La palta

[…]

Isidore disse, «Io ci ho provato. Una volta sola. Dopo di allora quando torno a casa entro dritto filato nel mio appartamento e me ne frego del resto… degli appartamenti dove non abita nessuno. Sono centinaia, pieni di cose, gli oggetti personali di chi ci abitava, come le foto di famiglia o i vestiti. Quelli che sono morti non si sono potuti portar via nulla e quelli che sono emigrati non hanno voluto. L’intero palazzo, escluso il mio appartamento, è completamente andato in palta.»

«In palta?» La ragazza non capiva.

«Sì. La palta è fatta di oggetti inutili, inservibili, come la pubblicità che arriva per posta, o le scatole di fiammiferi dopo che hai usato l’ultimo, o gli involucri delle caramelle o l’omeogiornale del giorno prima. Quando non c’è più nessuno a
controllarla, la palta si riproduce. Ad esempio, se quando si va a letto si lascia un po’ di palta in giro per l’appartamento, quando ci si alza il mattino dopo se ne ritrova il doppio. Cresce, continua a crescere, non smette mai.»

«Ho capito.» La ragazza l’osservava incerta: non sapeva se credergli o meno. Non era sicura che stesse parlando sul serio.

«C’è la Prima Legge della Palta», disse Isidore.

««La palta scaccia la nonpalta.» Come la legge di Gresham sul denaro falso, ha presente? E in questi appartamenti non c’è nessuno a contrastare la palta.»

[…]

«Nessuno può battere la palta», disse, «tranne che per un po’ di tempo e forse in un posto solo, come nel mio appartamento ad esempio, dove ho creato una specie di equilibrio tra la pressione della palta e della nonpalta, finché dura. Ma poi morirò o me ne andrò, e allora la palta riprenderà il sopravvento. È un principio universale valido in tutto l’universo; l’intero universo è diretto verso una stato finale di paltizzazione totale e assoluta.»

[…]

Da (ovviamente) P. K. Dick. Lascio un po’ di palta a riprodursi per quest’agosto italiano. Ne lascio un po’ ovunque, compreso su questo blog. Così vediamo cosa sono capace di fare al rientro. Infondo una delle migliori occupazioni dell’essere umano e costruire, distruggere e ricostruire.

WU

Cacce al tesoro

Ve le ricordate le “caccia al tesoro”? Preferivo il nascondino, ma devo dire che molti bei ricordi della mia infanzia (chissà quando e perché si smette di farle?) sono legate alla caccia al tesoro. Che poi di tesori non ne ho (quasi) mai trovati. A malapena riuscivo a capire gli indizi e mi distraevo con facilità. Ma questa è un’altra storia…

E questo è il (mio) passato. Ora abbiamo in mano tanta di quella tecnologia che non sappiamo praticamente più come usarla, ma la volgiamo e ci vogliamo convivere.

Ed ecco che se accendi il GPS del tuo tel ti trovi catapultato nel Geocaching. Praticamente una caccia al tesoro in cui una serie di “geocache” di svariate forme e dimensioni sono distribuiti per il globo (si, c’è anche in Italia…). Nei “cache” sono presenti dei piccoli log in cui firmi, lasci una foto, prendi e/o lasci un gadget e via dicendo. Praticamente “firmi” il tuo passaggio e procedi verso la prossima avventura.

Ovviamente non si tratta di girare a caso, ma le posizioni delle cassette sono comunicate (internet…) con latitudine e longitudine. I posti sono tipicamente abbastanza remoti ed è un modo per spingerti a visitare posti, magari vicini a casa tua, che non vedresti altrimenti. Applicazione per smarphone associata.

Il GPS spesso non basta (la precisione è comunque di qualche metro e se devi trovare una scatola di fiammiferi nascosta in un albero…) per cui alle coordinate della cache è associata una descrizione, magari qualche foto, consigli e via dicendo.

Praticamente il gioco lo fanno gli utenti stessi, la loro volontà e le relative segnalazioni. L’idea mi piace parecchio e va praticamente avanti dal 2000 (da quando il distrurbo del segnale GPS è stato rimosso dal governo US).

Ma che vi ricorda (il che non vuol dire che è la stessa cosa)? Qual’è quell’altra cosa che con un GPS attivo (ed uno smartphone) ti fa girare alla ricerca di chissacchè? Quella cosa della quale in questa estate 2016 anche se vivete nei boschi siberiani (o se siete stile WU) ne avrete sentito parlare?

Beh, il “titolo del momento” (mi piace usare queste locuzioni perché mi sento giovane🙂 ): Pokemon GO . Conoscevo (un po’) il Geocaching; sto imparando a conoscere (sommariamente) PGO.

Ora, a parte quello che si vuole dire sul controllo di massa, zombie davanti schermi bollenti, incidenti causati, gente che lascia il lavoro e via dicendo; la verità è che siamo davanti un cambiamento (epocale ci starebbe bene, ma mi pare eccessivo). Ho passato nottate con un joystick in mano; se oggi vedo qualcuno che cammina per ore ed ore non credo che sia molto peggio. Io sono sopravvissuto alle salagiochi ed i picchiaduro e non mi sono (completamente) bruciato il cervello. Sono fasi, passano e ci formano. Viverle, non tacciarle aiuta.

Di PGO si è parlato (bene e male) tanto, ma, alla ricerca di una qualche interpretazione un po’ diversa (che non vuole ne condannare ne assolvere) con istintivo accostamento dei due giochi mi chiedo: che sia il “possesso” la vera differenza? In PGO il povero Pokemon diventa “tuo”. Nel Gocaching tutto sommato la vera soddisfazione è raggiungere un posto, ma non facciamo nostro nulla (a parte l’esperienza e se prendiamo qualcosa, un’altra la dobbiamo lasciare). Eppure la sera invece di rigirarci fra le mani il ninnolo di chissacchi, preferiamo spulciare il nostro pokedex…

Il geocaching certo mi sembra più “sano” ed alla vecchia maniera. PGO mi pare più una moda passeggera (di certo mi sbaglio, anche se le potenzialità del gioco sono sicuramente maggiori), ma la verità è che sono giochi che ti costringono a muoverti. Uscire, camminare, socializzare, e via dicendo. Ci spingono ad aprire gli occhi e guardare cose che avevamo li accanto e che non avevamo mai visto prima. E sono giochi! Non sono imposizioni (vedi le app che ti contano i passi/calorie che le odio visceralmente) o impersonali social (tutti amici eppure quasi non ci riconosciamo più). Sono giochi, sono un qualcosa che fa leva sul nostro esser bambini. E ci frega.

Certo ogni strumento nelle mani sbagliate diventa mortale (e PGO è uno strumento oggi molto più potente del geocaching: è di sicuro molto più dinamico, ricco e variegato come gioco; non cerchi oggetti statici, ma ti cali proprio in una realtà che cambia nel tempo e nello spazio), ma non possiamo prendercela con gli strumenti quando è la stupidità della razza umana viene a galla.

WU

PS. E dato che assumo che il Geocaching non sia ancora “esploso” come passatempo, cosa che invece ha fatto PGO, mi sono dilungato leggermente più sul primo.

PPSS. E sicuramente meglio di come potrei fare io. Qui l’interpretazione di ZeroCalcare sul nostro futuro😀 .

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Aiutati che Dio ti aiuta

Colpaccio alla Dilbert pre-festivo, questo… odierno!

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La vignetta (oltre a farmi ripensare a quante volte ho detto io stesso, soprattutto a me stesso, “aiutati che Dio ti aiuta”) mi spinge a reinterpretare molte situazioni stereotipate nell’ottica di chi si nasconde dietro frasi fatte.

Mettiamoci per un attimo nei panni di chi ha bisogno di aiuto (ma dai, e volevamo metterci nei panni di chi può fregarsene del prossimo? … tanto in mezzo alle due situazioni ci sono solo notevoli eccezioni…).

Intanto in queste situazioni ci aspettiamo di non dover esplicitamente richiedere aiuto, ma che “qualcuno” sia in grado di cogliere. Ovviamente ciò non accade (ok, ok, accade di rado…) e quando ci troviamo a dover “dipendere” da qualcuno ci accorgiamo spesso di quanto lontano esso sia da noi a livello empatico. Quanti finti aiuti si trincerano dietro parole dette con disinteresse, finti coinvolgimenti e parvenze di supporto?

Si, lo so, sono un po catastrofista, ma mettiamola così: se cerchi aiuto, è più facile che trovi solo parvenze e che sia tu a doverti rimboccare le maniche.

Ma quindi… aiutati che Dio ti aiuta? Certo… e dopo arriva Wally.

WU

PS. Per dirla alla Confucio “se cerchi una mano nel momento del bisogno la trovi alla fine del tuo braccio”.

Long live Moore’s Law

Does the Moore’s law still apply? Probably yes, probably not, probably such law never existed, probably we are only the result of some code. Probably, but wait…

We all know the Moore’s microchip law: the density of transistors on a microchip doubles every two years.

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This is more or less the trend we have seen so far and what allows us to have much more computing power in our smartphone than a room-size pc of the ‘seventies. But probably (again) we are at an end.

The 2015 International Technology Roadmap for Semiconductors report predicts that we have time until 2021. Afterwords transistors will stop shrinking in size. Forever (?).

I’m usually skeptic, but let’s have a closer look at the matter.

In the previous report it was claimed that transistor would have continued shrinking at least until 2028. Well, this significant difference in future forecast after just one year leaves me even more suspicious…

The point is not that the Moore’s law is no more effective but that, if we intend the law how “the number of transistors doubles every two years”, it applies regardless form the microprocessor arrangement.

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In general transistor redesigns and chip stacking (3D memory) will make memory smaller and faster. And this might be enough. Instead of keeping shrinking and shrinking transistor size, a vertical chip staking might be sufficient to increase the computing capacity in reduced dimensions.

It will be no longer economically desirable to continue to shrink the microprocessors dimensions after 2021. Chip manufacturers will boost density, via a proper disposition, i.e. by turning the transistor from a horizontal to a vertical geometry. Multiple chip layers, one on top of another, will be sufficient.

Let’s see what is foreseen in the next report, we have to do something waiting for 2021.

WU

Electric bike retrofit

GENIALE. Assolutamente geniale.
Avete una bici, una qualunque? Non avete voglia di pedalare? Non avete assolutamente intenzione di investire in una nuova e fiammante bici elettrica?

Ecco la soluzione geniale, GeoOrbital.
La mattina vi svegliate, prendete una chiave inglese, smontate la ruota anteriore (si, anteriore) della vostra bici e la sostituite con GeoOrbital. 60 secondi ed il gioco è fatto.

La ruota futuristica in questione è una cosa super hi-tech che integra al suo interno il suo pacco batterie, la sua logica di controllo ed il suo motore. In particolare integra nel suo telaio un motore da 500 Watt, una mini batteria agli ioni di litio da 36V (ovviamente estraibile) e una porta USB (che fai, non vuoi ricaricare almeno uno smartphone?) quando non si utilizza la pedalata assistita.

80 km di autonomia, 32 km/h di velocità massima, frenata rigenerativa in “soli” 9 kg ed “appena” 600 € (circa, pare).

Lo devo dire? C’è dietro una campagna di kickstarter che ha spaccato (75000 €) e la conseguente ed immancabile startup.

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Aggiungo anche che avendo la ruota anteriore “trainante” e rimanendo attiva sempre la buona vecchia pedalata, in un batter d’occhio vi ritroverete anche su un veicolo a trazione integrale…

L’idea mi piace, e merita anche un po di mia pubblicità. Ma a voi non ricorda un po’ Tron?

WU

PS. E comunque non è la prima idea di questo tipo: dbRevo e la Copenhagen Wheel sono due notevoli esempi.

A Simple Response to an Elemental Message

Una specie di “messagge in a bottle” affidato agli sconfinati spazi interstellari. Se già trovare una bottiglia con un messaggio da e per chissacchi sulla spiaggia ci avrebbe fatto trasalire, pensate l’effetto che farebbe incappare nell’equivalente “bottiglia spaziale”…

Nel prossimo Ottobre 2016 dalla mega Deep Space Antenna a Cebreros, Spagna verrà trasmesso un “not-for-profit, publicly-generated interstellar radio message” verso la Stella Polare. Il messaggio è una specie di capsula del tempo, dato che si appresterà ad un viaggio di 434 anni luce (cioè parlate oggi e sarete ascoltati 4-5 generazioni dopo…).

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Ma non è ancora tutto. Il messaggio è aperto. Ciò vuol dire che (fino al 16.09.16, e non dico nulla circa le cifre della data) ciascuno potrebbe contribuire al messaggio rispondendo alla domanda “How will our present environmental interactions shape the future?

All submissions in response to this globally pertinent question will be transmitted into deep space via the Cebreros station to commence an interstellar, light-speed journey; in effect, creating a culturally-inspired, ‘message in a bottle’ of global perspectives encoded within signals that will propagate into space for eons.

Più o meno qualcosa tipo “Come influiranno sul futuro le nostre attuali interazioni con l’ambiente?“. Un modo più che originale per contribuire allo sviluppo della nostra società. Per lasciar traccia (ai posteri ed a lontane civiltà) delle nostre preoccupazioni e di come stiamo plasmando (e deformando) l’ambiente che ci circonda.

Qui per contribuire. Sotto il mio umil-inutil contributo (generico ed un po perbenista come la domanda vuole…).

Non manderei mai un SOS interstellare.

Humanity is the most advanced form of live on Earth. The greatest achievement of mankind resides its capability of shaping the environment and not be forged by it. Unfortunately this is also the gratest mankind threat.

So far we modified, we conquered, we molded our planet’s environment, in the name of progress. Now, in 2016 based on pur calendar, we are right in the middle of the critical path to understand and choose if the modificiations we did and we are doing will lead us to actually have an even better existence or if we are doomed to be victims of our own capabilities and end our lives exstinguisching togeter with the other live forms on the Earth planet.

The existence of a future for us and its quality are subordinate to the respect of the other Earth inabitants: nature encompasses them all.

Worried, not sure of our failure. Optimistic, sure of our understandng. Humanity will send a further message in 100 years. If you not hear nothing by us, we failed. Otherwise we will comunicate you how we were smart enough to not perish under our own hands.

WU

PS. E come faccio a non associarci questa?

 

 

 

Sansha Yongle Dragon Hole

Il genere di notizie inutili solo all’apparenza ma che sono un ottimo spunto per una mezz’ora di voli pindarici (tipo questo o questo) che accompagnano distratti caffè mattutini.

Affascinante più che altro per l’idea che non lo sapevamo finora, oltre che per il blu profondo che ne risulta. Pare che con la bellezza di 300.89 m sotto il livello del mare il Dragon Hole sia la dolina sottomarina più profonda al mondo.

dragonhole

Vicino le Paracel Islands, tra Vietnam e FIlippine, nel mar cinese meridionale, l’occhio (come era già definito dai pescatori locali e già legato ai miti di Monkey King) si immerge spavaldo dando l’impressione di una caduta senza fine nel bel mezzo di acque bassissime.
Il primato era precedentemente detenuto dal Dean’s Blue Hole delle Bahamas (ovvero il famoso Triangolo delle Bermuda), che con solo 202 metri di profondità non avrebbe potuto inghiottire neanche la Tour Eiffel…

Non ne farei la meta di un viaggio, ma non appena mi trovo a scorrazzare per il mar cinese meridionale una puntatina non me la leva nessuno.

WU

PS. Neanche a dirlo che le condizioni per la vita sono a dir poco inospitali. Eppure fra acque sufluree, buio, pressione e freddo certamente la vita è riuscita ad adattarsi anche liggiù.