Baciato del Sole

… e non su una spiaggia caraibica. Bensì in Egitto.

Ieri, sempre per la serie arrivo in ritardo (anche se devo confessare che in questo caso ieri avevo visto la notizia ma non ero dell’umore giusto per parlarne), non era un giorno qualunque. Almeno non per il faraone Ramses II. Beh, ok, diciamo almeno per la sua effige.

Nel tempio di Abu Simbel, infatti il 22 Febbraio ed il 22 Ottobre non sono giorni qualunque. Un po’ al confine fra scienza, architettura, astronomia, archeologia, magia e culo, nelle due date accade un fenomeno particolare.

I raggi del Sole (maiuscolo perché sto parlando del Dio Sole, non per sano fanatismo stellare) entrano infatti attraverso la piccola porta del tempio scavato nella roccia e ben difeso dalle quattro enormi statue fino a colpire, nelle profondità del tempio proprio la statua del Faraone.

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Riguardo alle due date ci sono (ovviamente) più interpretazioni: il 22.02 era considerata la data di nascita del Faraone (e quindi l’inizio dell’anno egizio) ed il 22.10 la data della sua incoronazione. Oppure il 22.02 era la data della raccolta ed il 22.10 la data della fine della piena del Nilo. Ad ogni modo di motivi ne avevano di certo…

Nei giorni vicini alle due date magiche, inoltre, vengono illuminate un po’ a turno le altre divinità presenti nel tempio con un’unica, notevole eccezione: Seth, il dio delle tenebre, rimane escluso dalla carrellata di luce. E’ forse questo l’aspetto dell’evento per me più suggestivo.

WU

PS. Non metto link, basta googlare per “Miracolo del Sole” o simili e… magia della rete.

Fanatismo positivo

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Facciamoci strappare un sorriso. Non prendiamoci troppo sul serio; in un grigio e mediocre mercoledì poi la cosa viene anche meglio.

Pensiamo che le cose possono davvero essere migliori, in generale e non solo legate a casi o eventi particolari. Possiamo parlare della politica, degli attentati, dei migranti, delle proteste o di quello che vi pare. E’ una questione di approccio, non di casus belli. E’ una questione di cambiare il nostro modo di guardare il prossimo e la realtà che ci circonda.

Se lo fa il singolo, si ottiene solo una goccia nel mare e non ha molto futuro, se non quello di essere etichettato come fanatico. Se lo si facesse in massa, allora la voce fuori dal coro sarebbe questo pessimismo dilagante. Fanatico è sempre meglio di pessimista o ottimista; ma entrambi potrebbero essere fuori luogo se fossimo un po’ tutti più positivi nei confronti del domani.

Ma ci piace o no questa vita e quello che ci circonda? Un po’ meno lamentele, anche senza altro sforzo aiuterebbero già l’umore comune.

Pensieri in libertà suscitati da una striscia che (forse) voleva solo far sorridere. Come tutti i miei sproloqui è ovviamente molto più facile a dirsi che a farsi.

WU

Il principio di reciprocità

In principio era la reciprocità. Anche in seguito, fino alle innovazioni introdotte dalla stampa 3D (3D printing per fare i fighi).

Il principio di reciprocità (cercando di limitare al minimo ogni delirio di onnipotenza) è quel principio base che vi dice che se premete un materiale da una parte il materiale si sposta da un lato e possiamo misurare lo spostamento dall’altra parte. Ovvero, se premete su un foglio di carta si fa un “bozzo” dall’altra parte della stessa dimensione della “valle” che si crea sotto il vostro dito. Abbastanza semplice ed intuitivo.

Ma non è tutto, basta un po’ di astuzia ed una stampante 3D per far si che se voi premete da un alto… l’altro non se ne accorge neanche. Il materiale in questione è caratterizzato da una struttura interna regolare che con un misto di nano cubi e nano romboidi è in grado di trasmettere lo sforzo applicato in una direzione lungo la direzione trasversale.

In pratica è una rottura della simmetria della struttura interna della materia che rende il materiale peculiare… ed accende la nostra fantasia.

Un guanto fatto di questo materiale “annullerebbe” il senso del tatto; una protesi che può toccare, ma non sentirne lo sforzo; robot soffici che premono e non si deformano; scarpe che si allungano senza sollecitare la schiena ad ogni passo. E cosette del genere, a cui non avremmo neanche mai pensato (un grande benvenuto ai bisogni etero-indotti) se non avessimo avuto a che fare con un po’ di astuzia ed una bella stampante 3D.

WU

PS. Effettivamente il principio di reciprocità può anche applicarsi al campo giuridico-legale con interessanti sfaccettature di cooperazione fra popoli (poi che siano solo parole è un’altra storia):

Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali.

Redmarkare

Sempre per la serie “ma che lingua parliamo?”, ho recentemente partecipato ad una riunione (beh, diciamo che più che altro ho assistito…), tutta in italiano, tutta di italiani, in cui la parola dominante era “redmakare”.

Si, perché non bastano cose tipo deliverare, schedulare e friends (oltre agli ormai assodati testare, chattare, e chi più ne ha più ne metta), ma bisogna sempre fare di meglio…

Effettivamente un equivalente mono-parola italiano del termine non lo trovo (e guai fare largo uso di più parole nell’era della semplificazione in cui già una parola invece di un acronimo è una conquista), e ciò potrebbe essere sufficiente a far capitolare qualunque equivalente nazionale, ma meglio una circonlocuzione che un redmarkare, no?!
Qualcosa tipo segnare di rosso, evidenziare al limite, correggere può andar bene? Boh, tanto ogni tentativo non potrà che capitolare contro un sano redmarkare.

Ah, e non basta il solo termine che ormai non è neanche più un barbarismo, ma quasi un alienismo; va anche coniugato! “Dopo aver redmarkato il foglio, lo mandate per accettazione della redmarkatura ed una volta approvato sarà valutata una seconda redmarkatura”.

Che porcheria.

WU

Gerione

Non mi chiedete ne come ne perché. Quando: stanotte. Chi: Gerione.

Una specie di mostro gigantesco con due sole enormi gambe e che dal bacino in su si biforca in tre busti con sei braccia e tre teste. Re dell’isola di Eritea e guardiano, assieme e al pastore Euritrione ed al cane bicefalo Orto, di bellissime giovenche rosse. Muore a mezzo di dardi avvelenati per mano di Eracle, nella sua decima fatica, che gli sottrae anche le pregiate giovenche.

Tre, dal busto in su. Mi è venuto in mente dato che si parla di solito di doppia faccia, personalità duale, gemini bifronte e metafore del genere che paiono lasciar intravedere un solo lato nascosto della natura umana. Probabilmente il mito di Gerione non rende ancora giustizia a tutte le maschere che indossiamo, ma siamo un po’ più vicini alla verità.

E poi non era tre il numero perfetto?

WU

PS. Per amor di cronaca è leggermente diverso il Gerione dantesco: mostro demoniaco dal volto umano, zampe di leone, corpo di serpente e coda di scorpione. Ancora più inquietante, ma non è ciò che avevo in mente.

Facce lunari

Impelagarsi nella storia e nella tradizione non è mai una buona idea. Farlo poi con derive planetarie lo è ancor meno.

Dato che io di “buone idee” ne ho molto poche e raramente, mi sono imbattuto nella fantastoria dell’Uomo NELLA Luna.

Si, a parte gli alieni che ci vengono a visitare, se facciamo volare un po’ la nostra fantasia e fissiamo il disco lunare, in una bella serata di luna piena (invece di guardare smartphone o simili) ci possiamo vedere forme umane.

Si tratta ovviamente di un po di fantasticheria che ci addolcisce la vita (o almeno lo faceva ai nostri avi)… escluderei che qualcuno creda (attento…) che la Luna serbi tracce di giganti selenici.

Ad ogni modo, in base alla vostra etnia, religione, provenienza, umore, e via dicendo di forme pseudo umane, da volti a busti, nella lune ne potete vedere in abbondanza.
La storiella affonda le radici in varie culture e tradizioni; dai tedeschi ai cinesi, tanto per intenderci.

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La spiegazione “scientifica”, se applicabile, è semplicemente nell’interpretazione che il nostro cervello da dei maria lunari che sono leggermente “più scuri” del resto. Dato che la luna di porge sempre la stessa gota il risultato che ne otteniamo, fissandola, è di poterci immaginare un po’ ciò che ci pare.
Meno male che

  • la fantasia non muore mai
  • non c’è nessun altro che ci fissa da lissù

WU

PS.
Ed, ovviamente … chicchessia che stia attento ai nostri satelliti! 🙂

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PPSS. E qui, anche con legami con il beneamato Rorschach test.

Looks Good

Questo e questo Dilbert vanno a coppia.

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E’ esattamente la paura di ogni buon (ah ah ah) amministratore/capo/CEO/entitàsuprema: che i suoi sottoposti si sveglino dal torpore della perizia tecnica/morale per mettere un po’ il naso nelle doti del “management”.

Cioè, finché fate il vostro, vi sperticate, fallite rispetto a “piani” ovviamente impensabili è tutto ok, perché comunque date di più di quello che sarebbero in grado di dare loro e di più di ciò che serva. Serva per cosa? Beh, basta che “Looks Good”, no?!

E’ esattamente questo il mondo in cui tocca combattere: apparenze, malcelate ed ostentate solo da chi deve comandare. Attenzione a non dare l’impressione di aver capito il gioco… terranno un occhio su di voi. Non per farvi crescere.

WU (molto polemico)

PS. Ah, buon San Valentino. L’amore ci salverà.