I commenti della morte

Oggi, vestito da internauta demente (ammesso che ne esistano ancora), mi sono lasciato convincere da un titolo “acchiappa-click” ad aprire questa notizia (rigorosamente, per me, non odierna).

Già preparato al basso livello tecnico, allo stile da giornaletto ed a qualche iperbole per dare un effetto sconvolgente (che devo ammettere, con un po’ di disappunto, non ho trovato a sufficienza) mi sono letto la storiella dell’asteroide.

2015 TB145, asteroide che ci passerà vicinissimo, solo (!!) 1.27 distanze lunari, il 31 Ottobre prossimo, prontamente ribattezzato (… qualche verifica su questo secondo nome la farei…) asteroide di Halloween dato il periodo ha anche una forma inquietante che la nostra innata pareidolia ci aiuta a vedere come un bel teschione. Neanche fosse la Morte Nera travestita da pirata che ci viene a distruggere.

The Great Pumpkin (… altro nome preso pari pari dall’ “articolo”, peto venia) è un oggetto di circa 700 metri di diametro, un ex nucleo cometario, che NON ci distruggerà (… anzi, che non ci sfiorerà nemmeno) e la prossima volta che lo incontreremo sarà attorno al 2088 a sole (tanto per dire una parola a caso) 20 distanze lunari.

Ad ogni modo, preparato al peggio (… in tutti i sensi tranne in quello da scenario apocalittico di fine del mondo), leggo tutto l’articolo (comprese le citazioni a caso di Apophsis) fino ad arrivare alla riga commenti. E qui mi sono venuti i brividi. Anzi, per timore che venissero rimossi/cambiati/cancellati ho addirittura fatto un bello screenshot.

CommentiACazzo.png

Si spazia dalla politica (un minestrone completo PD-LEGA-FI-FDI-UDC-NCD) a photoshop a penterazioni doppie, bambole di carta e speranze apocalittiche. Manca solo un “Lei non sa chi sono io!” e poi siamo al completo.

Forse è così in tutti/tanti articoli del sito (non che ne sia un assiduo frequentatore), ma di certo in questo caso era questa la parte più rilevante dell’articolo!

WU (tristemente divertito)

PS. Ed il top è il tipo che commenta dicendo che i commenti sono idioti. Mitico! Mi interrogo se sia un paradosso…

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Quanta gente fra te e me

Fra me e te ci sono non più di 5 persone. E non mi interessa chi tu sia. E non so chi sono i nostri intermediari. So solo che siamo separati da sei gradi. In altre parole, con un approccio statistico: “Dato un insieme di N persone, qual è la probabilità che ogni membro di N sia connesso a un altro membro attraverso k_1, k_2, k_3… k_n collegamenti ?”

Anche se può sembrare abbastanza una minghiata (e forse lo è come un po’ tutte le cose statistico-sociologiche), la teoria dei sei gradi di separazione non è proprio così campata in aria.

La teoria fu coniata nel 1929 da F. Karinthy, scrittore ungherese, e fino al 1967 nesso la riuscì a “dimostrare”. Finché Milgram (si, lo stesso Milgram di questo altro esperimento sociale qua) sottopose l’ipotesi ad una prova empirica (in realtà, sotto forma di teoria del mondo piccolo).

L’esperimento fu condotto chiedendo ad un gruppo di statunitensi a caso di spedire un pacchetto ad una persona a caso nel Massachusetts. L’indirizzo preciso non fu dato, ma solo una indicazione della zona di residenza. Fu chiesto ai soggetti individuati di spedire il pacchetto ad una persona di loro conoscenza che secondo loro potesse avere la maggiore probabilità di conoscere il destinatario finale. Quella persona avrebbe poi fatto lo stesso e così via fino a che il pacchetto non fosse stato consegnato.

Milgram si aspettava diverse centinaia di passaggi per recapitare i pacchetti (e sperava così di sconfessare la teoria dei sei gradi di separazione), invece con sua grande sorpresa (e forse disappunto) si accorse che erano sufficienti fra i 5 ed i 7 passaggi. Solo?!

Ora, c’è da dire che il numero di pacchetti inviati da Milgram era abbastanza esiguo, ma nel 2001 Watts ripeté l’esperimento sostituendo il pacchetto con una mail che doveva essere recapitata a 48.000 destinatari (questo si che mi pare un campione statistico di dimensione ragionevole!) in 157 paesi diversi. Indovinate un po’ quale fu il valore medio dei passaggi (forward) per recapitare la mail?

Sei.

SixDegrees.png

Tale esperimenti, le varie pubblicazioni, conferme varie (e.g. il numero medio delle conversazioni su MSM Messanger conferma(va) 6.6. gradi di separazione) e le ripercussioni nella cultura di massa, portarono la teoria dei sei gradi di separazione a poter essere applicata anche in ambiti diversi: epidemiologia, reti elettriche, telecomunicazioni, reti informatiche, etc.

Mi affascina la costanza nel caos della vita e delle relazioni umane. Che poi non siano sei i gradi di separazione o che (come mi aspetto) tendano a diminuire con il passare del tempo (e l’affermarsi di un mondo ed una umanità sempre più iperconnessa), mi rimane solo la conferma che il mondo sia in fondo più piccolo di quello che ci sembra; almeno finché non abbiamo il coraggio di andarlo ad esplorare.

WU

PS. Non so chi mi separi da te, oh lettore, ma mi aspetto che almeno uno legga questo post. E gironzoli un po’ per la rete per trovare tutti i vari link più-o-meno misantropi/misogeni che una teoria del genere può generare.

Carneade di Cirene

… e non dite che non lo conoscete! Anzi, ditelo! Non lo conoscete praticamente per antonomasia. Come dire che non dovete conoscerlo. Ho già fatto casino in meno di tre righe…

Il soggetto in questione è un filosofo scettico vissuto fra il 214 e 129 a.C. E fin qui non credo di aver aggiunto nulla al fatto che non avete (abbiamo) idea di chi sia. Procedendo su qualche (assolutamente inutile in questo caso) dettaglio storico, Carneade di Cirene fu un filosofo abbastanza rinomato, della scuola di Atene, che non ha lasciato opere scritte di suo pugno… ma che è passato alla storia per altro.

Carneade! Chi era costui?” ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?” Tanto il pover’uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! [A. Manzoni, I Promessi Sposi]

Praticamente è entrato a far parte del nostro vocabolario … e non grazie a lui. Nel capitolo VIII de “I Promessi Sposi”, Don Abbondio è immerso nella lettura di un panegirico. Beh… il celeberrimo incipit del capitolo è: “Carneade! Chi era costui”. Frase che il Don pronuncia fra se e se trovando citato il filosofo di cui evidentemente non sa un granché.

Ora, per una serie di evoluzioni filologiche che trascendono dalla mia comprensione (e che IMHO sono molto figlie del caso e qualunque giustificazione leggessi la troverei più o meno forzata) tale incipit ha avuto un successo inaspettato, forse allo stesso Manzoni. Tanto da consentire a Carneade l’accesso al nostro vocabolario descrivendo, per antonomasia, una persona mai sentita nominare.

In realtà, volendo dare una ulteriore sfumatura all’accezione di “Carneade!”, non stiamo parlando di uno sconosciuto qualsiasi, bensì di un’illustre sconosciuto. Di una sorta di personaggio che potrebbe/dovrebbe/vorrebbe esser famoso di cui ne sappiamo fra il poco e nulla.

WU

PS. In realtà (chissà poi quale sarebbe la realtà della realtà), pare che Carneade non fosse neanche uno dei filosofi meno noti del suo tempo, anzi godeva anche di una certa fama. Manzoni utilizza l’incipit per sottolineare la scarsa cultura di Don Abbondio, ma poi il successo travolgente di “Carneade, chi era costui!” ha ironicamente collocato CArneade dall’essere semi-famoso ad essere sconosciuto per eccellenza. Quando si dice ironia della sorte.

PPSS. Carneade come sinonimo di illustre sconosciuto vale di certo in Italia dove l’influenza manzoniana nella lingua odierna è ancora molto forte. Chissà se all’estero (eg. in Grecia?) Carneade ha conservato parte della sua fama…

PPPSSS. chissà se il nome (ed i testi?) di Carneade fosse stati scritti in Sans Forgetica… 😀

come si chiamava? Sans Forgetica!

Quanto è facile leggere? Quanto è difficile leggere? Diciamo che dipende sostanzialmente da: quanto ci interessa ciò che stiamo leggendo (no, in questo senso, io non credo nell’esistenza degli stupidi, solo dei disinteressati), quanto difficile è ciò che stiamo leggendo (diciamo che se mi date un testo in burocratese, anche se mi interessasse, farei molta fatica a digerirlo…), in che carattere è scritto.

In mancanza di argomentazioni più profonde ( 🙂 ), soffermiamoci un attimo su quest’ultimo aspetto. Sans Forgetica è un carattere tipografico studiato per essere… difficile. Alcuni ricercatori della Royal Melbourne Institute of Technology volevano proprio un carattere difficile.

Ora, la domanda, più che legittima è: ma perché vogliamo un carattere difficile da leggere? Perché l’essere umano ha una solida costante: se non fa fatica non ricorda. Le cose troppo facili tendiamo a cancellarle presto dalla memoria; non hanno richiesto troppo sforzo (e, consentitemi una divagazione, credo sia questo uno dei problemi principali dell’attuale facilità di accesso alle informazioni che ci porta ad essere tutti tuttologhi senza però sapere veramente nulla).

Tornando a noi; un carattere difficile da leggere ci fa fare più sforzo e ci porta a ricordare meglio ciò che leggiamo. Almeno in teoria. Nel senso che uno sforzo maggiore nella lettura ci forza ad un’analisi più approfondita del testo che pertanto ci rimane automaticamente più impresso.

Sans Forgetica is a font designed using the principles of cognitive psychology to help you to better remember your study notes

La base psicologica/comportamentale è quello della “difficoltà desiderabile“; in breve: se ti sfido a fare qualcosa di leggermente al di fuori della tua zona comfort (che si riduce velocemente con la banalità delle mansioni), allora lo sforzo che ci metterai aiuterà le tue prestazioni a lungo termine. In questo caso lo sforzo nella lettura aumenta i risultati cognitivi e mnemonici.

San Forgetica è inclinato dal lato opposto rispetto ad un normale corsivo (il che già lo rende poco familiare per noi) ed alcune sezioni di alcune lettere sono rimosse così che l’occhio richiede qualche istante in più per identificarle (mi viene da dire… finché non impariamo a renderle familiari…). Il font è scaricabile da qui (… che è anche un sito ben fatto per provarlo on line).

Ah, non è la panacea di tutti i mali, ne il sacro Graal dell’apprendimento. Per imparare e ricordare qualcosa bisogna studiarla. Bastasse un carattere per essere tutti geni …

SansForgetica.png

WU

PS. Sono personalmente un fanatico dei caratteri da videoscrittura. Arial NON è Times, innanzitutto. PReferisco quelli senza grazie, ma non disdegno segni “di abbellimento). Ne esistono a paccate, come sapete, secondo me molto più belli, puliti e leggibili e … sconosciuti. Garamond? Bell MT? Più che aperto a suggerimenti :).

Chimere

Era il mostro di origine divina,
leone la testa, il petto capra, e drago
la coda; e dalla bocca orrende vampe
vomitava di foco: e nondimeno,
col favor degli Dei, l’eroe la spense
[Iliade]

Prendiamo un collage di bestie e mettiamolo nella mitologia greca. Praticamente un corpo composto da parti di leone, capra, drago ed animali di tal sorta. Aggiungiamoci un cotesto di miticologicità, un po’ di veleno e qualche vampa di fuoco che non fa mai male… ed abbiamo una chimera perfetta. A volte raffigurata come una testa di leone con una seconda testa sulla schiena ed una coda, con tanto di testa anche lei, di serpente; a volte raffigurata come un corpo di leone con tre teste: leone, capra e drago (che è quello che sputa fuoco); a volte raffigurata come un essere umano con sguardo affabile e braccia tese verso il prossimo (… no, questo me lo sono inventato in un’irrefrenabile slancio di buonismo, sorry).

chiemera.png

Nasce con l’Iliade ed in essa muore (ad opera di Bellerofonte), anche se l’idea di chimera era destinata a sopravvivere. Oggi, ancora oggi, noi tutti, inseguiamo le nostre chimere. Non cerchiamo più teste di leone, capra, drago o serpente, ma cerchiamo (o meglio, inseguiamo) i nostri sogni.

Idee senza fondamento, sogni vani, fantasticherie, utopie, ecco cosa sono le nostre chimere.

E’ un raro caso in cui una parola abbastanza inusitata; in altri contesti, per arcani motivi, condannata all’oblio, si è invece sedimentata nell’utilizzo quotidiano. Anche per chi non conoscesse (e giustamente non volesse conoscere) il suo legame con la mitologia, la parola ha un senso. E’ un’illusione, una fantasia senza legami con la realtà e senza possibilità di concretizzarsi.

Ora, inseguire una chimera è spesso sinonimo di perdere tempo; coltivare un sogno e magari incappare in un parente della nostra chimera è una di quelle cose che un po’ di sale alla vita lo da. E poi mi chiedo, ma dato che le tre teste della chimera hanno una qualche chance di essere reali; il tempo che perdiamo è “solo” quello in cui cerchiamo di trovarle tutte assieme?

WU

Kola: il fondo del mondo

Quando a fondo possiamo scavare? No, non nell’animo umano; intendo proprio fisicamente, nella crosta terrestre (… beh, che poi un po’ di ragione a voler scrollarci di dosso potrebbe anche averne…).

Ad ogni modo (derive misantropiche a parte), la domanda non è propriamente stupida. Escludendo i punti più bassi che madre natura ha deciso di fare e quelli che abbiamo fatto “a misura d’uomo” per andare a prelevare questo o quel minerale prezioso (si, intendo le cave), esistono dei progetti di “trivellazione scientifica” proprio per cercare di rispondere alla domanda: quanto a fondo possiamo andare? Cosa c’è tanto sotto di noi? Che informazioni possiamo derivare per migliorare i nostri modelli (compresi quelli di previsione dei terremoti)?

Il Kola Superdeep Borehole è il re di tali progetti di trivellazione. Il punto più profondo (per un bel po’) che siamo riusciti a scavare nella superficie terrestre.

Siamo in unione Sovietica (… e, lasciatemelo dire, dove senno’?), nella penisola di Kola. Il 24 Maggio del 1970 una immensa perforatrice prodotta dalla Uralmash (che di per se è un’altra storia affascinante che vale la pena raccontare) seguita negli anni a venire dai suoi discendenti, inizia a perforare un punto a caso della superficie del pianeta. Già il fatto di dover utilizzare una perforatrice qualche chilometro di profondità pone sfide tecnologiche non indifferenti: attrito, lubrificazione, allineamento della testa girante, estrazione delle sabbie e polveri e via dicendo; la prima sfida era proprio inventare/adattare i macchinari adatti.

Nel 1989, 19 anni di perforazione dopo, le trivelle si fermano. Oggi quel buchetto di circa 23 cm, profondo la bellezza di 12,262 m, è i punto artificiale più profondo scavato al mondo.

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Il buco avrebbe dovuto raggiungere la profondità di 15 km, ma la temperatura rilevata durante lo scavo è cresciuta molto più di quanto i modelli prevedessero, causando una interruzione prematura della perforazione (ci provarono fino al 1992 prima di abbandonare del tutto l’idea). Ai circa 12 km di profondità del foro la temperatura che ci si aspettava era attorno ai 100°C, mentre quella rilevata fu di ben 180°C… il che rese eccessivamente rischioso usare oltre le trivelle. I modelli di densità delle rocce e temperatura sono stai confermati fino a circa 10.000 piedi di profondità; oltre è un modo tutt’oggi ancora da scoprire.

Fra le scoperte che si sono potute fare mediante questa perforazione scientifica vanno annoverate:

  • a circa 7 km di profondità, dove le onde sismiche hanno una variazione di velocità, ci si aspettava di trovare una transizione fra granite e basalto che invece non è stata rilevata. Piuttosto è stata rilevata una “transizione metamorfica” del granito che è da considerasi come la causa più probabile della variazione di onde sismiche a tale profondità.
  • a circa 7 km di profondità le rocce si sono rivelate estremamente porose e cariche d’acqua che non partecipa al ciclo dell’acqua di superficie e che dovrebbe provenire dall’interno stesso della Terra senza la possibilità di poter risalire oltre a causa degli strati impermeabili che sono presenti nei primi km di crosta. Tale acqua si è molto probabilmente formata a seguito della combinazione di idrogeno ed ossigeno rimasti intrappolati belle rocce durante il periodo di formazione della crosta terrestre.
  • fossili di plancton microscopici sono stati trovati fino a 6 km di profondità… ove nessuna forma di vita ci si aspettata di poter trovare.
  • è stata rilevata una quantità di idrogeno estremamente alta durante tutto lo scavo del foro.
  • sono state fatte prove di propagazione di once sismiche artificiali lungo tutto il foro per vedere fino a che distanza si rilevavano
  • sono state fatte prove di propagazione elettrica fino al fondo del foro per vedere come la crosta terrestre trasmette elettricità ed eventuali discontinuità.
  • sono state fatte prove di porosità (molto alta) delle rocce lungo tutto lo scavo, pompando acqua in pressione e verificando la velocità di dispersione della stessa

Nonostante tutti questi sforzi il foro a raggiunto circa un terzo dello scudo basaltico della crosta terreste (in parole povere la base di roccia solida su cui il vecchio continente poggia i piedi) che ha uno spessore stimato attorno ai 35 km oltre il quale ha inizio il mantello.

Oggi il sito è chiuso e meta di parecchi curiosi. L’idea di scava a fondo nella crosta è stata comunque ripresa anche altrove (tipo in Germania, US, Oceano) ed alcuni dei record di Kola sono stati superati, ma il progetto rimane comunque un degno precursore di tutto ciò che abbiamo fatto (pochino ad essere sinceri) per vedere cosa abbiamo sotto i piedi. E’ proprio vero che siamo andati più lontani nello spazio (proprio in questi anni le Voyager stanno superando l’eliopausa) di quanto non siamo riusciti a scendere all’interno del nostro pianeta o esplorare i fondali dei nostri oceani.

Nel 2008 il pozzo petrolifero Al Shaheen Oil Field in Qatar raggiunse la profondità di 12,289 m con un’ulteriore record di espansione orizzontale di 10,902 m … ed il tutto in solo 36 days. Lo scavo fu realizzato dalla Transocean Ltd (la più grande azienda di perforazione mondiale) per conto della Maersk Oil (azienda danese di Oil&Gas) per interessi economici tutt’altro che scientifici. Sempre sulla stessa scia (e su profondità decisamente simili), nel 2011 la Exxon Neftegas Ltd., nell’ambito del progetto Sakhalin-I, ha raggiunto la profondità di 12,345 m (… in 60 giorni anziché in 24 anni come Kola…) al largo dell’isola russa di Sakhalin.

WU

PS. Per me ci starebbe bene [cit. omissis… e non a caso…]:

“Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo
Andrea gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo
Il secchio gli disse “Signore il pozzo è profondo
più profondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto”
lui disse “Mi basta, mi basta che sia più profondo di me”
lui disse “Mi basta, mi basta che sia più profondo di me”

AAA, AD cercasi

… non posso fare nomi o mettere link, ma cercando di rimuovere qualunque informazione sensibile oggi mi sto sganasciando su un annuncio di lavoro che rappresenta per me il culmine della fuffa a cui siamo arrivati e la denaturalizzazione della parola stessa “lavoro”.

Innanzi tutto la cosa che mi ha portato ad aprire l’annuncio è che è per un … amministratore delegato.

Ora, è vero che anche queste figure servono e se uno non le può proprio (?!) far crescere dall’interno fra l’organico aziendale tocca cercarle fuori, è vero che a volte un AD esterno è più obiettivo/capace/etc., è vero che non sempre è facile avere una formazione specifica per un ruolo del genere, … ma siamo a livello di inserzioni tipo “AAA cercasi”? E no, dai…

[…] con l’obiettivo di assicurare l’attuazione delle deliberazioni degli Organi di Governo in termini di tempi qualità e budget, avrà la responsabilità di gestire il Competence Center XXXXX e di implementare e sviluppare le attività e i progetti di Digital Transformation in ambito produttivo, pianificando e gestendo attività, risorse umane (project manager e personale specializzato), infrastrutture, programmi di formazione e di innovazione in ambito Industry 4.0.

Ah, beh. Ed io che pensavo che fosse un ruolo che oscillasse fra lo spostare i pacchi in magazzino o che potesse fare che gli pare senza dover dar retta a nessuno… E poi come non far riferimento all’industry 4.0, Digital Innovation, risorse umane e bla bla bla. Praticamente un insieme di buzz words a caso, l’idea di avere competenze e poterle utilizzare e migliorare sul campo è solo un lontano ricordo.

Aspettate, che ci da qualche info in più sul “Competence Center”…

Il Competence Center XXXXX,soggetto nuovo in via di costituzione a seguito di un bando del Ministero per lo Sviluppo Economico, mira a contribuire in modo decisivo, a livello locale e nazionale, all’accelerazione del processo di trasformazione di una porzione rilevante del nostro sistema produttivo, proponendosi come polo integrato di riferimento per ciò che riguarda la diffusione di competenze e buone pratiche in ambito Industria 4.0. Il Competence Center XXXXX metterà a disposizione delle aziende ed in particolare delle PMI,delle “linee pilota” innovative per diverse tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati (p.es. Additive Manufacturing, Smart grid, Industrial IoT, Intelligenza artificiale e digital twinning).

Praticamente prendiamo i sodi dal MISE per pagare qualcuno che dovrebbe diffondere competenze e buone pratiche dell’Industry 4.0?! Ah, già, ci sono anche le “linee pilota”… Allora si che è tutto più chiaro.

Mi sbaglierò (più che altro è una speranza), ma annunci del genere mi fanno venire la pelle d’oca. Se uno dei miei capi a caso dovesse (indipendentemente dal suo valore) esser scelto sulla base di un annuncio del genere preferirei decisamente navigare a vista. Ah, ed ovviamente io non ho neanche capito che genere di industria (?) dovrebbe amministrare… “tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati”: include per anche anche l’andare a zappare patate (magari equipaggiate con tanto di sensori per renderle IoT compatible…), ma almeno in quel caso spero di non avere un AD (e questo tanto meno).

WU

PS. Benché sia tentato di applicare solo per vedere come procederebbe un iter di selezione per una posizione del genere, la mia onestà intellettuale (non eccessivamente sviluppata) mi ferma la mano.

PS @11.10.18 Mi facevano notare che una possibile spiegazione a questo mostro è che il nome sia ben scritto (ed ovviamente ben celato) e che quindi la posizione sia ben chiaro a chi andrà assegnata, ma data la presenza (fra le varie parole a caso) di fondi pubblici ci sia (o possa essere) qualche vincolo di pubblicizzarla. In parole povere: potrebbe essere solo uno specchio per allodole quando i giochi sono già fatti.

Accorrete numerosi.