Maliarda

Di nuovo a giggioneggiare su parole belle e desuete. Belle sempre secondo me e desuete sempre secondo l’omino ignorante del io cervello.

Quegli sguardi che incantano, che seducono, che esercitano fascino. Tipico di donne, e dei loro sguardi (anche se non credo che vi siano errori concettuali ad applicarlo ad un uomo).

Affascinatore, seduttore, ammaliatore, incantatore, ma dicesi anche di maga, di strega, di fattucchiera.

Immancabile anche l’accezione ironica ed un po’ negativa (in fondo il maliardo è un po il “mago cattivo”), di ostentazione di chi vuole a tutti i costi esercitare un potere di seduzione che spesso non possiede.

Donna, l’angelo ingannatore. L’ha detto Baudelaire.
Donna, il più bel fiore del giardino. L’ha detto Goethe.
Donna, femina maliarda. L’ha detto Shakespeare.
Donna, sei tutta la mia vita. L’ha detto un mio amico ginecologo [Secondo me la donna, G. Gaber]

WU

PS. La parola prende origine da malìa; quell’operazione, specie magica, con cui si producono danni a cose o persone.

PPSS. E sapete come continua il pezzo di Gaber?

Secondo me una donna che oggi fa la madre di famiglia e rinuncia a lavorare, sbaglia. Se invece lavora e rinuncia a fare la madre di famiglia, sbaglia. Se cerca contemporaneamente di lavorare e di fare la madre di famiglia… sbaglia. Sbaglia comunque. L’uomo invece non sbaglia mai. Sono secoli che sa quello che deve fare. Forse è per questo che è così intronato. O forse anche per qualche altra ragione…

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