Regole per scrivere bene #2

  1. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
  2. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  3. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  4. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  5. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  6. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  7. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  8. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  9. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  10. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
  11. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  12. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  13. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  14. Non andare troppo sovente a capo.                                                                                                Almeno, non quando non serve.
  15. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  16. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  17. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  18. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
  19. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  20. Una frase compiuta deve avere.

Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000

A grande (non) richiesta, dopo #1:

  1. Sarei in lite con me stesso se non la trovo neanche nel poco di dialetto che conosco. Mi capita comunque di rado di usare forme dialettali.
  2. Il problema è farle congruenti. E per chi, poi?
  3. C’è davvero bisogno di risposte retoriche?
  4. OK. Assolutamente. Certo. In fondo basterebbe tacere (e chiudere, anche, questo blog).
  5. Grazie, oh correttori ortografici.
  6. Grazie, oh correttori ortografici. Ad ogni modo ci prendo più spesso qui che con gli accenti
  7. D’accordissimo! Anzi, è una vera e propria crociata!!!!!!
  8. Mi sa che non conosciamo gli stessi peggiori fans. I miei sono peggiori peggiori…
  9. Grazie Google. Eppure c’è chi non si sbatte neanche a fare questi checkS.
  10. Concordo, anche se a volte per rispettare il punto 4 è necessario un po’ di sano inquinamento dell’informazione (facendo prendere aria alla bocca o alla penna).
  11. “ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo”. Lo ha scritto d’avvero! Mitico (frase di una parola (e parentesi)).
  12. Grazie nuovamente, oh correttori ortografici. E non poco. Più che altro per fretta e sommarietà.
  13. “Quando dico niente, o è niente, o è cosa che non posso dire” (D. Abbondio, vedi punto 10)
  14. Ci vado anche troppo poco. Credo.
  15. Siamo convinti che ripartisca bene colpe e responsabilità.
  16. Ci devo lavorare, ma non solo per la scrittura. E’ proprio nella vita quotidiana che la cosa mi frega.
  17. ah, non si può usare un bel magico “quindi ?” che nulla dice e mette il carro davanti ai buoi? (vedi punto 2)
  18. Vedi punto 13 ad esempio? “eccedano comunque le competente cognitive del destinatario”. Lo ha riscritto!
  19. … (ed avrei detto tutto).
  20. Una frase compiuta deve.

WU

 

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