Difficoltà di reperimento

Quando il lavoro c’è, ma mancano le competenze

Io queste frasi non le sopporto proprio. Non posso farci niente, davvero. Mi sembrano tanto quei proclami stile fascio per portare le masse a passeggio (il concetto di Quarto Potere…).

“… nel 2015 siano 76mila i profili professionali ricercati dalle imprese dell’industria e dei servizi, ma ritenuti difficili da trovare”. Poi l’articolo (questo perché recente, ma è un’altra di quelle cose cicliche…) continua identificando le materie scientifiche come quelle più problematiche da reperire sul mondo del lavoro ed in particolare statistici ed ingegneri.

Per quanto riguarda i diplomati (ove le difficoltà dichiarate sono minori) pare essere difficile trovare esperti in ambito tlc, informatica e indirizzo grafico-pubblicitario. E’ dichiarata una “difficoltà di reperimento di personale” di circa il 10% (dichiarato da Unioncamere)!

Senza voler per forza fare polemica, ma la prima cosa che irrompe, prepotente, nei miei pensieri è: ma a chi hanno chiesto? Su chi si basano queste statistiche? No, solo perchè la mia esperienza (diretta) è parecchio diversa. Conosco moooolti ingegneri (anche se di certo non tanti quanti hanno costituito il campione della statistica), spesso neolaureati, che non trovano subito lavoro e spesso devono anche accontentarsi di fare “qualcosa di simile…”.

Se posso poi sbilanciarmi oltre azzardo che una delle cause di questa “difficoltà” (ma dai!) di reperimento è nel valore che (nel privato specialmente) si da alle risorse. Mi spiego meglio: se cerchi un ingegnere, magari con un po’ di esperienza e di specializzazione, e lo vuoi pagare come un piccione viaggiatore, è probabile che dichiari una difficoltà di reperimento che è un modo diverso per dire svalutazione della forza lavoro.

Aggiungiamo anche che si cercano sempre esperti in questo o quel settore con padronanza di una/due/tre/mille lingue, con X anni di esperienza e … giovanissimi. Ah, beh, certo che hai “difficoltà di reperimento”!

Non voglio dire che oggettivamente vi siano proprio le risorse che servono al mondo del lavoro, ma questi articoli dovrebbero (IMHO) puntare un po più al nocciolo della questione. Io la metterei in questi termini: che questi privati che hanno veramente problemi presentino un piano pluriennale di necessità di figure professionali (e magari co-partecipino alla formazione sia economicamente che come piano di studi) e le università preparino di conseguenza la nuova forza lavoro. Ah, detto per inciso, mi aspetto che dovendo i privati rimboccarsi le maniche la percentuale di queste difficoltà diminuisca…

Un po utopistico, certo, ma infondo anche spiegare la società in cui viviamo a volte sembra fantasia…

WU

PS. E capita proprio in questi giorni la dichiarazione del ministro Poletti

Serve un intervento per far arrivare i giovani prima sul mercato del lavoro, non possono arrivare a 28 anni, sono troppo in ritardo. Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a niente, meglio 97 a 21. Noi abbiamo in testa il voto, ma il tempo è più importante

Ora, tralasciando che il suddetto ministro ha risolto il problema non laureandosi affatto (che signori…), sono astrattamente d’accordo con le sue parole. Se solo lo fossero anche i datori di lavoro (che invece trovano “difficile” reperire 110 e lode a 18 anni) forse forse si potrebbero evitare demagogici proclami da più fronti.

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