SI/NO, ma di chi fidarsi?

Diciamoci la verità, io non mi occupo di politica. Cioè, me ne occupo come ogni “buon cittadino”, ma non ho assolutamente intenzione di intavolare dibattiti politici per sostenere questo o quel partito/ideologia/punto di vista e simili. Non mi paga nessuno e le mie idee sono sufficientemente confuse che non vale la pena di aggiungere rumore su rumore.

Come tutti noi, tuttavia, sto cercando di capire che preferenza esprimere al prossimo Referendum. Ribadisco: non ne faccio una questione politica e non me ne frega nulla della “personalizzazione”. Vorrei attenermi ai fatti… e scopro che è sostanzialmente impossibile.

Allora, secondo me questo referendum avrebbe senso se si riuscissero a portare a casa tre risultati (non tutti? almeno in parte?):

  • riduzione dei costi della politica
  • snellimento dei tempi dei procedimenti
  • avvicinamento e coinvolgimento dei cittadini alla politica

Partiamo dal primo punto.

“Via i senatori, un miliardo di tagli alla politica, a dieta le Regioni, legge elettorale anti larghe intese. Se si chiude, Italia #cambiaverso” [Matteo Renzi, 19.01. 14]

Il miliardo scende a circa 500 milioni di risparmi (nell’immediato) secondo il ministro Boschi. I “tecnici” (spesso a loro volta senatori che si sentono la seggiola traballare sotto il sedere) stimano, invece, più o meno 48-58 milioni di euro (su circa 540 milioni che è il bilancio preventivo del Senato per il 2016).

Non ci capisco un acca, ma parliamo di un’ordine di grandezza di differenza! E già il fatto che non possa, io cittadino, avere dei numeri certi alla mano mi lascia molto dubbioso (oltre che già prevenuto sul punto tre di cui sopra).

Secondo punto.

Le stime qui sono ancora più difficili che con gli euri… I sostenitori del SI stimano un risparmio medio di 6 mesi (sotto parecchie ipotesi delle quali non sono in grado di stimare la ragionevolezza). I “forza NO”, invece ci fanno notare che già oggi bastano poche settimane (guardando anche lo storico) per approvare leggi a cui IL GOVERNO tiene particolarmente (qui esempi dal Lodo Alfano alla Riforma Fornero).

Anche qui quindi il cittadino è (come sempre) tra due campane una che fa il verso all’altra senza avere in mano nulla di semi-oggettivo per giudicare.

Il terzo punto.

Mi pare quello un po’ più oggettivo. Addio al bicameralismo perfetto; di regola, le leggi saranno approvate dalla sola Camera dei deputati.

I senatori (restanti) sarebbero una rappresentanza delle istituzioni regionali; ovvero il 95% sarebbe eletti dalle regioni (21% sindaci… che cambiano anche durante il loro mandato come cambia il vento) e 5% dal presidente della repubblica. Non li eleggeremo noi.

Degli altri tanti aspetti (province, CNEL, referendum, consulta, quote rosa, e via dicendo) ho ancora voglia e bisogno di approfondire, ma i tre punti sopra possono essere un buon discriminante per la mia scelta.

In sostanza, datala costatata impossibilità di verifiche dirette (da metodo scientifico) non posso far altro che continuare a consigliare la pluralità dell’informazione (e mettere in guardia da tweet e slogan demagogici).

Ovviamente non si poteva fare un Referendum in cui si votasse sui singoli punti…

WU (confuso)

PS.

Il nuovo Senato non avrà più competenze sullo stato di guerra, che dovrà essere deliberato dalla sola Camera dei deputati “a maggioranza assoluta”.

Nell’era della “fiducia”, questo nuovo statuto mi preoccupa non poco.

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