Cartello Phoebus

…per la serie complottismo splash splash.

Correva l’anno 1924. Il 23 Dicembre (l’antivigilia, il giorno più magico dell’anno) per la precisione. A Ginevra si riunirono nella sede della Phoebus S.A. Compagnie Industrielle pour le Développement de l’Éclairage le principali aziende produttrici di lampadine del tempo. Tra la trentina di aziende aderenti spiccavano: General Electric, Tungsram, Compagnie di Lampes, OSRAM, Philips. Tre di queste ancora in attività ed agli inizi del ‘900 tutte in gran corsa per offrire la migliore lampadina sul mercato.

Lo scopo della riunione era abbastanza semplice: “non facciamoci la guerra, facciamo pagare il consumatore”. Reciproco beneficio si dice, finché qualcuno non fa il furbo.

In realtà lo scopo della riunione era anche un po più tecnico: “dato che ognuno di noi fa un po come preferisce, perché non facciamo degli standard così ci sbattiamo meno tutti?”. E da questo cartello che ereditiamo gli attacchi tutti uguali delle moderne lampadine.

Celate sotto queste ragioni tecnico economiche prese vita il primo (forse) e più globale cartello della storia.

La durata delle lampadine, in particolare, andava regolamentata. Ora è abbastanza semplice: meno dura una lampadina e più ne vendo: “non è possibile che quei cretini della OSRAM mi fanno le lampadine che durano 2500 ore che poi io ne vendo meno!”

La vita utile di un prodotto prende per la prima volta i connotati di un valore. E figuriamoci se al’epoca (ancora oggi mi pare si faccia fatica) si poteva mai tener conto dell’intero ciclo di vita del prodotto (eco che?)…

Oltre al discorso dell’illecita di fare cartello per un gruppo di aziende (la GE fu anche perseguita nel 1953 dall’antitrust USA per il cartello Phoebus) fu questo il primo caso eclatante di obsolescenza programmata. Ovvero quelle situazioni in cui i costruttori limitano deliberatamente la vita di un bene al di sotto di quanto non sia tecnicamente possibile.

1000 ore fu definito il migliore compromesso (chissà per chi) fra consumo del filamento (che è poi l’elemento che determina la vita di una lampadina) e necessità di guadagnare dollaroni un po tutti.

La base stessa della società consumistica nella quale (ancora) viviamo risiede proprio nell’obsolescenza programmata (oltre che nel credito e nella pubblicità). E’ un concetto ormai consolidato, non serve ricorrere a grandi cospirazioni planetarie se il vostro frigo si rompe esattamente un po prima della scadenza della garanzia…

WU

PS. E tanto perché non se ne può non parlare. Prima dell’accordo eravamo particolarmente bravi a fare lampadine, tanto e vero che quella in funzione nella caserma dei vigili del fuoco di Livermore è in funzione, praticamente ininterrottamente, da 115 anni. Questa Centennial Light (che era partita da circa 60W per arrivare agli odierni circa 4W luminosi…) ha subito anche un trasloco (sottovuoto e senza rimuoverla dal suo alloggiamento) ed è basta sul “vecchio concetto” del filamento in carbonio, “notoriamente” molto meno duraturo di uno in tungsteno…

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