Cafone

Ora, recenti frasi di politici a politici (ho riflettuto a lungo se mettere le virgolette, ma dato che non credo siano eccezioni sono più prono a non metterle con l’idea che stiamo in realtà assistendo ad un cambio della definizione della figura) hanno sollevato gran polveroni.

XXXX hai la faccia come il culo.

E giù di richiami, contestazioni e via dicendo. Premetto che per me ormai è una frase di lessico comune, certo non aulico, ma se ben argomentata e contestualizzata rende perfettamente l’idea. Ed in fondo se diciamo “hai la faccia di bronzo” l’omino del nostro cervello lo traduce con “hai la faccia come il culo”, quindi non vedo il problema.

Certo, le perifrasi sono spesso l’essenza della discussione politica, ma una volta tanto che qualcuno sia diretto non vedo perché vituperarlo, magari dando alla parola importanza sufficiente a non cogliere tutto il senso del discorso.

Ok, ok, ma comunque il punto che mi ha colpito è che l’autore dell’affermazione è stato definito un cafone. Non uno scostumato (maleducato non mi permetterei per rispetto degli innocenti, sperabilmente, genitori) o una persona volgare (epiteto secondo me molto calzante in questo caso). Cafone.

E quindi, ma che vuol dire?

Persona dai modi rozzi ed incivili, molto spesso ingenuo e cattivello, anche se più spesso beffato a sua insaputa (almeno nella definizione di Silone ed anche nel mio immaginario da bambino di provincia).

L’origine è basso laziale – campana e (come anche foneticamente i più “terroni” potranno indovinare) suona come “co’ ‘a fune“. Abitus tipico degli abitanti dei villaggi che venivano in città ad acquistare bestiame dotati di funi legate attorno alla vita o alle spalle. “co’ ‘a fune” identifica anche il villano che sostituisce la fune alla cintola. Insomma un provincialotto (con tutto rispetto per chi condivide con me origini lontane dalle grandi metropoli).

Propendo (personalmente e di pancia assolutamente non di testa per questa interpretazione) per questa interpretazione, ma per completezza:

  • una altra possibile origine farebbe derivare la parola dal latino cabònem (da cabo-onis, ‘cavallo castrato’) oppure dal nome di un centurione romano di nome Cafo (che non deve esser stato proprio un nobiluomo).
  • altra alternativa è che il termine derivi dall’uso delle nobili famiglie napoletane che quando necessitavano di traslocare, chiamavano “chill co’ ‘a fune”, collaboratori (ovviamente spesso tutt’altro che scolarizzati) della ditta di trasloco che con funi e carrucole passavano il mobilio a pian terreno e lo assicuravano ai carri

Ciò detto, cafone sta benissimo per identificare lo zotico un po’ ingenuotto che si fa facilmente abbindolare; non credo si applichi benissimo al politico volgare d’impatto che serve a fare rumore (e cattura un po’ di attenzione).

Ah, si poteva sempre etichettarlo come bifolco, burino, buzzurro e via dicendo. Altrettanto inappropriate IMHO.

WU

PS. Sarebbe stato fin troppo facile decidere di parlare degli ultimi “eventi di sangue” oggi (pare un titolo del Giornale…). Ma, come spesso faccio, ho accuratamente evitato di farlo per non sporcare inutilmente la memoria di chi non c’è più (cosa che credo potrebbero e dovrebbero fare in molti, anche in altri contesti).

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