Calcolatrice Elettronica Pisana

Vi racconto una storia (ma voi lo sapevate?).

Correva l’anno 1953 e si credeva nella ricerca. Quella vera. Pisa, Livorno e Lucca (nelle veste di quell’ente che all’epoca aveva un vero significato e che oggi, dopo anni di inutilità, è stato addirittura chiuso) misero sul piatto ben 150 milioni di lire per realizzare un sincrotrone.

Non è una parolaccia, bensì un tipo di acceleratore di particelle circolare e ciclico nel quale campo magnetico ed campo elettrico si sincronizzano con il flusso stesso delle particelle (LHC del CERN, tanto per intenderci). Ma comunque questa è un’altra storia

Dato che poi la realizzazione del sincrotrone fu spostata a Frascati (ove le province più ricche misero a disposizione ancora più fondi), Fermi (altra di quelle persone che si sono trovate per errore in mezzo a noi) propose di utilizzare quei finanzianti per costruire una calcolatrice.

La Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP) divenne quindi la prima calcolatrice elettronica italiana con da essere utilizzate per le ricerche scientifiche. Non pensate ad una di quelle che avete in tasca integrate nel vostro cellulare. Negli anni ’50 calcolatrice significava un affare grande come una scrivania, dotata di valvole e transistor e programmata su mediante i primissimi codici Fortran.

Nella CEP erano impiegati circa 3.500 tubi elettronici, 2.000 transistori, 12.000 diodi al germanio. Il suo funzionamento, tanto della memoria che dell’unità aritmetica, era in parallelo ed in continua. Cioè la trasmissione delle informazioni avveniva mediante 2 diversi livelli di tensione, che stavano a rappresentare le due cifre binarie ed il che la rendeva, almeno in parte, una macchina asincrona.

CEP.png

In pochi minuti può risolvere un sistema di 100 equazioni lineari in 100 incognite: affrontato con gli ordinari calcolatori elettromeccanici da tavolo, un simile problema richiederebbe più di mille ore per essere risolto da un operatore ipotetico che lavorasse ininterrottamente senza sbagliare. Le prestazioni della macchina competono favorevolmente con i più potenti impianti del genere finora installati in Europa.

La CEP fu sviluppata al dipartimento di Fisica in collaborazione con i laboratori pisani della Olivetti (che poi partendo da questi sviluppi diedero vita alla linea di calcolatori Elea).

Ormai inutile esempio di come quando gli enti pubblici facevano a gara per elargire finanziamenti gli sviluppi industriali dei privati fiorivano.

WU

PS. E la storia è anche ricca di centri studi che nascono con scopi precisi, presidenti della repubblica che inaugurano prototipi, servizi ad istituti di ricerca in giro per l’Europa e teche che ancor oggi conservano la CEP ispirando generazioni di futuri scienziati.

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