No

“Molto bene, sir”
“Molto bene?”
“Certo, sir. Visto che sappiamo sempre qual è la risposta, diventa più facile scegliere le domande”
“E questo cambierà l’umore?”
“No, sir. Ma lei vorrebbe mantenerlo tale?”
“No, Lloyd”
“Come vede è più semplice di quello che sembri, sir”
“Astuto, Lloyd”
“Ci si prova, sir”

Molto più calzante di quel che pare. Ironico quanto basta. Ottimista, ma non troppo. Ed un bel no che dovrei imparare a dire più spesso.

A volte bisogna saperlo dire, a volte lo si usa come scusa, a volte è una specie di risposta di default (e non sempre, e non tutti siamo sempre capaci di tornare indietro). Due lettere importanti, non per forza associata ad una connotazione negativa, ma auspicabilmente ad una volizione.

Yes-man (figura mitologica che cito con un pizzico d’invidia) e buonismo di matrice religiosa a parte, diciamo pure che credo che questo Lloyd ha centrato la relazione che molti di noi hanno con queste due sillabe (e di certo non solo riferito ad “un periodo no”).

Ora sappiamo la risposta (…e “no” se la batte con “42”), trovare la domanda giusta è il vero valore aggiunto di tutta quella massa che ci portiamo a spasso sotto i capelli (“astuto, Lloyd” appunto).

WU

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