03:00:00

Vero, vero, vero e tremendamente vero.

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Nottate e nottate e nottate passate ad arrovellarmi il cervello su questo e su quello (tipicamente cazzate), ma con il sole che splende (e magari con la pancia piena) le risposte sono diverse.

E poi chissà perché l’orario preferito per queste elucubrazioni sono le 03:00 o giù di li. Ci deve essere una ragione.

Se ti accade prima; o sei ancora troppo sveglio per divagare sui peggiori aspetti di ogni pensiero che ti passa per la mente o sei nel pieno del “primo sonno”. Se invece ti sposti vero le 05:00 del mattino, inizi ad agitarti in procinto dell’imminente (beh, effettivamente… dipende) sveglia oppure ti giri e ti rigiri cercando il sonno del mattino (quello più bello, inutile dirlo).

Ma alle 03:00 è tutta un’ altra storia. Che tu dorma solo, in compagnia, in dolce compagnia; che tu sia insonne, che cerchi programmi “fuori orario” alla tv; che tu sia un maniaco della tecnologia o della lettura anche in piena notte il consiglio è sempre lo stesso: se sono le 03:00 non pensare a nulla che ti rovini il sonno che ti resta e la giornata che verrà.

Prenditi al più una nota (tipo questa…) e ci rifletti il giorno dopo. Appuntamento a mezzogiorno.

WU

Scorci #5

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Onestamente non so di preciso cosa mi ha colpito di questa scena. (spingendomi a manovre azzardate pur di immortalarla… anche se forse non dovrei dirlo).

Credo che sia il fatto che mi trasmette controsenso da tutte le parti.

A partire dalla strada in cui l’ho vista che non era nel bel mezzo di un campo di grano (anche se forse il contesto alberato a bordo strada trae in inganno). Forse per il fatto che nessuno dei due mezzi dovrebbe stare li, o forse non dovrei esserci io? Forse per il fatto che il povero ciclista di aria pura li dietro non ne deve respirare poi tanta. Forse per il “paradosso” del ciclista che cerca di superare un automezzo (seppur agricolo). Forse per il lampeggiante che svetta quasi a richiamare l’attenzione sulla scena. Forse semplicemente per il fatto che non me l’aspettavo; e mi piace abbandonarmi al pensiero dello sguardo che devono (si, devono, non può essere altrimenti) essersi scambiati i due autisti al momento del sorpasso che vi assicuro è avvenuto non molto tempo dopo.

Non lo so.

Ah, vi faccio immaginare la coda che la cosa ha creato (e meno male che siamo in un periodo di magra per il traffico). Ho fatto tardi.

WU

PS. Non esattamente uno “Scorcio” in tema (tipo qui, qui, qui o qui), ma diciamo che l’ho inteso come uno scorcio estemporaneo.

Empowering a new generation. Magari.

Tendo, come ormai saprete a non occuparmi di attualità, men che meno degli aspetti socio-politico-economici. Siamo tutti già sufficientemente bombardati da tali “notizie” che l’ultima cosa che vogliamo (o almeno che io vorrei) è avere un altro posto dove se ne continui a parlare a sproposito.

Ad ogni modo questa volta proprio non posso esimermi. Sono queste le notizie che mi fanno veramente male. Il rapporto PriceWaterhouseCoopers (PWC) 2016, Young workers index, basato sui dati OCSE, era meglio se non lo trovavo.

Come far crescere di colpo il Pil italiano di una quota compresa tra il 7 ed il 9%? Semplice, basta trovare un lavoro a quel giovane su tre che non ce l’ha. Già, perché quel 35% di Neet tra i 20 ed i 24 anni non rappresentano solamente un problema sociale, ma anche un potenziale inespresso. A cominciare dal profilo economico.

All’anima della scoperta, ma se ci metti il mezzo il soldo allora la cosa prende tutta un’altra piega. E non parlo di due lire, di una manovra correttiva, una manovrina o cose simili: un TRILIONE di dollari. Inespresso. Stiamo parlando di una perdita di 1.3 punti del PIL che è quasi, se non di più, di quanto investiamo in ricerca.

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E’ la così detta “garlic belt” a soffrire del fenomeno Neet in Europa. Parliamo di gente (giovani, CA**##*#, il futuro della società!!) che non studia, non lavora, non sta completando un tirocinio.

E si possono anche classificare (figuriamoci): vi sono quelli “esogeni” che sono comunque impegnati in una sfibrante lotta quotidiana per entrare in un mondo del lavoro che li rifiuta e gli “endogeni”, gli scoraggiati che si sentono inadeguati e si sottraggono al confronto.

Gente (tra i 15 ed i 29 anni…) che sta. E costa. Ma poi dove stà? Sul divano? Al bar? Pare anche Onlus, sport, organizzazioni (beh, almeno…).

L’Italia è l’unica tra i principali Paesi Ocse ad avere una percentuale di occupati superiore nella fascia di età 15-64 che in quella 25-29. Segno che, qui più che in altre parti del mondo, il conto della crisi lo stanno pagando i giovani.

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La maglia nera va alla Turchia, ma l’Italia si posiziona con un notabilissimo secondo posto. Una maglia grigia che IMVHO è il dato che fa (dovrebbe fare) più male a questa pletora di politologi (i politici si sono ormai estinti), burocrati e spavaldi scalatori di macerie che infestano i nostri uffici/parlamenti/giornali/enti/tv/etcetc.

Tutta gente che sta a casa, possibilmente con mamma e papà. Quindi niente famiglia, niente lavoro, ma costi si. Gente che si ammala, che utilizza gli uffici pubblici, che produce spazzatura e via dicendo.

Cose normali, evidentemente non come lavorare.

WU

PS. Non credo nei modelli d’oltralpe importati in Italia, ma almeno un occhio a quello Tedesco (3 volte meno Neet che da noi e quarta in Europa dopo nazioni certamente lodevoli, ma decisamente più modeste in termini di PIL e popolazione) va dato.

Volete sapere da dove partono? Dai che ve lo immaginate facilmente.

Alternanza scuola-lavoro.

Di entrambe noi non ne riusiamo a fare una.

Sb-SMS

Ci sono cose che capisco (poche) e cose che non capisco (tante). Fra queste ultime ci sono quelle che non mi interessano proprio e quelle che non ci arrivo anche se ci provo. Fra queste ultime ci sono quelle per le quali ci provo per un po’ e quelle che invece ci provo finché non ne posso più.

Siamo in quest’ultimo caso. Mi sono trovato davanti al poster di cui la foto sotto e mi sono reso conto che per quanto ci provi non ho speranze.

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Sono certo che mi trovo dinanzi all’ultima (la prima?) frontiera dello Space-based Sustainability Management System, ma… che è? E poi se esiste un gap da identificare, vuol dire che esiste una precedente versione dello stesso sistema?

Io non ho capito neanche di cosa si parla. Ogni aiuto è più che benvenuto.

WU

Prospettive poetiche

Oggi è stata la giornata più brutta di sempre
E non provare a convincermi che
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
Perché, se guardi da vicino,
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Anche se
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
La soddisfazione e la felicità non durano
E non è vero che
Sta tutto nella testa e nel cuore
Perché
La vera felicità si ottiene
Solo se la propria condizione è elevata
Non è vero che il bene esiste
Sono sicuro che sei d’accordo che
La realtà
Crea
Il mio atteggiamento
E’ tutto fuori dal mio controllo
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
Oggi è stata una bella giornata.

Leggendo dal basso verso l’alto:

Oggi è stata una bella giornata.
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
E’ tutto fuori dal mio controllo
Il mio atteggiamento
Crea
La realtà
Sono sicuro che sei d’accordo che
Non è vero che il bene esiste
Solo se la propria condizione è elevata
La vera felicità si ottiene
Perché
Sta tutto nella testa e nel cuore
E non è vero che
La soddisfazione e la felicità non durano
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
Anche se
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Perché, se guardi da vicino,
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
E non provare a convincermi che
Oggi è stata la giornata più brutta di sempre

La Poesia è stata trovata in un pub londinese e l’autrice parrebbe essere l’adolescente newyorkese Chanie Gorkin.

WU

PS. Uno dei passaggi dello spettacolo di “Parole e Note live” (Che ho visto ieri sera… bellissimo), #paroleperilfuturo (credo che la dizione vintage dei cancelletto sia da sostituirsi con un più moderno hashtag)

AR2665

Allora, funziona più o meno così: il Sole è una palla di gas caldissimo e ionizzato che funziona come una centrale a fusione nucleare. Ovviamente, anche se ci piace immaginarcela perfetta e splendente, ha anche lei i suoi nei. Questi sono, nel caso specifico, delle regioni con temperature leggermente più basse (in realtà parliamo comunque di qualcosa come 4000 K) del resto della superficie e con campi magnetici molto intensi (che, pare, creino dei vortici di materia direttamente verso il centro della stella).

La dimensione ed il numero di tali “macchie solari“dipende, ovviamente, da un numero esorbitante di fattori, molti dei quali ancora non completamente chiari.

Ora, nel 2017, e più precisamente proprio nei primi giorni di Luglio è apparsa una giga-macchia che possiamo addirittura vedere con qualche piccolo telescopio amatoriale (attenzione, quelli dotati di filtri solari…).

La macchia è apparsa nella zona equatoriale del sole e si è (e molto probabilmente non ha ancora finito) espansa inglobando altre macchioline più piccole fino a raggiungere la ragguardevole dimensione di 125000 km di diametro. Se il numero non vi dice nulla, stiamo parlando di un “buco” (no, non è un vero pozzo nel sole) grande circa come Giove nella quale la nostra Terra entrerebbe diciamo… una ventina di volte!

ar2665.png

Il Sola ha a sua volta un ciclo di attività della durata di circa 11 anni e proprio in questo 2017 siamo vicini al minimo di tale ciclo, per cui questa macchia sembra una specie di colpo di coda della nostra stella.

In questi giorni la macchia ha anche dato, come nella sua natura, anche qualche segno di instabilità producendo un brillamento solare di intensità media (M, classe 1.3). La nube di plasma emessa ha colpito il campo magnetico della Terra (il nostro scudo spaziale), alterando soprattutto le trasmissioni radio nella zona Asia-Australia.

Effettivamente da macchie così estese ci si può aspettare qualcosa di più… Dato che anche il Sole ruota su se stesso, nei prossimi giorni la macchia raggiungerà il centro del disco solare, pronta per puntare direttamente verso la Terra.

Aspettiamoci quindi nei prossimi giorni un bel brillamento fatto a mestiere con tanto di potenziali ricadute sui nostri satelliti, sistemi di comunicazione, impianti elettrici e pilastri simili nel nostro secolo.

WU

The flying eagle

Ciao a tutti. Sono una stella. Sono un’aquila. Sono il vostro immaginario storico che prende forma.

Se mi guardate attraverso la lente di un qualche telescopio vi ricordo che sono la ventesima stella più brillante del cielo, che sono uno dei vertici del triangolo estivo e sono altresì la stella più brillante della costellazione dell’aquila.

Si, sono io stessa un’aquila volante.

Sono una stella di tipo A della sequenza principale, pesante 1.8 volte il vostro Sole ed 11 volte più luminosa. Ruoto su me stessa alla mirabolante velocità di 286 km/s… quasi quasi mi rompo. In 9 ore completo il mio balletto su me stessa, il vostro sole è un pachiderma che ci mette 25 giorni!

Se mi guardate, invece, attraverso gli occhi della vostra mente potete partire dai Babilonesi, passare per gli Arabi, gli Indiani, i Cinesi, i Maori ed un po’ tutte le culture del vostro mondo. Popolo i vostri sogni ed i vostri miti da millenni, praticamente da quando avete iniziato a guardarmi.

Ho prestato il mio nome a vostri film (n.d.t. e non vogliamo ricordare “the forbidden planet”?) aerei, satelliti, computer, navi, personaggi, videogames, alberghi, associazioni, e chi più ne ha più ne metta.

In fondo vi guardo, ma senza troppa comprensione e senza troppa compassione.

By Altair

WU