Cemento geneticamente modificato

Di per se la notizia mi ricorda molto l’inizio di un qualche film apocalittico in cui un super virus ci trasforma tutti in mangia budella (facciamo un tributo alla Umbrella Corporation?).

Ma non è così, almeno per ora. Anzi, l’idea è potenzialmente molto valida.
Come sempre mi rimangono molti dubbi sulla sua industrializzazione e commercializzazione (insomma sul suo cammino dal laboratorio al consumatore), ma questa è un’altra storia…

Agli eventi sismici di questi giorni si può reagire in diversi modi, fra cui quello di concepire (e qui, nell’idea stessa, che vedo una grande innovatività) un cemento “vivente”.

We are trying to create a responsive material which could have broad architectural applications, for example creating foundations for buildings without needing to dig trenches and fill them with concrete.

Eh!?

Un cemento che si auto ripara a seguito di eventi catastrofici sfruttando la laboriosità di alcuni batteri muratori. Questi batteri, infatti, a seguito di una modifica del loro genoma sarebbero in grado di riparare il cemento di fondazioni, mura, pilastri e simili.

La cosa simpatica è che il batterio “originale” è un banalissimo, comunissimo e dolcissimo (si fa per dire) Escherichia coli. Il DNA del povero batterio è stato modificato per far si che esso reagisca a variazioni di pressione del suolo producendo una specie di colla a base di zuccheri e carbonato di calcio.

E questa l’idea di un gruppo di ricerca dell’università di Newcastle che potrebbe, potenzialmente, portare a case più che sicure oppure alla fine del genere umano… Quantomeno un approccio diverso.

WU

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