Internet idiocracy

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Ed io e questo blog non siamo certo da meno; ma se me lo dice U. Eco, devo quanto meno soffermarmici.

In fondo che con internet vi sia libero accesso sia a ricevere che ad elargire informazione non è certo una novità. Lo usano anche gli imbecilli; certo, risultato della democrazia. E poi per usare la parola imbecille è richiesto un giudizio, e quindi qualcuno che lo da. Chi? A che titolo? Quindi, benché ancora avulso al mondo dei social network (un altro fondamentale pezzetto di chi sono) già immagino: tutti contro Eco.

Ma non confondiamo. Ovviamente non è colpa dello strumento, di troppo facile demonizzazione, ma dell’utilizzo che se ne fa. Nulla di diverso dalla parola, dalla scrittura o dalla TV, solo con un audience molto più ampio. Mi sbilancio: sono certo che dopo anni di questo strumento alla portata di tutti siamo noi tutti in grado di filtrare le informazioni (magari?). Non significa credere a tutto, a nulla, a ciò di cui si ha bisogno, ai facili guadagni, etc. etc., credo significhi utilizzare la pluralità dell’informazione (che beneficia del sempre meno presente intermediario giornalistico) e la cernita delle fonti per costruirsi giorno dopo giorno (quindi non nel giro di qualche minuto o con un solo sito, no?!) un pensiero proprio.

Come (e se) questo processo possa essere aiutato è di certo interesse. “I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno“ continua Eco. Il problema a mio avviso è che un filtro esterno rischia sempre (qui come in qualunque altro contesto) di non far emergere idee altrimenti brillanti.

Strano a dirsi (per uno avaro di feedback come me), ma al momento un approccio “obbligato” alla Tripadvisor, in cui un sito non si può lasciare senza un qualche feedback sulla sua utilità/veridicità/attendibilità/etc. mi pare quantomeno una soluzione papabile. Mi immagino anche alberi di tracciamento delle fonti citate e warning circa diciture tipo “esperienza personale”, ma forse un approccio un po troppo old-fashion. Altre idee?

WU

PS. Sempre Eco, più nello specifico: “La TV aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità“. Ed il tutto mi pare quasi fare da spalla al post-ils di qualche giorno fa circa l’internet Dark Age. IL caso.

PPSS. @ 30.06.15. Mi ritrovo a ri-aggiornare questo post per via di quanto apparso su “L’Espresso” (in particolare qui in “La bustina di Minerva”) qualche giorno fa. Il 26.05.15 Eco torna a parlare degli imbecilli sul web e, come dice lui, “molto divertito” approfondisce:
“È giusto che la rete permetta di esprimersi anche a chi non dice cose sensate, però l’eccesso di sciocchezze intasa le linee. E alcune scomposte reazioni che ho poi visto in rete confermano la mia ragionevolissima tesi. Addirittura, qualcuno aveva riportato che secondo me in rete hanno la stessa evidenza le opinioni di uno sciocco e quelle di un premio Nobel, e subito si è diffusa viralmente una inutile discussione sul fatto che io avessi preso o no il premio Nobel. Senza che nessuno andasse a consultare Wikipedia. Questo per dire come si è inclini a parlare a vanvera.”
Eh, eh, giusto, chiaro e fulgido esempio di ciò che voleva dire (credo).

“Un utente normale della rete dovrebbe essere in grado di distinguere idee sconnesse da idee ben articolate, ma non è sempre detto, e qui sorge il problema del filtraggio, che non riguarda solo le opinioni espresse nei vari blog o twitter, ma è questione drammaticamente urgente per tutti i siti web, dove (e vorrei vedere chi ora protesta negandolo) si possono trovare sia cose attendibili e utilissime, sia vaneggiamenti di ogni genere, denunce di complotti inesistenti, negazionismi, razzismi, o anche solo notizie culturalmente false, imprecise, abborracciate.”. E questo blog sarebbe sicuramente da scartare…

Ad ogni modo Eco torna sull’argomento sostenendo che il “filtraggio” dovrebbe essere a carico dei giornali che dovrebbero dichiarare almeno due pagine al giorno (ed Eco la mette come una specie di rivalsa dei giornali nei confronti del web) per indicare i siti virtuosi e quelli fuffologici.
Ribadendo il mio (inutile e personalissimo) appoggio ad “un aiuto nel filtrare ciò che circola in rete”, ma continuo a pensare che un “ente” del genere potrebbe limitare la liberà telematica di ciascuno. Rilancio con il mio modello di “user ranking” e mi chiedo, ma infondo tante bufale/imprecisioni/raggiri/fuffa/etcetc si vedono anche in tv (devo citare V.Marchi o qualche programma di finta divulgazione scientifica?) nonostante l’iter dell’informazione sia ben piu lungo e controllato (…) prima di giungere al fruitore finale.

Il punto è che l’informazione non è più appannaggio di alcuni soggetti che la possono plasmare a piacere (vivaviva O. Wells), ma è da tutti e per tutti. Ha ancora senso parlare di filtro (anzi, secondo me non ha piu senso neanche parlare di giornalismo)? O è forse da far crescere il livello culturale del fruitore finale per metterlo nelle condizioni di verificare l’informazione? Cio richiede un po di impegno da parte di ciascuno. Troppo lavoro, meglio delegare…

Estermizzando: si è capito che per me Eco puo dire qul che vuole tanto ha comunque ragione? 🙂

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