia mai a mettere la parola basta a certe pratiche, anzi, paventiamo anche il ritorno al carbone…).

Ad ogni modo (e se la smettessi di divagare sarebbe tutto più semplice, breve e lineare), vicino Colonia, nelle verde Germania, un gruppo di ricercatori (alle cui spalle si scorge chiara la sagoma, ed i fondi del DLR) si è messa in testa una cosa decisamente originale/folle.

Facciamoci un sole tutto nostro così produciamo Idrogeno… green. Eh?!
Praticamente stanno mettendo su un mega riflettore (la più potente fonte luminosa al mondo) con lo scopo (beh, se è il solo quasi mi deludono) di produrre carburanti eco-friendly.

Il sole naturale (come se ne esistesse già uno artificiale) emette ad una lunghezza d’onda ben specifica. Di solito nei laboratori tale lunghezza d’onda viene riprodotta con simulatori solari basati su lampade allo Xenon. Ed anche in questo caso i ricercatori stanno creando un gigantesco padellone composto da 149 fari allo Xenon da 7kW ciascuno in grado di emettere la stessa radiazione di 10.000 soli quando tutti i fari sono ruotati (e qui un’altro degli aspetti interessanti dell’accrocchio) in modo da convogliare tutta la loro energia in un’unico punto. Ogni faro ha il wattaggio di circa 4.000 lampadine tradizionali… mica poco.

Synlight.png

Così facendo, a parte abbronzarsi/abbrustolirsi/incenerirsi si riescono a raggiungere temperature localmente anche dell’ordine degli 3500 °C; ed inoltre tale radiazione è anche stabile e costante, qualità non da poco. Abbastanza per provare ad estrarre idrogeno dall’acqua. Ma evidentemente con tutta questa energia si può pensare a tanto altro (e.g. turbine, vapore, forni, etc.).

Il dubbio che mi viene (e non è poi così difficile pensandoci) è: ma da qualche parte dobbiamo prendere tutta l’energia che serve per accendere il lampione (in quattro ore di attività Sylight consuma la stessa quantità di energia elettrica che una famiglia media utilizza in un anno intero), no? Ovviamente la ricerca è al momento volta nell’incremento dell’efficienza delle lampade e di tutta la struttura e di certo si può far affidamento su fonti energetiche che siano green a loro volta, ma … il Sole (quello vero) rimane una centrale nucleare che noi non siamo ancora in grado di replicare.

WU (incuriosito)

PS. Altri punti di domanda che mi sorgono, forse leggermente (ma pochissimo, dai) più tecnici:
– le lampade in questione devono scaldare parecchio; il sistema va sicuramente raffreddato… e molto bene. Altra energia/inquinamento?

– L’idrogeno è molto volatile, abbiamo già un’idea di come immagazzinarlo “al volo” dopo averlo scisso dall’ossigeno (a sua volta riutilizzabile) dell’acqua?

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