Retta universitaria: 1.35 utilitarie/anno

“Una utilitaria oggi costa sui dieci, dodici mila euro, iscriversi all’Università La Sapienza di Roma molto meno”.

Premetto che la mia utilitaria costo molto ma molto meno (500€ usata di n-essima mano e perfettamente funzionante). Ma è il metro di paragone che mi fa chiudere la vena! Allora io vado al supermercato e voglio che il conto mi venga fatto in frazioni (spero) di utilitaria, tanto capiamo tutti il valore di un’utilitaria. Un po come usare il piede o il pollice, insomma.

E non basta. Ammesso che sia vero questo è il costo della sola università, ma tutto ciò che ruota intorno? Affitti, trasporti, alimenti, materiale didattica, e via dicendo (e basta vedere qui in cui si dichiara un caso da ben 1.35 utilitarie/anno come costi universitari)? …ed a Roma, poi… Beh, forse una utilitaria e mezzo?

Allora ovviamente ci si diletta a fare i paragoni con le altre università europee. Da quando capisco qualcosa (poco, lo ammetto), mi pare uno di quei temi ricorrenti che vengono fuori ciclicamente, si constata che l’università Italiana versa in condizioni disastrose (il titolo “più tasse, meno investimenti” rende bene la facile polemica che scaturisce da queste dichiarazioni) e poi si tira avanti come sempre. Inizio a pensare che sia questione di tempo prima che il carrozzone deragli definitivamente, ed il tempo corre veloce…

E quindi dal report Eurydice “National Student Fee and Support System in European Higher Education 2015/2016” (qui, sfogliatevelo, ve lo consiglio!) si riscopre che

  • l’Inghilterra è tra le università più care (circa 12000€ l’anno)
  • paesi tipo Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, hanno si una tassazione attorno al 60-70%, ma poi hanno un servizio universitario praticamente gratuito
  • Germania attorno ai 50€ e Francia meno di 300€ annui
  • in Italia la media è attorno ai 1200€ l’anno (con punte di 2000€, da cui la nostra famosa utilitaria). Circa come la Spagna

E poi c’è il solito (davvero ormai ritorna tipo le eclissi di sole…) discorso sul supporto allo studio. Altro campo in cui l’Italia eccelle… in negativo. Meno del 10% dei nostri studenti fruisce di una borsa di studio (anche se è vero che sono tra le più alte in Europa).

Sempre con riferimento allo stesso rapporto, (anche) noi usiamo un need-based criteria per assegnare queste borse di studio, mentre solo “i paesi dell’Est” hanno azzardato un merit-based criteria.

Ed io non sono d’accordo che sia una conseguenza degli scarsi investimenti e sono contrario ad appellarsi al “diritto allo studio”. I soldi vengono messi, di certo non tanti, ma vengono messi. I laureati ci sono, è vero ed anche gli iscritti, ma, senza voler sembrare “razzista” in che campo? Abbiamo davvero bisogno delle classi di laureati che sforniamo o lo facciamo solo per fare numero? E’ l’Italia il paese che vuole investire in facoltà tipo “scienze per la pace”? E lo vuole fare alla stregua di quale altra classe?

Boh, non ho queste risposte, ma le domande sorgono spontanee e la demagogia dell’utilitaria non mi sembra utile in nessun modo a rispondere.

Fatemi chiudere con un detto che: “If you think information is expensive, try ignorance.”. Si, si, ci stiamo provando…

WU

PS. Ammetto che con uscite del genere è fin troppo facile ribattere, ma a volte davvero non riesco a farne a meno. Vorrei dare a queste uscite il peso che do ai liuti nella banda di paese, e sarebbe la cosa giusta da fare, ma a volte fallisco. E facciamoli parlare.

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