Agloplastica

Non sono ecologista più di tanti altri. Mi conservo le cicche in tasca per non buttarle a terra, ma non mi strappo i capelli se vedo della plastica o vetro nell’indifferenziato. Non credo si possa cambiare la mente delle persone e punto molto sul discorso generazionale, salvo poi essere il primo dei delusi quando scopro che sono proprio i più giovani ad essere i meno rispettosi.

Ok, il cappello è un po’ lungo e forse sproporzionato alla notizia che “in Islanda le bottigliette si producono con le alghe rosse”. Ovviamente notizie del genere (non è la prima…) non si presentano certo alla fiera dell’innovazione o qualche tavola rotonda riservata a pochi addetti ai lavori (che sono poi quelli che dovranno effettivamente rimboccarsi le maniche), bensì in pompa magna al Festival del design 2016 di Reykjavik. Beh, perché no al Salone del Gusto?

La notizia è certamente degna di nota, ma il passaggio industriale di questa di come mille idee del genere continua (per me) a non essere proprio fluido. Certo molto è stato fatto (e NON vi dirò che molto è ancora da fare), ma siamo ancora qui a renderci conto che “più del 50% dei prodotti di plastica nel mondo viene usato una sola volta e poi gettato via”.

algaplastica.png

Bella scoperta, ma vuol dire che quel 50% è ancora un problema (o una risorsa se sei un abitante delle isole di spazzatura)… Ad ogni modo ora, tra i ghiacci semi-perenni e notti semi-infinite ci viene reso noto che “il materiale biodegradabile migliore per la produzione di bottigliette consisteva in un composto gelatinoso di acqua e polvere di agar”. Ah, la bottiglia alla fine del suo utilizzo oltre a biodegradarsi naturalmente può essere anche mangiata!

Ottimo, ne sono veramente contento (a parte non sapere cosa diavolo sia un agar e come il ricercatore, anzi il deisgner, di turno vi sia imbattuto), ma voglio veramente sperare che sia una (o la) soluzione definitiva ad una tematica della quale ci piace parlare e sperimentare più che risolvere. Che sia CO2 e scarti agricoli, gusci d’uovo e i miei resti infondo è solo questione di gusti (non alimentari, intendo), purché (come in parte stiamo facendo) iniziamo a farlo in maniera industriale e massiccia.

WU

PS. Per i più curiosi l’agar-agar è un polisaccaride presente nelle alghe rosse. Già usato dai Giappi è un galattosio. Perdendomi nella wiki voce inizio a leggere di acidi vari per la sua produzione. L’origine assolutamente eco della nuova plastica inizia (per me ignorante e miscredente) a vacillare…

PPSS. E comunque l’idea di fare imballi di algoplastica a base di alghe rosse non è propriamente nuova.

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