Farewell Schiaparelli

Due parole dovevo scriverle. Scusate..

Ora più o meno abbiamo capito tutti cosa è successo al tentativo Europeo di mettere una bandierina (simbolica) su Marte. I comunicati stampa e le comunicazioni ufficiali si dividono in un 80% del tempo/testo per celebrare il successo del TGO (il satellite, parte del progetto Exomars 2016) messo correttamente in orbita attorno al pianeta rosso), un 15% in spiegazioni della missione di Schiapparelli (lo “sfortunato” lander speratosi dalla sonda circa una settimana fa dopo un lungo viaggio stretti stretti) e per il restante 5% frasi generiche che in soldoni dicono “ci siamo andati vicini, ma…”.

Ma?!

Allora, l’atterraggio di questi affari non è cosa semplice; stiamo parlando di decelerare da 21000 km/h a 0 km/h !! Senza voler arrivare alla mirabolante skycrane usata da Curiosity (si, gli Americani ce l’hanno fatta alla grande… e già qualche tempo fa) il processo di atterraggio di questi lander “piccolini” (circa 600 kg per Schiapparelli) passa per una prima fase di vertiginosa decelerazione ad opera della resistenza atmosferica del pianeta. E già qui le cose non sono banali, dato che l’attrito fa aumentare la temperatura e quindi via a portarci un bello scudone termico… Poi, finita questa fase, via lo scudo ed apriamo il paracadute. Ovviamente non uno piccolino, non fatto della tenda della nonna e comunque un affare che è stato piegato per mesi (nel migliore dei casi). Se anche questa fase va per il meglio la sonda subisce un’ulteriore decelerazione. Poi, via anche il paracadute (ah, attenzione, se dovesse atterrare sulla sonda, o anche solo rimanere con un filo impigliato, tutto a monte) e fuoco ai retrorazzi.

E questo è il punto. L’ultimo lavoro lo devono fare questi (9 nel caso di Schiapparelli) razzetti, che sono rimasti spenti per mesi e devono essere controllati autonomamente dal computer di bordo (si, c’è anche questo piccolo ulteriore problema del ritardo delle comunicazioni, 10 nel caso Terra-Marte, e dell’interferenza dell’atmosfera durante queste fasi delicate…).

Nel caso del lander marziano pare (pare, pare, pare) che invece di 30 secondi di funzionamento previsto i razzi abbiano funzionato solo per 3. Ovviamente qualcosa hanno fatto, ma parlando di centinaia di km/h, vi sono alte probabilità che la velocità residua del lander l’abbia fatta schiantare tipo sasso: 370 km/h non sono pochi.

schiapparelli.png

Mi immagino la scena in cui tutto il Meridiani Planum, silenzioso e deserto è stato solo brevemente scosso da un piccolo boato ed una nube di polvere (o, a seconda, del vostro credo, mi immagino gli omini verdi disturbati durante la cena da questo UFO piombato sul loro tavolo).

Dettagli se ne trovano in rete a paccate, non metto link e non vi tedio oltre.

Un’ultima cosa. Assumendo che non sia stato il sabotaggio dei marziani che non vogliono farsi scoprire io ho una mia inutile e già risentita teoria sul perché di questo (vogliamo ricordare Philae?) fallimento (anche se i comunicati ufficiali non userebbero mai questo termine). I finanziamenti per lo spazio in Europa sono comunque limitati (e minori, in percentuale, di quelli USA, China, Russia, India). L’Agenzia Spaziale Italiana è il principale contributore della missione con 350 milioni di euro, pari al 32% del valore complessivo di 1,3 miliardi.

Mi pare che il settore abbia un’assoluta preferenza a produrre carta piuttosto che roba seria. Le attività spazio hanno avuto, giustamente, bisogno, ad un certo punto di tutta una serie di sovrastrutture manageriali, di qualità, di formalità, burocrazia e simili che dovevano aggiungere sicurezza e valore al prodotto finale. Beh, la mia impressione è che queste sovrastrutture, che drenano molte delle limitate risorse, servano solo a pararsi i fondelli nel caso di questi insuccessi, servano a condurre battaglie politico-economiche e non siano affatto utili per completare con successo missioni ambiziose (certo, una sonda orbitante siamo in grado di farla, almeno quella…).

Il primo tentativo di ammartaggio Europeo va rivisto.

WU

PS. Per dovere di cronaca: Giovanni Virginio Schiaparelli fu l’astronomo italiano che per primo osservò i canali su Marte, dando così il via alla nostra fantasia. Grazie.

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