Pantouflage

Non dico di certo nulla di nuovo se faccio notare l’abuso di espressioni straniere nella lingua italiana, incluso  per qui concetti che dovrebbero essere propriamente nazionali. Noi abbiamo un jobs act, ed abbiamo discusso (eufemismo) sulla stepchild adoption.

Ora, tralasciando lo scempio che si fa di questi termini, le pronunce inascoltabili, la dislessia sovrana nello scriverli e gli abusi fuori contesto, credo che il vero motivo per cui li usiamo (specialmente in ambito economico-politico nazionale) sia chiaro: nascondere il vero significato. Una specie di barriera linguistica che ergiamo a copertura del vero senso di ciò di cui stiamo parlando e che ci consente al contempo di riempirci la bocca come se fossimo europeisti convinti e di larghe vedute.

Questo lungo sproloquio per fare da cappello a … pantouflage.

Ma che è?! Semplicemente la regolamentazione del passaggio di alti funzionari statali a ditte private.

I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed e’ fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti [Legge 190/2012]

L’intento è chiaramente quello di ridurre il rischio di corruzione in situazioni connesse all’impiego del pubblico dipendente successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro. L’unica cosa che apprezzo (dati i lampanti risultati che abbiamo essendo penultimi, grazie Bulgaria!, in Europa nella classifica europea dei Paesi con il più basso grado di corruzione percepita) è che il termine vuol dire… mettersi in ciabatte. Ovvero: mentre nella pubblica amministrazione lavoravi, nel privato ti sei messo a riposo ;).

Credo, piuttosto, che il vero vantaggio derivi dal semplice fatto di aver “lavorato ai vertici” e che è sempre possibile trovare l’escamotage (per rimanere nei francesismi). Non credo vi siano termini che possano nascondere la predisposizione d’animo.

WU

PS. Il termine di origine francese (ma dai?!) nasce con riferimento agli studenti dell’École Polytechnique o dell’École nationale d’administration che riuscivano ad ottenere un lavoro presso ditte private (vanificando gli investimenti pubblici in istruzione e formazione della dirigenza pubblica).

Nella sua accezione moderna il termine è utilizzabile in molteplici situazioni nelle quali c’è una sorta di passaggio fra funzioni (decisionali) pubbliche e private, incluso il passaggio di politici ad incarichi privati dopo la perdita di elezioni o la fine di ministeri…

In inglese, specialmente nel contesto economico, lo stesso concetto è espresso da revolving door. Esci da una porta ed entri in un’altra. Tagliente. L’equivalente giapponese è amakudari, letteralmente “discesa dal paradiso o dal cielo”. Poetico.

revolvingdoors.png

 

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