Alessitimia

Non sono avvezzo a parlare (e men che meno ironizzare) su malattie. E’ più forte di me (davvero! quasi non è colpa mia!), comunque, soffermarmi sulla alexitimia.

E’ una cosa seria, non lo metto in dubbio. Deficit della  consapevolezza emotiva che si manifesta in una sorta di incapacità di provare emozioni.

Altro che padere/marito/amante cinico (qui), si tratta di una rara patologia che rende difficile, se non impossibile, identificare e descrivere i propri sentimenti: “I soggetti alessitimici hanno grandi difficoltà a individuare quali siano i motivi che li spingono a provare o esprimere le proprie emozioni, e al contempo non sono in grado d’interpretare le emozioni altrui.”. Ma già qui qualche dubbio che ne siamo un po affetti tutti mi viene…

La letteratura scientifica, dal 1976, è piena di cause e possibili spiegazioni della patologia.
Inizialmente additato come un problema linguistico (queste persone provano le stesse emozioni di noi tutti, ma non sono in grado di esprimerle a causa di una interruzione fra gli emisferi celebrali), oggi se ne riconosce anche una causa più profonda (queste persone non sono proprio in grado di provare sentimenti, non hanno consapevolezza di ciò che sentono).

Certo, qui il paziente dice “più sono forti le emozioni che dovrei provare e più andrebbero a influenzare il mio pensiero. In realtà rimango sempre molto lucido e analitico”… Beh, non mi pare proprio la descrizione di una patologia quanto un modo di essere. Che vuol dire che se in un momento in cui dovrei essere particolarmente felice ho dei pensieri razionali che abbassano questo livello di felicità (definito come?) allora sono malato?

Inoltre “riuscire a percepire consapevolmente le emozioni favorisce una diminuzione della sensazione fisica a essa collegata”, cioè, se quando mi incazzo so di esserlo allora dovrei essere più calmo… Sarà, ma anche questo mi capita di rado.

Ho una mente troppo limitata per capire quando queste reazioni psicosomatiche siano frutto di patologie e quando di normale esasperazione da vita quotidiana. Meno male che mi accontento di quel che secondo me (e solo secondo me) è sufficiente a rendermi umano (e che certamente potrebbe essere di più). Altrimenti sarei già andato in cura.

WU

PS. “[…] si è rivolto ad un terapista cognitivo-comportamentale con lo scopo di imparare ad analizzare le proprie sensazioni fisiche e ad associarle alle emozioni provate dalle altre persone”. Quanto vorrei sapere chi è, dove l’ha trovato e quanto lo paga.

Non sono cinico, sono solo affetto da alessitimia.

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