Divieti & divieti (di sosta)

Che sia tutta una questione di stile e di modi dovrebbe essere ormai una mia posizione ben risaputa. Cosi come credo sia chiaro quanto sono affascinato dalla mente umana. Lo stesso concetto può esprimersi in molti modi, in molte forme e spesso sortire effetti opposti.

Prendiamo, esempio molto caro a noi automobilisti del giorno feriale (magari in orario di punta), un segnale di divieto di sosta. Il concetto sembrerebbe abbastanza semplice “non puoi parcheggiare qui”. Eppure non è così chiaro, anzi, può essere declinato in molti modi.

Sono cosciente che potrei addentrarmi in un ginepraio che facilmente porta al nostro senso civico o addirittura al senso della legalità, ma vediamo di affrontare il discorso in maniera più ironica, generale e dalla prospettiva di chi ha trovato posto.

Cercando di esorcizzare lo stress da parcheggio mi sono quindi imbattuto in rete nelle due immagini che ho affiancato sotto per esprimere meglio (ed in maniera più leggera) il concetto.

divietodisosta

Quella di sinistra (pare) sia un qualche posto a Manhattan in cui il cartello recita più o meno “non pensarci neanche a parcheggiare qui”. Con un bel THINK scritto grande. Non ne conosco l’efficacia, ma di certo rende molto bene l’idea, con classe direi. E’ quasi divertente, attira l’attenzione ed a me “medio autista italiano” mi farebbe PENSARE almeno due volte prima di parcheggiare li…

Quella di sinistra, invece, è un’immagine “nostrana” in cui non solo si parla di un segnale mobile, temporaneo, nel quale bisognerebbe anche fornire durata e motivazioni (che mi paiono assenti), ma che aggiunge anche altre variabili.

La parte “istituzionale” ribadisce un “rimozione forzata fuori dagli spazi”; scusate, ma non dovrebbe essere abbastanza ovvio (o almeno potrebbe essere formalizzato in una segnaletica fissa)? A che serve questo fogliettino volante? E c’è di più. Gli “utenti”, quasi istigati dal “gonfalone della municipale” si sentono quasi in dovere di ribattere con un richiamo alle (ovvie) necessità.

Anche qui non ne conosco la riuscita, ma si assiste ad una trasformazione della segnaletica in bacheca dando vita ad uno sterile ed inutile dibattito che ha una sua vita a prescindere dal semplice concetto che voleva trasmettersi.

Non per fare alcuna polemica esterofila (me ne guardo bene, con gli americani poi…), ma almeno in questo esempio la scritta “non pensarci neanche” mi pare molto più sobria ed incisiva. Abbiamo tanto da imparare, da chiunque.

Si possono proporre nuovi segnali?

WU

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