Granciporro

Oggi ho preso un granciporro. Ma uno proprio colossale. Eppure ero convinto, ed invece…

Già se qualcuno da una qualche interpretazione ad una frase del genere premierei la volontà. Aggiungo poi che accetterei come “vincitore” anche chi ne da una interpretazione lessicale e non figurata all’asserto. Riassumendo, avrei un moto di ammirazione per chi, su due piedi, non spalanca la bocca sentendo… Granciporro

Granciporro è letteralmente il nome di alcuni grossi granchi marini appartenenti a questa o quella famiglia ed il sott’ordine vattelappesca. Un pagurone praticamente. Ovviamente oggi li chiamiamo “brutalmente” granchi (a meno di raffinamenti di ordini superiori)… perchè granciporro mal si scrive su whatsapp?

Questa intro zoologica ci porta mano per la mano all’interpretazione figurata dell’asserto. Oggi ho preso un granchio. Non so perché, ma lo si dice di una cantonata, un errore, una svista. Prendere una cosa per un’altra. Mi pare addirittura di capire che prendere un granchio significa fare un errore; prendere un granciporro significa fare un errore colossale.

Beh… oggi ho preso un granciporro. Sto cercando di capire come uscirne e l’aver riscoperto (se girate in rete trovate più che altro ricette per la pulizia e preparazione dei poveri crostacei) questo termine non mi aiuterà di certo, ma confido nel mio pensiero laterale che potrebbe nascere da questa distrazione.

WU

PS. Ora ditemi se non è una di quelle parole che dobbiamo “salvare”. Salvare non dal cattivone che le vuole distruggere (e quindi addio trama per il prossimo action movie), ma semplicemente dal suo inutilizzo. Questo per il ciclo “parole condannate all’oblio” con il solito tarlo di come e quali siano le parole a cui tocca questa sorte.

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Unlisted life

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…tanto per esserci ci sono comunque. Se li listiamo, elenchiamo, cataloghiamo,

tabuliamo o meno può darsi che ci convinciamo siano di più facile soluzione, ma di certo non abbiamo fatto ancora nulla per risolverli. Aggiungiamo anche che se ce ne lamentiamo (con il “Doctor” di turno) di certo non siamo più vicini alla meta… e neanche alla metà della soluzione.

Una “unlisted life” (… e se gooooglate con queste due parole viene fuori un inaspettato mondo, spesso e volentieri non inerente a questo concetto il che rende queste l’accoppiata di queste due parole ancora più affascinate) di certo aiuta.

E’ un po’ un’ode alla disorganizzazione. E’ forse uno degli errori della civiltà moderna quello di voler sempre tutto sotto controllo, tutto elencabile in una qualche forma che ne consenta una facile (e soprattutto veloce) consultazione.

Mi viene in mente la possibilità di avere una unlisted life semplicemente abbassando un po’ la soglia tecnologica quotidiana, rivedendo molte delle PPProcedure ormai consolidate nel tram tram lavorativo e riscoprendo un po’ di sano “porca miseria, me ne sono completamente scordato”. Ho l’impressione che mettano un po’ di sale sulla coda e ci spingano a risolvere i problemi più che organizzarli.

Sproloqui da un mercoledì giustamente non scevro da problemi quotidiani. Lungi dal lamentarmene (… in fondo mi ricorda che sono vivo e sono troppo razionale per trarne giovamento), ho cercato supporto in questo Charlie Brown.

WU

PS. Che un po’ mi ricorda questo post… come organizzare i problemi in excel 🙂

La costante

C’è una legge, una proprietà a cui niente e nessuno di noi è capace di sfuggire.

Esiste una certa quantità che non cambia mai qualunque siano i molteplici passaggi che la natura si inventa. E’ un qualcosa che non cambia, qualunque cosa accada. Diciamo pure che è un numero. In qualunque modo lo si calcoli prima, dopo e durante i capricci della natura il risultato è lo stesso. Possono cambiare i fattori, le formule, i contributi; possiamo modificarlo, mutarlo, ma alla fine il risultato sarà ineluttabilmente lo stesso. Come dire il numero ed il tipo di mosse sceglietelo pure a piacere, ma un pezzo nero degli scacchi nascerà e morirà sul nero (o sul bianco).

La formula per calcolare il numero aumenterà di complessità ed incorporerà sempre più termini man mano che si considera un ambiente più esteso. Man mano che si prenderanno in considerazione tutte le evoluzioni di questa quantità si arriverà a dover andare a vedere se un po’ di essa si è nascosta nell’armadio del vicino o nel laghetto a 1000 km. Ma se consideriamo tutto, ma proprio tutto, quella quantità rimarrà immutata.

Sempre. Rifate il conto fra migliaia di anni e fatemi sapere.

La cosa concettualmente più difficile da accettare è che non stiamo parlando di pasta, acqua o monete. Stiamo parlando di un concetto astratto che le nostre limitate menti non riescono a visualizzare. Stiamo parlando del niente che governa le nostre vite e ci permette di essere qui.

Innanzi tutto dobbiamo stare attenti a considerare uno stesso sistema. Sempre lo stesso. La nostra quantità invisibile può abbandonare il sistema, un’altra parte potrebbe introdurvisi. Dobbiamo stare attenti a considerare i contributi esterni… altri,enti ci troviamo con il nostro scacco che si muovo sul tabellone del Monopoli… e gridiamo al miracolo.

Dobbiamo poi fare attenzione a scovarla. La nostra quantità, abbiamo detto, può assumere molteplici forme diverse e sta a noi riconoscere dove si è nascosta e fare del nostro meglio per considerala… se vogliamo effettivamente avere conferma che il nostro numero non è variato.

Stiamo parlando dell’energia. Sappiamo che si conserva, non sappiamo cosa sia. Abbiamo formule per calcolarla nelle sue diverse forme, abbiamo contezza di dove può nascondersi, non abbiamo idea della sua origine.

WU

PS. Un approccio volutamente “alla Feymann” (… magari) alla questione. e proprio in virtù di tale ambizione lasciatemi chiudere con una sua chiosa che mi ricorda che non voglio insegnare nulla a nessuno, ma semplicemente imparare.

Non vedevo a cosa servisse un sistema di autoriproduzione nel quale si superano esami per insegnare ad altri a superare esami, senza che nessuno impari mai niente. [R. Feymann]

Se volete una trattazione seria ed accademica sulla legge di conservazione dell’energia ne trovate a tonnellate in giro; anzi, scommetto che vi hanno già martellato con questo concetto… in forme decisamente meno accattivanti.

Guida che ti passa

Parliamo di incidenti stradali.

Tema non facile (e forse neanche alla mia portata), ma un po’ come nelle corde di questo vomitatoio lo facciamo da una prospettiva… ignobile.
Diciamo subito che essere alla guida è una di quelle situazioni che mette a nudo la parte più animale di noi. Non so il perché. Non so se sia una cosa più maschile che femminile. Ma so che è così.

Beh, questo studio (perché per queste cose ci vuole sempre uno studio) ci dice che che i conducenti che usano per esprimere comportamenti più aggressivi tendono ad avere tassi più alti di incidenti stradali. Avevate dubbi?

Urlare o agitarsi alla guida, prendersi la propria “vendetta” o insultare un tipo a caso (di certo non scevro dalle sue colpe) rientrano fra i comportamenti aggressivi analizzati… senza dover far cenno a situazioni (ancor più) patologiche. Praticamente non parliamo di guida in stato di ebbrezza ma di un’innata tendenza a sfanculare l’altro conducente.

Ma ora viene “il bello”; pare che la maggior parte delle situazioni che suscitino questa aggressività da animale gudidante siano tipiche di normali condizioni di traffico quotidiano. Non parliamo quindi dello sgarro dell’autista sfacciato o inesperto, ma di traffico da mercoledì mattina. E questo, effettivamente, è un problema: un mercoledì mattina lo affronteremo tutti, un discolo autista (per non dire parolacce) potremmo (davvero?) non incrociarlo.

Il “campione” di questo “studio” è stato di ben 1100 individui (effettivamente non pochi come campione statistico) automuniti di almeno 18 anni spagnoli. Il loro grado di aggressività alla guida e la loro tolleranza nei confronti di altri guidatori e pedoni è stata analizzata. Nel migliore dei casi sono considerati come una sorta di male inevitabile e vengono ignorati; fino ad arrivare appunto ad insofferenza palesemente espressa nei confronti dell’altro ominide guidante.

Urla ed imprecazioni, IMHO, sono forse una reazione anche normale alla giungla quotidiana, ma non fanno altro che aumentare il nostro livello di stress. Non mi paiono una buona valvola di sfogo… anche se forse difficile da controllare è uno di quei casi in cui mi pare legittimo un po’ di lavoro su se stessi. Inutile poi dire che da questo “studio” traspare una chiara ed assoluta mancanza di educazione stradale. Devo dire chi secondo me dovrebbe farla (seriamente)?

WU

PS. Ignobel per la Pace 2018. Forse un po’ scontato come studio, ma non mi pare sia il caso di abbassare i riflettori su questo fenomeno sociale, anche da diversi punti di vista.

Che ore saranno da domani?

L’ora legale sta passando un brutto quarto d’ora (scusate ma la tentazione era troppa).

Tra il 14 Luglio ed il 16 Agosto del 2018 noi eravamo (voi eravate?) al mare. E praticamente nessun italiano si è reso conto che la Commissione Europea ha indetto un referendum (non vincolante… fortunatamente, tanto ce ne saremmo fregati lo stesso in nome delle agoGNate vacanze…) circa il mantenere o meno l’ora legale.

In totale i votanti europei (e non italiani) sono stati circa 4.6 milioni ed al 80% (oserei dire quasi all’unanimità) hanno detto che il doppio orario ha le ore contate (scusate nuovamente…).

In breve questo referendum esplorativo ha ulteriormente dato forza all’idea del Parlamento di Strasburgo di abolire l’ora legale nei prossimi mesi. Addio allo spostamento di lancette rituale.

Se le cose non dovessero cambiare entro Aprile 2019 ogni stato dovrà comunicare ufficialmente se mantenere l’ora legale o l’ora solare FISSA per tutto l’anno. Come dire che le lancette saranno spostate per l’ultima volta a Marzo 2019 e poi ogni stato membro avrà il tempo che si è scelto.

La cosa alle alte latitudini (paesi del nord Europa) è molto sentita dato che le ore di buio sono già scarse ed uno spostamento all’ora legale le riduce ulteriormente causando (pare) disturbi del sonno e cose del genere. Ad ogni modo, qual che sia la verità, i paesi del Nord sono più orientati a tenere l’ora solare per tutto l’anno, mentre qualche dubbio sui paesi mediterranei ancora permane.

Inoltre anche i vantaggi in termini di consumi energetici fra le ore diurne e quelle notturne si sono man mano ridotti (tanto non è che accendiamo luce o condizionatore in base all’orario e con i rincari delle tariffe elettriche mi pare che anche le famose “fasce” siano ormai spiccioli sul conto salato che comunque riceviamo a fine mese).

Personalmente lascerei l’ora legale tutto l’anno, ma qualunque sarà il verdetto sono assolutamente d’accordo a smetterla con la pantomima dello spostamento delle lancette (che poi tanto faccio sempre casino…).

WU

Jocelyn Bell Burnell

Irlanda del Nord, 1943. La seconda guerra mondiale non era ancora conclusa e l’Irlanda del nord, oltre a non versare in ottime condizioni economiche, non aveva neanche un sistema sociale che agevolava le donne. Il sistema scolastico, in particolare, scoraggiava le ragazze a studiare materie scientifiche imponendo voti di ammissione nettamente più alti di quelli dei maschietti.

Ciò nonostante Jocelyn non era certo di quelle che si faceva scoraggiare. Dopo gli studi, rigorosamente scientifici, Jocelyn arrivò a Cambridge per un dottorato sotto la supervisione del radioastronomo britannico Hewish.

Non si sentiva all’altezza dell’opportunità offertagli e promise a se stessa di dedicarsi con tutte le sue forze alla costruzione del nuovo radiotelescopio che in quegli anni si stava progettando e poi a scoprire eventuali anomalie con esso.

E così fece.

Il Mullard Radio Astronomy Observatory fu terminato nel 1967. Subito Jocelyn si mise a lavoro ed in poche settimane trovò un segnale anomalo.

Le tabelle dei dati risultanti dal radiotelescopio erano all’epoca cartacei e lunghe centinaia di metri. Per qualcosa dell’ordine dei 5 mm ogni tanto, ma ad intervalli assolutamente regolari, compariva qualcosa che aveva catturato l’attenzione di Jocelyn.

Esclusa l’origine terrestre del segnale (… altro che qui) la prima idee fu (come natura vuole) che fossimo difronte al segnale di qualche omino verde che voleva parlare con noi (il primo acronimo dato all’anomalia era, infatti, LGM – Little Green Men).
L’idea si infranse contro la dura verità quando Jocelyn ne individuò altri tre con periodicità diverse e in tre differenti regioni di cielo (lontani parenti degli odierni FRB). Escludendo un assalto di alieni logorroici, la sorgente di quei segnali potevano essere solo stelle.

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Ma che stelle?

Beh, oggi sappiamo che stiamo parlando delle pulsar. Stelle di neutroni a rapidissima rotazione che concentrano in qualche decina di km una massa anche maggiore a quella del Sole. Roteando vorticosamente emettono ad intervalli assolutamente regolari fasci di radiazione elettromagnetica.

Jocelyn aveva scoperto le pulsar. Oggi usate come una specie di radiofaro astronomico; si usano per orientare sonde nello spazio profondo quando molti riferimenti mancano, per triangolare altri segnali radio ed eventuali ritardi nei loro segnali sono un’ulteriore conferma del passaggio di un’onda gravitazionale.

Per la scoperta delle pulsar nel 1974 fu assegnato il premio Nobel. Non a Jocelyn. Il premio andò congiuntamente ad Hewish (tutore di dottorato di Jocelyn) e a Ryle, un altro radioastronomo britannico. Jocelyn era “solo una dottoranda” (donna?), i Nobel non viene assegnato ai dottorandi (non fatemi bestemmiare).

Jocelyn dopo aver concluso il suo dottorato si sposò e dovette abbandonare la carriera accademica per seguire il marito nel suo lavoro in giro per il mondo (beh… non so in questo caso quanto sia migliorata la condizione della donna…).

Attraversò quindi un lungo periodo di discontinuità lavorativa e si dedicò a crescere suo figlio. Il tutto fino al 1993. Jocelyn non mollava.

Oramai con un figlio grande ed un divorzio alle spalle ritornò alla sua passione originaria per la radioastronomia. Divenne in breve il capo dipartimento alla facoltà di fisica della Open University (istituzione di studio e ricerca per studenti part-time e a distanza) ed in seguito presidente della Royal Astronomical Society. Divenne la prima donna a dirigere la Royal Society of Edinburgh e l’Institute of Physics del Regno Unito. Alla fine (?), nel 2018, si è aggiudicata lo Speciale Breakthrough prize per la Fisica Fondamentale.

Ammirazione profonda.

WU

PS. Ora (dopo il Breakthrough prize) ci siamo ricordati di lei e la rete e piena di link e news…

Higgs Boson Blues

Nulla, non ricordo nulla. Non ci riesco. Alberi in fiamme costeggiano la strada e mi accompagnano lungo il mio viaggio. Sto andando a Ginevra, guidando la mia auto. Vado a Ginevra, piccola. Stavo seduto nel mio seminterrato, al fresco. Fuori faceva caldo, le rose erano tutte in fiore e le ragazze passano. Un giorno qualunque, un giorno come tanti, in cui a nessuno importa del futuro. Ed io me ne vado a Ginevra.

La stra era lunga, era nera. La notte era calda. Ho guidato e guidato. Ad un bivio ho visto Robert Johnson. Aveva la sua chitarra da 10 dollari legata alla schiena e cercava una tomba. Immancabile arriva Lucifero, con la sua legge: un centinaio di bambini si fiondavano fra le sue mascelle. Genocide. Robert Johnson ed il Diavolo, non so chi riuscirà a fregare chi. Guido, continuo a guidare la mia auto fra alberi infuocati. E canto il mio blues mentre guido.

Ad un tratto ecco che mi sento stanco, cerco un posto dove andare. Non c’è più un orologio che funzioni. A Memphis, nel Lorraine Motel fa caldo. Troppo caldo. Ma mi devo riposare, prenderò una stanzetta con vista. Da li riesco ad ascoltare una predica in una lingua che mi suona completamente nuova. In questo dormitorio mi sento come sanguinare, le donne delle pulizie si lamentano nei loro stracci ed un fattorino salta e salta ancora. Un colpo risuona in un solco spirituale.

Se muoio stanotte seppelliscimi senza scarpe di vernice. Così come sono solo con un gatto mummificato ed un cappello a cono imposto agli Ebrei dal califfato. Riesci ancora a sentire il battito del mio cuore?

Il mio delirio continua. Hannah Montana fa la savana africana, come inizia la stagione delle piogge, simulate anche quelle, maledice la fila allo Zulus. Passa all’Amazzonia e piange con i delfini. Il perché lo trova da se. Mau Mau mangiò il pigmeo che a sua volta mangiò la scimmia che ha (aveva) un dono per te. Arriva, immancabile, il missionario, con il suo carico di influenza e vaiolo. Li sta salvando, questi selvaggi. Devo riprendere a guidare, vado a Ginevra.

Oh, basta. Lascia che il dannato giorno si rompa. I giorni di pioggia mi rendono triste, sempre. Vediamo poi Miley Cyrus galleggiare in una piscina nel lago Toluca. Non posso non dirti che tu sei la migliore ragazza che io abbia mai avuto. Ma nonostante tutto non riesco a ricordare nulla

WU

PS. Come da tradizione liberi sproloqui partendo dal testo di questa canzone (una di quelle che mi prende dentro e mi fa assentare per qualche minuto dal mondo… è un po’ lunga ma ne suggerisco un attento ascolto).

PPSS. La divagazione è pesante, e non solo per colpa (anzi, merito in questo caso) mio. Questo pezzo meriterebbe un’analisi del testo a livello di qualche girone dell’Inferno di Dante. Sconclusionato in apparenza, mi pare (IMHO) affronti temi molto profondi.

La decadenza della nostra società (egregiamente espressa dai personaggi citati…) in un mondo che ha voltato le spalle a Dio? La ricerca di se stesso lungo un viaggio in luoghi e posti diversi?

Si parla di Memphis, dove un tempo il musicisti si recavano per imparare qualcosa, e lo si affianca a Ginevra, oggi simbolo della ricerca; il luogo dove oggi si può imparare qualcosa di importante.

Si affronta il tema del genocidio e dei missionari. Almeno in un caso (il secondo) il vaiolo o l’influenza sono una specie di costo per imparare qualcosa; a meno che non ci fermiamo alla nostra società (ripeto; Miley Cirus aka Hannah Montana è un fulgido emblema) alla nostra superficiale società.

In breve; mi pare che il viaggio affronti un cammino fra la nostra società e la sua evoluzione; la nostra predisposizione ad imparare e fermarci ad un certo punto e l’instabilità (non riesco a ricordare nulla) che tutto ciò ingenera in noi… solo il legame fra noi esseri umani (u sei la migliore ragazza che abbia mai avuto) ci da un po’ di stabilità e rimane la regia dietro tutti questi deliri.

Ah, ed il parallelismo fra Robert Johnson (musicista blues che ha venduto la sua anima al diavolo in cambio della capacità di saper suonare) e la scoperta del Bosone di Higgs? chi dìfrega chi? Non è certo una scoperta che avrà impatto zero. Abbiamo compromesso qualcosa nella nostra società (alberi in fiamme)?

Have you ever heard about the Higgs Boson Blues?

PPPSSS. Sicuramente il testo contiene molti più riferimenti di quanti io sia in grado di coglierne e richiede una cultura decisamente profonda sulla storia, l’attualità, la fisica, la religione, etc. Sarebbero questi i testi che oggi andrebbero suggeriti ai ragazzi nelle nostre classi.